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Parere su progetto di variante piano stralcio per rischio idrogeologico "Progetto di variante cartografica e normativa al Titolo II assetto della rete idrografica" adottato con deliberazione n. 2/1 del 21 aprile 2008 del Comitato Istituzionale dell'Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli

LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Visti:

  • il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale” e s.m.i;
  • il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, come convertito dalla Legge 27 febbraio 2009, n. 13;

Considerato che:

  • l’art. 63, comma 1, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. istituisce le Autorità di bacino distrettuale; lo stesso articolo al comma 3 dispone la soppressione delle Autorità di bacino previste dalla Legge 18 maggio 1989, n. 183, e s.m.i. a far data dal 30 aprile 2006 e l’esercizio delle relative funzioni alle Autorità di bacino distrettuale; al comma 2 dispone l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per il trasferimento delle funzioni e per il regolamento del periodo transitorio;
  • l’art. 170, comma 1, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. stabilisce che, limitatamente alle procedure di adozione e approvazione dei piani di bacino, continuano ad applicarsi le procedure previste dalla L. 183/1989 e s.m.i., fino all’entrata in vigore della Parte terza del decreto medesimo;
  • l’art. 170, comma 2-bis, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. dispone la proroga delle Autorità di bacino di cui alla L. 183/1989 e s.m.i., fino alla data di entrata in vigore del D.P.C.M., di cui al sopracitato art. 63;
  • l’art. 2 del D.L. 208/2008, convertito dalla L. 13/2009, fa salvi altresì gli atti posti in essere dalle Autorità di bacino dal 30 aprile 2006;

Visti pertanto:

  • l’art. 16 della L. 183/1989 e s.m.i., che individua i bacini di rilievo regionale;
  • l’art. 17 della L. 183/1989 e s.m.i., che individua il valore, le finalità ed i contenuti del Piano di bacino, ed in particolare il comma 6-ter, che prevede che i piani di bacino idrografico possano essere redatti ed approvati anche per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali;
  • l’art. 20 della L. 183/1989 e s.m.i., che stabilisce le modalità di approvazione dei piani di bacino regionali;
  • l’art. 19, comma 1, e l’art. 18, comma 9, della L. 183/1989 e s.m.i., che prevedono in particolare che le Regioni si esprimano sulle osservazioni presentate al Progetto di Piano di bacino;
  • l’art. 1-bis del decreto-legge n. 279/2000, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 365/2000, relativo alla procedura per l’adozione dei progetti di piano stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico;
  • l’art. 2-bis, comma 10, della Normativa del Piano Stralcio di Bacino per il Rischio Idrogeologico dei Bacini Regionali Romagnoli (di seguito denominato P.S.R.I.) adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, con deliberazione n. 3/2 del 3 ottobre 2002 e approvato dalla Regione Emilia-Romagna con D.G.R. n. 350 del 17 marzo 2003;
  • il Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1998, recante “Approvazione della perimetrazione del bacino idrografico del fiume Reno”, che definisce i confini del bacino idrografico del fiume Reno e all’art. 2 prevede che in una fascia non inferiore a 150 m dall’unghia dell’argine l’individuazione delle linee di pianificazione sia demandata ad intese specifiche tra le Autorità di bacino limitrofe;

Premesso che:

  • con deliberazione n. 2/1 del 21 aprile 2008, il Comitato Istituzionale dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, ha adottato il «Progetto di variante cartografica e normativa al titolo II “Assetto della rete idrografica”» del P.S.R.I. (di seguito denominato Progetto di variante);
  • l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli ha trasmesso alla Regione Emilia - Romagna, con nota prot. n. 500 del 16/06/2008, il Progetto di variante per gli adempimenti di competenza regionale di cui all’art. 20 della L. 183/1989 e s.m.i.;
  • l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli ha dato notizia dell’avvenuta adozione del Progetto di variante, ai sensi dell’art. 20 della L. 183/1989 e s.m.i., sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna (Parte Seconda) n. 111 del 2 luglio 2008;
  • con il medesimo comunicato pubblicato sul Bollettino Ufficiale l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli ha reso noto che gli atti relativi al Progetto di variante erano depositati presso il Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica della Regione Emilia-Romagna, il Servizio Ambiente e Sicurezza del territorio della Provincia di Forlì - Cesena, il Settore Ambiente e Suolo della Provincia di Ravenna e presso la sede della Autorità di bacino medesima, ai fini della consultazione per 45 giorni dopo l’avvenuta pubblicazione sul Bollettino Ufficiale;
  • entro i successivi 45 giorni dal termine del periodo di consultazione potevano essere inoltrate osservazioni al Progetto di variante, secondo le modalità di cui ai commi 7 e 8 dell’art. 18 della L. 183/1989 e s.m.i.;

Constatato che:

il Progetto di variante in esame, riguardante il territorio regionale ricadente nelle Province di Ravenna e Forlì – Cesena, è costituito dai seguenti elaborati:

  1. Relazione;
  2. Elaborati grafici: n. 16 tavole “Perimetrazione aree a rischio idrogeologico” in scala 1:25.000;
  3. Normativa

Preso atto che non è stata avanzata alcuna richiesta di consultazione del Progetto di variante presso le sedi di deposito e consultazione, così come risulta dai registri appositamente predisposti in ottemperanza al comma 7 dell’art. 18 della L. 183/1989 e s.m.i. e acquisiti agli atti del Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica;

Preso atto che:

  • sono pervenute osservazioni alla Regione Emilia-Romagna da parte dei seguenti Enti:

Oss. n. 1 Comune di Sarsina 

Nota n. 12626 del 22.08.2008

Nota n. 13701 del 15.09.2008

Oss. n. 2 Comune di Faenza.

Nota n. 3543 del 01.09.2008

Oss. n. 3 Comune di Brisighella

Nota n. 7011 del 25.09.2008

Oss. n. 4 Comune di Brisighella 

Nota n. 7043 del 25.09.2008

Oss. n. 5 Comune di Forlì

Nota n. 64423 del 29.09.2008

Nota n. 26462 del 08.04.2009

acquisite agli atti del Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica;

  • tali osservazioni, la cui sintesi è riportata in allegato A, sono state oggetto di istruttoria al fine dell’espressione regionale in merito, come riportato negli allegati A1, A1.1 e A1.2;

Dato atto inoltre che:

  • il Direttore Generale all’Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa ha convocato, con nota prot. PG/2009/112305 del 15/05/2009, le Direzioni Agricoltura, Attività produttive, commercio e turismo, Programmazione territoriale e negoziata, intese. Relazioni europee e relazioni internazionali, Reti infrastrutturali, logistica e sistemi di mobilità, l’Agenzia regionale di Protezione Civile, nonché i propri Servizi direttamente interessati, per illustrare il Progetto di variante ed acquisire le valutazioni di rispettiva competenza necessarie alla formazione del parere regionale da proporre alla Conferenza programmatica di cui all’art. 1-bis del D.L. n. 279/2000, convertito dalla L. n. 365/2000;
  • il Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica ha effettuato l’istruttoria del Progetto di variante ed ha predisposto la proposta del suddetto parere regionale in merito al «Progetto di variante cartografica e normativa al Titolo II “Assetto della rete idrografica” » del P.S.R.I., in seguito denominato Parere istruttorio regionale, come riportato nell’Allegato B;
  • l’Assessore alla Sicurezza territoriale. Difesa del Suolo e della Costa. Protezione Civile, con nota prot. PG/2009/201283 del 14/09/2009, ha convocato la Conferenza programmatica, come previsto dal comma 3 dell’art. 1-bis del D.L. 279/2000, convertito dalla L. 365/2000;
  • la Conferenza programmatica, che si è svolta in data 02/10/2009 ed in seduta unica ad ambito sovraprovinciale, secondo quanto disposto con propria deliberazione n. 725 del 25/05/2009, sulla base del parere istruttorio regionale, si è espressa sul Progetto di variante; tutti gli interventi dei presenti alla Conferenza sono stati verbalizzati e il verbale, parte integrante e sostanziale della presente deliberazione, è riportato nell’Allegato B1;

Riscontrato che il Progetto di variante:

  • procede all’aggiornamento cartografico delle fasce fluviali dei corsi d’acqua principali del bacino (Pisciatello e Rubicone, Savio e Borello, Rabbi, Ronco, Montone, Lamone e Marzeno, Fiumi Uniti, Bevano), nonché del corso del Voltre, affluente del Ronco, e del Cesuola, affluente del Savio; tale aggiornamento è effettuato sulla base del nuovo quadro conoscitivo delle condizioni di rischio idraulico del territorio di pertinenza, ottenuto grazie all’esecuzione di nuovi rilievi topografici e alla disponibilità di nuovi modelli idraulici di propagazione delle onde di piena;
  • effettua una caratterizzazione complessiva del rischio di collasso arginale del reticolo idrografico di pianura, individuando una fascia di rispetto dai corpi arginali; in particolare tale fascia è rappresentata, nella cartografia del Progetto di variante, anche nel territorio di competenza dell’Autorità di Bacino del Reno, in sinistra idrografica del fiume Lamone;
  • individua in modo dettagliato i tratti strutturalmente inofficiosi e critici dei corsi d’acqua, per i quali è necessaria una manutenzione programmata degli alvei al fine di garantirne l’officiosità;
  • procede ad una revisione delle Normativa del Piano, allo scopo di rendere più chiara la formulazione di alcuni articoli e, quindi, maggiormente efficace la loro applicazione;

Rilevato che:

  • il Progetto di variante è stato formato in ottemperanza all’art. 17 della L. 183/1989 e s.m.i. secondo la fattispecie di cui al comma 6-ter dello stesso articolo;
  • il Progetto di variante si inserisce adeguatamente nel percorso tracciato dal P.S.R.I., aggiornandone e integrandone il quadro conoscitivo e i contenuti, a seguito dell’attività di verifica e di approfondimento derivato dalla disponibilità di rilievi topografici più recenti e completi, di nuovi modelli idraulici e dell’integrazione con i dati conoscitivi provenienti dall’attività di pianificazione territoriale e urbanistica;

Ritenuto opportuno, a seguito dell’istruttoria effettuata dal Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica sul Progetto di variante, richiedere:

1. con riferimento alla Relazione:

  • di integrare opportunamente il testo allo scopo di rendere più chiara la metodologia seguita per la perimetrazione delle “Aree di potenziale allagamento” (di cui all’art. 6 della Normativa);
  • di indicare i principali interventi strutturali di riduzione del rischio idraulico da attuare in relazione alle criticità rilevate, aggiornando il programma degli interventi previsti nelle linee di azione di cui al paragrafo 7 “Conclusioni e previsioni economiche” del capitolo 5 della “Relazione Tecnica Rischio Idraulico” del P.S.R.I.;
  • di illustrare più dettagliatamente i risultati della metodologia descritta al capitolo “Argini e rischio residuo” e, in particolare, di motivare la scelta di non individuare una fascia di rischio residuale per i corsi d’acqua Bevano, Rubicone e Pisciatello;

2. con riferimento alla Cartografia:

  • di modificare le Tavole dei tiranti idrici di riferimento di cui all’Allegato 6 della “Direttiva per le verifiche e il conseguimento degli obiettivi di sicurezza idraulica definiti dal Piano Stralcio per il rischio idrogeologico, ai sensi degli artt. 2 ter, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11 del Piano”, approvata con deliberazione del Comitato Istituzionale n. 3/2 del 20 ottobre 2003, in conseguenza della revisione e dell’aggiornamento delle “aree di potenziale allagamento” (di cui all’art. 6 della Normativa);
  • di motivare l’assenza del limite delle aree a moderata probabilità di esondazione (di cui all’art. 4 della Normativa) nel tratto collinare-montano del torrente Bevano;

3. con riferimento alla Normativa:

  • di meglio specificare la definizione di “alveo” di cui all’art. 2, partendo dai contenuti dell’art. 2ter, comma 2;
  • di valutare nell’art. 6, comma 1, l’inserimento di un riferimento al tempo di ritorno associabile alle piene dei corsi d’acqua principali in relazione alla metodologia utilizzata per la delimitazione delle aree di potenziale allagamento;

Valutato inoltre necessario, a seguito di quanto emerso in Conferenza programmatica (come da verbale in Allegato B1), che il rischio residuo di collasso arginale sia affrontato in modo uniforme su entrambe le sponde del fiume Lamone e che pertanto i risultati della modellazione sul collasso arginale fatta dall’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli possano essere assunti anche nel territorio dell’Autorità di Bacino del Reno, si chiede:

  • all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli e all’Autorità di Bacino del Reno di pervenire ad un’intesa al fine di garantire un governo omogeneo dei territori interessati, come previsto dal D.P.R. 1 giugno 1998;
  • all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli di notificare l’adozione del Progetto di variante anche ai Comuni di Cotignola e Bagnacavallo, per assolvere anche per questi due comuni, ricadenti esclusivamente nel territorio di competenza dell’Autorità di Bacino del Reno, tutti i passaggi previsti dall’iter di approvazione del Progetto di variante;

Visto il disposto dell’art. 18, comma 9 della L. 183/1989 e s.m.i. in base al quale la Regione è tenuta ad esprimere le proprie valutazioni sulle osservazioni pervenute, come riportato negli allegati A1, A1.1 e A1.2;

Preso atto che la Conferenza programmatica, come risulta dal verbale (Allegato B1), ha condiviso il parere istruttorio regionale (Allegato B) ed ha espresso parere favorevole sul Progetto di variante con l’astensione del Comune di Forlì;

Dato atto inoltre:

  • della determinazione n. 4831 del 3 giugno 2009 del Responsabile del Servizio Valutazione Impatto e Promozione Sostenibilità Ambientale della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell’art. 12, comma 4, del D.Lgs. 152/2006, come modificato dal D.Lgs. 4/2008;
  • della nota n. PG.2009.0202297 del 15/09/2009 del Dirigente Responsabile del Servizio Parchi e Risorse Forestali della Regione Emilia-Romagna in merito all’esito positivo della pre-Valutazione di incidenza, ai sensi della Legge Regionale Emilia-Romagna n. 7/2004 e della Direttiva approvata con propria deliberazione n. 1191 del 30 luglio 2007;

Richiamate:

  • la Legge Regionale 26 novembre 2001, n. 43 e s.m., avente ad oggetto “Testo Unico in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nella Regione Emilia-Romagna”;
  • la propria deliberazione n. 2416 del 29 dicembre 2008 concernente “Indirizzi in ordine alle relazioni organizzative e funzionali tra le strutture e sull’esercizio delle funzioni dirigenziali. Adempimenti conseguenti alla delibera 999/2008. Adeguamento e aggiornamento della delibera n. 450/2007” e s.m.;

Attestata la regolarità amministrativa;

Su proposta dell’Assessore alla Sicurezza territoriale. Difesa del Suolo e della Costa. Protezione Civile, Marioluigi Bruschini,

a voti unanimi e palesi

delibera:

per le motivazioni e le valutazioni espresse in narrativa che qui si intendono integralmente riscritte:

  1. di prendere atto delle risultanze della Conferenza programmatica tenutasi il 02/10/2009 e di trasmetterne il verbale all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, riportato nell’Allegato B1 alla presente deliberazione, da cui si evince che la Conferenza programmatica ha condiviso il parere istruttorio regionale, riportato nell’Allegato B, ed ha espresso parere favorevole sul «Progetto di variante cartografica e normativa al titolo II “Assetto della rete idrografica”» del Piano Stralcio di Bacino per il Rischio Idrogeologico dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli approvato con deliberazione del Comitato Istituzionale n. 2/1 del 21 aprile 2008;
  2. di esprimersi sulle osservazioni pervenute, sintetizzate nell’allegato A, nei termini di cui all’allegato A1, con le conseguenti proposte di modifica cartografica relative alle osservazioni accolte, riportate negli allegati A1.1 e A1.2;
  3. di precisare che i citati allegati A, A1, A1.1 e A1.2, B e B1 sono parte integrante e sostanziale della presente deliberazione;
  4. di inviare copia del presente atto deliberativo, completo di tutti gli allegati, all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, per gli adempimenti di competenza;
  5. di pubblicare la presente deliberazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna.

><b>ALLEGATO A<

Sintesi delle osservazioni pervenute

Oss. n. 1 Comune di Sarsina

1a. L’osservazione ha per oggetto la modifica della cartografia delle aree a rischio di frana, inserendo due dissesti già segnalati all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli con nota n. 5775 del 03/05/2005, posti in località Molino S. Lorenzo e Marmitte dei Giganti.

1b. Si richiede che la perimetrazione dell’”area ad elevata probabilità di esondazione” (art. 3 della Normativa), su cui si trovano il macello comunale e la nuova stazione ecologica Hera, sia opportunamente ridotta, stante la conformazione dell’area come modificata a seguito dei lavori per la realizzazione della stazione ecologica stessa. A tal fine si allegano i rilievi integrativi della golena in sinistra idrografica del fiume Savio effettuati, in accordo con il competente Servizio Tecnico Bacino Fiumi Romagnoli, da parte di tecnici incaricati di Hera nell’ambito del progetto per la realizzazione della stazione ecologica attrezzata (risalente al luglio 2006).

Oss. n. 2 Comune di Faenza

L’osservazione ha per oggetto la richiesta di revisione di un’”area a moderata probabilità di esondazione” (art. 4 della Normativa) in sinistra idrografica del fiume Lamone.

Si chiede in particolare, in conformità alle risultanze della Conferenza di Pianificazione relativa al Piano Strutturale Comunale (P.S.C.) associato per i comuni dell’ambito faentino, di confermare le disposizioni del P.S.R.I. vigente, in cui l’area non risulta allagabile, e di assicurare la possibilità di realizzare attrezzature di rango comunale (nuovo cimitero), attrezzature e spazi collettivi (parco fluviale e passerella ciclo-pedonale), nonché nuovi insediamenti prevalentemente residenziali.

Oss. n. 3 Comune di Brisighella

L’osservazione ha per oggetto la richiesta di revisione di un’”area ad elevata probabilità di esondazione” (art. 3 della Normativa) e di un’”area a moderata probabilità di esondazione” (art. 4 della Normativa) poste in località Marzeno, in sinistra idrografica del torrente Marzeno appena a valle del ponte di Moronico.

Si chiede, in particolare, in conformità alle risultanze della Conferenza di Pianificazione relativa al P.S.C. associato per i comuni dell’ambito faentino e in previsione della realizzazione di interventi di sistemazione dell’asta del torrente Marzeno, di confermare l’ambito per nuovi insediamenti prevalentemente residenziali previsti nel Documento Preliminare del PSC in corso di formazione.

Il Comune chiede, inoltre, che la trasformazione dell’area possa avvenire, dopo l’esecuzione delle opere, autonomamente e senza procedere a variazioni ulteriori al Piano di Bacino.

Oss. n. 4 Comune di Brisighella

4a. L’osservazione ha per oggetto la richiesta di revisione di un’”area ad elevata e moderata probabilità di esondazione”(rispettivamente art. 3 e art. 4 della Normativa), posta in destra idrografica del fiume Lamone, limitrofa e comprendente il campo sportivo comunale, indicato quale area di accoglienza e ricovero della popolazione in caso di evacuazione sia nel “Piano Generale Comunale di Protezione Civile” (adottato con delibera di Giunta comunale n. 108 del 17/07/2006) che nel Quadro Conoscitivo del P.S.C. associato per i comuni dell’ambito faentino.

Si chiede, in particolare, in conformità alle risultanze della Conferenza di Pianificazione relativa al succitato P.S.C., di concertare con l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli e il Servizio Tecnico Bacini Romagnoli le opere necessarie alla completa messa in sicurezza dell’area destinata allo scopo suddetto, in modo da ridurre l’estensione delle aree a rischio idraulico.

4b. Il Comune chiede di risolvere l’ambiguità che deriva dall’incongruenza nelle Tavole del P.S.R.I. “Perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico (scala 1:25.000)” tra la legenda, che descrive le aree a rischio come invariate, e la cartografia che invece rappresenta situazioni modificate rispetto al P.S.R.I. vigente; tale situazione è particolarmente evidente nella frazione di Fognano.

4c. Il Comune chiede di prendere in considerazione l’opportunità di inserire tra le aree a rischio di frana la sponda destra del fiume Lamone nella frazione di Fognano, lungo la strada comunale via Ghiozzano che conduce alle Parrocchie di Campiume, Monte Visano e Ghiozzano, data la pericolosità causata dalle frane a seguito degli eventi atmosferici dell’anno 2005.

Non viene allegata alcuna documentazione tecnica.

4d. Il Comune chiede di approfondire e valutare il rischio idraulico in un’area in sinistra idraulica del torrente Samoggia, affluente del torrente Marzeno, in località Pucello, sede di frequenti allagamenti (segnalato, in particolare, l’evento meteorico del 2005).

4e. Il Comune chiede, relativamente alle segnalazioni di cui ai due punti precedenti (4c e 4d), che le aree indicate siano inserite nell’elenco delle criticità del territorio e nei futuri programmi di intervento previsti dall’Autorità di bacino.

Oss. n. 5 Comune di Forlì

L’osservazione ha per oggetto la richiesta di verifica e di approfondimento del reale rischio idraulico insistente su una porzione del territorio forlivese posta a nord e a sud dell’Autostrada A14, tra il fiume Ronco e gli abitati di Carpinello e di Rotta (in destra idrografica) e su un’altra area in prossimità della località Pieveacquedotto (in sinistra idrografica).

In particolare, nella zona di Carpinello, il PTCP della Provincia di Forlì - Cesena individua aree destinate allo sviluppo economico e produttivo di interesse sovra comunale; inoltre, nel Piano degli obiettivi del Comune di Forlì è prevista la realizzazione di un progetto pilota per l’attuazione dell’area produttiva ecologicamente attrezzata (APEA) all’interno della quale è ipotizzata la realizzazione di un’importante infrastruttura stradale.

Inoltre, nelle aree di Pieveacquedotto sono individuati dal Piano Regolatore Generale del Comune di Forlì e nel PTCP della Provincia di Forlì - Cesena importanti poli dello sviluppo economico produttivo (Polo Commerciale, Polo Autostrasporto, etc).

Il Comune ha successivamente presentato l’integrazione tecnica a tale osservazione dal titolo «Analisi tecniche di tipo idraulico a supporto della osservazione al Progetto di variante cartografica e normativa al Titolo II “Assetto della rete idrografica” del Piano Stralcio per il Rischio Idrogeologico, per una porzione del territorio comunale di Forlì tra il fiume Ronco e Carpinello, perimetrata come area di potenziale allagamento ai sensi dell’art. 6 delle Norme di Piano Stralcio».

Sulla base della documentazione integrativa, il Comune propone di interrompere la perimetrazione di area di potenziale allagamento all’altezza di via Cervese, escludendo tutta la porzione di territorio ricompreso a sud della via Cervese e a nord della via Sisa (in località Borgo Sisa).

Tale proposta si basa sulla valutazione del volume esondabile, in corrispondenza di determinate sezioni inofficiose, della piena caratterizzata da tempo di ritorno inferiore ai duecento anni e dell’estensione dell’area effettivamente interessata dall’allagamento.

Lo studio conferma, invece, l’attendibilità del Modello Digitale del Terreno utilizzato per la perimetrazione delle aree nel Progetto di variante e i corrispondenti percorsi di possibile propagazione della piena.

><b>ALLEGATO B<

 

2 ottobre 2009

Sala ex Consiglio della Provincia di Forlì-Cesena

Piazza Morgagni, 9 – Forlì

Conferenza programmatica

(art. 1bis D.L. 279/2000, convertito in L. 365/2000) 

Parere in merito al «Progetto di variante cartografica e normativa al titolo II “Assetto della rete idrografica”» del Piano Stralcio di Bacino per il Rischio Idrogeologico adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, con deliberazione n. 2/1 del 21 aprile 2008

Premessa

Il Piano Stralcio di Bacino per il Rischio Idrogeologico dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli (di seguito denominato P.S.R.I.), adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino con deliberazione n. 3/2 del 3 ottobre 2002, è stato approvato dalla Regione Emilia-Romagna con deliberazione di Giunta n. 350 del 17 marzo 2003.

Il Comitato Istituzionale dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, con deliberazione n. 2/1 del 21 aprile 2008, ha adottato il «Progetto di variante cartografica e normativa al titolo II “Assetto della rete idrografica”» del P.S.R.I. (di seguito denominato Progetto di variante).

L’iter di adozione e di approvazione del suddetto Progetto di variante deve essere inquadrato nel contesto normativo di riferimento attualmente vigente rappresentato da:

  • Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”;
  • il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, come convertito dalla Legge 27 febbraio 2009, n. 13;
  • Il D.Lgs. 152/2006, all’art. 63:
    • istituisce le Autorità di bacino distrettuale (comma 1);
    • sopprime le Autorità di bacino previste dalla L. 183/1989, a far data dal 30 aprile 2006, e dispone l’esercizio delle relative funzioni alle Autorità di bacino distrettuale (comma 3);
    • dispone l’emanazione di un D.P.C.M. per il trasferimento delle funzioni e per la regolamentazione del periodo transitorio (commi 2 e 3).

Il medesimo D.Lgs. 152/2006, all’art. 170, comma 1, stabilisce che, limitatamente alle procedure di adozione e approvazione dei piani di bacino, continuino ad applicarsi quelle previste dalla L. 183/1989 e s.m.i. fino all’entrata in vigore della parte terza del decreto (relativa alla difesa del suolo e alla gestione delle risorse idriche e contenente l’art. 63).

Il comma 2-bis dell’art. 170 del medesimo decreto, così come modificato dall’art. 1 del D.L. 208/2008, dispone la proroga delle Autorità di bacino di cui alla L. 183/1989 e s.m.i., fino alla data di entrata in vigore del D.P.C.M. per il trasferimento delle funzioni e per la regolamentazione del periodo transitorio.

L’art. 2 del D.L. 208/2008, infine, fa salvi gli atti posti in essere dalle Autorità di bacino dal 30 aprile 2006.

Pertanto la Regione, considerato che il D.P.C.M. di cui al comma 2-bis dell’art. 170 del D.Lgs. 152/2006 non è stato ancora emanato, sulla base della normativa sopracitata, ritiene di sottoporre il Progetto di variante all’esame della Conferenza programmatica seguendo le procedure previste dalle LL. 183/1989 e 365/2000.

  Procedure relative al parere regionale sul Progetto di variante

Per quanto detto in premessa l’esame del Progetto di variante avviene sulla base dell’iter individuato dal combinato disposto dell’art. 20, comma 1, dell’art. 19, comma 1, e dell’art. 18, comma 9, della L. 183/1989, così come integrato e modificato dall’art. 1-bis del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito dalla Legge 11 dicembre 2000, n. 365.

Dell’adozione del Progetto di variante è stata data notizia nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna (Parte Seconda) n. 111 del 02/07/2008.

Da questa data, il Progetto di variante è stato depositato presso la medesima Autorità, il Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica della Regione Emilia-Romagna, il Servizio Ambiente e Sicurezza del Territorio della Provincia di Forlì - Cesena, il Settore Ambiente e Suolo della Provincia di Ravenna, per essere sottoposta a consultazione e ad eventuali osservazioni.

Sono pervenute alla Regione Emilia-Romagna n. 5 osservazioni al Progetto di variante, da parte di alcuni Comuni (Sarsina, Faenza, Forlì e Brisighella).

Ai sensi del comma 3 dell’art. 1-bis del D.L. 279/2000, convertito in L. 365/2000, la Regione ha indetto l’odierna Conferenza programmatica.

Sulla base dell’istruttoria effettuata dai Servizi regionali competenti in materia, la Regione ha predisposto il presente parere che viene proposto alla discussione della Conferenza.

La Giunta Regionale si esprimerà, attraverso una specifica deliberazione, sul Progetto di variante, prendendo atto delle risultanze della Conferenza programmatica e del parere espresso dalla stessa, e sulle osservazioni pervenute.

Contenuti del Progetto di variante

Il Progetto di variante in esame è costituito dai seguenti elaborati:

1. Relazione;

2. Elaborati grafici: n. 16 tavole “Perimetrazione aree a rischio idrogeologico” in scala 1:25.000;

3. Normativa

Il Progetto di variante procede all’aggiornamento cartografico delle fasce fluviali dei corsi d’acqua principali del bacino, Pisciatello e Rubicone, Savio e Borello, Rabbi, Ronco, Montone, Lamone e Marzeno, Fiumi Uniti, Bevano, nonché del corso del Voltre, affluente del Ronco, e del Cesuola, affluente del Savio; tale aggiornamento è effettuato sulla base del nuovo quadro conoscitivo delle condizioni di rischio idraulico del territorio di pertinenza, ottenuto grazie all’esecuzione di nuovi rilievi topografici e alla disponibilità di nuovi modelli idraulici di propagazione delle onde di piena.

Il Progetto di variante contiene, inoltre, uno specifico approfondimento del rischio di collasso arginale del reticolo idrografico di pianura.

Ulteriori elementi di novità presenti sono:

  • l’individuazione dei tratti critici di pianura dei corsi d’acqua principali per i quali è necessaria una manutenzione programmata degli alvei al fine di garantirne l’officiosità;
  • l’individuazione, in modo dettagliato, dei tratti strutturalmente inofficiosi e critici dei corsi d’acqua delimitati da fasce fluviali.

Il Progetto di variante procede anche alla revisione della Normativa, allo scopo di rendere più chiara la formulazione di alcuni articoli e, quindi, maggiormente efficace la loro applicazione.

Valutazioni sul Progetto di variante

A seguito dell’istruttoria effettuata dal Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica sul Progetto di variante, la Regione ritiene che il Progetto si inserisca adeguatamente nel percorso tracciato dal P.S.R.I. aggiornandone e integrandone il quadro conoscitivo e i contenuti, sulla base delle nuove conoscenze acquisite e dell’esperienza maturata nel corso degli anni a seguito della sua attuazione.

La Regione, coinvolta nell’attività di aggiornamento conoscitivo relativamente alle criticità idrauliche e idrogeologiche del territorio, condivide i risultati conseguiti e ritiene opportuno che siano recepiti dal P.S.R.I., in quanto aggiornano i contenuti della pianificazione territoriale in materia di assetto delle fasce fluviali, richiedendo alcune integrazioni e modifiche come di seguito esposto.

  1. Con riferimento alla Relazione

La Relazione descrive con adeguato dettaglio il percorso seguito durante la redazione del Progetto di variante. Tuttavia, data la complessità dei temi trattati e delle metodologie adottate per conseguire il nuovo assetto delle fasce fluviali sul territorio di competenza, si ritiene che possano essere ulteriormente approfonditi i seguenti aspetti:

  • allo scopo di rendere più chiara la metodologia seguita per la perimetrazione delle “Aree di potenziale allagamento” (di cui all’art. 6 della Normativa), si chiede di integrare opportunamente il testo;
  • si chiede di indicare i principali interventi strutturali di riduzione del rischio idraulico da attuare in relazione alle criticità rilevate, aggiornando il programma degli interventi previsti nelle linee di azione di cui al paragrafo 7 “Conclusioni e previsioni economiche” del capitolo 5 della “Relazione Tecnica Rischio Idraulico” del P.S.R.I.;
  • relativamente al tematismo “Distanze di rispetto dai corpi arginali” di cui all’art. 10 della Normativa, si chiede di illustrare più dettagliatamente i risultati della metodologia descritta al capitolo “Argini e rischio residuo” e, in particolare, di motivare la scelta di non individuare una fascia di rischio residuale per i corsi d’acqua Bevano, Rubicone e Pisciatello.

2. Con riferimento alla Cartografia

Dall’analisi degli elaborati cartografici si chiede:

  • in relazione alla revisione e all’aggiornamento delle “aree di potenziale allagamento” (di cui all’art. 6 della Normativa) di modificare congruentemente le Tavole dei tiranti idrici di riferimento di cui all’Allegato 6 della Direttiva, approvata con deliberazione del Comitato Istituzionale n. 3/2 del 20 ottobre 2003;
  • di motivare l’assenza del limite delle aree a moderata probabilità di esondazione (di cui all’art. 4 della Normativa) nel tratto collinare-montano del torrente Bevano.

Una problematica specifica riguarda il tratto di pianura del fiume Lamone delimitato dalla fascia di rispetto di cui all’art. 10 della Normativa “Distanze di rispetto dai corpi arginali”. Tale fascia è stata individuata sulla base degli approfondimenti effettuati per la predisposizione del Progetto di variante che evidenziano un rischio residuale del fiume Lamone a seguito di cedimenti dei corpi arginali su entrambe le sponde.

La fascia indica pertanto il territorio all’interno del quale si risente di possibili effetti dinamici dell’esondazione (elevate velocità ed alti livelli dell’acqua sul piano campagna) che configurano un forte rischio, definito “rischio residuo”.

Dalla cartografia si nota che la fascia di rispetto è rappresentata anche in sinistra idrografica, territorio di competenza dell’Autorità di Bacino del Reno.

Ritenuto necessario affrontare la problematica del rischio residuo di collasso arginale con uniformità su entrambe le sponde del fiume Lamone, si chiede di pervenire ad un’intesa con l’Autorità di Bacino del Reno, al fine di garantire un governo omogeneo dei territori interessati.

3. con riferimento alla Normativa:

L’apparato normativo, così come modificato nel Progetto di variante, risulta essere di più immediata applicazione, tuttavia al fine di una maggiore chiarezza si chiede:

  • di meglio specificare la definizione di “alveo” di cui all’art. 2, partendo dai contenuti dell’art. 2ter, comma 2;
  • di valutare nell’art. 6, comma 1, l’inserimento di un riferimento al tempo di ritorno associabile alle piene dei corsi d’acqua principali in relazione alla metodologia utilizzata per la delimitazione delle aree di potenziale allagamento.

><b>ALLEGATO A1<

Espressione regionale sulle osservazioni pervenute

Oss. n. 1 Comune di Sarsina

1a. Il Progetto di variante in esame riguarda esclusivamente il Titolo II “Assetto della rete idrografica” del P.S.R.I.. Si chiede in ogni caso all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli di valutare la segnalazione del Comune in occasione di un eventuale aggiornamento del Titolo III “Assetto Idrogeologico” del P.S.R.I.. Si invita, inoltre, il Comune a presentare quanto richiesto anche nell’ambito di approvazione di varianti al PTCP di Forlì-Cesena.

- Osservazione non pertinente.

1b. Come si evince dalla documentazione allegata all’osservazione, il livello della piena trentennale lambisce l’area ove insiste la nuova stazione ecologica attrezzata senza interessarla. La stessa rimane, invece, allagabile per piena duecentennale, essendo il franco di sicurezza molto ridotto.

Si propone pertanto all’Autorità di bacino di modificare in tal senso la cartografia delle aree allagabili in Comune di Sarsina, come riportato nell’allegato A1.1.

- Osservazione accolta.

Oss. n. 2 Comune di Faenza

In sede di Conferenza di Pianificazione del P.S.C. associato per i comuni dell’ambito faentino, conclusasi in data 28 febbraio 2008, non risultavano ancora disponibili i dati completi relativi alle aree di allagamento del fiume Lamone. L’Autorità di bacino aveva in ogni caso informato il Comune, con nota n. 94 del 1 febbraio 2008, della revisione delle fasce fluviali lungo l’asta del fiume Lamone, chiedendo di trasmetterle anche successivamente alla conclusione della suddetta Conferenza.

In base agli approfondimenti effettuati dall’Autorità di bacino che hanno condotto al Progetto di variante, l’area in esame risulta allagabile per piene duecentennali ed è inoltre situata in una zona particolarmente delicata in quanto poco distante dalla confluenza del torrente Marzeno.

L’area risulta essere stata oggetto recentemente di interventi di adeguamento e difesa effettuati dalla Regione, tramite il Servizio Tecnico Bacino Fiumi Romagnoli. I lavori eseguiti, tuttavia, non sono sufficienti alla completa messa in sicurezza della golena per piene duecentennali e pertanto essa non può essere esclusa dall’”area a moderata probabilità di esondazione”.

In relazione, tuttavia, alle caratteristiche della porzione fluviale in oggetto, collocata in un’area di transizione tra il tratto collinare-montano e il tratto di pianura e arginata con continuità in sinistra idraulica con argini classificati di seconda categoria, si chiede all’Autorità di bacino di effettuare, di concerto con il Servizio Tecnico Bacino Fiumi Romagnoli, una valutazione più specifica concernente l’assetto di progetto del corso d’acqua e la messa in sicurezza dei territori limitrofi, tenendo conto altresì della peculiarità dell’area golenale già interclusa tra l’ambito urbanisticamente consolidato “zona Peep Orto Bertoni–Paganella” ed il Cimitero Comunale.

Per quanto attiene, nello specifico, la passerella ciclo-pedonale a monte, la sua realizzazione è consentita purché questa risulti coerente con l’assetto di progetto del corso d’acqua risultante dagli approfondimenti richiesti e conforme alla “Direttiva inerente le verifiche idrauliche e gli accorgimenti tecnici da adottare per conseguire gli obiettivi di sicurezza idraulica definiti dal Piano Stralcio per il rischio idrogeologico, ai sensi degli artt. 2ter, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11 del Piano”,approvata dal Comitato Istituzionale con delibera n. 3/2 del 20 ottobre 2003.

- Osservazione non accoglibile.

Oss. n. 3 Comune di Brisighella

In sede di Conferenza di Pianificazione del P.S.C. associato per i comuni dell’ambito faentino, conclusasi in data 28 febbraio 2008, non risultavano ancora disponibili i dati completi relativi alle aree di allagamento del torrente Marzeno e del suo recettore Lamone. L’Autorità di bacino aveva in ogni caso reso noto, con nota n. 94 del 1 febbraio 2008, della revisione delle fasce fluviali in corso con particolare riferimento al fiume Lamone, chiedendo di trasmetterle anche successivamente alla conclusione della suddetta conferenza.

In base agli approfondimenti effettuati dall’Autorità di bacino che hanno condotto al Progetto di variante, il tratto del torrente Marzeno in esame, posto immediatamente a valle del ponte di Moronico, risulta allagabile per piene trentennali e duecentennali e quindi interessato dalle fasce fluviali di cui all’art. 3 (aree ad elevata probabilità di esondazione) e all’art. 4 (aree a moderata probabilità di esondazione) della Normativa.

I rilievi integrativi prodotti dal Comune (pervenuti all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli con nota num. 3493 del 08/05/2009), consistenti in un piano quotato relativo alla zona di espansione in sinistra idraulica del corso d’acqua, consentono, dato il maggior grado di dettaglio rispetto alle informazioni topografiche precedenti, di meglio perimetrare le fasce di cui all’art. 3 e 4 della Normativa, attraverso una piccola e localizzata modifica delle fasce sia in destra che in sinistra idraulica, come risulta dalla cartografia riportata in allegato A1.2 che si propone all’Autorità di bacino di recepire.

E’ comunque confermata sostanzialmente l’esondabilità dell’area.

Si rileva, inoltre, che è in corso di predisposizione da parte del Servizio Tecnico Bacini Romagnoli un progetto di sistemazione del corso d’acqua nel tratto in oggetto, consistente nella riapertura e risagomatura dello stesso, al fine di adeguarlo al deflusso in condizioni di sicurezza della piena trentennale.

Solo a seguito della realizzazione e del collaudo dei lavori si potrà procedere, in funzione della diversa configurazione di rischio idraulico residuale risultante, ad una modifica alla perimetrazione delle aree medesime, seguendo le procedure indicate nell’art. 3, commi 5 e 6 e art. 4, comma 5 della Normativa.

- Osservazione parzialmente accolta.

Oss. n. 4 Comune di Brisighella

4a. In sede di Conferenza di Pianificazione del P.S.C. associato per i comuni dell’ambito faentino, conclusasi in data 28 febbraio 2008, non risultavano ancora disponibili i dati completi relativi alle aree di allagamento del fiume Lamone. L’Autorità di bacino aveva in ogni caso informato il Comune, con nota n. 94 del 1 febbraio 2008, della revisione delle fasce fluviali lungo l’asta del fiume Lamone, chiedendo di trasmetterle anche successivamente alla conclusione della suddetta conferenza.

In base agli approfondimenti effettuati dall’Autorità di bacino che hanno condotto al Progetto di variante, l’area in esame, ove ha sede il campo sportivo comunale “di via Canaletta di Sarna” e le zone limitrofe, su cui insistono previsioni di ampliamenti a servizio delle attività sportive (indicate nel Documento Preliminare), risultano interessate da aree ad elevata e moderata probabilità di esondazione.

Nell’elenco delle criticità segnalate nella Relazione del Progetto di variante per tali porzioni di aree golenali del fiume Lamone non è indicata la necessità di interventi, generalmente previsti per la difesa di centri abitati e/o di infrastrutture strategiche a rischio, mentre viene definito nodo critico il ponte comunale di Brisighella, posto poco a monte del centro sportivo (da adeguare almeno al passaggio in condizioni di sicurezza della portata trentennale). L’osservazione del Comune non è, comunque, supportata da alcuna valutazione di carattere idraulico.

- Osservazione non accoglibile.

4b. La perimetrazione delle “Aree a rischio di frana”, di cui al Titolo III, non risulta modificata in quanto non oggetto del Progetto di variante. La perimetrazione dell’area R4 (art. 13 della Normativa) in località Fognano risulta, pertanto, invariata.

L’ambiguità deriva da un problema di rappresentazione grafica, per cui nelle Tavole “Perimetrazione aree a rischio idrogeologico” la campitura relativa alle “aree ad elevata e moderata probabilità di esondazione” (di cui al Titolo II) prevale su quella delle “Aree a rischio di frana”, sovrapponendosi e obliterandole.

Si chiede all’Autorità di bacino di valutare, anche in relazione alla presenza di altri casi simili, l’utilizzo di segni grafici differenti per la rappresentazione dei tematismi di cui al Titolo II, tali da consentire di riconoscere le perimetrazioni di cui al Titolo III anche qualora sovrapposti.

- Osservazione non pertinente.

4c. Il Progetto di variante riguarda esclusivamente il Titolo II “Assetto della rete idrografica” del P.S.R.I.. Si invita, pertanto, il Comune a presentare quanto richiesto in altri ambiti, corredando l’osservazione con una documentazione tecnica adeguata.

Si chiede, in ogni caso, all’Autorità di bacino di valutare tale segnalazione in occasione di un eventuale aggiornamento del Titolo III “Assetto idrogeologico” del P.S.R.I..

- Osservazione non pertinente.

4d. Il torrente Samoggia, affluente in destra idraulica del torrente Marzeno, a sua volta affluente del fiume Lamone, non risulta interessato dalla delimitazione di fasce fluviali. Non si dispone, quindi, di elementi tali da poter effettuare un’analisi idrologico-idraulica dell’asta.

Il Progetto di variante non contiene il livello di dettaglio richiesto e non presenta, quindi, indicazioni in merito al rischio idraulico della rete minore, stante la mancanza di dati topografici, idrologici e idraulici ad essa relativi.

Si chiede, tuttavia, all’Autorità di bacino di tenere in considerazione la segnalazione della criticità in oggetto per le fasi successive di pianificazione, prendendo atto del fatto che si rende necessario effettuare approfondimenti conoscitivi consistenti in studi idrologici ed idraulici, supportati da rilievi topografici, su una serie di affluenti appartenenti alla rete minore, tra i quali il torrente Samoggia, volti alla perimetrazione degli stessi e, quindi, ad una individuazione dei tratti critici e delle necessità di interventi.

- Osservazione non accoglibile.

4e. Facendo riferimento a quanto riportato nei due punti precedenti (4c e 4d), si chiede all’Autorità di bacino che le segnalazioni effettuate dal Comune, relative all’inserimento di un’ulteriore area a rischio di frana in località Fognano e di un’area a rischio di allagamento in sinistra idrografica del torrente Samoggia, vengano tenute in debita considerazione in occasioni di approfondimenti successivi del P.S.R.I. relativi sia al Titolo III (non oggetto del Progetto di variante) che al Titolo II.

- Osservazione non accoglibile.

Oss. n. 5 Comune di Forlì

Relativamente all’osservazione presentata dal Comune di Forlì e alla successiva integrazione tecnica, si precisa quanto segue.

Le conclusioni a cui arriva lo studio integrativo sono condivisibili, in quanto basate su dati conoscitivi di partenza congruenti con le assunzioni del Progetto di variante e derivanti dall’applicazione di una metodologia tecnicamente corretta.

Il metodo utilizzato per la costruzione delle aree di potenziale allagamento di cui all’art. 6 del Progetto di variante, tuttavia, risulta essere basato su criteri diversi rispetto a quelli assunti nello Studio integrativo del Comune.

Nel Progetto di variante, infatti, le aree potenzialmente allagabili per inofficiosità delle sezioni di pianura del reticolo naturale dei corsi d’acqua sono ottenute con un criterio puramente geometrico. Lo studio integrativo presentato si basa, invece, su considerazioni legate alla stima dei volumi esondabili per inofficiosità di alcune sezioni critiche del fiume Ronco per una data piena di riferimento.

A tale proposito si fa rilevare che in termini generali risulta poco cautelativo trascurare, nella stima delle quantità d’acqua che potrebbero riversarsi sul territorio a seguito di un evento di piena, i contributi originati da fenomeni idraulici e idrologici diversi quali, per esempio, insufficienze del reticolo minore, eventuali problemi di rigurgito alle confluenze, il grado di saturazione del terreno sollecitato dall’evento idro-meteorologico e gli apporti idrici distribuiti provenienti dai terreni contermini al corso d’acqua. Tali contributi, in misura differente a seconda delle caratteristiche dell’evento e delle condizioni iniziali delle aree interessate, si sommano al volume eventualmente esondato dal corso d’acqua principale e si raccolgono nelle depressioni individuate dall’analisi micromorfologica scelta per integrare l’art. 6.

Si fa presente, inoltre, che le aree di potenziale allagamento di cui al Progetto di variante sono ottenute come somma delle aree potenzialmente allagabili per inofficiosità della rete naturale e delle aree allagabili per criticità della rete minore e di bonifica.

Nel caso specifico, nelle aree oggetto delle considerazioni idrauliche addotte dallo studio integrativo, il drenaggio delle acque superficiali è affidato a due canali di bonifica denominati “Ausa Vecchia” e “Tassinara”, che confluiscono nel fiume Ronco in prossimità del tratto inofficioso individuato nei documenti del Progetto di variante.

In base ad un recente studio idraulico, condotto dall’Autorità di bacino in convenzione col competente Consorzio di bonifica della Romagna Centrale, risulta che entrambi i canali presentano tratti inofficiosi rispetto all’evento duecentennale; oltre a ciò vengono segnalate particolari condizioni di criticità per rigurgito del corpo recettore per tempi di ritorno molto più modesti, dell’ordine dei 10 anni per l’Ausa Vecchia e 30 anni per il Tassinara, con livelli contestuali nel fiume Ronco ben inferiori al livello di riferimento per la piena duecentennale.

Si sottolinea, infine, come l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio di pianura da piene con tempi di ritorno duecentennali rappresenti l’elemento fondante delle scelte di pianificazione operate dall’Autorità di bacino, come si può evincere al paragrafo 10.2 della Direttiva approvata con Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 3/2 del 20/10/2003.

- Osservazione non accoglibile.

><b>ALLEGATO B1<

Conferenza programmatica Province di Forlì-Cesena e Ravenna

Verbale della Conferenza del 2 ottobre 2009 svoltasi presso la Sala ex Consiglio della Provincia di Forlì - Cesena – Piazza Morgagni, 9 - Forlì.

Sono presenti in rappresentanza dell’Ente di appartenenza:

Piermario Bonotto Regione Emilia-Romagna - Responsabile Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica

Stenio Naldi Segretario Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli

Paola Maldini Autorità di Bacino del Reno

Marco Bacchini Provincia di Ravenna – Settore Ambiente e Difesa del Suolo

Daniela Gentili Comune di Bagno di Romagna – Responsabile Servizio Urbanistica

Barbara Calisesi Comune di Cesena – Responsabile Servizio Cartografico Informatizzato

Marcello Arfelli Comune di Forlì – Responsabile Unità Geologica del Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio

Sergio Nannini Comune di Ravenna – Servizio Geologico e Protezione Civile

Marco Folli Comune di Rocca San Casciano – Responsabile Servizio Urbanistica

Graziella Fabbretti Comune di Sarsina – Settore Edilizia Urbanistica

Sono inoltre presenti:

Renzo Ragazzini Regione Emilia – Romagna - Servizio Tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli

Gabriele Cassani Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli

Oscar Zani Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli

Monica Guida Regione Emilia-Romagna - Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica

Franco Ghiselli Regione Emilia-Romagna - Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica

Davide Sormani Regione Emilia – Romagna - Servizio Tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli

Sandra Secco Comune di Bertinoro – Responsabile Servizio Edilizia Pubblica e Ambiente

Alessandro Biondi Comune di Cesena

Cristina Ceccarelli Comune di Cesena

La riunione è presieduta dall’ing. Piermario Bonotto, Responsabile del Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica della Regione Emilia-Romagna, delegato dal Prof. Marioluigi Bruschini, Assessore alla Sicurezza territoriale. Difesa del Suolo e della Costa. Protezione civile.

L’ing. Bonotto apre i lavori e passa la parola alla dott.ssa Monica Guida, del Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica, che spiega che l’oggetto della Conferenza programmatica odierna è l’espressione del parere ai sensi al comma 4 dell’art. 1-bis del D.L. 279/2000, convertito con L. 365/2000, sul «Progetto di variante cartografica e normativa al titolo II “Assetto della rete idrografica”» (di seguito Progetto di variante) del Piano Stralcio di Bacino per il Rischio Idrogeologico dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli (di seguito P.S.R.I.), adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino, con deliberazione n. 2/1 del 21 aprile 2008.

Guida illustra, quindi, ai presenti il contesto normativo nel quale deve essere inquadrato l’iter di adozione e approvazione del Progetto di variante.

Il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale”, all’art. 63, ha disposto la soppressione, a partire dal 30/04/2006, delle Autorità di bacino previste dalla L. 183/1989 e il passaggio delle relative funzioni alle Autorità di bacino distrettuale. Il trasferimento delle funzioni e il periodo transitorio sono regolamentati tramite l’emanazione di un apposito D.P.C.M..

L’art. 170, comma 1, del suddetto D.Lgs. 152/2006 stabilisce che, limitatamente alle procedure di adozione e approvazione dei piani di bacino, continuano ad applicarsi le procedure previste dalla L. 183/1989 e s.m.i., fino all’entrata in vigore della Parte terza del decreto medesimo (relativa alla difesa del suolo e alla gestione delle risorse idriche e contenente l’art. 63). È stato quindi emanato il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, convertito con modificazioni dalla Legge 27 febbraio 2009, n. 13, che modifica il comma 2-bis dell’art. 170 del D.Lgs. 152/2006, disponendo la proroga delle Autorità di bacino di cui alla L. 183/1989, fino alla data di entrata in vigore del D.P.C.M. per il trasferimento delle funzioni e per la regolamentazione del periodo transitorio. Infine, l’art. 2 del D.L. 208/2008 fa salvi gli atti posti in essere dalle Autorità di bacino dal 30 aprile 2006.

Considerato che il D.P.C.M. suddetto non è stato ancora emanato, la Regione, sulla base della normativa sopracitata, ritiene di procedere all’approvazione del Progetto di variante seguendo le procedure previste dalla L. 183/1989 e s.m.i.. Quindi l’odierna Conferenza programmatica è parte integrante dell’iter di approvazione ed è stata convocata come adempimento formale ad esprimere parere sul Progetto di variante come richiesto del comma 4 dell’art. 1-bis del D.L. 279/2000, convertito con L. 365/2000. La Regione ha convocato la Conferenza programmatica in seduta unica e ad ambito sovraprovinciale, secondo quanto disposto dalla deliberazione di Giunta regionale n. 725 del 25/05/2009, a cui partecipano le Provincie di Ravenna e Forlì – Cesena e tutti i Comuni delle due Province che ricadono nel territorio dell’Autorità di bacino, in quanto l’oggetto del Progetto di variante è la modifica delle perimetrazioni delle fasce fluviali.

La Conferenza è tenuta ad esprimere un parere sul Progetto di variante proposto dall’Autorità di bacino. La Regione prenderà atto di quanto emerso in Conferenza e trasmetterà il parere della Conferenza all’Autorità di bacino con deliberazione di Giunta Regionale, a cui sarà allegato il verbale della seduta odierna contenente le posizioni dei partecipanti. In questa sede sarà inoltre illustrato e distribuito ai presenti il parere elaborato in sede istruttoria dagli uffici regionali, precedentemente inviato per conoscenza.

Guida comunica anche che sono pervenute alla Regione cinque osservazioni al Progetto di variante da parte di alcuni Comuni. La controdeduzione alle osservazioni è competenza della Regione e sarà contenuta nella medesima deliberazione di Giunta Regionale con la quale la Regione trasmette il parere di Conferenza all’Autorità di bacino.

Guida lascia quindi la parola al dott. Gabriele Cassani, della Segreteria Tecnica dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli, che illustra i contenuti del Progetto di variante con l’ausilio di una video-proiezione.

Cassani spiega che l’esigenza di una variante al P.S.R.I. nasce dalla disponibilità di un quadro conoscitivo più aggiornato, ottenuto grazie all’esecuzione di nuovi rilievi topografici e alla disponibilità di nuovi modelli idraulici di propagazione delle onde di piena (di cui vengono mostrati alcuni esempi).

Sulla base di tali aggiornamenti è stato possibile elaborare nuove fasce di pericolosità idraulica più accurate, aggiornate (in alcuni casi conseguendo un aggiornamento di trenta anni) e complete (le modellazioni sono state protratte a monte fino a interessare il capoluogo di comune più montano). A tali fasce si applicano l’art. 3 - Aree ad elevata probabilità di esondazione o l’art. 4 - Aree a moderata probabilità di esondazione della Normativa del Progetto di variante.

Anche l’alveo è stato di conseguenza modificato mediante digitalizzazione diretta delle immagini satellitari ortorettificate (2003). Restano da individuare, per completare la rappresentazione cartografica dell’alveo, le fasce di espansione esterne all’alveo inciso, inondabili per piene ordinarie e le porzioni di territorio morfologicamente appartenenti al corso d’acqua riattivabili o interessabili dalle sue naturali divagazioni, secondo la definizione di alveo data all’art 2ter – Alveo della Normativa del Progetto di variante. A tale proposito l’Autorità di bacino sta predisponendo uno specifico studio che si concluderà entro sei mesi dall’approvazione della variante oggi in discussione.

Altro aspetto ampiamente rivisto nel Progetto di variante sono le aree di potenziale allagamento di cui all’ Art.6 - Aree di potenziale allagamento della Normativa. Nel contesto della pianura romagnola, per individuare le zone soggette a fenomeni di allagamento è stato necessario eseguire studi di micromorfologia, condotti assieme a professori dell’Università di Bologna, che hanno permesso di realizzare un modello digitale del terreno (DTM) di dettaglio, distinguendo punti quotati naturali e artificiali (manufatti), e di individuare quindi varchi idraulici (dimensioni convenzionali di 30 m) nei manufatti. Il DTM consente di rappresentare le Direzioni di flusso (Flow paths), cioè i percorsi effettivi seguiti dall’acqua in pianura nel caso di una eventuale esondazione, sotto il condizionamento degli ostacoli naturali ed artificiali presenti (vengono mostrati vari esempi). È quindi possibile individuare le aree di accumulo e di flusso delle acque di alluvionamento di diversa provenienza (insufficienza del reticolo principale e di bonifica; corrivazione delle acque originata da terreni contermini; saturazione del terreno, che può indurre accumuli sul piano di campagna; eventuali fenomeni di rigurgito dei corpi recettori). Il ricorso al DTM di pianura consente poi di evidenziare le zone ove si manifestano possibili pericolosi accumuli di acqua per la conformazione depressa del terreno, a causa sia di morfologie naturali, sia di rilevati ed altri ostacoli artificiali, mappando i tiranti idrici di riferimento (vengono mostrati vari esempi).

Da tali studi si evince che esistono nelle zone di pianura rischi idraulici diffusi, legati in prevalenza ad insufficienza del reticolo di bonifica, dei quali l’episodio più recente è stata l’alluvione dell’ottobre 1996.

È da rimarcare che tali rischi possono considerarsi rischi di tipo “statico”, che si manifestano come allagamenti in presenza di velocità della corrente piuttosto basse. È pertanto del tutto adeguato indicare che la protezione del territorio debba essere perseguita con strategie di “difesa passiva”, come specificato nella “Direttiva per le verifiche e il conseguimento degli obiettivi di sicurezza idraulica”, approvata con Delibera del Comitato Istituzionale n. 3/2 del 20/10/2003, demandando al comune competente, in base alla determinazione del tirante idrico di riferimento desumibili dalla cartografia di Piano, la graduazione delle cautele sull’uso del territorio, sulla scorta di indicazioni di massima indicate dalla Direttiva in funzione dei tiranti idrici di riferimento (<0,5 m; 0,5 - 1,5 m; >1,5 m).

Altro argomento sviluppato nel Progetto di variante riguarda il rischio residuo di collasso di rilevati arginali, che a differenza dei prevalenti casi di rischio “statico” in area di pianura è un caso di rischio “dinamico” a causa di forti velocità ed alti livelli dell’acqua sul piano campagna, con possibilità di creare danni significativi. L’Autorità di bacino aveva già a disposizione dati sulle caratteristiche geotecniche degli argini a seguito di una campagna geognostica effettuata negli anni passati. Tali dati sono stati utilizzati per individuare un valore limite della velocità sul tirante di 0,35 m2/sec al di sopra del quale vi sono condizioni dinamiche della massa d’acqua riversata a seguito della rotta arginale tali per cui il rischio di collasso arginale può generare pericolo per la vita umana. Pertanto sulla base di specifiche formule matematiche che tengono conto delle caratteristiche geometriche degli argini e della velocità sul tirante sono state elaborate fasce che individuano le aree in cui il rischio residuo del collasso arginale può provocare danni gravi. Il riferimento normativo per tali fasce è l’Art. 10 - Distanze di rispetto dai corpi arginali della Normativa del Progetto di variante.

La dott.ssa Guida riprende la parola e passa quindi ad illustrare il parere istruttorio regionale, per il cui contenuto si rimanda all’Allegato B parte integrante della deliberazione di Giunta regionale. Il parere regionale è sostanzialmente favorevole con la richiesta di alcune integrazioni e modifiche.

Guida, in particolare, si sofferma sugli aspetti problematici derivati dal fatto che la fascia di rispetto, di cui all’Art. 10 - Distanze di rispetto dai corpi arginali della Normativa del Progetto di variante, è rappresentata anche in sinistra idrografica del fiume Lamone, territorio di competenza dell’Autorità di Bacino del Reno. A tale proposito è stata invitata alla Conferenza odierna anche l’Autorità di Bacino del Reno, rappresentata dalla dott.ssa Paola Maldini.

Il confine tra Autorità di Bacino del Reno e Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli cade in corrispondenza dell’argine in sinistra idrografica del fiume Lamone, mentre dal punto di vista del rischio idraulico il fiume Lamone è di esclusiva competenza dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli. Quest’ultima Autorità ha quindi effettuato uno studio complessivo dell’asta fluviale per la predisposizione del Progetto di variante, da cui risulta che entrambe le sponde del Lamone sono soggette a rischio residuo di collasso arginale. L’effetto di tale rischio non può essere trascurato e deve essere adeguatamente segnalato e disciplinato, prescindendo da meri confini di natura amministrativa. Opportunamente quindi l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli ha rappresentato in carta le fasce di rispetto, di cui all’art 10 della propria normativa, anche in sinistra Lamone nel territorio di competenza dell’Autorità di Bacino del Reno e precisamente nei comuni di Faenza, Cotignola, Bagnacavallo e Ravenna.

Il D.P.R. 1 giugno 1998 definisce i confini del bacino idrografico del fiume Reno e all’art. 2 prevede che in una fascia non inferiore a 150 m dall’unghia dell’argine l’individuazione delle linee di pianificazione sia demandata ad intese specifiche tra le Autorità di bacino limitrofe.

Guida chiede che le due Autorità di bacino pervengano ad un’intesa affinché i risultati della modellazione sul collasso arginale fatta dall’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli sul Lamone possano essere assunti anche nel territorio dell’Autorità di Bacino del Reno. Sottolinea, però, che mentre per i Comuni di Faenza e Ravenna che ricadono nei territori di entrambe le Autorità di bacino sono stati assolti tutti i passaggi previsti dall’iter di approvazione del Progetto di variante, per i Comuni di Cotignola e Bagnacavallo, che ricadono solo nel territorio dell’Autorità di Bacino del Reno, ciò non è avvenuto ed in particolare non è stata data la possibilità a questi comuni di presentare eventuali osservazioni al Progetto di variante. Chiede pertanto all’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli di attivarsi nel più breve tempo possibile per notificare anche a questi due comuni il Progetto di variante.

Guida invita quindi i presenti che lo desiderino a intervenire per esprimersi sul Progetto di variante.

Interviene la dott.ssa Paola Maldini, dell’Autorità di Bacino del Reno, comunicando che tale Autorità di bacino è disponibile a concludere l’intesa con l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli in merito alla fascia di pianificazione lungo il fiume Lamone, elaborata nel Progetto di variante in discussione, che ha effetti anche sul proprio territorio. Porta ad esempio analoghe situazioni verificatesi durante l’approvazione del Piano Stralcio di Bacino del Reno ed enuncia il principio di precauzione applicato alle due sponde del fiume Reno, per cui l’Autorità di bacino interviene nell’iter di approvazione di strumenti di pianificazione di Comuni non ricadenti nel territorio di sua competenza ma interessati dalle fasce fluviali del Reno. Maldini conclude affermando che nelle sedi opportune saranno definite le modalità più appropriate per arrivare rapidamente all’intesa.

Interviene il dott. Marcello Arfelli, del Comune di Forlì, che espone quanto di seguito riportato.

Per quanto riguarda il territorio del Comune di Forlì, le modifiche introdotte più rilevanti riguardano l’individuazione di nuove zone soggette a rischio di allagamento per potenziale rotta arginale. Come è normale per una pianificazione di grande scala, la valutazione è stata di tipo cautelativo, e pertanto sono scaturite parecchie nuove aree soggette a tale rischio potenziale.

Una delle zone per le quali il Progetto di variante ha maggiore incidenza è l’area individuata per la nuova A.P.E.A. (area produttiva ecologicamente attrezzata) di Carpinello. Si tratta di una nuova area produttiva strategica per Forlì, di valenza sovracomunale, conforme al PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) affacciata direttamente sull’A14 e vicina al corridoio europeo Roma-Venezia dell’E55 il cui svincolo è a qualche km. Il progetto pilota dell’APEA di Carpinello prevede un’area produttiva di nuova concezione sia in termini di sostenibilità che di rispetto dell’ambiente.

Negli studi precedenti e nell’attuale pianificazione (comunale, provinciale e della stessa Autorità di bacino), l’area produttiva risultava esente da rischi di tipo idraulico ad eccezione di una fascia parallela all’asta fluviale del fiume Ronco già considerata nella scelta del sito e destinata ad area verde di mitigazione ambientale.

La nuova tutela che ora viene proposta ipotizza un allagamento di buona parte dell’area per un’altezza di circa 10 cm, elemento che non produce vincoli di inedificabilità ma determina maggiori costi di realizzazione. Tali oneri incideranno negativamente in termini di competitività ed interesse per le aziende che intenderanno insediarsi e renderanno più difficile l’assegnazione di fondi europei.

Al fine di verificare l’attendibilità dei nuovi elementi introdotti con il Progetto di variante in oggetto ed acquisire una maggior conoscenza del territorio, è stato assegnato un incarico ad un esperto di modellazione idraulica, già consulente della Regione Emilia-Romagna, l’ing. Plazzi dello studio PRIDE.

Introducendo nel modello di calcolo dell’Autorità di bacino solo un rilievo del terreno di alta precisione effettuato ad hoc non sono emerse variazioni sostanziali. Implementando, invece, tale modello con criteri ed analisi di tipo idraulico si è verificato che l’area non è interessata da allagamenti. Tale studio è stato allegato all’osservazione presentata.

Da successivi incontri informali sia con l’Autorità di bacino sia con la Regione Emilia-Romagna chiamata ad esprimersi sul Progetto di variante in oggetto, è apparsa la volontà di non accogliere l’osservazione in quanto, pur apprezzando il lavoro svolto e ritenendolo comunque valido sotto il profilo tecnico, Autorità di bacino e Regione non ritengono di accettare modifiche che siano derivate da studi ed approfondimenti effettuati con criteri diversi.

Arfelli quindi esprime un parere di astensione a nome del Comune di Forlì sul Progetto di variante al P.S.R.I. motivato dal mancato accoglimento dell’osservazione presentata perché non contestata sul piano tecnico ma solo su quello del metodo.

Arfelli evidenzia, inoltre, che gli elaborati di pianificazione sono riferiti ad una vecchia cartografia del 1985, non aggiornata e quindi non idonea a rappresentare correttemente lo stato dei luoghi oggetto della pianificazione. Conclude rimarcando alcuni aspetti del P.S.R.I. (Direttiva Agricola ed aree soggette a Vincolo idrogeologico) a suo parere non ancora definiti, ma non inerenti agli argomenti oggetto della Conferenza odierna.

Prende la parola l’ing. Davide Sormani, del Servizio Tecnico di Bacino Fiumi Romagnoli della Regione, che espone delle brevi considerazioni tecniche, relative all’attività svolta dal Servizio Tecnico per la gestione del rischio idraulico, che permettono di chiarire ulteriormente le richieste di integrazioni e modifica contenute nel parere istruttorio regionale.

In riferimento al passaggio del parere regionale ove si chiede che nella Relazione del Progetto di variante siano indicati i principali interventi strutturali di riduzione del rischio idraulico, è stato fatto un elenco delle criticità in base alle nuove fasce individuate, mentre non è stato fatto l’aggiornamento delle azioni da perseguire. È necessario quindi, a partire dal quadro aggiornato delle criticità distinte anche in riferimento alle piene trentennale e duecentennale, procedere ad aggiornare il paragrafo 7 “Conclusioni e previsioni economiche” del capitolo 5 della “Relazione Tecnica Rischio Idraulico” del P.S.R.I..

In riferimento alla richiesta di motivare la scelta di non individuare una fascia di rischio residuo di collasso arginale per i corsi d’acqua Bevano, Rubicone e Pisciatello, su questi corsi d’acqua sono stati elaborati progetti generali attuati per lotti, in cinque anni è stato rifatto il 70-80% degli argini di tutti e tre i corsi d’acqua. Per ciò le poche indagini geognostiche fatte sui precedenti argini non sono sembrate adeguate per elaborare le fasce di rischio residuo di collasso arginale come per gli altri corsi d’acqua. Sarà necessario fare un nuovo studio specifico sui nuovi argini.

In riferimento alla richiesta di motivare l’assenza del limite delle aree a moderata probabilità di esondazione (di cui all’art. 4 della Normativa) nel tratto collinare-montano del torrente Bevano, ciò dipende dal fatto che mancano rilievi topografici aggiornati su tale tratto, per altro breve, a monte della Via Emilia.

Infine, per quanto riguarda la definizione dell’alveo, ne è stata data una definizione qualitativa, ci sono molti contenziosi al riguardo, altre Autorità di bacino hanno dato anche una definizione quantitativa per esempio tramite i tempi di ritorno delle piene (annuale o 2-5 anni o 10 anni). Nel nuovo studio che l’Autorità di bacino eseguirà sarà data anche una definizione quantitativa e si dovrà concordare quali valori assumere.

Sormani, infine, riguardo all’intervento del rappresentante del Comune di Forlì, fa presente che l’Autorità di bacino aveva fatto eseguire uno studio sul reticolo di bonifica dal quale risulta che, nell’area di interesse del Comune, il fosso Tassinara è inofficioso sia per la piena trentennale sia per quella duecentennale. Questo è un elemento ulteriore che è stato valutato e che permette di confermare che quell’area è problematica.

Guida riprende la parola e in riferimento al raggiungimento dell’intesa sulle fasce del fiume Lamone tra le due Autorità di bacino confinanti sottolinea che la Regione darà tutto il proprio contributo affinché l’intesa si possa realizzare in tempi brevi.

Interviene l’ing. Bonotto per specificare che la Regione risponderà all’osservazione del Comune di Forlì nella deliberazione di Giunta Regionale già citata. Ritiene comunque di commentare brevemente l’intervento del dott. Arfelli del Comune di Forlì, in considerazione anche di un precedente incontro avuto col Comune.

L’Autorità di bacino, in condivisione con la Regione, ha scelto una metodologia e un modello idraulico sulla base di un principio di cautela, non legato alla scarsità di dati o alla scala di pianificazione, ma ad una visione d’insieme che la pubblica amministrazione deve avere. Le valutazioni della Regione sugli studi dell’Autorità di bacino e del Comune sono assolutamente di natura tecnica, ma vi è un diverso modo di intendere gli studi di approfondimento da parte di Regione e Comune. Il Comune ha utilizzato un DTM più aggiornato ma un modello idraulico differente, la Regione ritiene che il modello adottato dall’Autorità di bacino sia condivisibile al di là dell’aggiornamento del DTM e si suggerisce al Comune di applicare al nuovo DTM il modello utilizzato per il Progetto di variante. Peraltro l’area che interessa il Comune è attraversata oltre che dal reticolo naturale anche da un notevole reticolo di bonifica che in passato ha creato problemi, evidenziati in precedenti studi che confermano la necessità di cautela, come già detto da Sormani. Infine, un breve cenno al merito della questione: l’area è vasta ma il tirante idraulico è di 10 cm e non viene compromessa la possibilità di intervento da parte del Comune, in quanto eliminare una situazione di rischio connessa ad un tirante d’acqua di quel livello è semplice dal punto di vista tecnico e l’impatto economico non è eccessivamente elevato.

Bonotto chiude quindi la Conferenza programmatica che condivide il parere istruttorio regionale presentato ed esprime parere favorevole sul Progetto di variante con l’astensione del Comune di Forlì.

application/pdf ALLEGATO A1.1 - 539.0 KB
application/pdf ALLEGATO A1.2 - 483.1 KB

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