DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE 30 luglio 2002, n. 397
Piano di lavoro inerente l'anno 2002 per gli interventi a favore di popolazioni colpite da calamita', conflitti armati, situazioni di denutrizione e carenze igienico-sanitarie, ai sensi della L.R. 2 aprile 1996, n. 5 (proposta della Giunta regionale in data 15 luglio 2002, n.1220)
IL CONSIGLIO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Richiamata la deliberazione della Giunta regionale progr. n.1220 del
15 luglio 2002, recante in oggetto "Approvazione piano di lavoro
inerente l'anno 2002 per gli interventi a favore di popolazioni
colpite da calamita', conflitti armati, ecc. ai sensi L.R. 5/96";
visto il favorevole parere espresso al riguardo dalla Commissione
referente "Turismo Cultura Scuola Formazione" di questo Consiglio
regionale, giusta nota prot. n. 8767 del 24 luglio 2002;
preso atto della correzione di errori materiali;
richiamata la L.R. 2 aprile 1996, n. 5 "Interventi a favore di
popolazioni colpite da calamita', conflitti armati, situazioni di
denutrizione e caranze igienico-sanitarie";
premesso che la nuova normativa regionale in materia di cooperazione
con i "Paesi in via di sviluppo e i Paesi in via di transizione, la
solidarieta' internazionale e la promozione di una cultura di pace"
e' stata approvata il 24 giugno 2002 e pubblicata nel Bollettino
Ufficiale della Regione Emilia-Romagna in data 25 giugno 2002;
dato atto:
- che e' attualmente in fase di approfondimento il Piano triennale di
programmazione della nuova legge, essendo a tal fine in atto le
consultazioni con i soggetti interessati;
- che fino all'approntamento del suddetto piano triennale la suddetta
legge regionale prevede che per garantire la continuita' dell'azione
regionale, gli interventi di cooperazione con i Paesi in via di
sviluppo e a favore di popolazioni colpite da calamita', conflitti
armati, situazioni di denutrizione e carenze igienico-sanitarie
saranno programmati e realizzati, per l'esesrcizio 2002, secondo
quanto previsto dalle L.R. 2 aprile 1996, n. 5 e L.R. 9 marzo 1990,
n. 18.
vista la deliberazione consiliare progr. n. 356 dell'8 maggio 2002,
recante "Ratifica della deliberazione di Giunta n. 504 del 3 aprile
2002 - Approvazione per motivi di urgenza di uno stralcio del Piano
di lavoro per l'anno 2002 relativo alla L.R. 5/96 (in materia di
aiuti a favore di popolazioni colpite da calamita', conflitti armati,
situazioni di denutrizione e carenze igienico-sanitarie)";
considerato che, ad integrazione del precedente atto, occorre
completare la programmazione per l'anno in corso con l'adozione del
piano di lavoro per l'anno 2002, che e' stato redatto secondo quanto
indicato ai commi 1, 2, 3 e 4 dell'art. 2 della citata L.R. n. 5 del
1996;
visto in particolare l'art. 2, primo comma, di detta legge regionale
che prevede che entro il 30 giugno di ciascun anno il Consiglio
regionale, su proposta della Giunta, approvi il piano di lavoro
riferito all'anno successivo, individuando le priorita' territoriali,
i settori di intervento e gli obiettivi da raggiungere;
rilevato che non e' stato possibile rispettare il termine di
presentazione del 30 giugno previsto nella citata legge;
previa votazione palese, a maggioranza dei presenti,
delibera:
- di approvare, a norma dell'art. 2, primo comma della L.R. n.5 del
1996, il Piano di lavoro degli interventi previsti nell'ambito delle
finalita' di cui all'art. 1, primo comma del medesimo provvedimento
riferito all'anno 2002, allegato alla presente deliberazine e che ne
costituisce parte integrante e sostanziale;
- di dare atto che ai sensi del punto 6) dell'art. 2 della L.R. n. 5
del 1996, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare
competente, potra' integrare il presente Piano di lavoro in relazione
ad eventi imprevisti ed imprevedibili che dovessero manifestarsi dopo
l'adozione dello stesso;
- di pubblicare per estratto il presente atto nel Bollettino
Ufficiale della Regione Emilia-Romagna.
PIANO DI LAVORO 2002
Introduzione
L'art. 2 della L.R. 5 aprile 1996, n. 5 "Interventi a favore di
popolazioni colpite da calamita', conflitti armati, situazioni di
denutrizione e carenze igienico-sanitarie" prevede che il Consiglio
regionale approvi entro il 30/6 di ciascun anno il Piano di lavoro,
individuando le priorita' terrioriali, i settori di intervento e gli
obiettivi da raggiungere.
Il presente piano integra il precedente piano stralcio approvato per
motivi di urgenza a favore della popolazione di Bosnia Erzegovina,
Palestina, Argentina, Afganistan.
Le priorita' regionali sono state individuate nell'ambito di quelle
definite dal Governo italiano nell'ambito delle linee programmatiche
della cooperazione allo svilpuppo per il 2001-2003 del Ministero
Affari Esteri.
L'atto di programmazione 2002 e' frutto di un percorso di
consultazione e concertazione con l'insieme dei soggetti
emiliano-romagnoli opernti nell'ambito della solidarieta' e della
cooperazione internazionale realizzato attraverso lo strumento dei
Tavoli-Paese, ovvero riunioni di cordinamento tra Enti locali,
associazioni di volontariato e organizzazioni non governative
presenti sul territorio regionale, finalizzate allo scambio di
informazioni sulle attivita' in corso ed in progetto, al confronto
tra esperienze ed alla messa a punto di programmi di intervento
organici per Area-Paese. Tali tavoli sono stati attivati, per quanto
di competenza della Legge 5/96, per le aree: Repubblica Federale di
Yugoslavia, Palestina, Albania, Bosnia-Erzegovina, Saharawi, in
considerazione dell'elevato numero di soggetti e di interventi
attivati e della rilevanza strategica di tali aree per le priorita'
della Regione Emilia-Romagna.
Sulle restanti aree la programmazione regionale si e' basata sulle
esperienze consolidate e sui risultati di alcune missioni sia di
livello tecnico che istituzionale realizzate nei Paesi di
riferimento, dove sono stati svolti incontri con le Autorita'
diplomatiche italiane in loco, le controparti istituzionali, le
organizzazini di volontariato, le organizazioni internazionali e sono
state effettuate visite ai progetti in corso di realizazione ed a
istituzioni segnalate per la condizione di particolare bisogno ed
emergenza.
Nel corso di attuazione del piano la Regione operera' per allargare
le collaborazioni gia' in atto, ad esempio, con la Regione Marche in
Bosnia-Erzegovina e nei campi profughi Saharawi, ad altre Regioni ed
Enti locali italiani ed europei.
Le azioni da sviluppare saranno suddivise nelle seguenti tipologie:
- ricostruzione, ovvero attivita' svolte a ristabilire dignitose
condizioni di vita delle popolazioni ed a ripristinare strutture
socio-economiche nei territori colpiti;
- emergenza, ovvero attivita' di soccorso ed assistenza alle
popolazioni colpite da calamita', conflitti armati e situazioni di
denutrizione e carenze igienico-sanitarie.
Criteri di cofinanziamento
Tutte le azioni per cui si richiedera' co-finanziamento regionale
dovranno essere concertate all'interno dei Tavoli-Paese, ove
attivati, e rispondere ai criteri suggeriti sulla programmazione
regionale. Per le restanti aree sara' data priorita' ai progetti
presentati in forma consortile.
Azioni di emergenza
Per le attivita' di emergenza, nell'impossibilita' di prevedere una
programmazione, sara' prevista una riserva finanziaria per
l'attivazione di interventi immediati ed urgenti che saranno
realizzati in collaborazione con organizzazioni di volontariato ed
Enti locali, ed in raccordo con l'Ufficio emergenza del Ministero
Afffari Esteri, Direzione generale cooperazione allo Sviluppo e le
Unita' tecniche locali del Ministero Affari Esteri in loco.
Azioni di ricostruzione
Area balcanica
Albania
A conclusione di un lungo lavoro istruttorio che ha visto coinvolti i
diversi soggetti interessati del Tavolo Paese Albania, attraverso
incontri preparatori in Italia e in Albania e in particolar modo
facendo riferimento agli impegni assunti e in via di definizione tra
la Regione Emilia-Romagna e il Governo albanese, si propone nell'anno
2002 un piano di lavoro coerente nella scelta delle linee
d'intervento rispetto tale percorso.
L'avvio della nuova legge albanese sul decentramento amministrativo
non puo' non trovare risposte e sostegno da parte della Regione
Emilia-Romagna avviando programmi pilota di sostegno a quelle realta'
territoriali (Elbasan e Scutari) dove storicamente si e' radicato
l'impegno della Regione.
Attualmanete la nuova legge sul decentramento amministrativo prevede
la delega ai Comuni da parte dello Stato solo su parte delle
politiche di welfare, sulla cultura e sullo sport. L'impegno deve
tradursi in azioni concrete nell'analisi delle problematiche di
welfare locale costruendo ipotesi di gestione della rete dei servizi
promuovendo e sostendo le gia' mature esperienze avviate di sostegno
alle fasce deboli, ma piu' coerentemente oggi si tratta di costruire
con programmi di medio periodo lo sviluppo dei servizi sociali nelle
realta' amministrative albanesi.
Analogamente la promozione delle attivita' culturali, esperienza
positivamente avviata nell'anno 2001, deve trovare nelle opportunita'
delle deleghe ai Comuni delle attivita' culturali e alla legge sulla
privatizzazione delle compagnie teatrali, strategie adeguate
d'intervento.
Accanto a quest'impegno la Regione Emilia-Romagna continua a ritenere
strategico il sostegno alle politiche di genere, cosi' come alle
politiche sui minori e i soggetti vulnerabili che rimangono obiettivo
permanente delle azioni di cooperazione della Regione Emilia-Romagna
in Albania. Sulle politiche ambientali si ritiene ormai matura la
necessita' di promuovere azioni rivolte allo studio e ricerca delle
strategie di sviluppo con particolare attenzione alla crescita e
formazione degli Enti locali albanesi e aiuto nell'intercettare i
finanziamenti europei che a diverso titolo si propongono come
opportunita' di crescita e sviluppo.
Bosnia-Erzegovina
A seguito degli accordi di Dayton conseguenti la guerra in
ex-Jugoslavia viene riconosciuta l'esistenza di un nuovo stato
composto dalla federazione bosniaco-croata di Bosnia-Erzegovina e
della Repubblica Srpska. La Bosnia-Erzegovina ha subito un crollo
drastico della produzione industriale ed agricola a causa dei danni
derivanti dal conflitto ed e' tuttora oggetto di consistenti
programmi di ricostruzione ed aiuto umaniatario da parte della
comunita' internazionale. Tuttora il 35-40% della popolazione risulta
in cerca di occupazione e il prodotto interno lordo rimane ancora al
di sotto dei livelli del 1990.
I cinque miliardi di dollari che la comunita' internazionale ha messo
a disposizione della Bosnia alla fine del conflitto nel 1995 sono
stati utilizzati per interventi infrastrutturali ed il ripristino dei
servizi pubblici essenziali. Di questi solo il 10% e' stato destinato
alla produzione industriale che oggi si attesta su valori inferiori
al 30% rispetto alla produzione industriale antecedente lo scoppio
della guerra. All'epoca, l'industria rappresentava il 43%
dell'economia del Paese con 30 settori di rilievo. Oggi quella
bosniaca e' un'economia di sussistenza con larghe sacche di poverta'
estrema. La disoccupazione si attesta in Bosnia-Erzegovina sui valori
prossimi al 40% della popolazione attiva.
Anche in questo Paese il settore dei servizi alle fasce deboli della
popolazione risente gravemente della crisi economica che consente
investimenti molto ridotti in questo settore.
Saranno pertanto considerati prioritari progetti nel settore del
rafforzamento istituzionale per il sostegno alle capacita' gestionali
degli Enti locali nel settore sociale e sanitario, progetti a favore
delle fasce deboli della popolazione ed interventi mirati a
facilitare il rientro dei profughi nelle loro zone d'origine nel
rispetto della convivenza interetnica delle diverse etnie, progetti
per lo sviluppo di micro-imprenditorialita' con particolare riguardo
alle donne e attivita' di accoglienza a favore dei minori.
Saranno poi sostenuti interventi che propongano modalita' di sviluppo
sostenibile ed a basso impatto ambientale, nonche' progetti di
riqualificazione ambientale.
Repubblica federale di Yugoslavia (RFY)
Nonostante le recenti spinte indipendentiste di alcune lobby del
Montenegro e la irrisolta controversia politica della regione del
Kossovo, la sopravvivenza della Repubblica Federale di Yugoslavia
appare in questo momento piu' sicura, grazie anche alle forti
pressioni politiche esercitate dalla comunita' internazionale (USA e
Gran Bretagna inanzitutto) contrarie ad un'ulteriore disgregazione
della ex-Yugoslavia.
Il Paese attraversa ancora oggi una crisi che investe tutti i settori
dell'economia; la crescita del prodotto interno lordo nel biennio
2001-2002 (The Economist- EIU Country report January 2002) e' stata
pari al 5% grazie ad una espansione della produzione agricola, che ha
parzialmente compensato un drammatico crollo nella produzione
industriale. Il tasso d'inflazione, nella prima meta' del 2002, si e'
attestato su valori molto prossimi al 20%, mentre le previsioni per
il 2003 indicano un tasso d'inflazione inferiore al 10%.
La Repubblica Federale di Yugoslavia resta ancora il Paese con il
piu' alto numero di rifugiati dell'Euopa Orientale, piu' di 500.000,
di cui circa 473.000 si trovano ancora oggi nelle regioni di Belgrado
e Novi Sad.
Il 2002 registra, purtroppo, una crescita del tasso di disoccupazione
rispetto allo scorso anno a causa della crisi del settore industriale
da un lato, e all'inizio del processo di privatizazione dall'altro.
Circa un terzo della popolazione vive con meno di 30 $ USA al mese,
specie nelle aree rurali. Accanto ad un'economia ufficiale in lenta
ripresa, viaggia a velocita' di molto superiore un'economia sommersa
particolarmente dinamica che ha il suo fulcro nelle grandi citta'.
Dal 1999 si e' registrato un aumento delle persone in condizione di
vulnerabilita' sociale, soprattutto donne e bambini, ma anche molti
ex militari, ex operai, anziani.
I servizi sociali e sanitari appaiono in gravi difficolta'; i
bombardamenti Nato hanno causato ingenti danni sulle strutture
pubbliche di distribuzione dell'acqua, sulle reti viarie, su impianti
industriali strategici, sui ponti e le strutture di collegamento, su
edifici di pubblico interesse.
Repubblica di Serbia
La Regione Emilia-Romagna ha realizzato una missione tecnica e una
missione istituzionale in Serbia nei mesi di maggio-giugno 2002.
La missione tecnica aveva l'obiettivo di effettuare delle verifiche
sullo stato di avanzamento dei progetti di cooparazione gia' attivati
co-finanziati negli anni scorsi, di migliorare la collaborazione con
le controparti tecniche e istituzionali serbe e con l'agenzia
operativa delle Nazioni Unite per il programma Citta'-Citta' Unops,
di rafforzare i rapporti gia' di buon livello, con l'Ambasciata
italiana e individuare, insieme e di concerto con i referenti in loco
di cui sopra, le priorita' d'intervento in vista della programmazione
regionale del Tavolo-Paese Serbia.
La missione istituzionale ha consentito la formalizzazione di
rapporti di collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e la Repubblica
di Serbia nei settori dell'ambiente, in quello culturale, nelle
politiche di welfare, nelllo sviluppo economico.
Il protocollo di intesa tra la Regione Emilia-Romagana e il Ministero
degli Affari sociali della Repubblica di Serbia vede, tra i suoi
firmatari, anche il Programma Citta'-Citta'-Unops; questo nel
rispetto di una continuita' della programmazione che incentra gli
interventi di cooperazione internazionale principalmente nel quadro
delle Politiche sociali.
Accanto a progetti volti a fornire assistenza tecnica istituzionale
nel campo ambientale e culturale, come dalle sollecitazioni emerse,
saranno sviluppati e potenziati programmi di intervento a sostegno
delle politiche di welfare ponendo l'attenzione su un duplice
livello:
a) un primo livello riguarda lo scambio e la conoscenza dei percorsi
normativi, legislativi e di programmazione con i soggetti
istituzionali coinvolti nel processo di rinnovamento legislativo e di
decentarmento in atto nella Repubblica di Serbia (dirigenti,
funzionari e politici individuati di concerto con il Ministero degli
Affari sociali della Repubblica di Serbia);
b) un secondo livello riguardera' la continuazione e il
comsolidamento della collaborazione tra Enti territoriali
emiliano-romagnoli e serbi su basi di cooperazione e scambio piu'
diretto ad azioni specifiche, comprendenti le attivita' di
rafforzamento istituzionale con particolare riguardo al settore delle
public utilities ed allo sviluppo economico locale.
Prioritario restera' il sostegno ai centri e servizi che si occupano
delle categorie maggiormente vulnerabili della popolazione serba
(rifugiati e sfollati, disabili, anziani, ecc. ) per il quale si
impone una lettura di sistema complessivo, che partendo dalla
consapevolezza della esistenza di una maggiore disoccupazione e dello
scollamento tra il livello sanitario e quello del welfare, incentri i
suoi interventi su riqualificazione e reinserimento al lavoro, sulla
prevenzione e assistenza sanitaria, sulla riabilitazione.
Continueranno inoltre le azioni di solidarieta' per l'accoglienza di
minori sul territorio emiliano-romagnolo da parte dei soggetti del
volontariato.
Tra queste, saranno favorite quelle progettazioni che scaturiscono da
un percorso concertato con le controparti locali, tecniche e
istituzionali (City Working Group), sulla base di accordi precedenti
la presentazione del progetto stesso.
Kosovo
Con la risoluzione ONU 1244 il Kosovo, pur rimanendo formalmente
territorio jugoslavo, e' passato sotto l'amministrazione dell'ONU
(UNMIK), appoggiata da Forze di pace internazionali (KFOR). Pur in
presenza delle forze internazionali, si registrano occasioni di
scontro tra le etnie albanese e serba conviventi nel Paese, mentre
continuano le tensioni con Belgrado rispetto l'applicazione delle
risoluzioni ONU ed allo status della regione.
La situazione sociale e sanitaria continua a rivestire carattere di
priorita', in particolare riguardo alla situazione dei minori.
Pertanto saranno proseguite e rafforzate le attivita' a favore dei
servizi per l'infanzia gia' oggetto di intervento nel corso del 2001.
Saranno inoltre promosse azioni a favore della convivenza civile e
del dialogo interculturale fra le diverse etnie.
America Latina
Brasile
Con i suoi 158.000.000 di abitanti il Brasile e' il paese piu'
popoloso dell'America Latina, con una percentuale di popolazione tra
gli 0 e i 14 anni pari al 29%. Dopo circa 50 anni di interventi
militari e di instabilita' politica, il Brasile e' riuscito ad
emergere dalle difficolta' degli anni ottanta e dei primi anni
novanta, legate ad un fortissimo tasso di inflazione. Con la
successiva approvazione del Plan Real si assiste ad un grande
sviluppo dell'economia nazionale e ad una forte crescita interna
coadiuvata dalle enormi risorse naturali e dalla grande
disponibilita' di manodopera. Rimangono tuttavia molto marcati gli
squilibri nella distribuzione della ricchezza sia a livello
territoriale che a livello sociale, che hanno provocato il
diffondersi di fenomeni di emarginazione a di devianza minorile.
Altrettanto serie sono le questioni legate alla preservazione del
patrimonio ambientale che e' stato pesantemente aggredito dal
disordinato sviluppo economico; saranno quindi sostenute azioni volte
al sostegno dello sviluppo economico locale.
Si prevede inoltre il sostegno di azioni a sostegno di minori, donne,
e fasce deboli della popolazione.
Alla luce delle molte esperienze di successo di democrazia
partecipativa cha da decenni vengono sperimentate in molte realta'
del Brasile e dell'America Latina in genere, soprattutto tramite il
processo del bilancio partecipativo, saranno sostenute azioni volte
ad un confronto ed uno scambio di esperienze in merito, anche
favorendo il rafforzamento istituzionale.
Chiapas
Il Chiapas e' oggi una delle regioni piu' povere del Messico e
dell'intera America Latina, anche in conseguenza di una guerra
definita di bassa intensita' che ha ulterioremente aggravato le
condizioni di vita delle popolazioni indigene e deteriorato il
tessuto sociale delle comunita'. Le principali vittime di questo
conflitto sono le donne e i bambini, sottoposti a ripetute violenze
fisiche e psicologiche, a sparizioni forzate, a condizioni di
precarieta', che contribuiscono alla dissoluzione dell'idea di
appartenenza culturale e spingono alla fuga verso territori
altrettanto ostili.
Nel 1999 la Regione Emilia-Romagna ha co-finanziato la realizzazione
di un impianto idroelettrico nella comunita' "La Realidad" al fine di
dotare questa comunita' di energia elettrica. Il progetto ha
raggiunto gli obiettivi previsti nel rispetto delle metodologie e
delle tecnologie appropriate al contesto ambientale d'intervento. Lo
scorso anno e' stato dato avvio alla seconda fase del progetto
consistente nell'elettrificazione della comunita'.
Si prevede di consolidare le azioni in atto presso la comunita' della
Realidad, cercando di utilizzare, e mettere a sistema, tutte le
potenzialita' derivanti dalla disponibilita' di energia elettrica,
anche al fine di rafforzare le capacita' di autosostentamento della
popolazione locale.
Saranno inoltre favoriti interventi di prevenzione sanitaria, di
sostegno psicologico ai minori e alle donne vittime di violenza,
azioni finalizzate allo sviluppo di attivita' generatrici di reddito
e volte all'autosufficienza alimentare, interventi volti al
mantenimento della propria identita' culturale.
Cuba
Lo svolgimento della III fase del Programma di sviluppo umano
PDHL-Cuba, promosso dalle Nazioni Unite, al quale la Regione
Emilia-Romagna partecipa in qualita' di coordinatore del Comitato
locale Gramma/Pinar del Rio, composto da rappresentanti di numerose
realta' locali, Aziende sanitarie locali, associazioni di promozione
sociale, sindacati, dell'Emilia-Romagna che doveva concludersi entro
il 2001 ha subito ritardi e rallentamenti a causa della crisi che ha
colpito il Paese e che ha determinato la concentrazione di risorse a
livello internazionale sulle priorita' ricostruttive e di emergenza.
Nella provincia di Granma sono comunque proseguite le azioni previste
relativamente al settore degli anziani e per la riconversione del
sistema di assistenza psichiatrica in sistema comunitario di salute
mentale, con la sistemazione ed adeguamento delle case per anziani,
la relizzazione del previsto piano di attivita' di formazione, in
collaborazione con Auser nazionale, la sistemazione e costruzione
delle unita' di crisi e del centro di referenza provinciale per la
salute mentale.
Per la quarta fase del programma, se le valutazioni sulla III fase
saranno valutate positivamente dal Comitato locale, si prevede la
prosecuzione delle azioni avviate nel corso del 2001.
Saranno inoltre considerate ipotesi di intervento in altre province
cubane in ambiti collaterali allo sviluppo di iniziative di
collaborazione economica.
Area mediorentale
Territori dell'autonomia palestinese
La gia' precaria condizione della popolazione palestinese,
condizionata da un processo di pace incompleto e continuamente
interrotto, e' notevolmente peggiorata negli ultimi mesi dopo la
ripresa degli scontri con Israele. Anche prima di questa nuova
Intifada, le condizioni economiche e sociali erano disastrose; gli
ultimi 19 mesi di scontri e di restrizioni ai movimenti hanno visto
una riduzione dei livelli di produzione interna del 20%, una crescita
del tasso di disoccupazione a piu' del 40%, una caduta del 30% del
reddito pro capite e una crescita della poverta' di piu' del doppio
fino a raggiungere il 45% della popolazione. La Banca Mondiale ha
stimato inoltre che i danni fisici inflitti alle infrastrutture
pubbliche e alle proprieta' private abbia raggiunto i 301 milioni di
dollari alla fine del 2001. Sia la Banca Mondiale che l'UNSCO (United
Nations Special Coordination Office) hanno sottolineato come la causa
piu' importante di questa crisi socio-economica sia da imputare alla
chiusura dei confini tra le varie "closures" e dalla restrizione
imposta ai movimenti della popolazione palestinese.
Le incursioni militari israeliane, a partire dal 29 marzo 2002, hanno
portato alla rioccupazione delle principali citta', dei campi
profughi e di alcuni villaggi, causando il blocco totale di oltre
600.000 persone e la morte ed il ferimento di numerosi palestinesi.
Ha portato alla distruzione delle strutture, causando l'interruzione
dell'erogazione dei servizi essenziali come acqua, luce, gas. La
rioccupazione ha causato il quasi completo collasso delle attivita'
produttive nei principali centri commerciali della Cisgiordania, area
dalla quale proviene circa il 75% del reddito prodotto nella regione.
In seguito agli incontri effettuati nell'ambito del Tavolo-Paese,
alla risoluzione approvata in Consiglio regionale, e' stata
realizzata una missione ufficiale della Regione, dal 28 al 30 maggio,
in Israele e nei territori dell'Autonomia Palestinese per realizzare
e sviluppare rapporti di collaborazione e progetti di solidarieta'
internazionale.
Dopo una prima mappatura degli interventi esistenti realizzati dalle
Ong emiliano-romagnole, che coprono buona parte delle aree critiche
dei territori, si e' definita una prima bozza di piano operativo
degli interventi che prevede tre prioritari filoni di attivita':
1) attivita' generatrici di reddito: risorse idriche (cisterne
infrastrutture) agricoltura, ripristino strade rurali, micro-credito
(sistema che si e' dimostrato molto efficace in agricoltura e che
puo' essere esteso anche ad altre tipologie di interventi). Verra'
data priorita' a quelle azioni che si focalizzeranno sulla
riabilitazione di piccole infrastrutture gia' esistenti nell'area,
che hanno subito danni o distruzione nel corso delle ultime
incursioni militari e finalizzate al riavvio di progetti di
cooperazione;
2) attivita' psico-sociali e socio-educative, che possono riguardare
l'assistenza del personale insegnante delle scuole e degli asili per
gestire l'aspetto psicologico dei bambini e dei ragazzi, attivita'
varie con i bambini e problematiche riguardanti l'handicap, dal punto
di vista sociosanitario; accoglienza minori palestinesi - In tale
ambito la Regione e' impegnata a realizzare dall'1 al 31 luglio 2002
un progetto di accoglienza in Emilia-Romagna di un gruppo di sedici
bambini palestinesi, provenienti dal villaggio beduino di Arab
Ramadin-Hebron e dal Campo Profughi di Jabalia-Gaza che saranno
ospiti presso la struttura della Scuola di Pace di Marzabotto (BO),
che ha ottenuto il Patrocinioo del Consolato italiano a Grusalemme.
3) rafforzamento delle attivita' di associazioni israeliane e
palestinesi che operano a favore della coesistenza pacifica.
Aiuti umanitari
Bielorussia-Ucraina
L'incidente della centrale di Chernobyl del 1986 ha determinato una
vera e propria catastrofre nucleare nel sud del paese, le cui
drammatiche conseguenze continuano a colpire gli strati piu' poveri
della popolazione costretti a convivere con l'incubo, e le
conseguenze, della contaminazione.
Il Paese sta attraversando una fase di lenta e difficile riforma
economica il cui obiettivo a lungo termine e' quello di incrementare
gli scambi con l'occidente; a tutt'oggi la quasi totalita' dei
rapporti economici avvengono con la vicina Russia. A cio' si
accompagna una dinamica molto incerta nell'ambito del processo di
democratizzazione del Paese.
Il 22% della popolazione vive al di sotto della soglia di poverta', a
fronte di una forza lavoro stimata in 4 milioni di unita' circa.
Nel mese di giugno 2002 la Regione Emilia-Romagna ha rinnovato il
Protocollo Chernobyl, d'intesa con le Associazioni regionali
Legambiente, Anpas, Arci, e Fondazione Aiutiamoli a vivere, che
consentira' anche per il 20021 di ospitare nella nostra regione circa
700 bambini provenienti dai territori contaminati dall'incidente
nucleare di Chernobyl. Il Protocollo prevede il rilascio di u
tesserino sanitario ai bambini bielorussi in visita presso la nostra
regione nell'ambito dei programmi posti in essere dai firmatari il
Protocollo, e la realizzazione di una ecografia tiroidea e di una
visita pediatrica completa.
Entro fine anno si dovra' realizzare un confronto tra le associazioni
firmatarie il Protocollo Chernobyl finalizzato a valorizzare le
esperienze svolte in Bielorussia nel corso di questi anni, che hanno
visto crescere anche la partecipazione degli Enti locali
emiliano-romagnoli, e a svolgere una riflessione sulla strategia
d'intervento finalizzata a privilegiare le azioni di sostegno in loco
per lo sviluppo di politiche innovative a favore dei minori.
In tal senso si colloca quindi l'indispensabile cooperazione con
l'Universita' di Minsk ed il Dipartimento di Scienze dell'Educazione
dell'Universita' di Bologna, per l'attivazione di azioni i cui
destinatari finali sono i bambini portatori di handicap e con bisogni
speciali, che sara' proseguita anche nel corso del 2002.
Particolarmente importante anche il progetto dell'ambulatorio mobile,
co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e realizato dal Comitato
locale per il progetto Chernobyl di Carpi-Novi Soliera.
In tale senso si colloca, anche, la prevista missione che la Regione
Emilia-Romagna realizzera' in Bielorussia nel prossimo autunno per
individuare strutture e competenze atte a trasformare gradualmente i
progetti di accoglienza in Italia in azioni di sostegno ai servizi e
attivita' di monitoragggio e cura in loco; la missione sara'
realizata insieme alle associazioni firmatarie il Protocollo
Chernobyl, e a tutti i soggetti gia' presenti in loco con progetti di
cooperazione internazionale.
Saranno consolidati i progetti finalizzati al sostegno dei centri
sanitari e sociosaniatari in loco, nell'ottica di un progressivo
ridimensionamento del coinvolgimento regionale nei progetti di
accoglienza dei minori in Emilia-Romagna.
Curdi
Dopo l'attentato terroristico dell'11 settembre l'attenzione
dell'opinione pubblica mondiale e' rivolta, oggi, verso contesti
territoriali e politici molto distanti da quello curdo. Ciononostante
continua l'esodo disperato di migliaia di profughi in fuga verso
l'Europa e in cerca di migliori condizioni di vita.
I minori continuano a subire le conseguenze di un conflitto che non
capiscono, ma di cui devono solo sopportare le gravi conseguenze in
termini di abbandono, malnutrizione, violenza psicologica, malattie.
Le donne abbandonano le proprie case e i propri affetti nel tentativo
di garantire condizioni di vita piu' dignitose ai propri figli.
Saranno sostenuti progetti di aiuto umanitario rivolti ai minori e
alle donne, nel tentativo di alleviare le loro difficilissime
condizioni di vita nei Paesi d'origine.
Romania
La Romania pur essendo uscita da una fase di gravissima crisi
politica, e' ancora soggetta a gravissimi problemi di natura
economica che investono, in particolare modo, il settore dei servizi
alle fasce piu' vulnerabili della popolazione. I minori sono, come
sempre in questi casi, la fascia della popolazione che subisce le
conseguenze peggiori del progressivo impoverimento del paese.
Saranno sostenuti, quindi, progetti di aiuto umanitario rivolti ai
minori specialmente affetti da gravi malattie, nel tentativo di
alleviare le loro difficilissime condizioni di vita nei paesi
d'origine.
Saharawi
La risoluzione 1394/2002 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite ha prorogato il mandato della MINURSO fino al 30 aprile 2002
manifestando, in questo modo, la volonta' di volere proseguire nella
relizzazione degli accordi sottoscritti a Houston dal Regno del
Marocco e dal Fronte Polisario (settembre 1997), accordi che dovranno
condurre al referendum di autodeterminazione del popolo saharawi.
La permanenza dei profughi saharawi nei campi algerini sembra
destinata, quindi, ad allungarsi ulteriormente; le carenze alimentari
dovute alla scarsita' di alimenti freschi continua ad avere gravi
ripercussioni sulla salute delle nuove generazioni, che in buona
parte risultano affette da rachitismo.
La vita media e' di 60/64 anni, ed e' piu' bassa per le donne.
La sanita' reppresenta oggi, per il saharawi, la priorita' piu'
urgente insieme a quella politica.
Il 12 febbraio 2002, in occasione della visita in Regione
Emilia-Romagna del Ministro della Cooperazione Saharawi Salek Baba,
e' stato inaugurato il Tavolo-Paese Saharawi, strumento partecipativo
nella definizione delle linee di indirizzo programmatiche e strumento
operativo nella esecuzione delle azioni, cui hanno aderito numerose
associazioni, Ong, Enti locali, ex-municipalizzate, agenzie
regionali, ASL, rappresentanti della societa' civile
emiliano-romagnola. In quell'occasione il Ministro della Cooperazione
Saharawi ha ribadito l'importanza del sostegno al sistema sanitario
della RASD e sottolineato la necessita' d'intervenire sui dispensari
di Smara per lavori di ristrutturazione e fornitura di arredi e
semplici attrezzature sanitarie, vista l'importanza dei dispensari
per il sistema sanitario locale e le pessime condizioni in cui
versano.
Il 27 febbraio 2002 e' stato sottoscritto un accordo di
collaborazione tra l'Assessorato alle Politiche sociali e
Cooperazione internazionale della Regione Emilia-Romagna e il Governo
Saharawi per il consolidamento della collaborazione sanitaria e il
sosetgno dei servizi sociosanitari.
Sulla base di tale Protocollo e nell'ottica della continuita' dei
progetti gia' attivati, saranno sviluppate le seguenti linee
programmatiche, con ordine decrescente di priorita'.
L'intervento di ripristino della funzionalita' dei dispensari di
Smara, la fornitura di arredi e attrezzature sanitarie realizzata
anche attraverso il reperimento dei beni dismesssi dalle ASL del
territorio, la messa a sistema della dotazione dei faramaci piu'
importanti la popolazione, rappresenta la priorita' d'intervento nel
campo sanitario. Si ritiene che tale programma possa essere
realizzato dai componenti il Tavolo-Paese Saharawi grazie ad un
grosso sforzo di integrazione delle rispettive risorse e competenze,
anche in virtu' dei rapporti pregressi di gemellaggio sottoscritti da
molti Enti locali emiliano-romagnoli con il campo di Smara.
Continuera' con la seconda annualita' l'impegno delle ASL di Bologna
e Modena, e dell'Anpas Emilia-Romagna, per la formazione sanitaria
dei medici e infermieri saharawi. La seconda annualita' sara'
realizzata in loco e si avarra' delle conoscenze acquisite quest'anno
dal personale saharawi per il trasferimento delle conoscenze ad altri
medici e infermieri. Saranno inoltre trasferite semplici ed
appropriate attrezzature sanitarie, ausili didattici, materiale
informativo e formativo ed altro, sulla base del lavoro relaizzato
quest'anno. L'obiettivo del medio periodo e' quello della creazione
di un "Polo sociosanitario della Regione Emilia-Romagna" a Rabouni
(centro amministrativo e sede dell'Ospedale nazionale della RASD),
che dovrebbe raggruppare i progetti di cooperazione sanitaria e
sociosanitaria gia' in corso di realizzazione, garantirne la
sostenibilita' attraverso accordi operativi con le Autorita' locali,
mettere in rete gli interventi gia' in essere in modo da sfruttare
tutte le sinergie possibili, individuare negli infermieri beneficiari
del Progetto-Anpas-ASL il focal point per tutti gli interventi
sanitari e sociosanitari degli operatori emiliano-romagnoli.
Continueranno inoltre gli interventi di prevenzione delle malattie
del sangue e di gestione dell'emergenza sanitaria.
Saranno sviluppati interventi di sostegno ai servizi sociosanitari,
generalmente gestiti dall'Unione delle Donne saharawi, e consistenti
in invio di attrezzature e ausili sulla base di precedenti verifiche,
percorsi formativi sull'utilizzo e manutenzione, sostegno alle
famiglie affidatarie, ed altro ancora, sulla base delle priorita'
segnalate dalla controparte locale. Particolare attenzione, in questo
ambito, sara' dedicata agli interventi localizzati a Dajla, a causa
della lontananza di questo campo da Rabouni e delle maggiori
difficolta' di gestione segnalate nel corso della misione di febbraio
ai funzionari della Regione Emilia-Romagna.
La presenza di delegazioni "ambientali" emiliano-romagnole nel corso
della missione di febbraio 2002 in conseguenza delle richieste del
Polisario, ci consigliano di considerare ammissibili progetti di
sostegno a servizi di gestione dello smaltimento dei rifiuti e
dell'acqua. L'obiettivo nel medio-periodo e' quello di fornire
assistenza istituzionale a vari livelli nella definizione delle
strategie e nella gestione dei servizi.
Continueranno, ovviamente, i progetti a favore dei minori (scuole,
ospedali) e le iniziative di accoglienza estiva in Emilia-Romagna
incentrati principalmente sull'assistenza sanitaria e gli interventi
sanitari risolutivi di patologie non curabili in loco; ammissibili
anche piccoli moduli progettuali di sostegno all'Unione delle donne
saharawi.
L'invio di aiuti umanitari, preferibilmente nel corso della Carovana
nazionale e/o regionale di solidarieta' sara' finalizato al trasporto
di beni e attrezzature per la realizzazione di progetti co-finanziati
dalla Regione Emilia-Romagna.
Collaborazioni in campo universitario
Saranno proseguiti i programmi di collaborazione in atto con
l'universita' di Bologna per la realizzazione di stages di studenti
nell'ambito di master sulle tematiche legate alla cooperazione
internazonale e per la realizzazione di scambi di esperienze e
trasferimento di know-how con omologhe realta' dell'area balcanica.
Progetti a favore delle donne
Saranno sostenute iniziative di consolidamento delle azioni promosse
nel corso del 2001, a favore della creazione di network tra donne del
bacino del Mediterraneo e dei Balcani, in campo sociale, sanitario,
educativo e per la promozione di politiche e di buone prassi di pari
opportunita' nei Paesi coinvolti.
Iniziative di informazione e diffusione sui temi dello sviluppo
Al fine di garantire la necessaria informazione sulle tematiche e
problematiche dello sviluppo e di favorire un maggior coinvolgimento
della societa' civile alle iniziative promose dal sistema
emiliano-romagnolo nell'ambito della cooperazione decentrate, si
promovueranno iniziative di sensibilizzazione con particolare
riguardo al tema dei diritti umani (con attenzione alla salvaguardia
delle culture e delle tradizioni dei popoli indigeni) e della pace.
Sara' inoltre promossa la partecipazione della Regione Emilia-Romagna
a iniziative di coordinamento e di confronto sugli scenari
internazionali nel campo della cooperazione, con particolare
attenzione alle tematiche della lotta alla poverta', del bilancio
partecipativo, del rafforzamento istituzionale e al ruolo della
cooperazione nel governo dei flussi migratori.
Programma di assistenza sanitaria a cittadini stranieri trasferiti in
Italia nell'ambito dei programmi umanitari delle Regioni ai sensi
dell'art. 32 della Legge 449/97 ed interventi in ambito sanitario nei
Paesi d'origine 2002-2003
Premessa
Da alcuni anni le strutture sanitarie della nostra regione si fanno
carico, nell'ambito del fondo sanitario regionale, di interventi
sanitari a favore di cittadini stranieri, che sono inquadrabili in
ambito umanitario.
Cio' e' compatibile col quadro normativo esistente, che prevede (art.
32, comma 15 della Legge 449/97) la possibilita' che le Regioni,
nell'ambito della quota del Fondo sanitario nazionale ad esse
destinata, autorizzino le Aziende sanitarie ad erogare prestazioni di
alta specializzazione che rientrino in programmi assistenziali
approvati dalle Regioni, a favore di:
- cittadini stranieri provenienti da Paesi extracomunitari nei quali
non esistono, o non sono facilmente acessibili, competenze medico
specialistiche per il trattamento di specifiche gravi patologie e con
i quali non sono in vigore accordi di reciprocita' relativi
all'assistenza sanitaria;
- cittadini provenienti da Paese la cui particolare situazione
contingente non rende attuabili, per ragioni politiche, militari o di
altra natura, gli accordi in vigore per l'erogazione dell'assisetnza
sanitaria da parte del Servizio sanitario nazionale.
Nel corso del 2001 e' stato formulato un Programma, che ha coinvolto
l'Assessorato alla Sanita' e l'Assessorato alle Politiche sociali,
Immigrazione, Progetto giovani, Cooperazione internazionale, per
rendere efficace ed appropriata la risposta delle Aziende sanitarie
attraverso la sistematizzazione degli interventi, volto a cogliere la
necessita' di mettere in atto strategie tese, non tanto a rispondere
all'emergenza (con le sue alterne punte di criticita', legate alle
vicende socio-politiche dei Paesi di provenienza), quanto piuttosto a
sviluppare una politica che sapesse agire su cause ed effetti,
attraverso interventi mirati e coordinati.
Il Programma assistenziale, adottato con specifica deliberazione di
Giunta regionale n. 1469 del 17 luglio 2001, con la quale sono state
definite, tra l'altro, le procedure di presa in carico dei pazienti,
aveva l'obiettivo di:
a) pianificare gli interventi umanitari attraverso le seguenti
azioni: - specializzare le risposte individuando i punti qualificanti
del sistema sanitario regionale, tre le strutture pubbliche e private
accreditate, in rapporto alla tipologia della domnanda, verso la
quale si vuole privilegiare l'intervento: area geografica, eta',
patologie; - selezionare le patologie, per interventi mirati a quelle
non adeguatamente trattabili nei Paesi di provenienza dei cittadini
interessati; - garantire prioritariamente interventi in favore di
soggetti stranieri in eta' pediatrica; - definire i criteri per
regolare l'accesso degli utenti alle prestazioni, prevedendo
l'intervento di istituzioni, organismi e/o associazioni a scopo non
lucrativo operanti a livello internazionale, nazionale o locale, di
provata affidabilita', o di strutture sanitarie pubbliche del Paese
terzo, d'intesa con la sede diplomatica, o consolare, dello Stato
italiano ivi presente, determinando, inoltre, che ogni segnalazione
deve essere corredata da una relazione clinica sulle condizioni del
paziente, predisposta da una struttura ospedaliera pubblica del paese
di provenienza; - verificare l'attivazione di servizi di supoporto
all'assistenza sanitaria per quanto riguarda in particolare
l'organizzazione del soggiorno dei minori assistiti e dei loro
familiari, ed il rientro nei Paesi d'origine, da parte di
organizzazioni di volontariato presenti sul territorio regionale.
b) sostenere i sistemi sanitari dei Paesi individuati come aree
prioritarie, attraverso le seguenti azioni: - sviluppare interventi
nei Paesi d'origine; - intervenire strutturalmente e con aiuti
materiali, anche attraverso l'invio e l'impirgo nelle strutture
ospedalieredei paesi terzi di materiali ed attrezzature
medico-chirurgiche dismesse che si rendono disponibili presso le
Aziende sanitarie regionali nell'ambito delle iniziative di
cooperazione internazionale. In particolare sono stati sostenuti
interventi di cooperazione sanitaria a favore della Bielorussia,
Serbia, Saharawi;
c) promuovere la concertazione, per tale ambito specifico, con i
Ministeri competenti e con le altre Regioni, per definire linee
politiche comuni e coordinare sfere e campi d'intervento. Il
programma 2001-2002 ha contribuito a portare all'attenzione il
problema dell'accoglienza ed assistenza con prestazioni sanitarie a
favore di cittadini extracomunitari, cosi' come previsto dalla Legge
449/97, attraverso una mirata informazione in sede di Conferenza dei
Presidenti delle Regioni, da parte del Presidente della Regione
Emilia-Romagna; conseguentemente la Conferenza dei Presidenti delle
regioni e delle Province Autonomie ha espresso la necessita' di un
piu' ampio coinvolgimento del sistema regioni, al fine di poter
soddisfare la crescente domanda di ricovero soprattutto nei confronti
di minori provenienti da Paesi poveri. In quella sede e' stato
inoltre sottolineata l'importanza di un coordinamento tra le Regioni
stesse per utilizzare al meglio le strutture specializzate ed evitare
sovrapposizioni di interventi, individuando il Servizio Politiche
europee e Relazioni internazionali, messo a disposizione da parte
della Regione Emilia-Romagna, per lo svolgimento di tale funzione di
raccordo e di riferimento.
d) sviluppare un'azione di informazione e relazioni istituzionali nei
confronti dei mediatori (Ambasciate, Istituzioni, Organismi
internazionali), per un'informazione sulle scelte politiche e sui
contenuti materiali del Programma umanitario approvato dalla Regione
Emilia-Romagna.
Il Programma assistenziale a favore di cittadini stranieri (ex art.
32, comma 15, Legge 449/97) della Regione Emilia-Romagna, in questo
primo anno di attivita', ha dimostrato come una collaborazione
sinergica tra i diversi attori del territorio regionale migliora
l'efficacia dell'azione.
In particolare, i casi riferibili a tale tipologia sono stati circa
62, riguardanti prevalentemente minori di 14 anni (circa 43 casi).
I Paesi di provenienza piu' frequentemente interessati sono stati:
Albania (34 casi), Kossovo (6 casi), Bosnia-Erzegovina (5 casi),
Bielorussia (3 casi), Repubblica di Serbia (2 casi).
Il nuovo programma 2002-2003
Sulla base dell'esperienza maturata nell'ambito del Programma
assistenziale 2001-2002 a favore di cittadini stranieri, si ritiene
che i risulati conseguiti inducano a continuare tale programma anche
per il periodo 2002-2003, al fine di garantire continuita' agli
interventi sanitari.
Per quanto riguarda le priorita' territoriali, si fa riferimento
anche alle aree individuate dalla L.R. 5/96 (Albania,
Bosnia-Erzegovina, Brasile, Chiapas (Messico), Cuba, Kossovo,
Repubblica di Serbia, Romania, Territori dell'Autonomia Palestinese,
Bielorussia, Ucraina, nonche' al popolo Saharawi, proveniente dai
campi profughi algerini, e al popolo curdo) e dalla L.R. 18/90
(Mozambico, Eritrea, Etiopia).
Si tiene, inoltre, conto delle richieste provenienti da
organizzazioni non lucrative del territorio regionale, per minori
provenienti dall'Africa sub-sahariana, in special modo Zambia e
Zimbabwe, considerata la speranza di vita ed il basso livello di
assistenza sanitaria in detti Paesi.