n.148 del 11.06.2026 (Parte Prima)

Oggetto n. 2692 - Ordine del giorno n. 4 collegato all'oggetto 2430 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Modifiche alla legge regionale 8 agosto 2001, n. 24 (Disciplina generale dell'intervento pubblico nel settore abitativo) per incrementare l'offerta di alloggi di edilizia residenziale sociale e qualificare l'Osservatorio regionale del sistema abitativo". A firma dei Consiglieri: Calvano, Larghetti, Casadei, Paldino

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

la questione abitativa costituisce un ambito centrale per la tutela dei diritti fondamentali della persona, strettamente connesso ai principi di uguaglianza sostanziale, inclusione sociale e coesione territoriale;

di fronte ad un contesto come quello attuale, caratterizzato da una crescente difficoltà di accesso al mercato abitativo per una fascia sempre più ampia di popolazione - che include lavoratori, giovani e nuclei a reddito medio-basso - le istituzioni hanno il dovere di concretizzare il diritto all'abitare rafforzando l'offerta di alloggi a prezzi accessibili anche tramite la differenziazione degli strumenti di intervento, in modo da potere dare risposte puntuali e sostenibili ad una domanda diversificata.

Evidenziato che

la Regione Emilia-Romagna riconosce il diritto alla casa quale elemento fondante del proprio modello di welfare, individuando nell'accesso a soluzioni abitative sostenibili un fattore determinante anche per lo sviluppo economico del territorio e per l'autonomia delle nuove generazioni;

tale centralità, recepita nel programma di mandato della legislatura in corso, è sostenuta da un incremento significativo delle risorse stanziate a bilancio e con il finanziamento di programmi pluriennali rivolti al sostegno alla locazione, alla riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico e allo sviluppo dell'edilizia residenziale sociale (ERS).

In tale quadro si inserisce anche il Piano straordinario per il diritto alla casa da 300 milioni di euro, volto al recupero e alla riqualificazione di migliaia di alloggi pubblici sfitti e all'incremento dell'offerta abitativa a canone calmierato.

Valutato che

la modifica della LR 24/2001 rientra nel quadro di azioni tese a rafforzare l'offerta di ERS e a qualificare gli strumenti di programmazione e monitoraggio del sistema abitativo, sia attraverso l'integrazione dei dati provenienti da Comuni e soggetti gestori con l'obiettivo di migliorare l'efficienza gestionale e rafforzare la base conoscitiva, sia estendendo le misure di recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) inutilizzato anche agli immobili di proprietà delle ACER destinabili all'ERS e agli immobili appartenenti ad altri enti pubblici, ampliando così il perimetro delle azioni volte ad aumentare l'offerta di alloggi a canone calmierato.

Considerato che

il DL 66/2026 recante Disposizioni urgenti per il piano casa introduce un complesso di disposizioni volte a fronteggiare l'emergenza abitativa attraverso strumenti straordinari e procedure accelerate che consentano il recupero e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato, lo sviluppo dell'ERS e il coinvolgimento di capitali privati mediante strumenti di partenariato pubblico-privato;

il provvedimento presenta, tuttavia, molte criticità sia in ordine alla insufficienza delle risorse finanziarie, del tutto inadeguate rispetto all'ampiezza del fabbisogno, sia rispetto all'eccessivo affidamento al settore privato, col rischio concreto di una progressiva riduzione del ruolo del patrimonio pubblico nella risposta al disagio abitativo;

inoltre, il meccanismo di finanziamento degli interventi - basato su convenzioni dirette di lnvitalia con gli enti costituiti o partecipati da enti territoriali titolari di funzioni in materia di edilizia pubblica - non tiene conto né di quelle realtà regionali in cui, come in Emilia-Romagna, tali soggetti sono solo gestori e non titolari dei beni, né prevede un riparto territoriale fra Regioni basato su criteri equi e trasparenti, condivisi con le Regioni stesse;

a tale proposito, va sottolineato come sia fortemente critico il modello complessivo di governance su cui si fonda il Decreto in parola, accentrato a livello statale e con una forte preponderanza di poteri commissariali e di strumenti di deroga, che determinano una compressione del ruolo delle Regioni ed incidono sul riparto costituzionale delle competenze e sugli spazi di programmazione territoriale.

Impegna sé stessa e la Giunta ad intervenire presso il Parlamento ed il Governo affinché,

in sede di conversione del DL

sia ridefinita, nel rispetto delle potestà legislative costituzionali, la governance del Piano Casa, garantendo l'effettiva partecipazione delle Regioni alle fasi di definizione strategica, programmazione e gestione delle risorse delle politiche abitative sul proprio territorio;

siano ridefinite le modalità di erogazione dei contributi, tenendo conto delle diversità esistenti fra le Regioni nelle forme di proprietà e gestione del patrimonio residenziale pubblico, evitando in tal modo che alcune Regioni siano escluse dall'opportunità dei finanziamenti nazionali.

Impegna inoltre la Giunta

ad individuare tutte le possibili sinergie tra il piano casa regionale e quello nazionale, al fine di ottimizzare le risorse a disposizione della Regione e poter realizzare un piano di interventi che tenga conto di tutti i bisogni abitativi, dall'ERS all'ERP.

Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 9 giugno 2026

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