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n.332 del 13.12.2017 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 4186 - Risoluzione per impegnare la Giunta a prevedere una verifica puntuale sulla presenza di ginecologi ed anestesisti obiettori nelle singole strutture, individuando indicatori superati i quali intervenire con specifici concorsi per assumerne di non obiettori, ad attivarsi affinché anche in Emilia-Romagna vengano garantite alle donne tutti i diritti garantiti dalla legge 194/1978 e affinché nei servizi di Consultorio sia garantito l'accesso alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase postcoitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, oltre alla garanzia dell'attestazione dello stato di gravidanza, ponendo inoltre in essere azioni volte alla modifica della legge 194 al fine di renderne realmente effettiva l'applicazione. A firma dei Consiglieri: Torri, Taruffi

Premesso che

il 22 maggio 1978 è stata approvata la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”, legge che contiene le norme per l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e che garantisce alle donne il diritto di scelta in merito ad una procreazione cosciente e responsabile;

la legge 194/1978 prevede la possibilità di obiezione di coscienza per motivi etici, ma questo ha creato una situazione tale per cui in alcune regioni italiane si è superata la soglia del 90% di ginecologi obiettori rendendo quasi impossibile per una donna accedere al servizio dell'interruzione volontaria della gravidanza;

sempre nella legge 194/1978 viene inoltre indicato l’obbligo per gli enti ospedalieri e le case di cura di assicurare l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti;

l'Emilia-Romagna nel 2016 aveva un tasso di ginecologi obiettori del 51,8% dato tra i più bassi d'Italia, secondo solo a quello della Valle d'Aosta. Va però sottolineato come anche nella nostra regione ci siano profonde differenze tra le aziende ospedaliere, con picchi di obiezione di coscienza nel ferrarese che sfiorano il 75%;

il trend degli ultimi vent'anni anche in Emilia-Romagna evidenzia un aumento dell'obiezione di coscienza, considerando che nel 1993 i ginecologi obiettori erano il 40%;

preso atto che

la Regione Lazio, già da diversi anni, si è attivata per cercare di garantire l'IVG come previsto dalla legge 194 anche attraverso una riduzione dei medici obiettori nelle strutture pubbliche;

nel 2014 il Presidente Zingaretti aveva firmato il decreto “Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari” con cui si introducevano grandi novità nei servizi per la salute delle donne. In questo decreto si sottolineava come l'obiezione di coscienza “riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'IVG” e siccome il personale dei consultori non si occupa direttamente di tale servizio, non si possono esimere invocando l'obiezione di coscienza da: parlare con la donna che ha deciso di abortire e rilasciarle la certificazione prevista dalla legge 194/1978; prescrivere contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo); prescrivere normale contraccezione ormonale; inserire la spirale. Il Movimento per la Vita fece ricorso al Tar contro questo provvedimento, ma nell'agosto 2016 il Tar diede ragione alla Regione Lazio ritenendo il ricorso “infondato”;

nel novembre 2015 l'ospedale San Camillo, centro IVG più importante del Lazio con un tasso di ginecologi obiettori oltre all'80%, ha indetto un concorso per l'assunzione di personale medico inserendo tra le mansioni l'IVG e la Regione Lazio autorizzò il San Camillo ad ampliare tale concorso permettendo l'assunzione di più medici non obiettori;

tale concorso che si sta concludendo in questi giorni permetterà l'assunzione di due medici non obiettori. Tali medici non potranno optare per l'obiezione di coscienza nei primi sei mesi dall'assunzione, pena l'inadempienza. Se passati i primi sei mesi optassero per l'obiezione, ciò potrebbe portare alla mobilità o alla messa in esubero;

ricordato che

nell'aprile 2016, in seguito ad un ricorso della CGIL, anche il Consiglio d'Europa si era espresso sulla questione ribadendo come in Italia fosse troppo difficile per una donna abortire e come fosse evidente la discriminazione nei confronti dei medici non obiettori all'interno delle strutture pubbliche;

sottolineato che

la LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'Applicazione della legge 194/1978) da tempo parla di vera e propria emergenza alle porte, considerando che l'età media dei medici non obiettori nel nostro Paese è superiore ai cinquant'anni e se non si interviene per tempo si rischia di non poter più garantire l'applicazione della legge 194;

tutto ciò premesso e considerato

si impegna la Giunta

a prevedere una verifica puntuale sulla presenza di ginecologi ed anestesisti obiettori nelle singole strutture;

ad attivarsi affinché anche in Emilia-Romagna vengano garantite alle donne tutti i diritti garantiti dalla legge 194/1978 e affinché nei servizi di Consultorio sia garantito l’accesso alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, oltre alla garanzia dell’attestazione dello stato di gravidanza;

a valutare valori percentuali sopra ai quali la Regione decida, come già fatto dalla Regione Lazio, di attuare interventi specifici volti a garantire il pieno diritto di scelta per la donna;

a intervenire presso i rappresentanti istituzionali affinché si possa aprire un tavolo di discussione che possa avviare un percorso di modifica della legge 194, fissando delle soglie oltre le quali non sia accettabile la presenza di medici obiettori nelle strutture pubbliche, al fine di rendere davvero effettiva l'applicazione di tale legge.

Approvata a maggioranza dalla Commissione IV Politiche per la Salute e Politiche Sociali nella seduta del 13 novembre 2017.

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