n.169 del 27.06.2025 (Parte Seconda)

Oggetto n. 843 - Ordine del giorno n. 1 collegato all'oggetto 691 Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Indirizzi regionali per il diritto allo studio scolastico, triennio 2025-2027, aa.ss. 2025/2026, 2026/2027, 2027/2028 ai sensi della L.R. n. 26/2001". A firma dei Consiglieri: Costi, Calvano, Larghetti, Paldino, Lori, Massari, Albasi, Castellari, Carletti, Ancarani, Valbonesi, Parma, Zappaterra, Fornili, Casadei, Proni, Critelli, Sabattini, Lucchi, Muzzarelli, Trande, Quintavalla, Ferrari, Lembi, Petitti

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Premesso che

lo schema di decreto del Ministro dell'Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, definisce il contingente organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA per l'anno scolastico 2026/2027 in base a un parametro nazionale riferito al numero medio di 938 alunni per autonomia scolastica.

In base a tale parametro, il contingente assegnato all'Emilia-Romagna si attesta a 515 autonomie scolastiche, con una previsione di riduzione rispetto agli anni scolastici precedenti, nonostante un contesto demografico meno critico di altre regioni.

I criteri applicati non tengono adeguatamente conto delle peculiarità del territorio emiliano-romagnolo, caratterizzato da un'elevata densità di popolazione scolastica distribuita anche in aree montane e interne, che richiedono una presenza capillare di istituzioni scolastiche autonome.

La Conferenza Unificata del 29 maggio 2025 non ha raggiunto un'intesa sul decreto proposto, registrando un parere negativo motivato da più regioni, tra cui l'Emilia-Romagna, che ha evidenziato effetti penalizzanti e sproporzionati rispetto ai propri bisogni formativi.

Rilevato che

la simulazione regionale elaborata sulla base dei criteri ministeriali evidenzia una perdita di 17 autonomie scolastiche rispetto all'anno precedente, traducibile in una riduzione dei presidi scolastici con dirigenti titolari e DSGA assegnati.

Tale riduzione ha effetti significativi sull'organizzazione didattica, sulla sicurezza e sulla continuità gestionale, con impatto negativo sulle comunità scolastiche e sul diritto allo studio.

Il decreto ammette forme di compensazione interregionale, ma tali meccanismi sono applicati in modo non trasparente e potenzialmente iniquo, risultando più favorevoli ad altre regioni a parità di condizioni o con un calo demografico più accentuato.

Preso atto che

l'impianto del decreto si fonda su dati ISTAT di previsione demografica aggiornati, ma non contempla adeguatamente indicatori qualitativi come dispersione scolastica, composizione sociale degli alunni, presenza di stranieri o bisogni educativi speciali.

Le autonomie scolastiche, specie nei contesti periferici e appenninici, rappresentano presìdi educativi, civici e culturali insostituibili: il loro depotenziamento rischia di accentuare fenomeni di marginalizzazione territoriale e abbandono scolastico.

La progressiva riduzione degli organici, pur dichiarata "a invarianza di spesa", produce effetti reali sul funzionamento del sistema scolastico e carica le amministrazioni regionali e locali di maggiori difficoltà operative e responsabilità gestionali.

Nel parere motivato espresso dalla Commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni è stata chiesta esplicitamente una revisione dei parametri di calcolo e dei correttivi interregionali, ribadendo il principio di equità e perequazione territoriale.

Sottolineato che

il dimensionamento scolastico delineato nei provvedimenti del Governo stride con l'obiettivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza di contrastare la dispersione scolastica ed è in controtendenza rispetto all'obiettivo europeo di determinare una diminuzione delle disuguaglianze scolastiche offrendo e ampliando i servizi.

Il piano nazionale di ripresa e resilienza prevedeva, infatti, misure volte al miglioramento della qualità dell'istruzione e dell'organizzazione scolastica, che rischiano di essere completamente vanificate dall'attuale sistema di reggenze e accorpamenti eccessivi, che sviliscono l'autonomia e la qualità delle istituzioni scolastiche.

Evidenziato inoltre che

occorre salvaguardare la qualità dell'offerta educativa in Emilia-Romagna, contrastare ogni ipotesi di disinvestimento nella scuola pubblica e tutelare, attraverso il confronto interistituzionale e con il sistema delle autonomie locali, un modello educativo capace di rispondere alle sfide del presente e del futuro: a tal fine, sarebbe necessaria una regia nazionale che consideri le specificità dei territori, con particolare attenzione alle aree interne.

Dietro il linguaggio dei numeri si nasconde una scelta che colpisce la sostanza della scuola pubblica: non si è di fronte ad atti di riorganizzazione ed efficientamento, ma ad un taglio di opportunità educative, di presidi democratici e di futuro, che andrebbe a colpire in particolar modo le aree interne e montane.

La difesa della scuola pubblica non può essere subordinata a logiche centralistiche e non si possono limitare per decreto la dignità dei territori, il valore delle relazioni educative e il diritto allo studio: ogni scuola che chiude è un pezzo di società che si indebolisce.

Sottolineato inoltre che

la Regione Emilia-Romagna ha finora mantenuto un approccio collaborativo con il Governo sul tema del dimensionamento scolastico, pur segnalando in più occasioni i rischi di un'applicazione rigida e penalizzante dei criteri PNRR.

Il mancato recepimento delle osservazioni regionali rappresenta una frattura nel principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, compromettendo il coordinamento interistituzionale necessario per una riforma strutturale condivisa.

In assenza di modifiche al testo del decreto, si prefigurano condizioni di squilibrio costituzionalmente rilevanti, tali da aprire spazi di contenzioso rispetto al principio di uguaglianza dei cittadini nell'accesso al servizio pubblico d'istruzione.

La Giunta regionale ha già predisposto una simulazione aggiornata degli impatti del decreto sul sistema scolastico emiliano-romagnolo, utile a supportare eventuali azioni giurisdizionali o istituzionali a tutela dell'interesse regionale.

Ribadito infine che

la Regione Emilia-Romagna considera da sempre la scuola un pilastro fondamentale della propria azione istituzionale, consapevole che investire nell'educazione significa investire nel futuro delle comunità, nella coesione sociale, nella giustizia educativa e nello sviluppo sostenibile dei territori e ritenendo l'istruzione non solo un fattore individuale di crescita, ma una leva fondamentale per la giustizia sociale, la mobilità, la sostenibilità e la partecipazione democratica.

Tutto ciò premesso e considerato,

impegna la Giunta regionale

a manifestare in tutte le sedi istituzionali la propria ferma contrarietà allo schema di decreto ministeriale per il dimensionamento scolastico 2026/2027 e, nell'alveo delle azioni di sostegno al diritto allo studio, a chiedere al Ministero dell'Istruzione e del Merito, anche attraverso la condivisione con la Conferenza delle Regioni, di recedere da scelte che mettono a rischio l'equilibrio del nostro sistema scolastico, modificando i criteri di dimensionamento scolastico in coerenza con l'effettiva consistenza della popolazione scolastica, al fine di evitare la creazione di grandi istituti ingestibili, che penalizzano la qualità dell'istruzione e riducono l'accessibilità e l'equità del sistema scolastico;

a sollecitare il Governo e i Ministri competenti a rivedere i criteri adottati, introducendo correttivi equi, trasparenti e coerenti con le specificità regionali dell'Emilia-Romagna, mettendo al centro delle politiche sull'istruzione le comunità educanti, il riconoscimento del valore delle professionalità scolastiche e il diritto delle nuove generazioni a una scuola pubblica di qualità, inclusiva e diffusa su tutto il territorio;

a promuovere in Conferenza delle Regioni e presso la Conferenza Unificata un coordinamento tra Regioni affinché siano riconsiderate le modalità di compensazione interregionale

Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 24 giugno 2025

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