n.324 del 29.12.2025 (Parte Seconda)
ORDINE DEL GIORNO - Oggetto n. 1765 - Ordine del giorno n. 22 collegato all'oggetto 1507 proposta d'iniziativa Giunta recante: "Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026". A firma dei Consiglieri: Parma, Sabattini, Valbonesi, Fornili, Lucchi, Calvano, Arduini, Ancarani, Costi, Petitti, Bosi, Proni, Carletti, Larghetti, Casadei, Paldino, Muzzarelli, Gordini
la Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta uno dei pilastri storici dell’Unione europea, fondamentale per la sicurezza e la sovranità alimentare, per la tutela del territorio, per la coesione economica e sociale e per il sostegno al reddito di agricoltori e pescatori.
La Commissione europea ha presentato una proposta di riforma della PAC per il periodo 2028–2034 che prevede una riduzione significativa delle risorse complessive, stimata in circa 90 miliardi di euro a livello europeo, pari a un taglio di circa il 22% rispetto all’attuale programmazione, con una perdita stimata di circa 9 miliardi di euro per l’Italia.
Tale proposta ha generato una forte mobilitazione delle associazioni agricole e della pesca a livello europeo e nazionale, che hanno manifestato a Bruxelles denunciando il rischio di un indebolimento strutturale del settore primario europeo.
Secondo le stime delle organizzazioni di categoria, i tagli proposti potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza di circa 270.000 aziende agricole italiane, con impatti particolarmente gravi su alcuni comparti produttivi (fino al -64% per i seminativi) e su ampie aree del Paese.
La proposta della Commissione europea di istituire un cosiddetto “Fondo Unico di partenariato nazionale e regionale” in cui rientrerebbero il Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA), destinato ai pagamenti diretti e alle misure di mercato, e il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), destinato agli interventi di sviluppo rurale, ma anche fondi afferenti ad altre politiche, quali il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA), il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo Plus (FSE+), e che quindi accorperebbe risorse destinate ad agricoltura, coesione e pesca, rischia di determinare una rinazionalizzazione delle politiche europee, aumentando i divari tra Stati membri e compromettendo strumenti strategici come i Gruppi di Azione Locale (GAL) e il programma LEADER, fondamentali per lo sviluppo delle aree rurali, la coesione territoriale e la partecipazione delle comunità locali.
il settore agricolo e quello della pesca denunciano da tempo un eccesso di burocrazia, rigidità normativa e un carico amministrativo sproporzionato, aggravati dalla concorrenza sleale derivante da accordi commerciali internazionali, come quello con i Paesi del Mercosur ovvero Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, che non garantiscono la piena reciprocità degli standard ambientali, sociali e sanitari richiesti alle imprese europee.
Per quanto riguarda la pesca, la proposta di riduzione dei finanziamenti fino a un terzo rispetto al periodo precedente 2021-2027, unita alle limitazioni del fermo pesca, anch’esse previste dalla Commissione europea, che per l’Adriatico prevedono una riduzione del 12,9% delle giornate, rischia di compromettere la capacità di investimento, l’ammodernamento delle flotte, la formazione e la sostenibilità del comparto.
Il Parlamento europeo ha recentemente approvato modifiche all’attuale PAC, valide fino al 2028, volte alla semplificazione amministrativa e al sostegno concreto alle imprese agricole, con misure come l’eliminazione della verifica annuale delle performance, il riconoscimento automatico della conformità ambientale per gli agricoltori biologici, l’innalzamento dei pagamenti forfettari per i piccoli agricoltori fino a 3.000 euro annui ed il rafforzamento del sostegno ai giovani agricoltori, con contributi fino a 75.000 euro per l’avvio di nuove attività.
Tali interventi dimostrano come una PAC più semplice, pragmatica e orientata al sostegno dell’innovazione, della transizione ecologica e digitale e del ricambio generazionale sia possibile e necessaria, ma vada correttamente sostenuta da fondi adeguati.
in Emilia-Romagna l’agricoltura e la pesca rappresentano un pilastro economico, sociale e ambientale, dalla pianura alla collina, dalle aree interne alla costa adriatica, e sono parte integrante di filiere strategiche che includono l’agroalimentare e il sistema turistico-ricettivo.
Il territorio regionale è stato duramente colpito negli ultimi anni da eventi climatici estremi, che rendono ancora più urgente rafforzare, e non indebolire, le politiche di sostegno al settore.
La Regione Emilia-Romagna sta già investendo risorse significative, da ultimo nel "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028", per il sostegno al reddito delle imprese agricole, la competitività delle filiere, la sostenibilità ambientale, la ricerca, l’innovazione, il ricambio generazionale e la promozione del Made in Emilia-Romagna sui mercati nazionali e internazionali.
Tutto ciò premesso ed evidenziato,
ad esprimere, nelle sedi istituzionali competenti, la necessità di intervenire con correttivi sulla proposta di riforma della PAC 2028–2034 così come presentata dalla Commissione europea, in particolare rispetto ai tagli alle risorse destinate ad agricoltura e pesca e all’ipotesi dell’istituzione di un Fondo Unico di partenariato nazionale e regionale.
A sollecitare il Governo italiano affinché assuma una posizione chiara e determinata in sede europea, promuovendo una revisione della proposta che garantisca risorse adeguate e stabili alla PAC, mantenendo una visione realmente comunitaria della politica agricola e tutelandone il ruolo strategico.
A sostenere, anche tramite la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, le istanze delle organizzazioni agricole e della pesca, chiedendo una PAC più semplice, più equa e capace di accompagnare la transizione ecologica e tecnologica senza penalizzare la competitività delle imprese.
A promuovere il principio della piena reciprocità negli accordi commerciali internazionali, affinché i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali, sociali e sanitari richiesti alle imprese europee, per garantire maggiore equità di trattamento ed evitare di penalizzare il comparto agricolo e della pesca italiano ed emiliano-romagnolo.
Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 23 dicembre 2025