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n.170 del 18.06.2014 periodico (Parte Seconda)

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MOZIONE - Oggetto n. 4388 - Mozione per impegnare la Giunta ad attivarsi per la salvaguardia della salute dei consumatori, dell'ambiente e dell'agrobiodiversità dalla diffusione della coltivazione degli organismi geneticamente modificati. A firma della Consigliera Barbati

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

con la Decisione 22 aprile 1998, n. 294, la Commissione delle comunità europee (ora Commissione europea) ha autorizzato l’immissione in commercio di mais geneticamente modificato (Zea mays L. Linea MON810);

segnatamente, l’autorizzazione di cui al precedente alinea è stata rilasciata ai sensi della direttiva 90/220/CEE, per vero in base a requisiti in materia di valutazione dei rischi ambientali e agroalimentari molto inferiori rispetto a quelli stabiliti dalla successiva Direttiva 2001/18/CE, che ha abrogato e sostituito la precedente direttiva del 1990;

nel parere dell’8 dicembre 2011, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) - organismo preposto al controllo e alla valutazione scientifica degli alimenti - ha evidenziato che il mais geneticamente modificato (MON810) produce una tossina (Cry1Ab) in grado di incidere negativamente sulla salute, sull’ambiente e sull’agrobiodiversità, rischi tali da giustificare (recte: imporre) un rafforzamento delle misure di gestione e di sorveglianza funzionali a ridurre le possibili conseguenze pregiudizievoli agli interessi sensibili coinvolti;

il parere dell’EFSA si inserisce, peraltro, in una più ampia politica europea orientata al maggior controllo della diffusione delle colture geneticamente modificate e delle conseguenze che ne derivano: il Consiglio dell’Unione europea, nella "sessione ambiente" del 4 dicembre 2008 (doc. 16882/08), ha sottolineato - tra l’altro - "la possibilità, nell’ambito delle procedure di autorizzazione esistenti per gli OGM destinati alla coltivazione, di adottare misure di gestione o misure restrittive specifiche, comprese misure di divieto, per garantire la protezione della biodiversità negli ecosistemi fragili", auspicando più in generale un rafforzamento delle procedure di valutazione dei rischi ambientali, agroalimentari e per la salute umana degli OGM.

Sottolineato che

il "Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare" (Reg. CE 28 gennaio 2002, n. 178) disciplina, tra l’altro, le misure e gli istituti preordinati a tutelare la salute umana e gli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti, anche al fine di garantire la libera circolazione di alimenti sicuri e di qualità nel mercato interno, nonché l’ambiente e l’agrobiodiversità;

in particolare, ai sensi dell’art. 53 del citato Regolamento, il Ministero della Salute - di concerto con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali - ha richiesto (nota del 2 aprile 2013) alla Commissione europea l’adozione di misure urgenti di prevenzione e contenimento dei rischi connessi alla coltivazione del mais MON810;

a fronte dell’inerzia della Commissione europea, il Ministero della Salute, con proprio decreto del 12 luglio 2013, ha adottato misure cautelari provvisorie ai sensi dell’art. 54 del Regolamento 178/2002: in particolare, l’art. 1 del decreto prevede che "La coltivazione della qualità di mais MON810, provenienti da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale, fino all’adozione di misure comunitarie, di cui l’articolo 54, comma 3 del regolamento (CE) 178/2002 del 28 gennaio 2002 […] e comunque non oltre 18 mesi dalla data del presente provvedimento." (anche per completezza, si ritiene opportuno precisare che un analogo provvedimento interdittivo è stato adottato dal ministro dell’agricoltura francese);

ancorché il citato decreto ministeriale sia apprezzabile positivamente alla luce dello stato attuale della normativa, non si può non rilevare come le misure introdotte abbiano carattere solamente provvisorio ed interinale;

infine ad ottobre 2013, in una lettera ai ministri delle Politiche agricole e della Salute, il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha richiesto alle colleghe la rapidissima attivazione di un coordinamento tra i Gabinetti dei tre Dicasteri competenti per emanare rapidamente un provvedimento interministeriale di divieto alla coltivazione OGM sul territorio nazionale.

Sottolineato, altresì, che

a fronte delle criticità causate dalla coltivazione di OGM ad interessi sensibili - quali la salute umana, l’ambiente e l’agrobiodiversità - è necessario predisporre ed attuare politiche di più ampio respiro orientate al divieto di coltivazione di OGM;

in tal senso, risulta particolarmente rilevante la proposta della Commissione europea di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea "che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità degli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio", proposta già approvata con modifiche dal Parlamento europeo nella seduta del 5 luglio 2011, invece difettando ad oggi l’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione (formato, come noto, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che si occupa della stessa materia a livello statale), ciò che preclude il perfezionamento del procedimento legislativo di codecisione (ex art. 294 TFUE) e quindi l’approvazione dell’emanando regolamento;

in particolare, la citata proposta della Commissione europea - sui presupposti che "L’esperienza ha dimostrato che la coltivazione degli OGM è una questione trattata in modo più approfondito dagli Stati membri, a livello centrale o a livello regionale e locale" (considerando 5) e che "In questo contesto, è opportuno garantire agli Stati membri, in conformità al principio di sussidiarietà, maggiore libertà di decidere se desiderano oppure no coltivare colture GM sul loro territorio" (considerando 6) - prevede che gli Stati membri siano autorizzati ad adottare "misure che limitino o vietino la coltivazione" di OGM "in tutto il loro territorio o in parte di esso e a modificare tali misure nel modo ritenuto opportuno, in qualsiasi fase della procedura di autorizzazione, di rinnovo dell'autorizzazione o di ritiro dal mercato dell'OGM in questione." (considerando 7).

Vista

la L.R. 22 novembre 2004, n. 25, recante "Norme in materia di organismi geneticamente modificati";

la delibera di Giunta regionale 23 marzo 2009, n. 308, recante "Recepimento dell’intesa del 13 novembre 2008 (rep. n. 204) tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di modifica dell'intesa del 15 dicembre 2005 recante Linee - guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano".

Nel ribadire la posizione contraria della Regione Emilia-Romagna all'utilizzo, nel nostro paese, di piante geneticamente modificate

Impegna la Giunta

ad attivarsi affinché il MiPAAF implementi il Piano nazionale di vigilanza e controllo delle sementi OGM e riprendano così i controlli sulla totalità dei lotti di sementi di mais;

più in generale a potenziare e migliorare la collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con il Ministero della Salute e con il Ministero dell'Ambiente, del Territorio e della Tutela del Mare nell'attività di vigilanza e controllo ed a tal fine ad impegnare il Governo ad emanare l'apposito Decreto da tempo in discussione, dopo averlo concordato ed adeguato secondo le richieste delle Regioni.

Invita il Governo

ad attivarsi in sede europea, ed in particolare in seno al Consiglio dell’Unione europea mediante i propri rappresentanti, affinché sia tempestivamente perfezionata la procedura legislativa ordinaria di approvazione della citata proposta di regolamento che consente agli Stati membri di limitare e vietare la coltivazione di OGM sul territorio nazionale;

ad emanare urgentemente il provvedimento interministeriale di divieto alla coltivazione, nel nostro paese, di piante geneticamente modificate.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 27 maggio 2014

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