n.208 del 30.07.2026 (Parte Seconda)
Oggetto n. 2952 - Ordine del giorno n. 9 collegato all'oggetto 2747 Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Documento di Economia e Finanza Regionale – DEFR 2027-2029". A firma dei Consiglieri: Proni, Calvano, Arduini, Bosi, Massari, Albasi, Daffadà, Costi, Petitti, Lori, Ancarani, Sabattini, Castellari, Critelli, Casadei, Valbonesi, Paldino, Quintavalla, Parma
L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Premesso che
la legge 84/1994, che disciplina il sistema portuale italiano, ha definito un modello organizzato attraverso 16 Autorità di Sistema Portuale (AdSP) dotate di autonomia amministrativa, finanziaria e gestionale, con funzioni di pianificazione, regolazione e gestione delle aree demaniali portuali;
tale modello si basa su una governance multilivello, in cui lo Stato esercita funzioni di indirizzo e vigilanza, mentre le Autorità operano in stretto raccordo con Regioni ed enti locali, garantendo il radicamento territoriale del sistema;
il sistema rappresenta un asset strategico per l'economia nazionale in termini di movimentazione merci, connessione con la rete logistica e integrazione nei corridoi europei TEN-T ed il suo funzionamento richiede che le AdSP possano gestire in maniera diretta risorse adeguate sia alle spese di gestione che di investimento, oltre che di un dialogo costante con i territori.
Reso noto che
il Consiglio dei ministri, in data 22 dicembre 2025, ha approvato un discusso e controverso disegno di legge di riforma organica del sistema portuale, attualmente all'esame del Parlamento, volto a riordinare la legge n. 84/1994 e dichiaratamente a rafforzare la competitività del sistema;
il provvedimento introduce una architettura di governance fortemente centralizzatrice, fondata sulla creazione della società pubblica "Porti d'Italia S.p.A.", con funzioni di cabina di regia nazionale per la pianificazione e la realizzazione delle infrastrutture portuali strategiche e per il coordinamento degli investimenti;
la riforma prevede il mantenimento delle Autorità di Sistema Portuale per le funzioni di gestione territoriale, concessioni e manutenzione ordinaria, affiancate tuttavia da un più invasivo coordinamento centrale per gli interventi strategici, con potenziali effetti di compressione dell'autonomia locale;
sono inoltre previste misure di semplificazione procedurale, ritenute da più parti problematiche, in particolare per l'approvazione dei piani regolatori portuali e per le attività di dragaggio, nonché strumenti di pianificazione unitaria volti a superare la frammentazione ma suscettibili di generare criticità operative e squilibri nell'integrazione con le reti logistiche europee.
Valutato che
il modello delineato dalla riforma - presentata senza un adeguato e preventivo coinvolgimento delle parti sociali, degli operatori e delle istituzioni territoriali - suscita diffuse perplessità per l'elevato grado di centralizzazione e per il trasferimento di funzioni e risorse dalle Autorità di Sistema Portuale alla nuova società Porti d'Italia S.p.A., con il rischio di indebolire la capacità finanziaria, programmatoria e operativa degli scali locali e di compromettere l'equilibrio tra coordinamento nazionale e autonomia territoriale;
emergono criticità rilevanti sotto il profilo della sostenibilità economico-finanziaria e della concorrenza, anche in relazione al previsto trasferimento di risorse dalle Autorità portuali alla nuova società, con il rischio che la riduzione delle disponibilità si traduca in un aumento di oneri e canoni a carico delle imprese operanti nei porti;
la scelta di configurare una società per azioni chiamata a svolgere al contempo funzioni pubbliche di pianificazione e governance e attività operative di mercato presenta profili di criticità e potenziale incompatibilità, in quanto può determinare sovrapposizioni tra livelli decisionali, aumento della complessità amministrativa e possibili distorsioni della concorrenza, anche in relazione alla commistione tra attività pubblicistiche e privatistiche;
è, inoltre, necessario salvaguardare il ruolo dei territori e delle Autorità di Sistema Portuale, valorizzandone le specificità e garantendo il coinvolgimento delle istituzioni locali e degli operatori economici, al fine di evitare il rischio di riduzione dell'efficienza del sistema e assicurare un equilibrio sostenibile tra governance nazionale e sviluppo territoriale.
Evidenziato che
la Regione Emilia-Romagna riveste un ruolo strategico nel sistema portuale nazionale attraverso il porto di Ravenna che, con oltre 28 milioni di tonnellate movimentate nel 2025, più di 212 mila TEU e il primato nazionale nelle rinfuse, si configura come infrastruttura essenziale per la competitività industriale e logistica del Paese e snodo centrale dell'Adriatico, con funzione di collegamento tra rotte internazionali, sistema produttivo del Nord Italia e corridoi logistici europei, nonché piattaforma di supporto alle principali filiere industriali, energetiche e agroalimentari;
il porto costituisce, inoltre, il fulcro di un sistema integrato con la Zona Logistica Semplificata (ZLS), configurando una piattaforma industriale, logistica ed energetica strettamente interconnessa con le infrastrutture portuali, ferroviarie e viarie, orientata all'intermodalità e alla connessione con i mercati internazionali, con effetti rilevanti sulla capacità di attrarre investimenti, sostenere l'export, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e rafforzare la competitività del sistema produttivo regionale e nazionale;
tale sistema rappresenta una leva strategica di sviluppo per l'intero territorio, con ricadute significative in termini economici, occupazionali e produttivi, e assume un ruolo crescente anche nelle politiche di transizione energetica, di innovazione logistica e di integrazione tra porto, retroporto e filiere industriali, rendendo particolarmente rilevante ogni intervento di riforma della governance portuale per gli equilibri economici, infrastrutturali e territoriali dell'Emilia-Romagna e del Paese;
la programmazione DEFR 2026-28 assegna un ruolo centrale al percorso di crescita infrastrutturale e di capacità competitiva del Porto di Ravenna, sia sotto il profilo del potenziamento dell'hub portuale, che rispetto al potenziamento dell'accessibilità ferroviaria e stradale allo stesso.
Impegna la Giunta
ad attivarsi nei confronti del Governo affinché
sia avviata tempestivamente una fase strutturata di confronto con le Regioni, gli enti territoriali, le Autorità di Sistema Portuale e le parti sociali e datoriali al fine di individuare interventi condivisi per il superamento delle criticità di un settore strategico quale quello portuale, assumendo quale base la piena e corretta attuazione della legge 84/1994;
sia profondamente rivista l'impostazione del DDL in discussione, scongiurando l'introduzione di meccanismi che determinino accentramenti di competenze e riallocazioni di risorse a favore della società Porti d'Italia S.p.A., tali da comprimere il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, indebolire la loro capacità di programmazione, gestione e sviluppo degli scali e incidere negativamente sull'equilibrio complessivo del sistema portuale nazionale e sulla competitività del sistema economico e logistico;
si eviti l'introduzione di modelli organizzativi che, attraverso la commistione tra funzioni pubbliche di governance e attività operative di mercato, possano determinare distorsioni della concorrenza, sovrapposizioni amministrative e un aggravio di costi per le imprese operanti nei porti, anche a fronte di una riduzione delle risorse disponibili per le Autorità di Sistema Portuale;
sia garantito un percorso che valorizzi il ruolo dei territori e delle Autorità di Sistema Portuale, assicuri la continuità operativa, la sostenibilità economica e la competitività del sistema portuale nazionale e delle relative connessioni logistiche e industriali.
Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 22 luglio 2026