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n.359 del 30.11.2016 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto 3449 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni presso il Governo al fine di garantire l'accesso allo SDI ed al Database del Viminale da parte delle Polizie Locali dell'Emilia-Romagna, valutando anche l'opportunità di elaborare una proposta congiunta con le altre Regioni, eventualmente prevedendo l'utilizzo di modelli di protocollo omogenei, e per rendere accessibile a costo zero anche ai corpi di polizia municipale l'accesso al servizio di visure online delle targhe messo a disposizione dal Pubblico Registro Automobilistico. A firma dei Consiglieri: Delmonte, Molinari, Fabbri, Rainieri, Bargi, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli, Rontini

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che:

- In Emilia-Romagna la Polizia locale è regolamentata dalla L.R. n. 24 del 2003 la quale prevede, all’art. 2 comma 2, che gli interventi regionali in materia di sicurezza privilegino: a) le azioni integrate di natura preventiva, b) le pratiche di mediazione dei conflitti e riduzione del danno, c) l’educazione alla convivenza nel rispetto del principio di legalità;

- Il decreto del Ministero dell'Interno 4 marzo 1987 n. 145 (Norme concernenti l'armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza), modificato dal d.m. 18 agosto 1989, n. 341 stabilisce le modalità di porto e detenzione e il tipo di armamento che può essere adottato con regolamento del consiglio comunale e per esclusiva difesa personale dell'operatore titolare dell'autorizzazione;

- A causa della normativa attuale, gli operatori di Polizia locale (9,9 operatori ogni 10.000 abitanti nella nostra Regione), lavorano quotidianamente sul territorio ed eseguono centinaia di controlli stradali senza avere gli strumenti necessari a valutare l’eventuale pericolosità del fermato.

Evidenziato che:

- L’articolo 8 della legge n. 121 del 1981 ha istituito, presso il Ministero dell’Interno, il Centro Elaborazione Dati per la raccolta delle informazioni e dei dati inerenti all’attività di pubblica sicurezza, di cui agli articoli 6, lettera a), e 7 della stessa legge. In particolare, i dati raccolti in base a quest’ultima norma sono custoditi nel c.d. Sistema D’Indagine (SDI) e posti a disposizione delle Forze di Polizia;

- L’accesso alla Banca Dati è possibile solo a persone debitamente autorizzate in sede locale dal proprio Funzionario/Ufficiale Responsabile e previa abilitazione di un apposito profilo, diversificato a seconda delle informazioni che il personale deve conoscere, in ragione delle mansioni da svolgere, avuto riguardo anche all’incarico ricoperto in seno alla propria Forza di Polizia;

- Nel novembre del 2003 il Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna approvò una proposta di legge alle Camere “Disposizioni per il coordinamento in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale e per la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza”, che, fra le altre cose, prevedeva che la polizia locale avesse accesso alla banca dati del Ministero dell'interno, nonché la gratuità dell'accesso alle banche dati di PRA e Motorizzazione civile che oggi, in maniera del tutto insensata, richiede il pagamento di un canone annuo di utilizzo;

- Successivamente alla presentazione, la Regione ha sostenuto in tutte le sedi la validità della proposta di Legge ottenendo anche il sostegno di, Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, Anci, Upi e Conferenza dei Presidenti delle Regioni;

- Poiché la proposta non ebbe seguito, così come un successivo DDL parlamentare che ne riprendeva molti contenuti, ad oggi, la Polizia locale non ha accesso né allo SDI, né al Database del Viminale;

- Sorte non diversa è toccata all’accordo sottoscritto fra Regione Emilia-Romagna e Ministero dell'Interno nel giugno 2004 per l'inserimento delle denunce per fatti costituenti reato raccolti dalla polizie locali nello SDI, che non ha mai avuto seguito nonostante la realizzazione, da parte della Regione, di un sistema software per la ricezione delle denunce e querele in forma informatizzata messo a disposizione delle polizie locali del territorio;

- Attualmente la Regione Lombardia, che già nel 2013 aveva presentato al Ministro dell'Interno Alfano un protocollo che prevedeva l'accesso allo SDI per le polizie locali, ha rinnovato l’interesse per la tematica sottoponendo all’attenzione delle altre Regioni una bozza di riforma nazionale della polizia locale che prevede l'accesso allo SDI per le polizie locali e cerca di raccogliere i consensi delle altre Regioni per poter presentare in Parlamento la proposta di legge;

Rilevato che:

- Solo oggi, ad oltre 5 anni di distanza dall’approvazione della legge n. 125 del 2008 (Pacchetto sicurezza “Maroni”), la situazione pare cominciare a sbloccarsi con l’avvio di "SiCom - Sicurezza in comune", un progetto guidato dal Comune di Prato e che coinvolge altri 12 Comuni delle Regioni del centro nord, fra cui Cesena, con l'obiettivo di fornire ai Comandi di Polizia locale strumenti e sistemi per operare mediante stazioni fisse, soddisfacendo le necessità legate alla gestione della sicurezza attraverso l'accesso in tempo reale alle banche dati disponibili. In tale ambito, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha predisposto uno schema di regolamenti che va a modificare il DPR n. 378 del 1982, concernente le procedure di raccolta, accesso, comunicazione, correzione ed integrazione dei dati e delle informazioni registrate nel CED. Tale modifica comporta la possibilità, per il personale della Polizia Municipale in possesso della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza addetto ai servizi di polizia stradale, di accedere oltre che allo schedario dei veicoli rubati, anche allo schedario dei documenti di identità rubati e smarriti inseriti nel CED nonché alle informazioni concernenti i permessi di soggiorno rilasciati e rinnovati.

Impegna il Presidente e la Giunta regionale:

- A farsi portavoce presso il Governo per garantire l'accesso allo SDI ed al Database del Viminale da parte delle Polizie Locali dell'Emilia-Romagna, valutando anche l’opportunità di elaborare una proposta congiunta con le altre Regioni, eventualmente prevedendo l’utilizzo di modelli di protocollo omogenei che valorizzino le esperienze fin qui avviate;

- A farsi portavoce presso il Governo affinché sia reso accessibile a costo zero anche ai corpi di polizia municipale l’accesso al servizio di visure online delle targhe messo a disposizione dal Pubblico Registro Automobilistico.

Approvata all’unanimità dalla Commissione I Bilancio Affari generali ed istituzionali nella seduta del 15 novembre 2016.

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