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n.99 del 03.04.2019 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 7233 - Risoluzione per impegnare la Giunta a mettere in campo ogni azione possibile con l'obiettivo di limitare il flusso di plastica e microplastiche nel mare, anche aderendo alle campagne, informative e di comunicazione, relative alla pulizia dei mari dalla plastica. A firma dei Consiglieri: Montalti, Bessi, Zappaterra, Molinari, Pruccoli, Campedelli, Tarasconi, Rontini, Serri, Marchetti Francesca, Poli, Rossi

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

secondo la Marine Strategy dell’Unione europea, contenuta all’interno della Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino e successivamente recepita in Italia con il d.lgs. n. 190/2010 “L’ambiente marino costituisce un patrimonio prezioso che deve essere protetto, salvaguardato e, ove possibile, ripristinato al fine ultimo di mantenere la biodiversità e preservare la diversità e la vitalità di mari e oceani che siano puliti, sani e produttivi.”.

Nel 2017 oltre 200 paesi hanno firmato, a Nairobi in Kenya, la Risoluzione delle Nazioni Unite per eliminare i rifiuti di plastica negli oceani del mondo. La risoluzione è un passo importante verso l'istituzione di un trattato giuridicamente vincolante che affronti il problema dell'inquinamento delle plastiche che affligge gli oceani del mondo.

Il 16 gennaio 2018 è stata approvata la prima strategia europea sulla plastica con il titolo “Strategia europea per la plastica nell’economia circolare” che si inserisce nel processo di transizione verso un’economia circolare, tentando in questo senso di dare nuove indicazioni per arrivare a ridurre la quantità di rifiuti, incentivare il mondo dell’industria e stimolare allo stesso tempo l’economia circolare.

Dato che

su scala europea, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione europea, i rifiuti marini costano 476,8 milioni di euro all’anno. Una cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca perché non è possibile quantificare l’impatto su tutti i comparti dell’economia. In particolare, il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione europea è pari a 411,75 milioni di euro.

La cattiva gestione dei rifiuti a monte è la causa principale del continuo afflusso dei rifiuti in mare. Infatti oltre la metà dei rifiuti raggiungono le spiagge perché non vengono gestiti correttamente a terra. Ma non è la sola. Ci sono anche i rifiuti abbandonati direttamente sulle spiagge o quelli che provengono direttamente dagli scarichi non depurati e dalla cattiva abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera.

Secondo lo studio della Fondazione Ellen MacArthur, presentato nel 2016 in occasione dell’apertura del Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, negli oceani finiscono 8 milioni di tonnellate di plastica all’anno, pari a un camion al minuto e si prevede che tra 15 anni le quantità raddoppieranno. Inoltre, se le tendenze attuali continueranno, entro il 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci.

Dato inoltre che

Legambiente, come da cinque anni a questa parte, ha svolto l’indagine “Beach litter 2018” dove ha monitorato 78 spiagge italiane con 48.388 rifiuti rinvenuti in un’area complessiva di 416.850 mq (pari a circa 60 campi di calcio) e una media di 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia campionata. Quello che si trova sulle spiagge italiane è soprattutto plastica (80%) tra cui tappi e anelli di plastica, cotton fioc, bottiglie e contenitori ecc.

L’associazione Marevivo, da anni si batte per la difesa del mare e delle sue risorse. Dopo aver perseguito la battaglia contro le microplastiche e i cotton fioc, l’associazione mette nel mirino le cannucce di plastica continuando la sua campagna di sensibilizzazione per ridurre l'uso della plastica monouso. In Europa, le cannucce sono infatti tra i primi 5 rifiuti raccolti sulle coste, ma in molti casi le cannucce finiscono negli oceani, dove restano per centinaia di anni, sminuzzandosi in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti dai pesci, entrando così nella nostra catena alimentare. Dati confermano che nel 71% degli uccelli marini e nel 30% delle tartarughe è stata trovata plastica nello stomaco.

La struttura oceanografica Daphne di Cesenatico ha contribuito, attraverso il progetto europeo “DeFishGear”, alla realizzazione di un’aggiornata stima dell’inquinamento da rifiuti in mare nei diversi comparti: in spiaggia, lungo la colonna d’acqua, sul fondale marino e nei pesci. Inoltre partecipa alla messa a punto di metodologie e protocolli di campionamento delle microplastiche, che comprendono anche nuove stime dei quantitativi presenti in mare.

Qualche settimana fa a Rimini si è costituito ufficialmente il primo comitato dell’Adriatico “Basta plastica in mare” che coinvolge diversi soggetti e dà il via al network contro la plastica, con l’obiettivo di sensibilizzare e mettere in campo progetti coinvolgendo il maggior numero di soggetti competenti, ma anche cittadini fin dalla giovane età.

Da un’idea del Comitato “Basta Plastica in Mare”, con la collaborazione di Romagna Acque e Centro Ricerche Marine di Cesenatico, è nato poi il progetto “Romagna Plastic Free”, il quale si pone l’obiettivo di cambiare le abitudini della cittadinanza, promuovendo azioni di educazione nelle scuole al consumo moderato della plastica, di implementare i sistemi di raccolta differenziata nel territorio romagnolo, passando sempre dalla diffusione delle buone pratiche. Si tratta di un marchio di sostenibilità rilasciato a chi cessa l’abuso e la dispersione di plastica monouso, per mare e per terra. E, anticipando la risoluzione UE, aderisce al protocollo d’intenti insieme a istituzioni, operatori del turismo e della pesca (attrezzature e calze della mitilicoltura). Si pone come orizzonte il 2023 per essere compiutamente realizzato.

Sottolineato che

i rifiuti marini hanno impatti su tartarughe, mammiferi e uccelli marini, filtratori, invertebrati o pesci, ossia tutti gli esseri viventi che vivono in contatto con l’ecosistema marino. Questi rifiuti possono intrappolare, ferire o essere ingeriti. L’ingestione dei rifiuti di plastica, in particolare, provoca soffocamento, malnutrizione ed esposizione alle sostanze tossiche contenute o assorbite dalla plastica.

La situazione, dati alla mano allarmante, è resa ancor più grave dalle caratteristiche dell’Adriatico: un mare chiuso con coste densamente popolate. Dove si sono riscontrate punte di 1000 rifiuti per chilometro quadrato nel Golfo di Venezia e valori decisamente superiori alla media anche nell’area turistica di Cesenatico.

Evidenziato che

la soluzione richiede politiche e misure coordinate, che coinvolgano più settori (gestione dei rifiuti urbani, legislazione per la prevenzione dei rifiuti, plastici in particolare, sensibilizzazione e informazione sui corretti comportamenti individuali, settori industriali a partire dalla pesca), misure che puntano ad azzerare la dispersione nell’ambiente dei rifiuti plastici, con attività di prevenzione, incrementando il riciclo degli imballaggi e prevedendo anche misure per la messa al bando di alcuni materiali.

La Regione Emilia-Romagna, a partire dalla legge n. 16 del 2015, ha deciso di voler transitare da un modello economico lineare basato sullo sfruttamento delle risorse naturali, senza alcuna prospettiva legata al riuso o al ripristino delle stesse, a una “economia circolare” in cui non vi sono prodotti di scarto e le materie vengono costantemente riutilizzate: il modello di gestione delineato è in linea con la “gerarchia dei rifiuti” europea, che pone al vertice delle priorità prevenzione e riciclo. L’attenzione si sposta quindi sulla parte a monte della filiera e non più su quella terminale, attraverso la progressiva riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio e l’industrializzazione del riciclo. Per andare verso una economia circolare è necessario lavorare ad un sistema in cui tutte le attività, a partire dalla produzione, siano organizzate in modo che lo scarto diventi risorsa. La prevenzione è la sfida del futuro e rappresenta uno dei temi su cui occorrerà investire nei prossimi anni promuovendo interventi atti al contenimento della produzione “alla fonte”. Ciò comporta, da un lato, trovare soluzioni per ampliare la durata di vita dei prodotti ed incentivare processi di produzione con meno sprechi e, dall’altro, orientare le scelte dei consumatori verso prodotti e servizi che generano meno rifiuti.

È necessario avviare al più presto, a partire dalle zone più colpite, la rimozione dei rifiuti dai fondali marini, coinvolgendo i pescatori.

La soluzione richiede infine anche una nuova consapevolezza di tutti gli attori in gioco, cittadini, turisti, esercizi commerciali, operatori turistici, amministrazioni locali e regionali, con l’obiettivo comune di mettere in campo comportamenti virtuosi, buone pratiche di comunità, laboratori territoriali, regolamenti e azioni sinergiche e coordinate, per la riduzione dei rifiuti plastici e l’azzeramento della loro dispersione nell’ambiente.

Impegna la Giunta a

mettere in campo ogni azione possibile con l’obiettivo di limitare il flusso di plastica e microplastiche nel mare, anche aderendo alle campagne, informative e di comunicazione, relative alla pulizia dei mari dalla plastica, ivi inclusa la valutazione delle modalità attraverso le quali sostenere gli operatori del settore per incentivare l’adeguamento tecnologico ed impiantistico delle imbarcazioni ai fini di una più agevole raccolta/separazione dei rifiuti plastici, nonché l’opportunità di realizzare iniziative per favorire gli operatori del settore che intendano svolgere l’attività di “spazzino dei mari”;

intraprendere un percorso di collaborazione virtuosa con i miticoltori per evitare la dispersione in mare delle calze in plastica utilizzate per la coltivazione e la raccolta dei mitili, prevedendo anche incentivazioni per l’efficace raccolta a terra delle medesime ed il loro corretto smaltimento; nonché a favorire innovazione e ricerca attraverso il sostegno a quei progetti che puntano a realizzare reti con nuovi materiali riciclabili e meno impattanti;

raccomandare ai Comuni di dotare i porti di appositi contenitori per lo smaltimento della plastica raccolta in mare;

valutare l’adozione, come fatto recentemente dalla Regione Marche, di un’apposita legge regionale per la riduzione dei rifiuti di plastica in mare;

sostenere il progetto di legge alle Camere “Disposizioni concernenti l’impiego di unità da pesca per la raccolta dei rifiuti solidi dispersi in mare e per la tutela dell’ambiente marino” a firma Muroni-Fornaro, attualmente in discussione nelle commissioni competenti.

Approvata all'unanimità dei votanti nella seduta antimeridiana del 12 marzo 2019

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