n.82 del 08.04.2026 periodico (Parte Seconda)

Oggetto n. 2204 - Risoluzione per impegnare la Giunta a rappresentare al Governo e al Parlamento la necessità di modificare lo schema di decreto relativo al nuovo Organismo per la parità, garantendo il mantenimento di una articolazione territoriale stabile e il rafforzamento delle funzioni delle Consigliere e dei Consiglieri di parità. A firma dei Consiglieri: Proni, Zappaterra, Lembi, Calvano, Castellari, Ancarani, Sabattini, Quintavalla, Petitti, Lucchi, Arduini, Massari, Parma, Fornili, Costi, Carletti, Lori, Costa, Albasi, Bosi, Ferrari, Daffadà, Gordini, Trande

L’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna
premesso che

la tutela contro ogni forma di discriminazione non si limita alla sola dichiarazione di un inderogabile principio, ma costituisce l’infrastruttura concreta su cui costruire la democrazia nei luoghi di lavoro e nei territori, basata sulla prossimità, sull’ascolto e sulla capacità di intervento;

su tale paradigma l’Italia ha costruito negli ultimi vent’anni, attraverso la rete delle Consigliere e dei Consiglieri di parità regionali e provinciali, un modello avanzato di presidio diffuso, capace di intervenire nei contenziosi lavorativi, di prevenire discriminazioni sistemiche e di accompagnare le lavoratrici e i lavoratori più vulnerabili;

un modello nel quale la capillarità territoriale non è elemento accessorio, ma il cuore stesso dell’effettività dei diritti, in particolare per le donne, le lavoratrici madri, le persone discriminate nei contesti periferici e nelle aree interne;

evidenziato che

lo schema di Decreto legislativo attuativo delle Direttive (UE) 2024/1499 e 2024/1500 presentato nei giorni scorsi dal Governo, pur muovendo nella direzione condivisibile del rafforzamento dell’indipendenza dell’organismo nazionale, introduce un modello fortemente centralizzato che rischia di comprimere o dissolvere la dimensione territoriale costruita negli anni, con il concreto rischio di un arretramento del presidio nei luoghi dove le discriminazioni si producono e si manifestano;

la centralizzazione, infatti, non è sinonimo di rafforzamento ed un’autorità indipendente priva di radicamento territoriale rischia di diventare un presidio simbolico e distante, incapace di intercettare le discriminazioni quotidiane, soprattutto quelle legate al lavoro, alla maternità, alla precarietà e alle condizioni socioeconomiche più fragili;

al contrario, le citate direttive europee, nell’imporre standard minimi vincolanti per il funzionamento degli organismi di parità, indipendenza dalla politica e dalle influenze esterne, finanziamenti stabili e sufficienti, prescrivono altresì facilità di accesso per i cittadini, che deve declinarsi anche in chiave di diffusione territoriale;

rilevato che

la Regione Emilia-Romagna, attraverso l’articolo 32 bis della legge regionale n. 6 del 2014 recante (Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere), ha dettato una serie di disposizioni organizzative, definendo anche le modalità di collegamento e collaborazione fra la Consigliera o il Consigliere di parità regionale e gli altri Organismi di garanzia regionali e la sua funzione di coordinamento della rete regionale delle Consigliere o dei Consiglieri di parità provinciali;

la Regione ha investito molto negli anni nella collaborazione con le Consigliere di parità, riconoscendone il ruolo strategico nei tavoli regionali sul lavoro, sulla contrattazione, sulle crisi aziendali e sulle politiche attive;

sebbene l’Emilia-Romagna vanti un sistema avanzato di tutela e prevenzione, la Relazione annuale 2024 mette in luce il permanere di un quadro in cui discriminazioni dirette e indirette, difficoltà di avanzamento verso ruoli di responsabilità, difficoltà di conciliazione vita e lavoro restano ad alimentare un gap di genere che ancora fatica a superarsi;

tutto ciò premesso e considerato,

nel ribadire che la prossimità istituzionale è condizione essenziale per garantire accesso effettivo alla tutela, condividendo le critiche avanzate dalle parlamentari del Partito Democratico su un testo che rischia di tradursi in una riduzione concreta della capacità di intervento delle Consigliere e dei Consiglieri di parità,

si impegna

a chiedere al Parlamento di assumere una posizione di netta contrarietà, attraverso il voto, allo schema di Decreto Legislativo;

impegna la Giunta

a rappresentare formalmente al Governo e al Parlamento la necessità di modificare lo schema di decreto, prevedendo una articolazione territoriale stabile e strutturata del nuovo Organismo per la parità, anche attraverso sedi regionali o presìdi permanenti;

a sollecitare il mantenimento e il rafforzamento delle funzioni oggi esercitate dalle Consigliere e dai Consiglieri di parità regionali e territoriali, in particolare in materia di:

·  intervento nel contenzioso lavoristico;

·  monitoraggio delle discriminazioni nei luoghi di lavoro;

·  partecipazione ai tavoli istituzionali regionali;

a promuovere, in sede di Conferenza Stato-Regioni, una posizione condivisa delle Regioni di contrarietà al Decreto, a tutela del principio di capillarità;

a garantire, nelle more dell’entrata in vigore del nuovo assetto, la continuità piena dei presìdi territoriali e la valorizzazione delle competenze maturate.

Approvata a maggioranza dalla Commissione VI Per la parità e per i diritti delle persone e Cultura nella seduta del 19 marzo 2026.

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