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n. 127 del 18.07.2012 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 2947 - Risoluzione sulla Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Verso una ripresa fonte di occupazione” - COM(2012)173 def. del 18 aprile 2012. Osservazioni dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell’articolo 5, comma 3 della legge n. 11 del 2005

La I Commissione “Bilancio, Affari generali ed istituzionali”

dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Visto l’articolo 38, comma 4, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa e la legge regionale 28 luglio 2008, n. 16, in particolare gli articoli 3, 4 e 6;

Visto l’articolo 5, comma 3, della legge n. 11/2005;

Vista la Risoluzione dell’Assemblea legislativa n. 2615 del 23 aprile 2012 "Sessione comunitaria 2012 - Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione Europea", in particolare le lettere i), j), k), o);

Viste la Risoluzione della I Commissione “Bilancio, Affari generali ed istituzionali” n. 664 del 26 ottobre 2010 “Legge n. 11 del 2005, articolo 5, comma 3. Osservazioni dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Youth on the Move - Un’iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell’Unione europea - COM (2010) 477 del 15 settembre 2010; la Risoluzione della I Commissione “Bilancio, Affari generali ed Istituzionali” n. 665 del 26 ottobre 2010 “Legge n. 11 del 2005, articolo 5, comma 3. Osservazioni dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna sulla Proposta di raccomandazione del Consiglio: Youth on the Move - Promuovere la mobilità dei giovani per l’apprendimento - COM (2010) 478 definitivo/2 del 1° ottobre 2010; la Risoluzione della I Commissione “Bilancio, Affari generali ed istituzionali” n. 1088 del 22 febbraio 2011” Legge n. 11 del 2005, articolo 5, comma 3: Osservazioni dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna sulla Proposta di Raccomandazione del Consiglio sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico - COM(2011) 19 def. del 31 gennaio 2011 e la Risoluzione della I Commissione “Bilancio, Affari Generali ed istituzionali” n. 2356 del 21 febbraio sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento […] relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (IMI) - COM(2011) 883 definitivo del 19 dicembre 2011. Osservazioni dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell’articolo 5, comma 3 della legge n. 11 del 2005 e esame di sussidiarietà ai sensi del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona.;

Vista la lettera del Presidente dell’Assemblea legislativa (prot. n. 19982 del 24 maggio 2012);

Vista la Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Verso una ripresa fonte di occupazione” - COM(2012)173 def. del 18 aprile 2012;

Visto il parere reso dalla IV Commissione Politiche per la salute e politiche sociali nella seduta del 26 giugno 2012 (prot. n. 24574 del 27 giugno 2012);

Visto il parere reso dalla V Commissione Turismo, Cultura, Scuola, Formazione. Lavoro, Sport nella seduta del 27 giugno 2012 (prot. n. 24629 del 27 giugno 2012);

Visto il parere reso dalla II Commissione Politiche economiche nella seduta del 28 giugno 2012 (prot. n. 24700 del 28 giugno 2012);

Visto il parere reso dalla Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini nella seduta del 29 giugno 2012 (prot. n. 24953 del 29 giugno 2012);

Viste lalegge regionale 30 giugno 2003, n. 12 (Norme per l'uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l'arco della vita, attraverso il rafforzamento dell'istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro);la legge regionale 1 agosto 2005, n. 17 (Norme per la promozione dell'occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro) e la legge regionale 30 giugno 2011, n. 5 (Disciplina del sistema regionale dell'istruzione e formazione professionale);

preso atto delle risultanze della seduta congiunta delle Commissioni “Bilancio Affari generali ed istituzionali”, “Politiche economiche”, “Politiche per la salute e politiche sociali”, “Turismo, Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport” e della “Commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini” dell’11 giugno 2012, alla presenza dell’Assessore alla Scuola, Formazione professionale, Università e ricerca, Lavoro;

preso atto dei contributi scritti trasmessi dalle parti sociali consultate dalla Commissione “Bilancio, Affari generali e istituzionali” in accordo con le altre Commissioni assembleari interessate, con riferimento alla Comunicazione della Commissione europea “Verso una ripresa fonte di occupazione”;

Considerato che la Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Verso una ripresa fonte di occupazione” fa parte degli atti segnalati nell’ambito della sessione comunitaria 2012, sui quali l’Assemblea e la Giunta regionale si sono impegnate a valutare, al momento della effettiva presentazione, l’opportunità di inviare osservazioni al Governo ai sensi della legge n. 11 del 2005, articolo 5, comma 3, per gli aspetti di competenza regionale, oltre all’eventuale esame della sussidiarietà delle proposte legislative da parte dell’Assemblea;

Considerata l’importanza di rafforzare il dialogo tra i livelli parlamentari anche sugli aspetti di merito delle proposte e delle iniziative presentate dalla Commissione europea alla luce dei recenti sviluppi del dialogo politico (cd. procedura Barroso) tra Parlamenti nazionali e Commissione europea;

Considerato che la ComunicazioneVerso una ripresa fonte di occupazione” (cd. Pacchetto Occupazione) vuole definire la strategia per l’occupazione e la creazione di posti di lavoro che la Commissione europea intende adottare nei prossimi anni, individuando i settori che presentano le migliori prospettive occupazionali e ribadendo l’importanza di una nuova dimensione sociale e occupazionale nella governance dell’UE e individuando le misure da adottare per realizzare l'obiettivo della strategia Europa 2020 in materia di occupazione e rafforzare la dimensione occupazionale della strategia stessa;

Considerato che è positivo, e ormai necessario, sviluppare anche a livello di Unione europea una crescente attenzione al tema dell’occupazione, che deve essere messo al centro della strategia per una ripresa strutturale e non solo congiunturale di tutta l’Europa, evidenziando le tendenze e le sfide del mercato del lavoro e sottolineando l’importanza di temi fondamentali come: creare nuove opportunità per i giovani, sviluppare il potenziale occupazionale, potenziare le nuove tecnologie della comunicazione di alcuni settori particolari (come quelli legati al comparto sanitario), in un’ottica complessiva di inclusività del mercato del lavoro e dei servizi per l’occupazione;

Considerato, infine, che le politiche occupazionali e formative poste in essere in questi anni dalla Regione Emilia-Romagna si sono mosse sulla linea direttrice: non c’è occupazione senza crescita e non c’è crescita senza occupazione “qualificata” e politiche di formazione adeguate e complementari, nella consapevolezza che il sistema produttivo della nostra regione per competere a livello mondiale non può puntare su costi al ribasso del lavoro ma, viceversa, deve incrementare qualità e innovatività di prodotti e servizi, investendo nel lavoro qualificato e che ancor più decisivo sarà, in futuro, l’investimento in conoscenza, formazione e ricerca, settori in cui la Regione Emilia-Romagna ha avviato politiche e interventi coerenti;

a) Si esprime con riferimento all’atto in esame, osservando quanto segue :

- si condivide l’assunto di fondo su cui si basa la Comunicazione per il quale le prospettive di crescita dell’occupazione “dipendono in larga misura dalla capacità dell’UE di produrre crescita economica mediante politiche macroeconomiche, industriali e di innovazione appropriate”, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 di perseguire e garantire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva in grado di produrre conoscenza e attivare innovazione, di tutelare l’ambiente ed incentivare l’occupazione. Questi sono, infatti, i fattori che esprimono una reale misura dell’efficienza e creano le condizioni per una effettiva coesione sociale e territoriale. Tuttavia, si rileva che nella definizione dalla strategia e nella declinazione degli interventi, seppure condivisibili in linea generale, dalla Comunicazione non emerge a sufficienza un elemento: l’incremento dell’occupazione dipende imprescindibilmente da una serie di interventi e politiche macroeconomiche orientati alla crescita e allo sviluppo che impongono una nuova visione dell’economia e della società a tutti i livelli. Negli ultimi anni, in effetti, ha prevalso l’idea che le cause della disoccupazione siano da attribuire alla rigidità dei prezzi e dei salari. I rimedi a tali cause sono stati individuati in politiche di deregolamentazione dei mercati ed in particolare del lavoro e dei capitali. Le conseguenze di tali politiche sono state la persistente stagnazione dei redditi a sfavore delle classi di reddito medie e basse. Gli attuali alti livelli di disoccupazione e lo scarso utilizzo della capacità produttiva, però, mostrano quanto l’insufficienza della domanda aggregata sia diventata un chiaro ostacolo allo sviluppo. La crisi ha rappresentato uno spartiacque mostrando i limiti di un modello di crescita globale, trainato per lo più dalle esportazioni, che si sta rivelando particolarmente destabilizzante nell’Unione Europea, l’area del mondo commercialmente più integrata, ricca e con sistemi di welfare che non hanno eguali;

- si sottolinea, quindi, come l’egemonia culturale dell’economia dell’offerta, nel processo di costruzione della moneta unica, ha fatto prevalere l’idea che il buon funzionamento dei mercati avrebbe assicurato le trasformazioni strutturali e la convergenza dei Paesi membri e che su questa idea è stata costruita, sinora, la stessa architettura istituzionale europea che, soprattutto con il Patto di Stabilità e con il solo rigore monetario, sta rinunciando a politiche coordinate di investimento su scala europea, sottraendo autonomia nella gestione della domanda aggregata degli Stati membri e subordinando il lavoro e l’occupazione agli obiettivi della stabilità dei prezzi e vincoli di bilancio, relegandoli alle politiche dell’offerta.

Si evidenzia che, anche alla luce delle precedenti riflessioni, ormai è diventata imprescindibile una nuova visione delle politiche di crescita e sviluppo che devono avere come linee di azione il valore del lavoro e dell’impresa, del welfare e dell’ambiente, del sapere e della giustizia sociale, con l’obiettivo di promuovere la piena e buona occupazione. Per far ciò è necessario puntare su sistemi produttivi orientati sulla varietà, qualità ed innovatività dei prodotti, il cui contraltare sono politiche per l’occupazione incentrate sulla complementarietà delle competenze di lavoro e di sapere necessarie alla loro produzione. I prodotti riflettono i legami con le capabilities che il sistema riesce a generare e a sedimentare e l’istruzione, la formazione tecnica e le politiche di welfare sono una componente fondamentale di questo percorso, proprio perché contribuiscono a rafforzare i legami fra innovazione, diversificazioni e capabilities. E’ necessario, quindi, realizzare un percorso di sviluppo basato su un sistema imprenditoriale innovativo e socialmente responsabile, su specializzazioni produttive, su forti relazioni e collaborazioni per assicurare produzioni diversificate e di qualità. Ciò richiede di attuare programmi e politiche industriali capaci di promuovere la ricerca ed il trasferimento tecnologico, l’innovazione e la RSI, la finanza per lo sviluppo delle imprese, l’internazionalizzazione, lo sviluppo territoriale e l’attrattività, la semplificazione burocratica, amministrativa e lo sviluppo digitale. Queste sono le scelte e le politiche che la Regione Emilia-Romagna sta mettendo in atto per attuare un processo innovativo capace di ampliare la gamma dei prodotti e delle opportunità che esse generano in termini di investimento e incremento di buona occupazione e reddito, ma è necessario che questo approccio diventi di sistema anche a livello nazionale ed europeo.

- Aldilà delle politiche poste in essere dalla Regione Emilia-Romagna, si evidenzia, inoltre, che il tema dell’occupazione in generale e anche molte delle indicazioni contenute nella Comunicazione della Commissione europea dovrebbero essere affrontati, innanzitutto, dagli Stati membri, in modo da sviluppare le politiche e le azioni in un quadro generale che risulti coerente e in un’ottica che non è soltanto quella della tutela del lavoro, ma della generazione stessa del lavoro. La Commissione europea, infatti, con questo atto si rivolge agli Stati nazionali, con una duplice conseguenza: da un lato la necessità, per il Governo italiano, di “omogeneizzare”, nel senso di adottare una strategia di fondo comune e condivisa tra le varie regioni, che, anche per condizioni oggettive di partenza, persistono in comportamenti e politiche differenziate e frammentarie e, dall’altro lato, che il principale riferimento per il cd. Pacchetto Occupazione resta il quadro delle normative nazionali sul lavoro, nel contesto delle quali si “muovono” anche le Regioni, e che in queste normative, al momento, le indicazioni contenute nella Comunicazione non sempre trovano adeguato riscontro;

- anche in questo senso, si rileva che dalla Comunicazione emergono delle ambiguità che riguardano proprio l’azione europea nel campo dell’occupazione e della crescita. Questo atto, infatti, seppure, come detto, condivisibile nell’individuazione di una serie di possibili misure e interventi e nei suoi obiettivi generali, omette del tutto il tema delle politiche macroeconomiche e finanziarie che devono essere messe in campo a sostegno della crescita. Come già sottolineato pèiù volte, un’adeguata politica per l’occupazione non può prescindere da scelte macroeconomiche più generali come i vincoli di bilancio, il patto di stabilità, il tema della fiscalità a vantaggio di lavoro e imprese, politiche di reale sostegno ed incentivo alla domanda interna, e molto altro ancora.

Entrando maggiormente nel dettaglio della Comunicazione, osserva che:

- i settori prioritari in grado di generare occupazione secondo la Commissione europea sono la cd. green economy, il settore sanitario e dei servizi alle persone, e le tecnologie. Pur condividendo l’importanza di questi settori, si ribadisce che politiche adeguate per l’occupazione anche in questo caso non possono prescindere dalle politiche economiche e per la crescita. Con riferimento al settore sanitario o dei servizi alla persona, ad esempio, la possibilità di creare occupazione non può prescindere dall’ammontare delle risorse che si decide di investire nel settore e dalla qualità delle politiche pubbliche messe in campo. Si evidenzia, a questo proposito, che a seguito degli eventi sismici che hanno colpito così duramente varie aree della Regione Emilia-Romagna, tra cui le zone di insediamento del distretto biomedicale, che costituisce un’eccellenza imprenditoriale a livello europeo, si pone l’urgenza di investimenti pubblici e privati in grado di consentire la ripresa produttiva,e quindi occupazionale, di un settore strategico per l’intera Unione Europea;

- sempre con riferimento ai settori in grado di generare occupazione, che effettivamente possono rappresentare linee di sviluppo in grado di creare nuova e “migliore” occupazione, si sottolinea che non dovrebbero essere intesi solo come sviluppo di nuovi settori economici a se stanti, ma piuttosto come elementi di trasformazione, crescita e sviluppo di tutti i diversi settori e comparti economici, perché solo un approccio trasversale di questo tipo può garantire realmente importanti ricadute quantitative e qualitative sull’occupazione. L’economia verde, ad esempio, deve essere vista anche come un nuovo modo di ripensare alla produzione dei beni: si tratta di determinare la qualificazione dei processi produttivi in un’ottica di risparmio energetico e di riduzione degli impatti ambientali (dal settore della meccanica, alla ceramica), di costruire in modo sostenibile, di pensare nei diversi settori che presentano enormi potenzialità di sviluppo, come ad esempio il turismo nella nostra regione, a modelli di fruizione finalizzati alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente. In quest’ottica va dato rilievo a tutto il settore dell’imprenditoria sociale e alla necessità di politiche che favoriscano e incentivino la responsabilità sociale d’impresa come criterio qualificante per un nuovo modello di sviluppo. Anche i cambiamenti demografici e l’invecchiamento della popolazione impongono ormai un ripensamento dei prodotti e dei servizi: i nuovi bisogni della popolazione devono incidere trasversalmente sul modo di pensare alla creazione dei prodotti e alla fornitura dei servizi, che non possono più essere visti solo nell’ottica, seppure importante, del potenziamento dei servizi di cura. A tal fine è essenziale l’innovazione di settori tradizionali (quali le costruzioni e l’abitare, la domotica) nonché il ripensamento dei servizi alla persona, come nel campo dei servizi turistici ad esempio. Nella stessa logica devono essere intese le tecnologie per l’innovazione (TIC): non solo, quindi, lo sviluppo di prodotto e servizi di per sé ad alto contenuto tecnologico, ma anche e soprattutto l’inserimento trasversale delle tecnologie abilitanti che devono innovare e stimolare la crescita di tutti i settori dell’economia determinando, a cascata, la creazione di posti di lavoro nuovi e qualificati;

- si evidenzia l’importanza della materia dei tirocini collegati al tema più ampio del mercato del lavoro europeo.

- si propone, inoltre,di inserire tra i settori prioritari in grado di generare occupazione, già individuati nella Comunicazione dalla Commissione europea anche il turismo, sia alla luce del potenziale di sviluppo del settore nei suoi diversi ambiti, che per la sua natura trasversale rispetto agli altri settori economici.

- Nell’ottica di un approccio di genere al tema delle politiche per l’occupazione e nella convinzione che la parità di genere costituisce un’altro aspetto fondamentale e trasversale delle strategie per la ripresa economica e di sviluppo sostenibile per la strategia Europa 2020, si sottolinea positivamente che, con riferimento all’obiettivo di contrastare le discriminazioni nell’accesso e nella permanenza sul lavoro qualificato, nell’accesso alle opportunità di carriera ed ai livelli decisionali e le differenze retributive, dalla Comunicazione si evince in modo determinante la necessità di garantire la qualità delle “transizioni”professionali e di sviluppare percorsi inclusivi anche tramite la piena realizzazione delle pari opportunità di genere nel lavoro;

- si evidenzia l’importanza di incoraggiare le scelte formative e professionali delle donne orientandole verso le nuove opportunità offerte dall’economia verde e dalle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) promuovendo, ad esempio, attraverso il ruolo chiave dei servizi pubblici per l’impiego e di politiche attive per il lavoro, l’aumento della presenza femminile nei percorsi tecnico scientifici ed imprenditoriali legati a tali settori, l’innalzamento ed il riconoscimento delle competenze acquisite e favorendo, in tal modo, il contrasto alla persistente disparità retributiva tra donne e uomini;

- si evidenzia, inoltre, nel settore della sanità e del sociale, a fronte di un massivo e crescente impiego di risorse femminili, la necessità di attivare percorsi occupazionali e di riorganizzazione delle modalità e dei meccanismi di gestione del lavoro (nuovi modelli organizzativi) rispettosi dei tempi, dei ruoli e degli impegni trasversali delle donne e si sottolinea l’importanza, anche in tempi di crisi, dello sviluppo di infrastrutture sociali di qualità e dell’occupazione nei settori dell’assistenza sociale e sanitaria, ove la ricerca, le TIC, la robotica e la domotica possono svolgere un ruolo fondamentale. Sviluppare politiche in tale direzione, infatti, non solo può favorire l’occupazione e l’imprenditorialità femminile nel settore del welfare (tra cui l’emersione e la qualificazione del lavoro di cura delle badanti) ma può agevolare le donne e le famiglie come utenti dei servizi per la conciliazione;

- Si segnala l’importanza di mantenere un approccio trasversale delle politiche di genere rispetto alle politiche settoriali e il ruolo fondamentale che queste ultime possono giocare per contribuire a rimuovere gli ostacoli ancora presenti. Si pensi, ad esempio, a come sistemi integrati di trasporto pubblico, che possano ridurre costi e tempi di spostamento, influiscono positivamente sul lavoro delle donne; oppure agli interventi di contrasto degli stereotipi di genere nell’educazione e nella cultura, rivolti ai giovani e alle scuole, ma anche all’interno delle aziende. Da questo punto di vista si sottolinea che la disponibilità di statistiche di genere non solo potrebbe incidere positivamente creando maggiore consapevolezza rispetto alle problematiche tutt’ora aperte, ma può fornire dati utili a impostare politiche, interventi e azioni più efficaci, sul presupposto che per approntare politiche adeguate è essenziale monitorare e valutare l’impatto differente sulle donne e sugli uomini delle singole scelte.

- Con riferimento al settore sanitario ed in particolare al miglioramento della programmazione e previsione del personale sanitario nell’Unione europea, si segnala che la programmazione dei fabbisogni di personale nel nostro Paese è una funzione piuttosto centralizzata, basata anche sulle singole dichiarazioni di fabbisogni regionali, e che in questi ultimi anni, non senza difficoltà, si sta tentando di fondare queste rilevazioni su metodologie statistiche comuni e condivise, nell’ottica di far coincidere, il più possibile, fabbisogni professionali e offerta formativa universitaria. Da questo punto di vista, si evidenzia che qualsiasi azione a livello europeo tesa allo scambio di buone pratiche o ad elaborare metodi previsionali comuni ed accreditabili nei vari Stati membri che consenta una programmazione sempre più efficace della forza lavoro, deve essere valutata in modo assolutamente positivo. Dopo aver armonizzato le metodologie e le capacità previsionali in tema di esigenze di personale sanitario, la creazione di una base comune di dati confrontabili a livello europeo, sarebbe estremamente utile, per confrontare necessità e fabbisogni dei diversi Stati membri, nell’ottica di un allargamento del mercato del lavoro europeo che è direttamente connesso all’esercizio delle libertà di libera circolazione dei lavoratori e di libera prestazione dei servizi garantite dai Trattati. Si tratta di un valore aggiunto di grande importanza che si collega direttamente anche al tema della revisione e razionalizzazione dei profili professionali nel settore sanitario e del ruolo essenziale che l’Unione europea gioca in termini di riconoscimento reciproco delle professioni sanitarie, e che può giocare in termini di implementazione delle competenze di professioni sanitarie non mediche, con ricadute positive anche in termini di incremento delle possibilità lavorative e di maggiore efficienza del mercato del lavoro in questo settore;

- sempre con riferimento al tema del fabbisogno di competenze nel settore sanitario, si sottolinea l’importanza del punto 2. “Anticipare meglio il fabbisogno di competenze nel settore sanitario” del Piano di azione per il personale sanitario dell’UE (inserito nell’Allegato alla Comunicazione). Il piano d’azione infatti si sofferma su aspetti qualitativi complementari rispetto a quelli più quantitativi evidenziati in precedenza, che intervengono in settori di significativa competenza anche delle regioni (come ad esempio i sistemi di Educazione Continua in Medicina), mentre si segnala una certa difficoltà di interpretare le indicazioni contenute nei successivi punti 3 e 4 (fidelizzazione del personale sanitario e assunzione di operatori sanitari sulla base di principi etici) e della loro attuazione pratica nel nostro Paese, in considerazione delle normative concorsuali che regolano le assunzioni nel settore sanitario, che nel nostro ordinamento, sono piuttosto stringenti e dettagliate.

- Si evidenzia infine, in un momento di crisi occupazionale così diffusa nel territorio dell’Unione, l’importanza di di monitorare i flussi migratori extracomunitari al fine di porre in essere interventi e politiche occupazionali in grado di coniugare le legittime aspettative dei cittadini stranieri con le reali possibilità occupazionali che il territorio dell’Unione può offrire.

d) Sulla base di quanto precede rileva l’opportunità di trasmettere la presente Risoluzione al Governo, per il tramite della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, quali osservazioni ai sensi dell’articolo 5, comma 3, della legge 11/2005, ai fini della formazione della posizione italiana.

e) Dispone l’inviodella presente Risoluzione, al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati per l’inoltro alle competenti Commissioni parlamentari;

f) Dispone l’inviodella presente Risoluzione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna, per garantire il massimo raccordo tra gli organi della Regione nello svolgimento delle rispettive attività e competenze, assegnate dalla legge e dal regolamento;

g) Impegna la Giunta ad assicurare un’adeguata informazione sul seguito della Comunicazione e in merito all’attuazione delle misure in essa contenute, informando le competenti Commissioni assembleari circa le modalità e i contributi concreti della partecipazione della Regione Emilia-Romagna al processo decisionale e le iniziative assunte nelle opportune sedi nazionali ed europee;

h) Dispone inoltre l’invio della presente Risoluzione, per opportuna conoscenza, ai parlamentari europei eletti in Emilia-Romagna e ai membri emiliano-romagnoli del Comitato delle Regioni, al Network sussidiarietà del Comitato delle Regioni, alle Assemblee legislative regionali italiane ed europee per favorire la massima circolazione delle informazioni sulle attività di partecipazione alla fase ascendente.

Approvata a maggioranza nella seduta del 3 luglio 2012, ai sensi dell’articolo 38, comma 4 del Regolamento interno e della legge regionale n. 16 del 2008

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