n.54 del 11.03.2026 periodico (Parte Seconda)

Oggetto n. 2123 - Risoluzione per impegnare la Giunta a perseguire ogni possibile soluzione per arginare al meglio gli impatti negativi che le scelte del Governo nazionale avranno sulle politiche di sviluppo della Montagna e delle Aree Interne improntate negli anni dalla Regione attraverso percorsi condivisi con gli Enti locali e con gli attori territoriali e perseguite attraverso un'azione plurisettoriale integrata e coordinata per la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale del nostro Appennino. A firma dei Consiglieri: Daffadà, Quintavalla, Lori, Valbonesi, Larghetti, Calvano, Casadei, Paldino, Castellari, Parma, Fornili, Ancarani, Lucchi, Lembi, Muzzarelli, Bosi, Proni, Carletti, Costa, Albasi, Sabattini, Arduini, Petitti, Burani, Trande, Costi, Ferrari

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Premesso che

in data 5 febbraio 2026 in Conferenza Unificata è stato licenziato lo Schema di DPCM relativo all'emanazione dei nuovi criteri di classificazione dei comuni montani, in attuazione della L.131/25, senza l'intesa delle Regioni.

Infatti, sebbene i parametri di catalogazione siano stati ampliati rispetto all'ipotesi iniziale, nulla è stato accolto dal Governo dei rilievi mossi durante i numerosi incontri susseguitisi nei mesi precedenti rispetto alla totale assenza di valutazioni relative alle caratteristiche demografiche e socioeconomiche che definiscono i fattori di criticità di un luogo, rinviate a successivo decreto.

Il risultato è un nuovo elenco di comuni la cui montanità è definita da altimetria e pendenza, ma che non necessariamente accederanno alle misure stabilite dalla L 131, poiché potrebbero non avere i requisiti di problematicità su cui ancora deve aprirsi la discussione.

Evidenziato che

la situazione di incertezza aperta dal DPCM è evidente nel testo stesso dell'Accordo che - in assenza di analisi di impatto - consente alle Regioni di usare i fondi FOSMIT anche per i Comuni montani storici ora esclusi dall'elenco e prevede che, fino all'adozione dei Decreti di riordino delle agevolazioni, restino valide tutte le misure agevolative precedenti, al momento non censite. Lo stesso MEF ha evidenziato, a tal proposito, una serie di criticità il cui impatto, ad oggi, non è noto.

Rilevato che

alla base della nuova classificazione c'è la necessità, chiaramente esplicitata dal Ministro Calderoli, di concentrare le poche risorse a disposizione - sempre gli stessi 200 milioni dal 2021 ad oggi - su una platea più ristretta di destinatari.

Il passaggio da 4.201 a 3.715 Comuni montani - risultato davvero poco impattante in termini numerici e, dunque, di concentramento delle risorse - ha invece effetti territoriali decisamente distorsivi: contrapposizione tra Alpi e Appennino, contrapposizione tra comuni di crinale e comuni collinari. Contrapposizioni di territori, insomma, in luogo di politiche di sistema che creino sinergie fra montagna e pianura, le uniche in grado di ridare forza e futuro a questi luoghi spesso periferici, ma che richiedono progettualità e risorse che questo Governo non sa o non vuole spendere.

Sottolineato che

i nuovi criteri porteranno nella nostra Regione al riconoscimento di 99 Comuni montani rispetto ai 121 classificati ai sensi della LR 2/04, numeri che sono il risultato dell'ingresso di 9 nuovi Comuni, mentre altri 9 finora riconosciuti da ISTAT escono dalla classificazione di montanità, generando una sperequazione territoriale che penalizza in particolare la Città Metropolitana di Bologna, che perde 6 Comuni (-30,5%).

Numeri che mettono in crisi progetti e investimenti presenti e futuri, perché significano non potere più attingere a risorse dedicate sulla sanità, l'istruzione, l'imprenditoria e il lavoro, sull'acquisto e ristrutturazione di immobili, sulla manutenzione infrastrutturale.

Reso noto che

in una Regione in cui la Montagna vale il 40% del territorio, ripopolare queste aree è stato, è e resta un imperativo: già nella scorsa Legislatura vi è stato un netto incremento dei fondi e delle progettualità destinati ai Comuni montani, per aumentare i servizi di prossimità e la rete infrastrutturale, per creare opportunità di lavoro, per recuperare il patrimonio abitativo rendendolo appetibile a nuovi residenti, soprattutto a giovani famiglie. Non solo, ma con l'approvazione nel maggio 2024 del PdL alle Camere recante "Fiscalità incentivante per le aree montane appenniniche svantaggiate", l'Emilia-Romagna si era fatta portatrice di una proposta sistemica di fiscalità di vantaggio che non ha mai visto iniziare l'iter parlamentare e che non trova concrete ipotesi attuative nemmeno nella L. 131.

Già nel dicembre scorso, in occasione dell'approvazione della Nota di Aggiornamento al DEFR, con ODG 1763 l'Assemblea Legislativa aveva espresso la necessità di rivedere profondamente i criteri che fanno dipendere la montanità di un Comune esclusivamente da altimetrie e pendenze, senza tenere in alcuna considerazione gli elementi di fragilità socioeconomica del territorio.

A seguito della scelta portata avanti dal Governo, dunque, la Regione Emilia-Romagna, coerentemente con le linee di Mandato del Presidente de Pascale ed in continuità con le scelte fatte nella legge di bilancio 2026/2028 - che ha aumentato del 60% le risorse del Fondo montagna regionale - ha annunciato che intende ripristinare con propri mezzi l'equilibrio costruito in questi anni, non lasciando indietro nessun comune escluso dalle scelte del Governo e continuando a perseguire quelle strategie territoriali integrate che connettono Valli e Crinali in un unico disegno di sviluppo economico, sociale e ambientale.

Impegna la Giunta

a perseguire ogni possibile soluzione per arginare al meglio gli impatti negativi che le scelte del Governo nazionale avranno sulle politiche di sviluppo della Montagna e delle Aree Interne improntate negli anni dalla Regione attraverso percorsi condivisi con gli Enti Locali e con gli attori territoriali e perseguite attraverso un'azione plurisettoriale integrata e coordinata per la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale del nostro Appennino.

A verificare quali ulteriori opportunità possano offrire le programmazioni insistenti sulle Aree Interne e sul Piano regionale degli investimenti al fine di garantire ulteriori fonti di sostegno ai Comuni montani della nostra Regione.

A richiedere tramite tutte le sedi istituzionali opportune una approfondita analisi di quelli che saranno gli impatti reali dei cambiamenti introdotti, al fine di un tempestivo intervento di revisione in caso di storture ed inefficienze.

A ribadire al Governo la necessità che le successive fasi di attuazione delle deleghe contenute nella

L 131/25, a partire dal riordino delle misure agevolative, siano condivise con Regioni ed Enti Locali in maniera più costruttiva e non preconcetta, al fine di evitare l'emanazione di norme confuse, inefficaci e potenzialmente dannose.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 18 febbraio 2026

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