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n.442 del 23.12.2020 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto 2034 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi, presso le Istituzioni coinvolte e l’Ordine dei giornalisti, affinché i mass media si attengano ad una corretta informazione e ad una obiettiva narrazione nei casi di violenza di genere. A firma dei Consiglieri: Pigoni, Mori, Bondavalli, Amico, Caliandro, Rossi, Zamboni, Fabbri, Zappa-
terra, Pillati, Sabattini, Rontini, Tarasconi, Costi

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che

il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per invitare i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno;

la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani tra le più diffuse al mondo come dichiarato dalla Convenzione di Istanbul, recepita dall’Italia nel 2013, che condanna “ogni forma di violenza sulle donne e la violenza domestica” e riconosce come il raggiungimento dell’uguaglianza sia un elemento chiave per prevenire la violenza assegnando a tal fine all’informazione un ruolo specifico e precise responsabilità;

nel corso di questi ultimi anni alcuni mass media hanno raccontato, in numerosi articoli con titoli ad effetto, episodi di violenza sulle donne, basandosi su stereotipi e pregiudizi, cadendo in morbose descrizioni o indulgendo in dettagli spesso superflui, violando norme deontologiche e trasformando l’informazione in sensazionalismo deviando la percezione del lettore alterando in modo inaccettabile la realtà dei fatti.

Considerato che

nel 2014, una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna su articoli di cronaca riguardanti casi di donne uccise dai partner pubblicati su tre quotidiani italiani nel 2012 (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa) mostrò come il “romanticismo della violenza” facesse parte di un codice narrativo molto utilizzato dai media in questi casi, narrazione che alcuni mass media continuano a descrivere nei titoli e negli articoli anche sugli ultimi episodi di violenza di genere commessi nel nostro paese;

nel 2016, l’Ordine dei giornalisti ha adottato un documento della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) relativo a come parlare di violenza sulle donne sui media che però non sempre sembra essere rispettato dalle redazioni a causa, tra l’altro, di intenti di diffusione meramente merceologici;

nel luglio del 2019, il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso, una comunicazione invitando i mass media “ad astenersi dal riportare informazioni e dettagli che possano condurre, anche in via indiretta, alla identificazione delle vittime” nei casi di violenza sessuale.

Evidenziato che

durante il lockdown, come riportato da una specifica ricerca di Istat, sono aumentate in maniera considerevole le chiamate al numero verde Antiviolenza e stalking del Dipartimento delle pari opportunità e nella nostra regione, come nel resto d’Italia, evidenziato tante realtà sommerse;

Dato atto che

per contrastare la discriminazione dell’immagine femminile, la Regione Emilia-Romagna, come stabilito dalla L.R. 6/2014, considera fondamentale, avvalendosi anche della collaborazione del CORECOM, promuovere un uso responsabile di tutti gli strumenti di comunicazione fin dai primi anni di vita, affinché i messaggi, sotto qualunque forma e mezzo espressi, discriminatori o degradanti, basati sul genere e gli stereotipi siano compresi, decodificati e superati.

Valutato che

i mass media possono avere un grande impatto nel diffondere una diversa mentalità riguardo al rapporto tra i generi. La comunicazione e l’informazione sugli ultimi episodi di violenza sulle donne ha confermato l’evidenza di un’arretratezza e una impreparazione di giornali e tv sul tema della violenza di genere. 

Ritenuto che

come ci suggeriscono le statistiche sulla violenza sulle donne, abbiamo il dovere di ammettere che esiste una violenza legata al voler limitare la libertà di movimento e pensiero della propria compagna/moglie/ex compagna/ex moglie, che ha dimensioni molto maggiori e origini complesse rispetto a quanto accade agli uomini che denunciano maltrattamenti e violenze da parte delle donne e che la cultura repressiva nei confronti delle donne “in quanto donne” è ancora estremamente presente; 

sia necessario promuovere, anche nel linguaggio comune dove ritroviamo l’espressione di una società che fa fatica ad evolvere, il formarsi di una nuova cultura, partendo dalle parole, dall’immaginario, dalla realtà, modificando i termini con cui vengono raccontati gli episodi di violenza sulle donne, sgombrando il campo da ogni possibile ambiguità e sottolineando che non ci sono cause, non ci sono spiegazioni o moventi di alcun genere che possano giustificare la violenza e l’omicidio; 

sia necessario attivarsi, prontamente, perché i mass media prestino grande attenzione nel raccontare gli episodi di violenza contro le donne con una corretta comunicazione che si attenga all’oggettività dei fatti, senza pregiudizi, focalizzata sull’importanza dei termini e sullo stile da utilizzare. La responsabilità dei mass media per la formazione, oltre che per l’informazione dei cittadini, è enorme ed ogni singola parola, ogni singola immagine può dare la voce a migliaia di donne o spegnerla. 

Impegna la Giunta regionale  

- ad attivarsi, per quanto di competenza e come previsto dall’art. 34 della L.R. 6/2014, presso le Istituzioni coinvolte e l’Ordine dei giornalisti, invitando e sollecitando ulteriormente i mass media ad attenersi ad una corretta informazione e ad una obiettiva narrazione (come indicato dal documento della Federazione Internazionale dei Giornalisti - IFJ sulla violenza sulle donne) che si attenga all’oggettività dei fatti, senza pregiudizi; 

- a valutare all’interno delle progettualità finanziate dalla Regione Emilia-Romagna, rivolte al contrasto delle discriminazioni e della violenza sulle donne, la promozione di azioni e criteri che tendano a favorire la realizzazione di progetti per lo sviluppo di un’informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche; 

- ad adoperarsi, avvalendosi degli strumenti previsti dalla L.R. 6/2014 e del CORECOM, per favorire l’emergere di una corretta comunicazione priva di pregiudizi e attenta ad una narrazione realistica, inclusiva e democratica, e a segnalare all’Ordine dei Giornalisti gli eventuali casi di disinformazione che violano sistematicamente il codice deontologico con articoli, dichiarazioni ed opinioni tese alla colpevolizzazione della vittima. 

Approvata all’unanimità dalla Commissione per la parità e per i diritti delle persone nella seduta del 3 dicembre 2020.

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