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n.347 del 09.12.2021 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 3049 - Risoluzione per impegnare la Giunta e l’Assemblea a promuovere o aderire ad iniziative di sostegno delle donne turche mobilitatesi dopo il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul; a chiedere all’Unione Europea di stigmatizzare la decisione del governo Erdogan, rilanciando il processo di ratifica nonché di attuazione della Convenzione contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. A firma dei Consiglieri: Mori, Fabbri, Zappa-
terra, Rossi, Costi, Amico, Caliandro, Iotti, Costa, Mumolo, Tarasconi, Montalti, Sabattini, Daffadà, Bessi, Marchetti Francesca, Bulbi, Rontini, Pillati, Soncini

L'Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che

la Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile sulle donne e la violenza domestica, sottoscritta a Istanbul nel 2011, è la punta più avanzata delle politiche di promozione e tutela della sicurezza e dei diritti delle donne su scala globale;

firmata da 45 Paesi in tutto il mondo e dall’Unione Europea nel 2011, ratificata da 34 Paesi e all’unanimità dal Parlamento italiano nel 2013 prima della sua ufficiale entrata in vigore nel 2014, la Convenzione definisce la violenza di genere come violazione dei diritti umani e investe gli Stati sottoscrittori della responsabilità legislativa e giuridica di prevenirla, di proteggere le vittime e perseguire i colpevoli;

grazie al suo approccio olistico, alle azioni integrate e trasversali che presuppone, ad una struttura antidiscriminatoria multidisciplinare e dettagliata a tal punto da poter essere valutata e misurata nell’attuazione, la cd. Convenzione di Istanbul rappresenta per i Paesi sottoscrittori strumento concreto, nonché veicolo virtuoso di moral suasion e divulgazione culturale per il resto del mondo, al fine di superare la piaga sociale e la vergogna civile delle violenze maschili contro le donne;

nel novembre 2019 il Parlamento dell'Unione europea ha adottato una risoluzione, con cui ha invitato il Consiglio europeo a completare la ratifica della Convenzione da parte dell'Unione senza indugio.

Visto che

nella notte tra il 19 e il 20 marzo il presidente Recep Tayyip Erdogan ha firmato un decreto di recesso, ritirando la Turchia, sede dell’accordo e primo Paese ad averla sottoscritta e poi ratificata, dalla Convenzione di Istanbul;

i massimi esponenti del Governo turco hanno dichiarato che la Convenzione minerebbe l'unità familiare tradizionale, incoraggiando il divorzio e promuovendo l’omosessualità; dando spazio nella società ai diritti degli omosessuali e alla comunità Lgbt.

Evidenziato che  

secondo fonti ONU, nel mondo 379 milioni di donne hanno subìto violenze fisiche e/o sessuali da parte del partner e vengono accertati 137 femminicidi ogni giorno, evidenziando la strutturalità di un fenomeno profondo e solo in parte intercettato che non risparmia alcun Paese o territorio, mentre le restrizioni domestiche dovute alla pandemia fanno aumentare ovunque rischi per l’incolumità personale e dei figli e richieste di aiuto dove esistono strumenti disponibili;

300 sono state ufficialmente le donne vittime di femminicidio i
n Turchia solo l'anno scorso.

Valutato che

la decisione del Governo Erdogan ha scatenato molte reazioni e manifestazioni di protesta in Turchia dove le donne agitano in piazza le bandiere viola della piattaforma turca “Noi fermeremo il femminicidio” e da dove stanno levandosi accorate richieste di attenzione e appelli quale “Ci rifiutiamo di ritirarci dalla Convenzione di Istanbul!” della Mor Çatı Women’s Shelter Foundation;

sono stati organizzati presidi di denuncia e protesta davanti all’ambasciata della Turchia a Roma e a Bruxelles;

il presidente degli Stati Uniti Biden ha dichiarato che il ritiro turco “è uno sconfortante passo indietro per il movimento internazionale per mettere fine globalmente alla violenza contro le donne”;

il segretario generale del Consiglio d'Europa, Marija Pejcinovic Buric, ha definito la decisione di Erdogan “un enorme passo indietro che compromette la protezione delle donne in Turchia, in Europa e anche oltre";

il presidente Draghi ha affermato che “l’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro. La protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi, sono un valore europeo fondamentale. Direi anche di più, sono un valore identitario per l’Unione europea”;

l’Associazione nazionale D.i.Re – Donne in rete contro la violenza chiede “all’Italia di farsi promotrice di una risposta forte da parte dell’Unione Europea e degli Stati membri per contrastare questa decisione”;

il coordinamento regionale dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna chiede con forza alla Regione “di prendere posizione contro questa decisione, che non solo espone le donne turche ancora una volta e di più alla violenza maschile, ma mina alle fondamenta il rispetto dei diritti umani su cui è fondata l’Unione europea e la nostra Carta costituzionale”.

Preso atto che

anche in Paesi membri della UE stanno prendendo forza posizioni ostili all’impegno di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne, tanto che l’anno scorso il Parlamento ungherese ha votato contro la ratifica della Convenzione, mentre il Governo della Polonia ha annunciato l’intenzione di uscirne;

molteplici sono gli appelli che vengono rivolti in questi giorni alle Istituzioni europee perché reagiscano con i fatti al depotenziamento in atto, anche in Europa, delle misure di contrasto alla violenza sulle donne e per riaffermare il necessario impegno di tutti ad attuare in ogni sua parte la Convenzione del Consiglio di Europa.

Considerato che

la sicurezza delle donne passa attraverso la cultura del rispetto e la consapevolezza dei diritti e attraverso leggi che tutelano e rendono esigibili tali diritti;

l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha preso posizione netta in merito al rischio di catastrofe umanitaria in Afghanistan dopo il ritiro delle forze internazionali e il ritorno al potere del regime talebano, con particolare riferimento alla violenza esercitata sulle donne, come è accaduto alla giovane pallavolista Mahjubin Hakimi, alla docente di economia Frozan Safe e sta accadendo a donne e bambine perseguitate, rapite e uccise dai talebani e lo scorso 7 ottobre 2021, inoltre, la Commissione Parità e la Commissione V hanno promosso un’audizione con due profughi afghani e il coordinamento delle ONG Emiliano-Romagnole, che dalla viva voce dei protagonisti ha raccolto le testimonianze delle progressive restrizioni e violenze che in quel territorio stanno devastando la vita a migliaia di donne;

la Regione Emilia-Romagna ha fatto la propria parte per attuare la Convenzione varando la legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere n. 6 del 2014, con la quale ha non solo rafforzato il ruolo del coordinamento dei centri antiviolenza, la progettualità e il protagonismo dei territori, il sostegno alle vittime, il recupero dei maltrattanti, ma ha declinato trasversalmente in ogni ambito misure paritarie e di empowerment femminile con l’ambizione di contribuire ad un cambiamento culturale dell’intera società.

Impegna l’Assemblea Legislativa e la Giunta regionale, per quanto di competenza,

a tenere alta l’attenzione su quanto sta succedendo in Turchia dopo il recesso dalla Convenzione di Istanbul decretato dal presidente Erdogan, promuovendo o aderendo ad iniziative di sostegno delle donne di quel Paese che sono mobilitate per difendere i loro diritti e tutele fondamentali contro la violenza maschile e domestica;

a chiedere l’attivazione delle Istituzioni dell’Unione Europea affinché prendano posizione netta sul ritiro della Turchia dalla Convenzione stigmatizzando la decisione e le dichiarazioni oscurantiste che la motivano e perché rilancino presso tutti gli Stati membri il necessario impegno alla ratifica e/o all’attuazione della Convenzione di Istanbul in ogni sua parte;

a sostenere con forza la comunità internazionale ed europea nell’apertura e mantenimento di corridoi umanitari in particolare per le donne afghane, impedendo che cali il silenzio sulla tragedia in atto come ribadito anche dall'Ufficio di Presidenza e i Capigruppo della Commissione per i diritti umani del Senato;

a cogliere tali occasioni per rimettere al centro l’attuazione organica della Convenzione anche da parte dello Stato italiano;

a rilanciare l’opera di sensibilizzazione e impegno di istituzioni, associazioni, cittadine e cittadini per il rispetto dei diritti umani e contro le violenze di genere attraverso azioni specifiche di divulgazione e formazione della Convenzione di Istanbul e degli strumenti e leggi attuative che ha prodotto.

Approvata a maggioranza dalla Commissione per la parità e per i diritti delle persone nella seduta del 18 novembre 2021.

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