n.327 del 29.12.2025 (Parte Prima)
ORDINE DEL GIORNO - Oggetto n. 1780 - Ordine del giorno n. 23 collegato all'oggetto 1603 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2026-2028". A firma dei Consiglieri: Castellari, Lembi, Muzzarelli, Daffadà, Quintavalla, Lucchi, Bosi, Gordini, Arduini, Costi, Parma, Costa, Trande, Calvano, Paldino, Valbonesi, Ancarani, Ferrari, Fornili, Proni, Carletti, Burani, Petitti, Casadei
Regioni, Province e Comuni, ciascuno secondo il proprio livello di prossimità istituzionale e amministrativa garantiscono l’erogazione di servizi pubblici fondamentali nei confronti dei cittadini in ambito sociale, educativo, sanitario, infrastrutturale e di coesione territoriale;
il Disegno di Legge di Bilancio per l’anno 2026-2028, predisposto dal Governo, attualmente all’esame delle Camere del Parlamento, inasprisce misure di riduzione, accantonamento, azzeramento e rimodulazione delle risorse destinate alle autonomie territoriali, con pesanti ripercussioni sulla capacità degli enti locali stessi di garantire i servizi essenziali ai cittadini;
il testo normativo, nella formulazione attuale, non è in grado di rispondere ai bisogni della finanza locale, generando preoccupazioni diffuse tra le rappresentanze degli enti territoriali in merito alla sostenibilità dei bilanci e alla continuità dei servizi essenziali;
la legge di bilancio 2025 (legge n. 207/2024) stabilisce per le Regioni a statuto ordinario un contributo aggiuntivo alla finanza pubblica pari a 280 milioni di euro per il 2025, 840 milioni per ciascuno degli anni 2026-2028 e 1.310 milioni per il 2029. Nell’ambito di tali contributi, la spesa corrente delle Regioni subisce una contrazione significativa, dovuta a tagli e accantonamenti, pari a circa 460 milioni di euro per il 2026.
la crisi finanziaria degli enti territoriali si accompagna a un generale rallentamento della crescita economica e degli investimenti pubblici, aggravato dall’aumento dei costi energetici, dal rinnovo dei contratti del pubblico impiego e dalla rigidità dei vincoli di finanza pubblica;
molti Comuni, in particolare quelli di piccole e medie dimensioni, evidenziano difficoltà nella copertura delle spese obbligatorie di funzionamento, nella gestione del costo del personale e nella capacità di investimento, con rischio concreto e attuale di riduzione dei servizi di prossimità ai cittadini;
la riduzione dei trasferimenti e l’aumento degli oneri sociali stanno determinando un progressivo squilibrio dei bilanci comunali e locali, soprattutto nelle aree interne e aree montane, oltre che nei territori con minore capacità fiscale, accentuando i divari territoriali e sociali;
la carenza di risorse strutturali rischia inoltre di compromettere la realizzazione degli obiettivi del PNRR, in quanto molti interventi finanziati a livello europeo richiedono cofinanziamenti e adeguato supporto alle amministrazioni locali;
le associazioni rappresentative degli enti locali hanno più volte sottolineato come il disegno della Legge di Bilancio non preveda strumenti di riequilibrio adeguati, né un piano pluriennale di rifinanziamento del comparto della finanza territoriale e che sugli enti locali si scarichi la maggior parte dei “risparmi” diversamente da quanto accade per i ministeri.
i Comuni segnalano una situazione di forte tensione finanziaria, avendo raggiunto in molti casi un limite nella capacità di spesa, tale da compromettere la possibilità di garantire i servizi essenziali ai cittadini e la tenuta dei bilanci;
tra le emergenze più rilevanti rientrano:
- la stabilizzazione e copertura degli oneri per l’assistenza ai minori affidati con sentenza e quella dell’Asacom, l’assistenza per gli alunni e studenti con disabilità, il cui costo, secondo Anci, ha superato i 600 milioni a fronte di trasferimenti statali di gran lunga inferiori;
- i minori stranieri non accompagnati, per i quali la copertura dei costi è stata garantita per il 2023 e il 2024, vedono ancora incerta la copertura per il 2025, in quanto le prefetture non hanno ancora comunicato i dati aggiornati sul numero effettivo di minori presenti sul territorio, necessari per determinare il fabbisogno finanziario;
- l’insufficienza delle risorse destinate al trasporto pubblico locale, alla gestione dei servizi sociali e verso le persone non autosufficienti è aggravata dall’aumento dei costi energetici e dal blocco del turn over del personale;
- l’assenza di risorse per Fondo affitti, la grave insufficienza di risorse per il Fondo morosità incolpevole, l’assenza totale di copertura per il Piano Casa.
le Province hanno evidenziato uno squilibrio di parte corrente stimato in oltre 920 milioni di euro e la necessità di istituire un fondo pluriennale da 1,5 miliardi di euro per la messa in sicurezza e l’ammodernamento dell’edilizia scolastica nonché un fondo da 300 milioni annui per il monitoraggio e la messa in sicurezza delle gallerie sulle strade provinciali;
permane inoltre l’incertezza istituzionale del comparto provinciale, con funzioni e competenze non ancora ridefinite in modo stabile, a danno dell’efficienza amministrativa e della qualità dei servizi erogati;
è stato inoltre sollecitato un piano di investimenti per le aree interne e montane, da finanziare con parte dei fondi di coesione non ancora utilizzati.
i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), oggetto di ridefinizione nel Ddl, rappresentano un tema di rilievo costituzionale e non possono essere garantiti a carico delle Regioni o degli enti territoriali, ma devono essere finanziati dallo Stato con risorse certe e strutturali;
la Regione Emilia-Romagna ha espresso la propria contrarietà alla scelta anticostituzionale, che si unisce alla forte preoccupazione espressa dalle altre Regioni, rispetto all’inserimento nella manovra di norme sui LEP e alla mancanza di un fondo compensativo per l’impatto del taglio dell’IRPEF sui bilanci regionali, segnalando che la loro copertura deve essere assicurata dal Governo e non può ricadere sui bilanci regionali;
Le Regioni, in sede di audizione sul disegno di legge di bilancio, hanno espresso forte preoccupazione per l’inserimento di norme sulla ridefinizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nella manovra e per l’assenza di un fondo compensativo che affronti l’impatto derivante dal taglio dell’IRPEF sui bilanci regionali, sottolineando che la garanzia e la copertura dei LEP deve essere assicurata dallo Stato e non può ricadere sui bilanci regionali.
è necessario riaffermare il ruolo costituzionale delle autonomie territoriali e garantire loro risorse adeguate e stabili, sostenendo in tutte le sedi di confronto istituzionale una revisione della Legge di Bilancio per il 2026 che tuteli i servizi essenziali e la capacità amministrativa e finanziaria degli enti locali e delle regioni e l’autonomia delle loro scelte che rischiano di essere pesantemente condizionate dalle scelte economiche della Finanziaria;
il contributo di finanza pubblica richiesto alle Regioni e agli enti locali per il periodo 2026-2029 incide pesantemente sui bilanci degli enti territoriali e sulla loro capacità e necessità di garantire i servizi essenziali;
l’insieme delle criticità segnalate dagli enti territoriali rappresenta un campanello d’allarme sulla tenuta complessiva del sistema di welfare locale, sul diritto all’istruzione, sull’inclusione delle persone con disabilità e sulla coesione territoriale, sul diritto all’abitare, valori che costituiscono principi fondamentali dell’ordinamento repubblicano;
le audizioni di ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno evidenziato una valutazione unanime di forte preoccupazione e criticità sul testo della manovra;
un ridimensionamento della capacità finanziaria degli enti locali rischia di compromettere la realizzazione degli obiettivi di servizio, in particolare nei settori dell’istruzione, dell’assistenza sociale e del trasporto pubblico locale.
Non trova applicazione nella Legge finanziaria la sentenza 195/2024 della Corte costituzionale laddove prevede 1) il coinvolgimento della “Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, di cui l’art. 5 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione) per concorrere, soprattutto con funzioni istruttorie, «alla definizione degli obiettivi di finanza pubblica per comparto della finanza pubblica per comparto»; 2) la necessità di mettere a disposizione del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, dei Consigli regionali e di quelli delle province autonome tutti gli elementi informativi; 3) la necessità, da parte dello Stato che è «custode della finanza pubblica allargata» (ex plurimis, sentenza n. 103 del 2017) anche in relazione alla corretta applicazione dei vincoli euro unitari dei quali è responsabile, di acquisire adeguati elementi istruttori sulla sostenibilità dell’importo del contributo da parte degli enti ai quali viene richiesto per scongiurare l’adozione di “tagli al buio”, i quali oltre a poter risultare non sostenibili dalle autonomie territoriali, con imprevedibili ricadute sui servizi offerti alla popolazione, non consentirebbero nemmeno una trasparente ponderazione in sede parlamentare.
Così come non trova applicazione la sentenza 152/2025 laddove la Corte individua nel doppio regime introdotto, fra enti in disavanzo ed enti in pareggio, un ingiustificato allargamento della forbice fra territori;
l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna esprime un giudizio negativo dell’attuale proposta della Legge di Bilancio 2026-2028 e ne auspica un profondo cambiamento in sede parlamentare;
e a tal fine
ad attivarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni e in ogni altra opportuna sede di confronto con il Governo, affinché siano salvaguardate e incrementate le risorse destinate agli enti territoriali, e in particolare:
- nella riformulazione del testo nella parte in cui fino al 2051 si utilizza il riferimento al risultato di amministrazione dell’esercizio 2024 senza possibilità di rinegoziare successivamente questo riferimento;
- siano garantite alle Regioni le risorse necessarie al finanziamento dei LEP, assicurando che tali livelli siano sostenuti dallo Stato e non a carico dei bilanci regionali;
- siano assegnate alle Province risorse pluriennali per la manutenzione della rete viaria, l’edilizia scolastica e lo sviluppo delle aree interne e montane, riconoscendo la funzione essenziale di tali enti per la coesione territoriale;
- siano salvaguardate le risorse destinate ai Comuni, con particolare riferimento a quelle necessarie per l’istruzione, l’assistenza ai minori affidati, agli alunni con disabilità, ai servizi sociali, all’assistenza verso le persone non autosufficienti, alle politiche per la casa e al trasporto pubblico locale.
A sostenere, in coerenza con il percorso avviato in sede di Conferenza Stato-Regioni, l’esigenza di garantire che il contributo alla finanza pubblica previsto per il periodo 2025-2029 sia compatibile con la necessità di assicurare adeguate risorse agli enti territoriali e locali per l’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini.
Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 23 dicembre 2025