SUPPLEMENTO SPECIALE N.18 DEL 20.10.2020
Relazione
RelazioneLa pandemia Covid-19 ha aggravato la situazione di disagio psicologico nella società. Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la popolazione colpita da depressione, anche per effetto della pandemia, è passata dal 6% al 13%. In Italia il trend non è dei migliori: sette milioni di cittadini tra i 15 e i 74 anni (il 15,1% della popolazione) fanno uso di psicofarmaci e l’emergenza non può di certo dirsi conclusa.
In questa ottica occorre chiedersi cosa è necessario fare per favorire il benessere e quali decisioni assumere per perseguire saggiamente la tutela della salute e l’appropriatezza delle cure alla persona. La letteratura internazionale dimostra l’efficacia di modelli di intervento più avanzati, che prevedono la presa in carico del paziente su più livelli. Se si considera la salute come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” (OMS), la prevenzione, la Medicina del territorio, l’alta specializzazione, soprattutto il trattamento del disagio psicologico sociale e l’umanità delle cure vanno individuati come gli ambiti prioritari in cui collocare le risorse per rilanciare una sanità qualitativamente di buon livello. Ne consegue un forte investimento sulla professionalità dello Psicologo come condizione importante per compiere una scelta in questa direzione.
La Psicologia sanitaria mira, infatti, a individuare e valutare i fattori psicologici che motivano certi comportamenti o atteggiamenti disfunzionali per la salute e la cura della persona e, conseguentemente, ad attivare adeguate strategie di cambiamento. Tende cioè a sviluppare consapevolezza, risorse ed abilità per aiutare gli individui e le comunità a riorganizzare funzionalmente atteggiamenti, comportamenti e stili di vita. In questo contesto risultano rilevanti il ruolo e le funzioni dello Psicologo di base: figura professionale caratterizzata dal legame con il territorio e dalla stretta collaborazione con la Medicina di base.
Lo Psicologo di base, utilizzando le competenze proprie della Professione, intercetta una domanda diffusa, solo a volte esplicita, collegata a condizioni di disagio non sempre connotate patologicamente, oppure sintomatologie organiche che tradiscono un’origine psichica. Ricordiamo due esperienze europee piuttosto note, realizzate in Olanda da Psicologi che operano nelle Cure Primarie e in Gran Bretagna dagli Psicoterapeuti del progetto “Improving Access to Psychological Therapies” (IAPT). Nel primo caso è maggiormente evidente l’analogia allo Psicologo di base, così come sta emergendo dalla discussione in corso, mentre nel secondo caso il progetto si definisce più tradizionalmente come trattamento psicoterapeutico dei disturbi psichiatrici riferibili essenzialmente ad ansia e sindromi depressive. In Gran Bretagna il progetto ha coinvolto 6.000 Psicoterapeuti per terapie brevi (Clark, 2011) indirizzate a circa 600.000 persone, con un risparmio verificato di 272 milioni di sterline nel sistema sanitario pubblico.
In Italia il progetto iniziale relativo allo Psicologo di base è stato proposto dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell’Università di Roma “La Sapienza”, i cui allievi, durante il percorso formativo, svolgono attività volontaria di tirocinio all’interno degli ambulatori della Medicina di base, con buoni risultati. Oltre a rendere più completa l’offerta verso l’utenza, l’affiancamento dello Psicologo al Medico di base consente di rileggere i sintomi medici attraverso una nuova lente e di distinguere chi ha bisogno di specifiche cure mediche da chi invece necessita di approfondimento psicologico.
La sperimentazione effettuata ha dimostrato come l’integrazione del Medico di base con lo Psicologo produca un risparmio fino al 31% della spesa farmaceutica e, nel contempo, aiuti a prevenire e risolvere molti problemi di salute, con vantaggi sia per il paziente, sia per il SSN (minori spese per visite specialistiche, esami, farmaci…), sia per lo stesso Medico di base (riduzione del suo carico di lavoro).
In Italia purtroppo non è stata ancora varata una legge che preveda l’istituzione della figura dello Psicologo di base all’interno del SSN, seppure una prima proposta in tal senso sia stata depositata in Parlamento già nel 2010.
Negli anni, diverse Regioni hanno attivato percorsi di presa in carico che vedono una collaborazione strutturale tra medico e psicologo.
Finalmente, negli scorsi mesi, sono state approvate due leggi regionali tese ad istituzionalizzare tale figura, la prima dalla Regione Campania (L.R. 3 agosto 2020, n. 35), la seconda dalla Regione Puglia (L.R. 7 luglio 2020, n. 21).
In Emilia-Romagna sono presenti da diversi anni alcune iniziative di collaborazione tra psicologi e medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, oggi è però necessario superare l’estemporaneità delle singole esperienze, per questa ragione la presente legge si propone di arrivare ad istituzionalizzare questo percorso istituendo anche nella nostra Regione lo psicologo delle cure primarie per garantire una presa in carico ed un’assistenza globale e continuativa nel tempo.
La figura dello Psicologo di base, così come emerge dalla discussione in atto, trova specifica collocazione all’interno del Sistema Sanitario Nazionale differenziandosi da quella dello Psicologo del territorio. Esistono chiare aree di sovrapposizione tra le problematiche affrontate dallo Psicologo di base e quelle di competenza dello Psicologo del territorio. Le due figure comunque si differenziano, oltre che per le istituzioni cui afferiscono, per la specificità dei loro interventi: prevalentemente clinico la prima, più sul versante sociale e assistenziale la seconda.
Allo Psicologo di base vanno attribuite funzioni di prima risposta e di filtro delle richieste di salute e di benessere più comuni e la messa in atto di interventi in grado di rispondere ai bisogni psicologici della popolazione nell’obiettivo della promozione della salute.
La sua attività clinica dovrebbe rivolgersi quindi alle persone che, per situazioni legate al contesto di vita, potrebbero sviluppare disturbi sanitari importanti qualora il disagio presentato non venisse accolto e preso in carico nell’immediato. In tale prospettiva lo Psicologo concorrerebbe a favorire il passaggio dal cosiddetto “modello malattia”, in cui la persona è considerata in base alla diagnosi che ne individua le patologie da trattare, al “modello salute”, in cui, andando oltre la distinzione tra “malati” e “sani”, la persona viene aiutata a migliorare il suo atteggiamento nei confronti delle esperienze di vita. L’intervento, perciò, dovrebbe essere breve, rapido e facilmente accessibile.
Lo Psicologo di base, figura a nostro avviso da inserire nei Dipartimenti di Cure Primarie, potrebbe essere reperito nell’ambito della specialistica ambulatoriale e svolgere, in rapporto convenzionale Con il SSR, un congruo numero di ore/settimana valutato in rapporto al numero di abitanti afferenti al distretto.
Collocato nelle Case della Salute, in stretta collaborazione con il Medico di base e il Pediatra di libera scelta, attraverso interventi soprattutto di counseling psicologico rivolti al singolo, alla coppia o alla famiglia, potrebbe svolgere i compiti di:
a) intercettare e diminuire il peso crescente dei disturbi psicologici della popolazione, costituendo un filtro sia per i livelli secondari di cure che per il pronto soccorso;
b) intercettare i bisogni di benessere psicologici che spesso rimangono inespressi dalla popolazione;
c) organizzare e gestire l’assistenza psicologica decentrata rispetto ad alcuni tipi di cura;
d) realizzare una buona integrazione con i servizi specialistici di ambito psicologico e della salute mentale di secondo livello e con i servizi sanitari più generali;
e) intercettare e gestire le problematiche comportamentali ed emotive derivate dalla pandemia Covid 19.