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n.127 del 11.05.2018 (Parte Prima)

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Oggetto n. 6482 - Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 6253 Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Modifiche alla Legge Regionale 28 luglio 2008, n. 16 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale)". A firma dei Consiglieri: Montalti, Bessi, Prodi, Rontini, Soncini, Zappaterra, Boschini, Caliandro, Iotti, Zoffoli, Mori, Campedelli, Rossi, Bagnari, Pruccoli, Tarasconi, Torri, Sabattini, Calvano

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna 

Premesso che

il progetto di legge di modifica della legge regionale n. 16 del 2008 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale) risponde, tra l’altro, ad un preciso indirizzo contenuto nella Risoluzione dell’Assemblea legislativa ogg. n. 4557 dell’8 maggio 2017 “Sessione europea 2017. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione europea”, che nella lettera ff) stabilisce espressamente che l’Assemblea legislativa “si impegna ad adeguare entro il 2017 la legge regionale n. 16 del 2008 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale) alle disposizioni della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea), cogliendo l’occasione per rafforzare il coordinamento e la collaborazione, a livello politico e tecnico, tra Assemblea legislativa e Giunta, migliorare la partecipazione e la trasparenza, rafforzare le relazioni interistituzionali e dare attuazione ai principi europei per “Legiferare meglio”.”.

Nell’ottica della migliore attuazione e partecipazione alla formazione delle politiche europee, la Regione Emilia-Romagna si è dotata da tempo dello strumento della sessione europea, all’esito della quale può essere adottata la legge comunitaria regionale. La sessione dunque, nel suo insieme, costituisce il momento e l’occasione di esame da parte dell’Assemblea legislativa sia del programma di lavoro della Commissione Europea, che dello stato di conformità dell’ordinamento regionale a quello europeo (e agli adeguamenti nazionali a quest’ultimo).

La legge comunitaria regionale ha una propria genesi particolare negli esiti della verifica di conformità svolta dalla Giunta (art. 29, comma 3, della legge 234 del 2012) e presentata all’Assemblea, ed è formulata sulla base degli indirizzi ricevuti dall’Assemblea nella precedente sessione comunitaria: ha quindi l'obiettivo di adeguare l'ordinamento regionale agli obblighi europei sulla base della verifica di conformità, andando ove necessario a modificare o integrare la legislazione regionale vigente per dare attuazione o applicazione agli atti comunitari.

Il rafforzamento dell’identità europea e la legittimazione dell’UE sono questioni di primaria importanza per il futuro dell’Europa, per il nostro Paese e per l’Emilia-Romagna e la loro concreta attuazione passa anche attraverso un corretto, lineare ed efficace processo legislativo, in grado di coinvolgere i territori e le Regioni in particolare.

Rilevato che

dalla entrata in vigore della legge 16/2008 si sono succedute nove sessioni comunitarie e sono state adottate 5 leggi comunitarie regionali, con cui la Regione ha semplificato e reso più efficiente la propria normativa: da alcuni anni, infatti, contestualmente al progetto di legge comunitaria regionale è stato presentato e poi approvato il progetto di legge “Collegato alla legge comunitaria”, che rappresenta l’adozione di un sistema di “REFIT normativo” unico in Italia, ovvero una eliminazione mirata delle leggi regionali divenute desuete.

Questo significa manutenzione costante, semplificazione e aggiornamento della normativa regionale per lo snellimento e il miglioramento del quadro della legislazione, in maniera analoga a quella che a livello dell’Unione Europea viene attuato ogni anno con il “programma REFIT”.

Considerato che

questa impostazione di fondo e questo impianto normativo dimostrano che per la Regione Emilia-Romagna la legge comunitaria costituisce non esclusivamente lo strumento per il recepimento e l’attuazione della normativa europea, ma anche l’occasione per la verifica e l’applicazione concreta dei principi di miglioramento e semplificazione della legislazione.

La Regione Emilia-Romagna ha posto grande attenzione alla definizione di strumenti e metodi propri finalizzati a consentire una partecipazione qualificata ai processi decisionali europei, anche nella successiva ottica di una corretta ed efficace attuazione del diritto dell’UE nell’ordinamento regionale.

Le Regioni, proprio per il loro ruolo istituzionale e per le funzioni legislative ad esse riconosciute, possono e devono rappresentare un elemento chiave per la definizione di un sistema di formazione e attuazione delle politiche europee trasparente ed efficace, nonché in grado di tenere sempre più conto dell’impatto territoriale delle politiche, anche con modalità orizzontali di discussione ed approvazione di atti di indirizzo (come recentemente attuato nell’atto congiunto sottoscritto da Emilia-Romagna ed Assia).

Evidenziato che

anche alla luce di questo la nostra Regione, nell’ambito del dibattito sul quadro finanziario pluriennale post 2020, e sulla proposta sul prossimo bilancio dell’UE è stata impegnata con un ruolo da protagonista a livello europeo, divenendo il principale promotore della “Cohesion Alliance” (Alleanza per la politica di coesione), una coalizione (frutto di una collaborazione tra le più importanti associazioni europee di enti locali e regionali e il Comitato europeo delle Regioni) che riunisce quanti ritengono che la politica di coesione europea debba continuare ad essere uno dei pilastri sui cui poggia il futuro dell'UE.

È essenziale che le decisioni europee vengano prese nella maniera più “vicina” possibile ai cittadini: per questo le Regioni dovrebbero aumentare il proprio ruolo all’interno dei processi decisionali europei, garantendosi una maggiore partecipazione nella definizione delle priorità strategiche delle politiche, in particolar modo della Politica di Coesione.

Per queste ragioni, in coerenza con il principio di “Governance multilivello”, riteniamo utile attivare tutte le forme possibili di confronto con il territorio, anche attraverso l’istituzione di un Tavolo di confronto permanente fra Regione ed Enti Locali (in rappresentanza di Città Metropolitana, Comuni ed Unioni di Comuni) per assicurare un confronto fra tali istituzioni e per la condivisione delle priorità, degli obiettivi, delle attività e delle azioni che la Regione (Giunta e/o Assemblea legislativa) intendono proporre e realizzare sul territorio regionale, come ad esempio la programmazione dei Fondi strutturali o le attività citate.

Sottolineato che

l’articolo 4 del progetto di legge oggetto 6253, che introduce l’articolo 3bis (Qualità della legislazione), esplicita l’applicazione dei principi europei per “Legiferare meglio” ai processi legislativi già a partire dalla partecipazione costante e qualificata alla formazione del diritto dell’Unione europea, che deve essere pensata e organizzata nell’ottica poi della successiva efficace implementazione nell’ordinamento regionale delle regole europee.

Rilevato che

la legge comunitaria regionale è uno strumento che permette alla Regione il costante adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento europeo in alcuni settori strategici delle politiche regionali (quali ad esempio, commercio, turismo, agricoltura, energia, etc.), attraverso una costante “manutenzione” ed aggiornamento dello stock normativo regionale, anche sulla base delle esigenze che annualmente emergono in occasione della sessione europea regionale.

Ritenuto, inoltre, che

il Pdl 6253 evidenzia la funzione di grande rilevanza della legge europea regionale che, con cadenza annuale, persegue l’adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea e, a questo riguardo, richiama la possibilità che la Giunta presenti il relativo progetto di legge all’Assemblea in occasione della sessione europea, prevedendo, con l’inserimento del nuovo articolo 4 bis nel testo della legge regionale n. 16 del 2008, un’altra importante innovazione, che precisa contenuti e funzioni del Rapporto conoscitivo;

sia necessario prevedere che il rapporto conoscitivo (previsto dal Pdl 6253 che introduce l’articolo 4-bis nella legge regionale n. 16 del 2008) indichi in modo puntuale i temi che possono richiedere interventi nomativi con la legge europea o con un possibile strumento legislativo, evoluzione del REFIT.

Tutto ciò premesso e considerato

impegna la Giunta

ad utilizzare lo strumento della legge europea regionale quale strumento di recepimento ed attuazione della normativa e delle strategie dell’Unione europea, di adeguamento della normativa regionale agli atti normativi europei, evitando che divenga occasione e sede per interventi normativi che non costituiscano attuazione di atti normativi europei o di strategie europee, né siano riconducibili al diritto dell’Unione europea.

Allo scopo di armonizzare, aggiornare e rendere coerente la legislazione regionale anche in relazione a normative di carattere nazionale (ad esclusione di quelle derivanti da norme europee, incluse nella legge comunitaria), a valutare la possibilità di creare uno strumento legislativo, evoluzione del REFIT, complementare agli strumenti legislativi oggi esistenti.

A farsi interprete presso le istituzioni europee della necessità che le Regioni non diminuiscano bensì aumentino il proprio ruolo all’interno dei processi decisionali europei, garantendo una maggiore partecipazione nella definizione delle priorità strategiche delle politiche europee, facendo in modo di avvicinare sempre di più i cittadini alle istituzioni europee e di aumentare il senso di appartenenza e di identificazione con la comunità europea.

Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta antimeridiana dell’8 maggio 2018

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