n.125 del 20.05.2026 periodico (Parte Seconda)
Oggetto n. 732 - Risoluzione per il rafforzamento delle politiche in supporto ad un lavoro dignitoso e di qualità, per l'equità di trattamento e per la richiesta al Governo di rinnovo dei CCNL e di aumento salariale nel pubblico impiego. A firma dei Consiglieri: Muzzarelli, Lembi, Carletti, Parma, Critelli, Arduini, Castellari, Lori, Daffadà, Costi, Costa, Donini, Quintavalla, Ancarani, Albasi, Bosi, Fornili, Proni, Massari, Calvano, Ferrari, Sabattini, Zappaterra, Gordini, Casadei, Trande
nel quarto trimestre 2025 il quadro macroeconomico nazionale ha registrato una crescita del PIL pari a +0,3% rispetto al trimestre precedente e +0,8% in termini tendenziali, mentre l’input di lavoro, misurato in ore lavorate, è rimasto stabile sul trimestre precedente ed è aumentato dell’1,6% su base annua;
il miglioramento dei dati macroeconomici non si riflette in un analogo incremento del benessere dei lavoratori e delle lavoratrici. Il rapporto mondiale 2024-2025 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e i dati Eurostat rilevano come il lavoro non sia più garanzia di un’esistenza dignitosa;
tale miglioramento non si traduce ancora pienamente in un rafforzamento diffuso della qualità del lavoro e del benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, evidenziando la necessità di politiche pubbliche orientate al lavoro dignitoso;
il lavoro dignitoso, inteso come lavoro equamente retribuito, sicuro, stabile e tutelato, rappresenta un principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale e un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche;
preso atto delle recenti misure introdotte dal Governo attraverso il cosiddetto “Decreto 1° maggio”, che costituiscono un primo, seppur timido, segnale di attenzione al grande tema del lavoro, ma che risultano ancora insufficienti rispetto alle condizioni materiali vissute oggi dai lavoratori e dalle lavoratrici, in particolare sul piano salariale, della stabilità occupazionale, dell'inserimento lavorativo delle persone in condizione di fragilità e della tenuta dei servizi pubblici, dove retribuzioni non competitive e carichi di lavoro crescenti stanno determinando una significativa emorragia di personale verso altri settori o verso il privato;
rispetto al 2023 si registra un ulteriore peggioramento: in Italia, il 9% dei lavoratori e delle lavoratrici a tempo pieno risulta comunque a rischio povertà. Inoltre, l’Italia è l’unico Paese OCSE in cui, negli ultimi trent’anni, il salario medio reale, anziché crescere, è diminuito del 3%, mentre in Germania e Francia è aumentato di oltre il 30%
il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda oltre il 23% della popolazione dato superiore alla media europea.
le disuguaglianze continuano ad acuirsi: il 10% più ricco della popolazione detiene una quota di reddito dieci volte superiore rispetto al 10% più povero;
i dati ACLI denunciano che il lavoro povero colpisce in modo sproporzionato i giovani (quattro volte più degli over 50), le donne e gli immigrati, i quali a parità di mansione percepiscono in media un quarto in meno rispetto ai lavoratori italiani;
persistono fenomeni gravi e diffusi di sfruttamento lavorativo e caporalato, non più limitati al settore agricolo ma estesi anche alla logistica, all’edilizia e ai servizi;
nonostante la crescita nominale, le retribuzioni contrattuali non hanno ancora recuperato la perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni e risultano ancora inferiori in termini reali rispetto ai livelli precrisi inflattiva;
nel 2024, secondo un’analisi di Assoutenti, le famiglie italiane hanno subito un aumento complessivo della spesa di 3,9 miliardi di euro: per acquistare gli stessi prodotti del 2020, oggi si spende il 26,4% in più, tendenza aggravata nel 2025 dai rincari dovuti alle guerre e alla crisi energetica.
le donne, soprattutto le madri, sono tra le categorie più penalizzate. L’11° rapporto di Save the Children le definisce “equilibriste”: madri che devono conciliare lavoro, famiglia e tempo personale in un contesto sociale che non le tutela;
il divario occupazionale tra madri e padri con figli minori resta tra i più elevati in Europa. I dati evidenziano come la presenza di figli minori continui a produrre effetti opposti sull'occupazione femminile e maschile: tra gli uomini, di età compresa tra i 25 e i 54 anni, il tasso di occupazione passa dal 78,1% per chi non ha figli al 92,8% per i padri con figli minori, mentre tra le donne della stessa fascia d'età il tasso scende dal 68,7% al 63,2% in presenza di figli minori;
dai dati annuali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro emerge che ogni anno in Italia si dimettono circa 55.000 lavoratrici dopo essere diventate madri, confermando una persistente difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura;
l’Italia presenta uno dei più bassi tassi di occupazione femminile in Europa e il più alto divario occupazionale di genere tra gli Stati membri;
dati Inps 2025 rivelano inoltre che la penalizzazione associata alla maternità si riflette anche sul piano retributivo: già nell'anno della nascita di un figlio le madri subiscono una riduzione salariale pari a circa il 5% nel settore pubblico e fino al 14% nel settore privato rispetto ai padri e nei periodi successivi la distanza retributiva continua ad ampliarsi ulteriormente arrivando fino al 30% nel settore privato;
l'XI rapporto individua, inoltre, l'Emilia-Romagna come regione più “mother-friendly” d'Italia, confermando il valore delle politiche regionali orientate al sostegno della genitorialità, dell'occupazione femminile, dei servizi educativi e sociali per l'infanzia e le famiglie.
l’indagine “Un lavoro non basta” di ACLI, CAF ACLI e IREF, mostra come la condizione di vulnerabilità economica colpisca duramente i giovani, che raggiungono condizioni più stabili solo oltre i trent’anni;
secondo Eurostat, il rischio di povertà lavorativa per la fascia 16-29 anni è dell’11,8%, contro il 9,3% tra i 55 e i 64 anni; divario dovuto alla fragilità dei contratti, alla diffusione del part-time involontario e all’erosione salariale;
le trasformazioni del mercato del lavoro richiedono una particolare attenzione anche al lavoro tramite piattaforme digitali;
in tale ambito le condizioni dei riders evidenziano criticità rilevanti in termini di sicurezza, stabilità del reddito, copertura assicurativa e diritti;
l’Italia ha perso un milione di under 35 nell’ultimo decennio. Secondo i dati Istat, a fronte di oltre 156.000 espatri nel 2024, solo 53.000 persone hanno fatto ritorno. L’esodo riguarda non solo laureati, ma anche tecnici e lavoratori qualificati. È un fenomeno di massa, che denuncia l’incapacità del Paese di offrire condizioni di vita, lavoro e formazione adeguate, né di attrarre giovani da altri Paesi;
il mercato del lavoro continua a offrire alle giovani condizioni caratterizzate da precarietà, bassi salari e ritardi nei percorsi di autonomia.
secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat (2024), la percentuale di lavoratori e delle lavoratrici a tempo pieno con un reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale è salita dal 9,9% al 10,2%. Il rischio povertà colpisce l’11,8% degli e delle under 30, mentre si ferma al 9,3% per la fascia 55-64 anni;
l’Italia presenta una quota di lavoratori e lavoratrici poveri più che doppia rispetto alla Germania (3,7%) e nettamente più alta rispetto alla Finlandia (2,2%). Quasi una persona su quattro in Italia (23,1%) vive in condizioni di povertà, grave deprivazione o rischio di esclusione sociale. Una quota superiore alla media UE, che è pari al 21%;
circa 5 milioni di persone non riescono a soddisfare almeno cinque dei tredici requisiti minimi per una vita dignitosa individuati dall’Unione Europea;
tra i requisiti presi in esame ci sono: l’impossibilità di permettersi un pasto regolare, di riscaldare la propria abitazione, di far fronte a una spesa imprevista, di permettersi di pagare una settimana di vacanza annuale lontano da casa, di far fronte a arretrati di pagamento (su mutui o canoni di locazione, bollette, rate di acquisto o altri pagamenti di prestiti), di avere accesso a un'auto per uso personale, di avere una connessione Internet, di avere due paia di scarpe, di avere attività ricreative regolari, di riunirsi con amici/famiglia per un pasto almeno una volta al mese, tutte azioni fondamentali per una vita dignitosa.
il Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna individua come priorità strategica il sostegno alle persone, con un’attenzione particolare a giovani e donne, promuovendo equità, giustizia sociale e dignità nel lavoro. Obiettivi che includono transizione ecologica, centralità del welfare, partecipazione, promozione della legalità e valorizzazione del pluralismo imprenditoriale.
Pubblica Amministrazione, Sanità e Sociale sono settori sempre meno attrattivi, soprattutto per i giovani. Il costo della vita in alcuni Comuni rende difficile sostenersi con uno stipendio medio-basso, e le difficoltà abitative accentuano la fuga dal settore pubblico e sanitario, rischiando di portare al collasso di servizi fondamentali;
il personale pubblico del nostro Paese percepisce stipendi inferiori del 20% rispetto alla media europea;
Il fenomeno delle dimissioni volontarie da parte dei dipendenti pubblici, attratti da condizioni migliori in altri settori, è in aumento;
le difficoltà di attrarre e trattenere personale nei servizi pubblici essenziali rischiano di compromettere la qualità e la tenuta del sistema di welfare.
I bassi salari, la precarietà e la discontinuità lavorativa contribuiscono all’impoverimento del capitale umano e alla denatalità, spingendo i giovani a emigrare e molte famiglie a vivere in condizioni di precarietà;
serve un impegno concreto per rafforzare le politiche di conciliazione, con congedi parentali paritari e più servizi per l’infanzia;
una strategia pubblica efficace deve tenere insieme qualità del lavoro, equità salariale, sicurezza, diritti e conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;
il lavoro dignitoso rappresenta una condizione essenziale per garantire coesione sociale, sviluppo economico sostenibile e fiducia nelle istituzioni.
proseguire e rafforzare le azioni previste dal Patto per il Lavoro e per il Clima, in particolare nei confronti dei giovani, delle donne, dei lavoratori poveri e fragili e delle famiglie in condizione di vulnerabilità;
rafforzare nell'ambito delle proprie competenze le politiche regionali orientate al lavoro dignitoso assumendo tale principio come criterio trasversale nelle politiche del lavoro, dello sviluppo economico e degli appalti;
valutare specifici interventi per rendere più attrattivo il settore pubblico, in particolare nei comparti della sanità e dell’amministrazione locale, anche attraverso politiche abitative, salariali e di welfare;
proseguire e rafforzare il sostegno di iniziative per promuovere la parità salariale e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con attenzione particolare alle madri sole e alle giovani lavoratrici;
sviluppare ulteriori azioni di prevenzione e contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in collaborazione con le autorità competenti e le parti sociali;
Promuovere iniziative regionali volte a migliorare le condizioni di sicurezza e tutela dei lavoratori delle piattaforme digitali dei riders;
proseguire e rafforzare le politiche di rientro dei giovani emigrati, sostenendo progetti di innovazione, formazione e inclusione sociale;
Rafforzare il monitoraggio sulla qualità del lavoro con particolare riferimento al lavoro povero, alla precarietà e ai divari di genere.
rinnovare con urgenza i contratti collettivi nazionali scaduti, che coinvolgono oltre 5 milioni di lavoratori e di lavoratrici, restituendo dignità al lavoro e prospettiva al sistema economico e sociale del Paese;
prevedere aumenti salariali significativi di tutto il pubblico impiego, scuola, sanità, amministrazioni locali per garantire qualità ed efficienza dei servizi fondamentali;
rafforzare il contrasto al caporalato attraverso maggiori risorse, controlli e strumenti di prevenzione;
recepire tempestivamente la normativa europea sul lavoro tramite piattaforme digitali garantendo diritti e tutele ai riders.
Approvata a maggioranza dalla Commissione V Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 7 maggio 2026.