n.125 del 20.05.2026 periodico (Parte Seconda)
Oggetto n. 430 - Risoluzione per impegnare la Giunta a continuare a supportare gli Enti del Terzo Settore (ETS), anche attraverso l'istituzione di uno specifico Fondo o con la creazione di bandi dedicati sia al sostegno all'attività associativa sia alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili ad essa strumentali. A firma dei Consiglieri: Fornili, Ferrari, Castellari, Lucchi, Proni, Ancarani, Zappaterra, Costi, Arduini, Calvano, Parma, Bosi, Muzzarelli, Lori, Carletti, Massari, Quintavalla, Costa, Lembi, Daffadà, Albasi, Gordini, Donini, Burani, Sabattini, Critelli, Casadei, Paldino
- il Rapporto sul Terzo Settore 2024, realizzato da Generali Italia e Fondazione Cattolica, evidenzia l’importante ruolo che questo sistema riveste nell’economia e nella società italiana: gli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al Registro Unico sono 129 mila, danno lavoro a 530 mila dipendenti e coinvolgono 2,8 milioni di volontari. A questi vanno aggiunti quelli che hanno i requisiti per iscriversi, ma che non risultano iscritti, e che portano i numeri ad oltre 300 mila organizzazioni, 830 mila dipendenti (+200 mila in dieci anni) e 4,2 milioni di volontari. Il valore economico annuo prodotto dal Non Profit si attesta sugli 84 miliardi di euro, pari al 4,4% del Pil nazionale;
- gli ambiti in cui maggiormente operano queste organizzazioni sono quelli dello sport (33%), della cultura (16%) e della ricreazione (14%), mentre l’assistenza sociale si attesta al 4° posto, ma con una crescita considerevole negli ultimi anni (+10% dal 2016 al 2021). La stessa ricerca evidenzia che il 62% degli ETS fornisce servizi alle persone, spaziando dalla disabilità, alle cure sanitarie, al disagio psico-sociale ed economico-lavorativo, alle discriminazioni di diversa natura, al disagio abitativo ed alle dipendenze;
- si tratta di un variegato universo di forme giuridiche e di finalità proposte, tutte accomunate, però, dal farsi veicolo di coesione e solidarietà in una società in cui le reti familiari e relazionali si sfilacciano ed aumenta il campionario di fragilità e solitudini che trovano un argine nell’associazionismo e nel volontariato.
- dopo un decennio di gestazione, si è infine compiuta anche negli aspetti fiscali la complessa riforma che ha favorito il riconoscimento degli Enti, la trasparenza della loro gestione ed ha rafforzato le capacità di collaborazione con la pubblica amministrazione e con le stesse imprese private impegnate nell’iniziativa sociale;
- a seguito della conferma, da parte della Commissione Europea, della compatibilità delle norme fiscali previste dalla legislazione italiana con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato, e della conseguente approvazione - nel dicembre scorso - del D.L. n. 184/2025, che introduce nuovi criteri e soglie per la fiscalità agevolata, la gestione IVA e la semplificazione amministrativa, dal 1° gennaio 2026 è entrato definitivamente in vigore il quadro fiscale riformato per tutti i soggetti che rientrano nella definizione di Ente del Terzo Settore;
- tale quadro apporta una serie di semplificazioni amministrative e procedurali ed interviene su numerosi aspetti fiscali: distinzione netta tra enti iscritti e non iscritti al RUNTS e superamento della qualifica ONLUS, con migrazione al RUNTS degli Enti rimasti entro il 31 marzo 2026 nella forma di ETS o di Impresa Sociale; applicazione dei nuovi criteri per distinguere attività commerciali e non, con conseguente gestione fiscale incentrata sulla natura e prevalenza di tali attività; applicazione di regimi forfettari più favorevoli per ETS non commerciali e di regimi agevolati per APS e ODV. Fondamentale, inoltre, la proroga decennale del passaggio dal regime di esclusione a quello di esenzione IVA, a vantaggio della sostenibilità operativa e delle strategie di lungo termine specialmente dei soggetti di minori dimensioni, caratterizzati da minore capacità gestionale.
- restano, tuttavia, alcuni aspetti critici legati al fatto che le misure di finanza sociale, fondamentali per lo sviluppo finanziario degli ETS, sono ancora in attesa del via libera UE. O, ancora, ad una riforma IVA rimandata (ma non risolta) al 2036, mentre la parte fiscale generale diventata operativa dal 1° gennaio 2026, con conseguente necessità per gli ETS di dovere da subito procedere ad adeguamenti statutari, iscrizione al RUNTS, valutazione del nuovo forfettario, inquadramento delle attività commerciali, ecc.;
- fattori critici vanno rinvenuti anche nel trasformarsi di una società che vive una maggiore frantumazione del tempo libero e sconta la “digitalizzazione” dei modelli di partecipazione, con la conseguenza di un ricambio generazionale sempre più difficile e di una dimensione associativa sempre più ridotta. E, ancora, nelle difficoltà di accesso e nella instabilità, sia dei finanziamenti pubblici (a cui si deve il 30% delle entrate), che di quelli privati, che non consentono programmazioni efficaci, minando la sopravvivenza degli enti stessi;
- né, d’altro canto, è sufficiente garanzia di stabilità la possibilità di fruire in comodato gratuito degli edifici pubblici che le Amministrazioni mettono a disposizione, soprattutto per via delle ingenti utenze e spese di manutenzione su edifici spesso vecchi ed altamente energivori, che necessiterebbero di lavori di riqualificazione, adeguamento e riqualificazione energetica. A tale proposito va anche sottolineato come le sedi di questi Enti non possano neppure beneficiare dell’IVA agevolata al 10% per lavori di manutenzione, restauro e risanamento conservativo sugli immobili che utilizzano;
- spese che si aggiungono a quelle, sempre più esose, per l’acquisto di materiali utili all’attività, anch’esse escluse da particolari agevolazioni fiscali;
- a questo proposito, va rimarcato come il Bilancio dello Stato per il 2026, pur aumentando da 525 milioni di euro a 610 milioni di euro il tetto di spesa del 5% ed introducendo alcuni incentivi fiscali sulle erogazioni liberali degli operatori finanziari del Terzo Settore, mantiene il tetto massimo alle detrazioni fiscali sulle liberalità dei contribuenti con redditi complessivi superiori a 75.000 euro, taglia ulteriormente il Fondo per la Povertà e Inclusione Attiva, che registra – 267 milioni di euro nel 2026, – 346 milioni di euro nel 2027 e tagli progressivi fino al 2034, né contiene fondi specifici ed una strategia organica di rafforzamento del welfare nel medio-lungo periodo.
- in un momento di forti tensioni sociali, dove crescono disuguaglianze e fragilità e le risorse pubbliche disponibili sono largamente insufficienti a coprire la richiesta crescente di servizi sociali e sociosanitari, è necessario investire progettualità e risorse su una partnership tra il Pubblico ed il Terzo Settore quale tassello fondamentale dei sistemi di welfare del nostro Paese:
· per offrire risposte suppletive ed integrative ai bisogni della collettività, diversificate in base alle esigenze degli utenti e alle dinamiche dei territori;
· per favorire l’integrazione tra ambiti di policy secondo processi inclusivi ed innovativi, acquisendo il paradigma dettato dal CTS di un coinvolgimento attivo degli ETS attraverso forme di co-programmazione, co-progettazione ed accreditamento, altrimenti conosciute come Amministrazione Condivisa, che valorizzino una sussidiarietà circolare.
Tutto ciò premesso e considerato,
- a continuare a supportare gli ETS, compatibilmente con le disponibilità del bilancio regionale, anche attraverso l’istituzione di uno specifico Fondo o con la creazione di bandi dedicati sia al sostegno all’attività associativa, sia alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili strumentali ad essa - di proprietà pubblica in comodato, ovvero degli stessi ETS - valutando, inoltre, possibili premialità nei bandi per la rigenerazione, adeguamento e riqualificazione energetica degli edifici pubblici, laddove questi siano destinati ad ospitare soggetti che svolgono attività di interesse sociale, come gli ETS;
- a continuare a promuovere la disciplina del Social Bonus;
- a proseguire nella promozione e nel consolidamento delle esperienze di partecipazione, co-progettazione, rappresentanza e cittadinanza attiva facenti perno sugli Enti del Terzo Settore e che trovano la loro radice normativa e progettuale nel Piano Sociale e Sanitario;
- a rafforzare la partnership fra PA e Terzo Settore, declinando e valorizzando una sussidiarietà circolare nonché favorendo con risorse e progettualità l’espandersi di un’economia sociale in grado di dare risposte individualizzate ai bisogni di welfare dei cittadini, orientate alla coesione sociale e integrate nel sistema territoriale in cui si esplicano, anche attraverso un confronto con ANCI;
- a dare attuazione e continuità alla legge regionale 13 aprile 2023, n. 3 “Norme per la promozione ed il sostegno del terzo settore, dell’amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva”, che istituisce il Fondo per l’innovazione sociale, definisce i criteri per l’Amministrazione Condivisa e prevede strumenti formativi per la Pubblica Amministrazione e gli ETS;
- a tenere aggiornata l’Assemblea Legislativa riguardo all’attuazione del Piano di Formazione sull’amministrazione condivisa per ETS ed Enti Locali;
a richiedere al Governo
- che vengano ripristinate le risorse tagliate al Fondo per la Povertà e, in generale, che si supporti una strategia organica di rafforzamento del welfare, anche riconoscendo concretamente il ruolo centrale degli ETS rendendo strutturali i finanziamenti e progettualità ad essi destinati ed intervenendo con agevolazioni quali l’abbattimento e la deducibilità dell’IVA sugli acquisti strumentali alle attività degli ETS non commerciali;
- che venga eliminato completamente il tetto sul 5% ed alle detrazioni fiscali sulle liberalità dei contribuenti, rispettando così la volontà dei cittadini;
- di valutare, in tutte le sedi istituzionali opportune, anche per il tramite della Conferenza delle Regioni e previo confronto con la Commissione Europea, la possibilità di una definitiva esclusione dall'applicazione dell'IVA per gli Enti non commerciali del Terzo Settore, in considerazione della loro rilevanza sociale nel nostro Paese;
- che venga istituito un Fondo ad hoc per la rigenerazione, l’adeguamento ed il recupero energetico degli edifici pubblici concessi in comodato agli ETS.
Approvata a maggioranza dalla Commissione IV Politiche per la Salute e Politiche Sociali nella seduta del 5 maggio 2026.