n.183 del 15.07.2026 periodico (Parte Seconda)

Oggetto n. 535 - Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché adottino in tempi celeri una normativa che garantisca l'effettivo esercizio del diritto di voto ai cittadini temporaneamente domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza. A firma dei Consiglieri: Arduini, Fornili, Lori, Critelli, Ancarani, Quintavalla, Valbonesi, Proni, Daffadà, Costa, Bosi, Castellari, Zappaterra, Costi, Ferrari, Carletti, Lucchi, Calvano, Sabattini, Parma, Muzzarelli, Albasi, Paldino, Donini, Gordini, Casadei, Trande, Massari, Burani, Lembi

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Premesso che

in Italia, il diritto di voto, pur sancito dall’articolo 48 della Costituzione, non è attualmente garantito in modo effettivo a tutti i cittadini, in particolare a coloro che, per motivi di studio, lavoro, cure mediche o assistenza a familiari in qualità di caregiver, si trovano temporaneamente in un Comune diverso da quello in cui risultano iscritti nelle liste elettorali.

La legislazione elettorale italiana presenta una grave lacuna normativa che penalizza lavoratori, studenti e persone in mobilità temporanea, imponendo loro l'obbligo di recarsi fisicamente nel Comune di residenza per poter esercitare il diritto di voto.

L’assenza di strumenti alternativi, come il voto per corrispondenza o il voto anticipato, costringe questi elettori a dover scegliere tra adempiere ai propri doveri e necessità personali o esercitare il proprio diritto di partecipazione democratica, con il rischio concreto di una significativa riduzione dell'affluenza alle urne.

Questa rigidità legislativa si traduce in un onere economico significativo, dovuto ai costi di trasporto, e in difficoltà logistiche legate agli impegni lavorativi o accademici, spesso incompatibili con lo spostamento in occasione delle consultazioni elettorali.

L’assenza di una regolamentazione che consenta il voto in un luogo diverso da quello di residenza rappresenta una discriminazione indiretta tra cittadini, aggravata dal fatto che in molti altri Paesi europei sono già previste modalità flessibili e accessibili per il voto dei cittadini fuori sede.

Tale situazione si traduce in una limitazione di fatto del diritto di voto per una fetta rilevante della popolazione, che, nonostante il proprio legame con il territorio nazionale, si vede privata della possibilità di esprimere il proprio orientamento politico.

Le statistiche degli ultimi anni dimostrano una costante diminuzione dell’affluenza alle urne, segnale di un progressivo allontanamento dei cittadini dalla vita politica, spesso dovuto anche alle difficoltà materiali di recarsi ai seggi.

Rilevato che

le legislazioni elettorali di numerosi Paesi europei hanno già introdotto strumenti che garantiscono l'effettivo esercizio del diritto di voto anche a coloro che, per diverse ragioni, si trovano lontani dal proprio Comune di residenza il giorno delle elezioni.

Paesi come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito hanno implementato con successo questi sistemi, garantendo il diritto di voto anche ai cittadini temporaneamente domiciliati in altre aree del Paese.

Tra le modalità più diffuse vi sono il voto postale, che consente agli elettori di esprimere la propria preferenza inviando la scheda elettorale per corrispondenza, e il voto anticipato, che permette di votare nei giorni precedenti alla consultazione elettorale, spesso in seggi allestiti in luoghi accessibili come università, ambasciate o uffici pubblici.

Queste misure, adottate sia per le elezioni nazionali che per quelle regionali e amministrative, hanno dimostrato di favorire una maggiore partecipazione democratica, riducendo le barriere che impediscono agli elettori di recarsi fisicamente alle urne.

L’Italia, invece, resta tra le poche nazioni europee a non prevedere strumenti di questo tipo, con il risultato di escludere di fatto milioni di elettori dalla possibilità di partecipare attivamente alla vita democratica del Paese.

Considerato che

l’articolo 48 della Costituzione riconosce il diritto di voto quale diritto inviolabile e dovere civico, il che implica che lo Stato debba garantire a tutti i cittadini la possibilità di esercitare tale diritto senza discriminazioni.

L’assenza di strumenti adeguati al voto a distanza rischia di compromettere questa garanzia costituzionale, creando una disparità tra gli elettori che possono facilmente recarsi alle urne e coloro che, per motivi di lavoro, studio o salute, si trovano impossibilitati a farlo.

Le statistiche degli ultimi anni dimostrano una costante diminuzione dell’affluenza alle urne, segnale di un progressivo allontanamento dei cittadini dalla vita politica, spesso dovuto anche alle difficoltà materiali di recarsi ai seggi.

La mancata introduzione di misure che facilitino il voto per i fuori sede aggrava il fenomeno dell’astensionismo, privando milioni di italiani della possibilità di contribuire alle decisioni politiche del Paese.

Un'analisi dei costi economici e logistici per lo Stato e per i cittadini derivanti dall'implementazione di nuove modalità di voto potrebbe dimostrare i benefici a lungo termine di una maggiore partecipazione elettorale.

Evidenziato che

il Comitato "Voto dove Vivo” dal 2019 ha avviato una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione politica e civica per evidenziare la mancanza di una legge nazionale che consenta l’esercizio del diritto di voto ai cittadini fuorisede per motivi di studio, lavoro e cura. Tale Comitato ha, negli anni, coinvolto numerose associazioni nazionali e locali, coinvolgendo inoltre oltre 300 amministratori locali.

Con la Legge 6 maggio 2015, n. 52, il diritto di voto per corrispondenza è stato esteso ai cittadini italiani temporaneamente all’estero, ma nessun provvedimento analogo è stato adottato per i cittadini fuori sede all’interno del territorio nazionale.

Preso atto che

nell’autunno 2022 è stata depositata una proposta di legge alla Camera dei deputati contenente "Disposizioni per l’esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza".

La proposta, approvata alla Camera nel luglio 2023 e trasmessa al Senato, è attualmente in attesa di discussione, testimoniando un immobilismo legislativo che ostacola il diritto di voto per milioni di cittadini.

Il 4 marzo 2025, i parlamentari Marco Meloni e Marianna Madia hanno depositato nuove proposte di legge, con l’adesione di tutte le forze di opposizione, per garantire il diritto di voto ai domiciliati fuori sede in vista dei referendum indetti nel 2025.

Rilevato che

il primo meccanismo sperimentale per consentire il voto fuori sede fu previsto dall'art. 1-ter del decreto-legge n. 7 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2024 che introdusse il voto per gli studenti fuori sede per le elezioni europee 2024, prevedendo che gli studenti domiciliati per almeno tre mesi in un comune di un'altra regione potessero o votare nel luogo di domicilio (se stessa circoscrizione) o nel capoluogo di regione (circoscrizione diversa). Tale disciplina, benché rivolta ai soli studenti fuori sede (domiciliati, per un periodo di almeno tre mesi, in una città di una regione diversa da quella del comune di residenza), ha rappresentato un'importante novità sul piano del diritto elettorale.

L'art. 2 del decreto-legge n. 27 del 19 marzo 2025 (recante Disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2025) con un ulteriore intervento "una tantum" ha dettato una nuova disciplina sperimentale per l'esercizio del voto da parte degli elettori fuori sede per le «consultazioni referendarie relative all'anno 2025» apportando alcune significative novità circa le modalità di esercizio del voto fuori sede, ora rivolte a tutti «gli elettori che per motivi di studio, lavoro o cure mediche sono temporaneamente domiciliati, per un periodo di almeno tre mesi[...] in un comune situato in una provincia diversa da quella in cui si trova il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti» (art. 2, comma 1).

Tale norma ha dunque esteso la sperimentazione a tutti gli elettori fuori sede per motivi di studio, lavoro e cure mediche, superando l'irragionevole limitazione posta dall'art. 1-ter del d.l. n. 7 del 2024, che precludeva alle altre categorie di fuori sede, in particolare ai lavoratori (circa 4,5 milioni di elettori), di beneficiare di tale possibilità.

Sottolineato che

nonostante il Governo abbia portato avanti due sperimentazioni sul voto a distanza - la prima in occasione delle Europee di giugno 2024 e la seconda agli ultimi referendum di giugno 2025 - la legge delega A.S. 787 è ancora bloccata in Senato.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 2026 è stato pubblicato il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 con il quale è stato indetto, per i giorni di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, il referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante: «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025.

Nel decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante "Disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026" approvato dal Governo in vista del referendum sulla giustizia non vi è alcun riferimento alla possibilità del voto dei fuori sede.".

Rilevato infine che

nella scorsa legislatura regionale, nella seduta del 7 febbraio 2024, è stata approvata all’unanimità dalla Commissione Bilancio Affari generali ed istituzionali la risoluzione ogg. 7936, la quale impegnava la Giunta a “sollecitare il Parlamento e il Governo, in tutte le sedi istituzionali opportune, anche per il tramite dei parlamentari eletti in Emilia-Romagna, ad approvare in tempi congrui la legge delega, ed il conseguente decreto legislativo, in materia di esercizio del diritto di voto, al fine di introdurre, nel rispetto dell’art. 48, comma 2 della Costituzione, modalità per l’esercizio del diritto di voto da parte degli elettori che, per motivi di studio, lavoro e cura, si trovano in un Comune diverso da quello di iscrizione nelle liste elettorali, in occasione delle elezioni politiche, delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, dei referendum ex art. 75 e 138 Cost. e delle elezioni regionali.”.

Tutto ciò premesso,

impegna la Giunta regionale

a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché adottino in tempi celeri una normativa che garantisca l'effettivo esercizio del diritto di voto ai cittadini temporaneamente domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza per motivi di studio, lavoro, cure mediche o assistenza a familiari in qualità di caregiver, introducendo strumenti adeguati come il voto per corrispondenza, il voto anticipato o altre modalità che assicurino l’accessibilità al voto a tutti i cittadini.

A promuovere, in collaborazione con le altre Regioni, anche per il tramite della Conferenza delle Regioni, un'azione congiunta per sensibilizzare le istituzioni nazionali sulla necessità di superare l’attuale lacuna normativa, sottolineando il principio costituzionale di uguaglianza.

A sostenere iniziative di informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull'importanza del diritto di voto per i cittadini fuori sede.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 24 giugno 2026

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