n.167 del 01.07.2026 periodico (Parte Seconda)

Oggetto n. 2244 - Risoluzione per impegnare la Giunta in materia di prevenzione e contrasto del caporalato. A firma del Consigliere: Costi, Zappaterra, Lori, Carletti, Castellari, Proni, Gordini, Quintavalla, Arduini, Costa, Albasi, Calvano, Donini, Sabattini, Massari, Casadei, Critelli, Daffadà, Paldino, Bosi, Parma, Fornili, Muzzarelli, Ferrari, Trande, Burani

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
premesso che:

l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza e dall’Ispettorato territoriale del lavoro di Modena ha portato alla luce un sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo della Bassa modenese, con lavoratori stranieri impiegati in condizioni di irregolarità, sottopagati e privi delle tutele contrattuali previste;

i fatti accertati – che hanno visto l’arresto di un soggetto accusato di caporalato e il coinvolgimento di aziende utilizzatrici – dimostrano che anche nei territori a forte tradizione produttiva e cooperativa possono manifestarsi fenomeni di grave illegalità e compressione dei diritti fondamentali del lavoro;

le associazioni di categoria agricole e le organizzazioni sindacali hanno espresso una condanna unanime del fenomeno, riconoscendo la necessità di fare piena luce sulle responsabilità e di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto;

rilevato che

il fenomeno del caporalato non riguarda esclusivamente il Mezzogiorno, ma assume forme strutturate anche nelle regioni del Centro-Nord, in particolare nei settori caratterizzati da stagionalità, forte esternalizzazione e frammentazione della filiera;

in Emilia-Romagna i comparti maggiormente esposti risultano essere:

-  agricoltura (raccolte stagionali, ortofrutta, vitivinicolo),

-  logistica e movimentazione merci,

-  facchinaggio, pulizie e servizi in appalto e subappalto;

le modalità più ricorrenti includono intermediazione illecita di manodopera, uso di cooperative spurie, catene di subappalto opache, paghe inferiori ai minimi contrattuali, irregolarità contributive e situazioni di ricattabilità connesse alla condizione migratoria dei lavoratori;

rapporti nazionali dell’Ispettorato del Lavoro e dell’Osservatorio Placido Rizzotto collocano anche l’Emilia-Romagna tra le regioni del Centro-Nord interessate da fenomeni di sfruttamento organizzato, seppur in misura diversa rispetto ad altre aree del Paese;

la Commissione speciale di ricerca e di studio sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie, istituita con deliberazione dell’Assemblea legislativa n. 133 del 21 dicembre 2017 e operativa nel 2018-2019, ha svolto un’approfondita attività conoscitiva, attraverso audizioni con parti sociali, associazioni datoriali, centrali cooperative, Ispettorato del lavoro, INPS, INAIL e magistratura, mettendo in evidenza come le dinamiche di sfruttamento lavorativo e di intermediazione illecita della manodopera si sviluppino anche attraverso meccanismi organizzativi e filiere opache, nei quali possono innestarsi forme di caporalato, in particolare nei settori agricolo e logistico;

la Relazione conclusiva approvata dall’Assemblea nel 2019 costituisce tuttora un riferimento conoscitivo utile per comprendere le modalità evolutive dello sfruttamento lavorativo anche nel territorio emiliano-romagnolo.

considerato che

la normativa penale in materia di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p., come modificato dalla legge 199/2016) è di competenza statale, così come il coordinamento ispettivo nazionale e il Piano triennale contro il caporalato;

le azioni regionali si collocano nell’ambito di attuazione del Piano triennale nazionale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato, adottato dal Tavolo nazionale istituito presso il Ministero del Lavoro;

alle Regioni compete un ruolo decisivo nella programmazione delle politiche del lavoro, della formazione, dell’inclusione sociale, dell’integrazione dei cittadini stranieri e nel coordinamento territoriale delle reti di prevenzione e presa in carico delle vittime;

l’Emilia-Romagna, con 2.522 aziende iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità su 10.664 complessive a livello nazionale, rappresenta circa un quarto del totale nazionale, configurandosi come una delle esperienze territoriali più avanzate e riconosciute nel contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura;

la Regione Emilia-Romagna ha già inserito il contrasto allo sfruttamento lavorativo nel Patto per il lavoro e per il clima, attua le Linee guida nazionali per l’identificazione e la protezione delle vittime di sfruttamento in agricoltura, partecipa al progetto interregionale “Common Ground” e ha attivato una rete territoriale che coinvolge ispettorati, forze dell’ordine, servizi sociali e sanitari, centri per l’impiego, sindacati e terzo settore;

il modello di sviluppo regionale, fondato sulla qualità delle produzioni e sulla responsabilità sociale delle imprese, non può essere compatibile con pratiche di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera, che alterano la concorrenza e ledono la dignità del lavoro;

rilevato altresì che

nel territorio del Comune di Portomaggiore, in provincia di Ferrara, caratterizzato anch’esso da una forte vocazione agricola e da un significativo impiego di manodopera stagionale, il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo è stato assunto come priorità istituzionale attraverso un’azione coordinata tra Prefettura e Ministero dell'Interno, Comune, Regione e Agenzia per il lavoro, Forze dell’ordine, parti sociali ed enti previdenziali. L’iniziativa AGRIBUS, coordinata dalla prefettura di Ferrara insieme ad AMI S.r.l. e alla Sezione territoriale della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità istituita presso la direzione provinciale INPS, è cofinanziata dall’Unione Europea attraverso il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) e ha recentemente ottenuto il primo posto nella categoria Welfare, Inclusione e Sostenibilità agli IoMobility Awards 2026;

a seguito delle riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, è stato attivato un presidio territoriale stabile per l’intermediazione legale della manodopera, mediante l’apertura di uno Sportello Lavoro quale distaccamento del Centro per l’Impiego, con il coinvolgimento dell’Agenzia regionale per il Lavoro e la presenza di mediatori linguistico-culturali, finalizzato a favorire l’incontro regolare tra domanda e offerta nel settore agricolo;

nel medesimo contesto territoriale sono state sviluppate, su impulso del Comune e della Prefettura, ulteriori azioni integrate di prevenzione e contrasto, tra cui il rafforzamento dei controlli sulle condizioni abitative e sulle comunicazioni di ospitalità, l’organizzazione di iniziative di incontro diretto tra imprese e lavoratori (Job Day), nonché l’attivazione del progetto “Agribus” per garantire un servizio di trasporto legale ai lavoratori stagionali, sottraendo terreno economico agli intermediari illegali;

tali misure, integrate con le attività della “Rete del lavoro agricolo di qualità” istituita presso l’INPS e con i progetti regionali e interregionali di contrasto allo sfruttamento lavorativo, costituiscono un modello territoriale di prevenzione che affianca l’azione repressiva con strumenti strutturali di emersione, regolarizzazione e tutela dei lavoratori;

l’esperienza maturata nel territorio di Portomaggiore evidenzia come il contrasto al caporalato richieda un approccio multilivello, fondato su legalità, servizi pubblici accessibili, trasporto regolare, politiche abitative adeguate e piena collaborazione tra istituzioni e parti sociali, con l’obiettivo di rendere strutturale il lavoro agricolo regolare e dignitoso;

evidenziato che

il fenomeno del caporalato, praticato da alcune aziende che scelgono consapevolmente di abbattere il costo del lavoro attraverso l’intermediazione illecita e lo sfruttamento della manodopera, genera una forma di dumping sociale e concorrenza sleale che penalizza le imprese sane e rispettose delle regole, compromette la correttezza del mercato e rischia di offuscare l’immagine autentica dell’economia produttiva dell’Emilia-Romagna, costruita su qualità, legalità, innovazione e responsabilità sociale;

impegna la Giunta Regionale

a rafforzare il coordinamento territoriale tra Regione, Prefetture, Ispettorato del lavoro, forze dell’ordine, Procure, parti sociali e organizzazioni di categoria, con particolare attenzione ai territori agricoli e ai periodi di maggiore intensità stagionale;

a potenziare le azioni di prevenzione ed emersione del fenomeno, attraverso sportelli territoriali, mediazione linguistico-culturale, informazione sui diritti, assistenza legale e percorsi di presa in carico sociale e abitativa per le vittime di sfruttamento;

a promuovere protocolli territoriali con le organizzazioni datoriali e con i soggetti delle filiere agroalimentari e logistiche, finalizzati alla piena applicazione dei contratti collettivi e alla tracciabilità della manodopera;

a integrare le politiche contro il caporalato con le politiche abitative, sanitarie e di inclusione sociale, al fine di ridurre le condizioni di marginalità e ricattabilità che alimentano il fenomeno;

a valorizzare e aggiornare, nell’ambito delle politiche regionali di contrasto allo sfruttamento lavorativo, gli esiti della Relazione conclusiva della Commissione speciale di ricerca e di studio sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie, quale base conoscitiva utile per l’analisi delle dinamiche di intermediazione illecita e delle filiere a rischio di caporalato nel territorio regionale;

a valutare la promozione, d’intesa con le Prefetture e i corpi intermedi, di un sistema strutturato di monitoraggio delle imprese regionali coinvolte in procedimenti legali inerenti al fenomeno delle cooperative spurie e dei subappalti opachi nei settori della logistica e dell'agricoltura al fine di valutare modalità di applicazione alle stesse dei criteri di esclusione, attualmente previsti dalla normativa, nell'assegnazione di finanziamenti pubblici, contributi a fondo perduto o dalla partecipazione a bandi emanati dall'Amministrazione regionale.

Approvata all’unanimità dalla Commissione V Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 18 giugno 2026.

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