n.125 del 20.05.2026 periodico (Parte Seconda)
Oggetto n. 2460 - Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire in un confronto costante e costruttivo con tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici del territorio che garantisca tutele e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori e un sistema imprenditoriale capace di contribuire al benessere collettivo e a supportare percorsi di partecipazione dei lavoratori alle imprese e alle filiere. A firma dei Consiglieri: Castellari, Larghetti, Calvano, Paldino, Casadei, Quintavalla, Lucchi
È nelle macerie della Seconda Guerra Mondiale che trova le proprie radici l’unica Costituzione al mondo che fonda il proprio ordinamento democratico sul valore del Lavoro. Una scelta, questa, che sottende l’idea di una società equa, che non accetta stratificazioni sociali basate su privilegi, né tollera alcuna forma di schiavitù o sfruttamento: il lavoro è, dunque, garanzia di uguaglianza e dignità; è strumento di crescita personale e, al contempo, contributo al miglioramento della società.
La Costituzione della Repubblica italiana non si ferma ad affermare un principio, ma lo rende necessario indirizzo programmatico delle politiche dello Stato, che deve rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’effettiva fruizione di tale diritto e deve tutelare il lavoro ed i lavoratori e lavoratrici - riconoscendo a tal fine l’imprescindibile funzione sindacale - e declinare la libertà di impresa con i limiti definiti dall'utilità sociale e dalla tutela della salute, dell'ambiente, della sicurezza, della libertà e della dignità umana.
Lo Statuto della Regione Emilia-Romagna, in armonia con tali principi, tutela la dignità, la sicurezza e i diritti dei lavoratori, la loro libertà di opinione, di organizzazione e di iniziativa sindacale; favorisce una occupazione piena, stabile, sicura e regolare, adeguatamente retribuita; rimuove gli ostacoli che limitano o impediscono le pari opportunità e il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa; promuove il confronto, la concertazione, la programmazione negoziata e la partecipazione.
Il tessuto sociale ed economico della Regione Emilia-Romagna è stato costruito su una lunga tradizione di dignità e qualità del lavoro, di tutele sindacali, di un’imprenditoria che è stata in grado di coniugare profitto e benessere collettivo, a partire dal modello cooperativo - basato sul mutualismo, sulla solidarietà e sull’autonomia del lavoro – passando per l’impresa sociale e fino alla costante dialettica con le rappresentanze imprenditoriali.
Il modello di sviluppo che risulta dall’intero corpus legislativo regionale - a partire dalla l.r. n. 17 del 2005 (Norme per la promozione dell'occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro), fino alla più recente l.r. n. 2 del 2023 (Attrazione, permanenza e valorizzazione dei talenti ad elevata specializzazione in Emilia-Romagna), passando per le leggi a sostegno della cooperazione mutualistica (legge regionale n. 6 del 2006), della cooperazione sociale e dell'economia solidale (legge ragionale n. 12 del 14 e legge regionale n. 19 del 2014) e di promozione degli investimenti (legge regionale n. 14 del 2014) – pone alla propria base la concertazione degli obiettivi, il coinvolgimento di tutti gli stakeholders, il confronto permanente fra la Regione e tutti gli attori sociali ed economici in un atto di responsabilità collettiva.
Questo era il metodo del primo “Patto per il Lavoro” stipulato nella legislatura 2015-2020 e rinnovato come “Patto per il Lavoro e per il Clima” per quella 2020-2025; e questo continua ad essere il modello di concertazione con cui la “Giunta de Pascale” ha avviato i lavori per rinnovare il “Patto per l’Emilia-Romagna. Insieme, con cura”, in cui gli obiettivi di sempre - lavoro di qualità, coesione sociale, transizione ecologica e digitale, rafforzamento dei servizi pubblici, resilienza ai cambiamenti globali – sono declinati nel contesto sempre più incerto definito dal declino demografico, dalle nuove povertà e dalle nuove diseguaglianze, dai mutamenti climatici e da quelli geopolitici.
Questa impostazione, che si riflette anche nelle consolidate sinergie tra lavoratori, lavoratrici ed imprese e nel coinvolgimento dei primi nella vita e nei processi produttivi delle seconde, ha consentito negli anni di trovare risposte efficaci e condivise a molte situazioni di crisi nell’ambito di Tavoli di confronto a cui hanno partecipato la Regione e gli Enti Locali coinvolti, la proprietà e le rappresentanze sindacali.
La collaborazione dei lavoratori all’impresa, riconosciuta in Costituzione quale modalità di elevazione economica e sociale del lavoro, si fonda sull’idea e sulla valorizzazione dell’interesse comune tra i lavoratori e l’imprenditore alla prosperità dell’impresa stessa.
Non solo, ma se correttamente declinata essa può costituire una risposta efficace alla precarietà del lavoro ed al lavoro sottopagato, questioni che non trovano alcuna risposta da parte del Governo centrale neanche nel DPFP attualmente in discussione.
L’approdo di ciascuno ad un lavoro sicuro e regolare, stabile ed adeguatamente retribuito è, infatti, non solo un dovere che lo Stato è chiamato ad espletare e di cui la società nella sua interezza deve farsi carico, ma realizzazione stessa del mandato costituzionale.
Le forme di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al sistema economico e produttivo in Italia stanno vivendo una fase di profonda evoluzione.
La recente proposta di legge di iniziativa popolare “La partecipazione al lavoro” si proponeva di rafforzare gli istituti partecipativi dei lavoratori alla gestione, all'organizzazione, ai profitti e ai risultati nonché ad una governance condivisa nelle aziende, individuando a tal fine nuove forme di relazioni, promozione e incentivazione.
L’obiettivo si sarebbe rafforzato con il costante impegno di tutte le organizzazioni sindacali nella difesa e nella concreta realizzazione dei diritti dei lavoratori, che da sempre e trasversalmente contraddistingue la storia sindacale del nostro Paese.
L’iter parlamentare di conversione in legge ha portato a modifiche sostanziali, come la soppressione integrale di sette articoli e la significativa modifica dei rimanenti, che si sono tradotte in un generale depauperamento degli istituti di partecipazione dei lavoratori.
Affinché la legge n. 76 del 2025 possa realizzare appieno gli istituti della fattiva partecipazione dei lavoratori e assicurare il pieno protagonismo delle rappresentanze sindacali, rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva, è dunque necessario attivare iniziative che ne migliorino le previsioni.
Le sfide enormi che abbiamo davanti, che siano quelle della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica, o della sostenibilità economica, ambientale e sociale dei processi produttivi, trovano nella Partecipazione la propria fondamentale base democratica.
È necessario rafforzare gli strumenti di partecipazione nell’impresa e potenziare ulteriormente il ruolo della contrattazione collettiva, sottoscritta dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali maggiormente e comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
Nella legge n. 76 del 2025, approvata in parlamento con profonde modifiche rispetto al testo originario e senza il voto di molti parlamentari che avevano sostenuto e sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare, permane il problema della definizione dei meccanismi attraverso i quali vengono individuati i lavoratori chiamati negli organismi gestionali aziendali e di sorveglianza.
A proseguire nel confronto costante e costruttivo con tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici del territorio al fine di un lavoro di qualità, che garantisca tutele e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori, e di un sistema imprenditoriale capace di contribuire al benessere collettivo.
A supportare percorsi anche formalizzati di partecipazione dei lavoratori alle imprese e alle filiere, capaci di coniugare maggiore produttività e migliore qualità del lavoro, di ridurre il conflitto industriale e migliorare le relazioni sindacali, di garantire maggiore trasparenza dei processi decisionali e più equità dei risultati economici.
A indirizzare le proprie società partecipate verso l’attuazione di efficaci forme di partecipazione dei lavoratori impiegati ed a incentivare le imprese del territorio nell’adozione di analoghi strumenti.
Approvata a maggioranza dalla Commissione II Politiche economiche nella seduta del 27 aprile 2026.