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n. 52 del 28.03.2012 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 2327 - Risoluzione proposta dai consiglieri Monari, Mori, Ferrari, Moriconi, Alessandrini, Garbi, Pagani, Fiammenghi, Zoffoli, Mazzotti, Pariani, Casadei, Mumolo, Costi, Marani, Montanari e Luciano Vecchi per esprimere cordoglio per le vittime dell'amianto e per impegnare la Giunta a mantenere alta l'attenzione di vigilanza e controllo in tutte le attività che comportano l'utilizzo e lo smaltimento di materiali contenenti fibre di amianto

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

lo scorso 13 febbraio il Tribunale di Torino, prima sezione penale, ha condannato a 16 anni di prigione i due ex dirigenti della multinazionale Eternit, perché giudicati responsabili di 2.191 morti e 665 malati di mesotelioma pleurico, malattia provocata dall’esposizione all’amianto, fibra da tempo riconosciuta cancerogena, ma a lungo utilizzata per la costruzione dell’Eternit.

La Regione Emilia-Romagna si è costituita parte civile con riferimento ai danni causati dall'operatività dello stabilimento Icar di Rubiera, chiedendo il risarcimento dei danni derivanti dai fatti di reato contestati, in quanto produttivi di un pericolo per la pubblica incolumità e diretti a cagionare un disastro, che si è purtroppo verificato. 

La sentenza ha riconosciuto le responsabilità dei dirigenti condannati per disastro doloso ed omissione dolosa di misure di prevenzione infortunistica negli stabilimenti piemontesi di Casale e Cavagnolo, dal 13 agosto 1999 in avanti.

I reati precedenti al 13/08/1999, come quelli contestati negli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), sono stati dichiarati estinti per prescrizione, per una valutazione puntuale della quale si rende necessaria la lettura delle motivazioni della sentenza. 

Considerato che

in forza delle sue caratteristiche, l’uso dell’amianto è stato per molto tempo altamente diffuso nell’edilizia civile, nelle coibentazioni, nella costruzione di vasche per la raccolta delle acque, per la costruzione di tubi per gli acquedotti, per la copertura dei tetti, addirittura per le fioriere. 

Fino agli anni settanta l’uso dell’amianto nella costruzione di acquedotti rappresentava lo standard, finché la Legge 257 del 1992, che detta le norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto e per il suo smaltimento controllato, ne ha vietato l’utilizzo per le nuove strutture pur non imponendo la rimozione o la sostituzione di quelle esistenti.

Anche nell’attività estrattiva di cava, ancora oggi in corso in regione e nel resto del paese, può essere rilevata la presenza di amianto come nel caso delle rocce ofiolitiche.

Il primo provvedimento organico adottato dalla Regione risale al 1996 per la dismissione dell'utilizzo e lavorazione e commercializzazione dell'amianto attraverso il "Piano regionale di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto". 

La Regione fin dal 1993 ha promosso azioni per la rimozione dell'amianto e conseguente smaltimento dei rifiuti, per il censimento delle cave e dei siti contaminati pubblici e privati, ha avviato studi per la mappatura dei medesimi in costante aggiornamento, ha investito consistenti stanziamenti regionali (eco incentivi) a favore dei privati e delle imprese per gli interventi di bonifica dei manufatti contenenti amianto, ha attivato una sorveglianza ambientale e sanitaria integrata con tutti i servizi competenti sul territorio (AUSL, ARPA) per garantire salubrità e sicurezza complessiva, in particolare nei luoghi di lavoro.

Sottolineato che

la qualità delle acque destinate al consumo umano, nella Regione Emilia-Romagna, è controllata dai Dipartimenti di Sanità pubblica, attraverso l’attività di vigilanza dei Servizi Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN). 

I campionamenti di acqua eseguiti in punti di prelievo rappresentativi dell’acquedotto e le relative analisi chimico-fisiche e microbiologiche verificano, quindi, il rispetto dei valori di parametro della normativa nazionale di settore e delle direttive comunitarie.

Nel solo Comune di Bologna dal 1998 vengono eseguiti circa 30 controlli annuali nelle acque destinate al consumo umano.

Evidenziato che 

nel territorio sono in corso azioni sia d’iniziativa privata che pubblica dirette alla rimozione dell’amianto. 

Nel solo 2010 sono stati rimossi 45.087.717 kg di amianto compatto di cui 37.398.661 trasportati in discariche regionali e 7.689.056 trasportati in discariche extraregionali; 83.222 kg di amianto friabile, di cui 40.761 kg trasportati in discariche regionali e 42.461 kg trasportati in discariche extraregionali.

Sono stati elevati 136 verbali di contravvenzioni e sono state proposte ai Sindaci 15 ordinanze. I piani di lavoro relativi alla rimozione dell’amianto sono stati 5.738. 

Tutto ciò premesso e considerato

esprime cordoglio per le vittime dell’amianto, vicinanza alla sofferenza dei famigliari e apprezzamento per il lavoro svolto dalla magistratura.

Esprime rammarico per il ritardo con cui si è giunti alla consapevolezza della dimensione di un problema che ha messo a repentaglio la salute pubblica di migliaia di persone.

Impegna la Giunta

a mantenere alta l’attenzione di vigilanza e controllo in tutte le attività che comportano l’utilizzo e smaltimento di materiali contenenti fibre di amianto sul territorio regionale.

A promuovere una direttiva regionale circa l’uso dell’ofiolite diretta a ridurre al minimo il rischio per gli operatori e per le popolazioni residenti in prossimità delle stesse cave.

A favorire l’adozione di ordinanze sindacali tese a promuovere tra i proprietari degli edifici tutte le misure previste dalla legge per la tutela della salute, dei lavoratori e dei cittadini ai fini della rimozione dell’amianto o della messa in sicurezza. 

A continuare l’attività di informazione circa i rischi della salute legati all’uso o smaltimento scorretto dei manufatti contenenti amianto.

Ad assumere le conseguenti iniziative di sollecitazione sul punto nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, al fine di colmare l'ancora insufficiente assunzione di responsabilità su scala nazionale per un problema che tanti lutti e malattie ha causato e che ancora oggi sta causando. 

Approvata all’unanimità dei presenti nella seduta pomeridiana del 13 marzo 2012

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