n.313 del 17.12.2025 periodico (Parte Seconda)
RISOLUZIONE - Oggetto n. 1634 - Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire nelle attività di promozione e diffusione di una cultura di parità, a partire dalla scuola e fin dall'infanzia, attraverso attività, progetti e campagne informative tese a valorizzare le differenze, contrastare le discriminazioni e abbattere gli stereotipi che relegano la donna ad un ruolo sociale di subordine rispetto all'uomo. A firma dei Consiglieri: Calvano, Lembi, Ferrari, Larghetti, Zappaterra, Casadei, Ancarani, Paldino, Donini, Gordini, Castellari, Carletti, Critelli, Fornili, Bosi, Costi, Sabattini, Parma, Petitti, Proni, Trande, Burani, Massari, Albasi, Muzzarelli
la ricorrenza del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 54/134 del 17 dicembre 1999, invita i Governi e le Organizzazioni Internazionali a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno della violenza di genere e ricorda ogni anno quanto questa sia un fenomeno strutturale e come tale mantenga una drammatica attualità in tutto il mondo, senza potere essere ascritto a contesti culturali o sociali specifici.
Le stime dicono che a livello mondiale 1 donna su 3 ha subito una qualche forma di violenza di genere; dato in linea con l’indagine Eurostat pubblicata nel novembre 2024, secondo cui il 30,7% delle donne 15-74 anni che vivono in UE è stata coinvolta nel corso della vita violenza fisica, minacce e/o violenza sessuale.
In Italia ISTAT rileva che 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).
È recente l’approvazione unanime, da parte della Camera dei Deputati, della proposta di legge recante “Modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso” (A.C. 1693-A) – nonché delle abbinate proposte di legge (A.C. 2151-2279) – così come modificata in sede di Commissione Giustizia in punto di “consenso libero e attuale”.
La strutturalità della violenza maschile sulle donne si evidenzia anche dal persistere del suo apice e forma più estrema, il femminicidio, che ogni anno fa registrare una media di una donna ogni tre giorni uccisa da un uomo che non ne accetta la libertà, nella gran parte dei casi in ambito affettivo, domestico o famigliare.
anche nella nostra Regione i numeri parlano di un fenomeno ancora drammaticamente presente: nel 2024 sono stati 12.802 i contatti complessivi nei centri antiviolenza, con 2.521 nuove donne che si aggiungono alle 1.463 già in percorso ed un costante e significativo incremento dal 2022 ad oggi. Ulteriore motivo di allarme è il fatto che il 17,5% delle donne che hanno chiesto aiuto ai Centri antiviolenza abbia meno di 30 anni, ad indicare quanto il fenomeno riguardi anche le giovani generazioni.
Anche le chiamate al 1522 hanno registrato un aumento del 19% sul 2023 ed addirittura del 40% se si considerano le richieste di aiuto per casi di violenza e stalking.
Queste e altre rilevazioni dell’Osservatorio regionale per il contrasto alla violenza di genere ci dicono che le ragazze e donne chiedono aiuto e denunciano più che in passato, sono sempre più consapevoli dei segnali di violenza psicologica ed economica e meno disposte a subire abusi, controlli e maltrattamenti.
la violenza di genere, come sancito dalla Convenzione di Istanbul del 7 aprile 2011 (ratificata dall’Italia con la Legge n. 77 del 27 giugno 2013), è l’effetto della discriminazione contro le donne e una violazione dei diritti umani. È un fenomeno strutturale che deriva da atteggiamenti sociali basati su stereotipi di genere dannosi e che trova forza in una cultura ancora gravata da retaggi sessisti derivanti da rapporti di potere storicamente iniqui tra donne e uomini, che confinano la donna a ruoli di subordinazione e giustificano il controllo della stessa alla stregua di una proprietà dell’uomo.
Anche la persistenza di gap a netto svantaggio delle donne nelle condizioni personali di indipendenza economica, nella formazione e nel lavoro retribuito, nella qualità dell’occupazione e nei carichi di cura famigliari alimentano rischi e vulnerabilità alla violenza maschile; i dati Istat mostrano il forte sbilanciamento in ambito occupazionale e previdenziale e colpisce che nel 2025 si stimino ancora al 37% le donne che in Italia non posseggono un proprio conto corrente.
Ciò significa che - sebbene sia importante rafforzare l’impianto normativo di contrasto alla violenza maschile e occorra rendere ancora più efficaci i controlli sul rispetto delle restrizioni imposte agli stessi dall’autorità giudiziaria, a tutela delle donne maltrattate – la vera chiave di volta per prevenire e contrastare la violenza di genere sta nella diffusione di una cultura delle pari opportunità e del rispetto delle differenze e libertà personali.
Il rifiuto di messaggi sessisti troppo facilmente sdoganati da media e social, la condanna dello svilimento della soggettività femminile nel perdurare di oggettivazioni denigranti, la centralità dell’educazione all’affettività e al rispetto nelle scuole fin dalla prima infanzia, la promozione in ottica paritaria del protagonismo femminile nella vita economica e sociale, sono i mezzi più efficaci a disposizione della società, che le Istituzioni - a partire dallo Stato - hanno il dovere di adottare e supportare.
Le più recenti analisi dell’Osservatorio regionale e delle Forze dell’ordine segnalano un incremento rilevante delle forme di violenza digitale – tra cui revenge porn, sextortion, cyberstalking e controllo tramite strumenti tecnologici – che colpiscono in modo particolare le giovani generazioni e richiedono percorsi formativi e di presa in carico specifici.
l’amplissima normativa europea e statale in materia di Pari Opportunità e contrasto alla violenza di genere, a partire dalla Costituzione Italiana, passando dalla Convenzione di Istanbul del 7 aprile 2011 (ratificata dall’Italia con la Legge n. 77 del 27 giugno 2013), fino alle più recenti Strategie UE e Nazionale per la parità di genere, si basano sull’assunto fondamentale che la parità di genere è un diritto umano fondamentale e la violenza maschile sulle donne ne costituisce una sistematica violazione.
La Convenzione è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Particolarmente rilevante è il riconoscimento espresso della violenza contro le donne quale violazione dei diritti umani, oltre che come forma di discriminazione contro le donne (art. 3 della Convenzione). La Convenzione stabilisce inoltre un chiaro legame tra l’obiettivo della parità tra i sessi e quello dell’eliminazione della violenza nei confronti delle donne.
Il medesimo assunto è alla base della Legge Regionale 27 giugno 2014, n. 6 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, che mira a prevenire e contrastare la violenza sulle donne attraverso la rimozione di ogni forma di disuguaglianza e discriminazione basate sul genere, ovvero una strategia organica di interventi trasversali volti a superare i gap lavorativi, sociali ed economici, a valorizzare le differenze e a diffondere una cultura delle pari opportunità.
Il tema delle pari opportunità e del contrasto alla violenza ed alle discriminazioni di genere, parte integrante della strategia di sviluppo sostenibile di Agenda ONU 2030 (Obiettivo 5), resta centrale nel Mandato della Giunta de Pascale, poiché “non c’è possibilità di ulteriore progresso sociale ed economico senza la piena inclusione e valorizzazione delle donne”.
Permangono criticità nella tempestività e nell’eterogeneità delle misure di protezione a tutela delle donne che denunciano violenza, in particolare nella valutazione del rischio, nell’applicazione delle misure cautelari e nell’uso degli strumenti tecnologici di controllo (come il braccialetto elettronico), che rendono necessario un costante rafforzamento della collaborazione istituzionale e una formazione specifica degli operatori.
La Convenzione di Istanbul del 7 aprile 2011 (ratificata dall’Italia con la Legge n. 77 del 27 giugno 2013), all’articolo 22 definisce l’importanza della presenza di servizi di supporto specializzati per tutte le donne vittime di violenza e i loro bambini.
La Convenzione di Istanbul richiama, inoltre, la necessità di includere uomini e ragazzi nei percorsi di prevenzione primaria, riconoscendoli come attori indispensabili nella promozione di modelli relazionali rispettosi e paritari e nella decostruzione degli stereotipi di genere.
La Regione Emilia-Romagna, in attuazione della citata L.R. 6/2014, attraverso il Piano regionale contro la violenza di genere e le sue Schede attuative, ha disciplinato un articolato sistema regionale che comprende in un disegno unitario tutti i soggetti a vario titolo coinvolti attraverso lo svolgimento di attività di empowerment femminile formativo, lavorativo e imprenditoriale, di lotta agli stereotipi discriminanti, di prevenzione culturale, di contrasto, protezione e presa in carico sociale e sanitaria delle vittime.
Il sostegno all’articolato sistema presente sul territorio regionale potrà contare su oltre 4 milioni di euro a sostegno dei 23 centri antiviolenza e delle 56 case rifugio attive sul territorio regionale, a cui vanno aggiunti 555.635 euro per i 15 Centri per uomini autori di violenza attivi in regione.
Il recupero dell’autonomia da parte della donna, fondamentale per uscire definitivamente dalla situazione di violenza, è supportato con 750mila euro di risorse statali assegnati a Comuni e Unioni di Comuni capofila di distretto per favorire l’autonomia abitativa e lavorativa, con 1milione 300mila euro di risorse regionali per il 2025 a sostegno del reddito di libertà, che hanno integrato gli 1,5 milioni di euro statali per il biennio 2024 2025, consentendo di accogliere oltre 550 domande.
Importanti sono tutte le azioni di prevenzione, formazione e diffusione di una cultura del rispetto e della parità di genere che la Regione porta avanti con risorse proprie:
- i percorsi formativi rivolti al personale sanitario, a chi si occupa di mediazione culturale, agli/alle insegnanti e alle forze dell’ordine;
- il Protocollo tra Regione Emilia-Romagna e l’Ufficio Scolastico Regionale per lo svolgimento di attività di approfondimento, formazione, informazione e sensibilizzazione del personale della scuola per promuovere, diffondere e sviluppare la cultura delle pari opportunità, a cui quest’anno si affiancherà una progettualità specifica rivolta ai giovani per attivare azioni di prevenzione primaria alla violenza di genere rivolte alle giovani generazioni in ambito, educativo, scolastico, culturale, sportivo e aggregativo, in collaborazione con i centri antiviolenza;
- il recentissimo Protocollo tra Regione Emilia-Romagna e CGIL, CISL, UIL Emilia-Romagna per il supporto alle persone che hanno subito violenza e/o molestie sul lavoro, con particolare attenzione alla violenza di genere, tramite un percorso sperimentale di ascolto e supporto realizzato attraverso i Consultori familiari, in collaborazione con le strutture di psicologia delle Aziende Usl.
- il bando per la promozione delle pari opportunità, contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere - che per il biennio 2025-26 finanzia 103 progetti con 2,7 milioni – e quello per sostenere la presenza paritaria delle donne nella vita economica del territorio, che nello stesso biennio finanzia 58 progetti con 1,6 milioni di euro;
- il sostegno ai percorsi di certificazione di genere nelle imprese e la piena attuazione, fortemente sollecitata dall’Assemblea Legislativa, del Piano strategico per la diversità, equità e inclusione (DE&I), attraverso la definizione di un piano attuativo condiviso con enti, aziende e agenzie regionali, che ne favorisca l’implementazione volontaria, anche mediante strumenti comuni di accompagnamento, formazione, monitoraggio e valutazione dell’impatto.
proseguire nelle attività di promozione e diffusione di una cultura di parità - a partire dalla scuola e fin dall’infanzia - attraverso attività, progetti e campagne informative tese a valorizzare le differenze, contrastare le discriminazioni ed abbattere gli stereotipi che ancora troppo spesso relegano la donna ad un ruolo sociale di subordine rispetto all’uomo;
implementare le azioni tese al potenziamento del ruolo sociale, economico e culturale delle donne, al fine di favorire il libero realizzarsi di ciascuna e, con esso, la crescita complessiva della comunità;
in particolare, a proseguire l’investimento, in collaborazione con Scuole, Università, Terzo settore e Categorie economiche o d’impresa, nell’orientamento STEM e nella formazione digitale di ragazze e donne per l’accesso a lavori di qualità e ben retribuiti, nonché per sostenere imprenditoria femminile e percorsi di carriera volti all’indipendenza economica e, non da ultimo, per realizzare corsi di educazione e formazione finanziaria;
rafforzare ulteriormente il sistema di protezione delle donne vittime di violenza, rendendo sempre più agevole l’accesso allo stesso, più coordinata l’azione di presa in carico e supporto, più forte l’attività di confronto e condivisione con le Istituzioni chiamate a specifiche competenze nella prevenzione della violenza, nella tutela delle vittime, nel supporto sanitario, sociale ed economico teso all’uscita dalle situazioni di violenza, nella repressione dei crimini commessi dai maltrattanti;
rafforzare su tutto il territorio regionale l’applicazione delle "Raccomandazioni regionali per l'accoglienza e la presa in carico in Pronto soccorso delle donne che subiscono violenza di genere", approvate con la Dgr. 1712/2022, migliorando l’integrazione tra Pronto Soccorso, Consultori, servizi sociali, forze dell’ordine e centri antiviolenza, con particolare attenzione alla formazione del personale sanitario e alla tempestività della presa in carico;
potenziare gli strumenti di autonomia abitativa, anche attraverso accordi con Comuni, Agenzie per la casa e soggetti del Terzo settore, per garantire alle donne che fuoriescono dai percorsi di violenza soluzioni stabili e non emergenziali;
rafforzare la collaborazione con i media affinché i contenuti diffusi siano attenti a veicolare i corretti messaggi di rispetto delle differenze, libertà e autodeterminazione della donna, parità di genere e condanna di ogni forma di violenza, oggettivazione del corpo femminile e prevaricazione;
considerare prioritario nelle attività appena enunciate rafforzare ulteriormente i servizi specializzati al contrasto alla violenza di genere: centri antiviolenza (C.A.V.), Case rifugio, Servizio 1522, strutture residenziali specifiche per l’accoglienza delle donne vittime di violenza e i Centri per il trattamento di uomini autori di violenza (C.U.A.V)
sviluppare, in collaborazione con i Centri per uomini autori di violenza (CUAV), l’USR e il Terzo settore, programmi di prevenzione rivolti a ragazzi e giovani adulti, finalizzati alla decostruzione degli stereotipi maschili tossici, all’educazione emotiva e al rispetto nelle relazioni.
rafforzare, nel rispetto dell’autonomia scolastica e delle competenze degli istituti, le azioni di prevenzione e formazione sulla violenza digitale, rivolti a studenti, insegnanti, famiglie e operatori, anche attraverso la collaborazione con i servizi di polizia postale e con i Centri antiviolenza nella presa in carico dei casi.
Richiedere al Governo:
- l’impegno, non più rinviabile, affinché la scuola diventi fin dai primi cicli - attraverso l’educazione all’affettività di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze, di giovani adulti e adulte - luogo di diffusione di una cultura delle pari opportunità e di abbattimento di stereotipi culturali e sessisti, introducendo stabilmente nei curricoli scolastici nazionali percorsi obbligatori di educazione all’affettività, al rispetto, alla parità di genere e alla prevenzione delle dinamiche violente, così da superare approcci episodici e affidati alla sola progettualità delle singole scuole;
- che siano garantite a bilancio risorse adeguate a consentire un’azione sistemica, efficace e continua su tutto il territorio nazionale, a partire dal finanziamento delle azioni di prevenzione, fino al sostegno delle vittime nel loro percorso di uscita dalla situazione di violenza ed acquisizione di autonomia.
- che siano rafforzati gli strumenti a tutela delle donne che denunciano, affinché sia certo il rispetto delle misure restrittive disposte dall’autorità giudiziaria nei confronti del maltrattante, così da consentirne la costruzione di nuovi percorsi di vita in uscita dalla violenza;
- a promuovere una strategia nazionale di contrasto alla violenza digitale, che includa azioni educative nelle scuole, campagne informative, strumenti di segnalazione rapida e protocolli uniformi per la presa in carico delle vittime.
Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 25 novembre 2025