n.183 del 15.07.2026 periodico (Parte Seconda)

Oggetto n. 2164 - Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere al Governo di non partecipare al Board of Peace e di riconoscere lo Stato di Palestina. A firma dei Consiglieri: Trande, Calvano, Casadei, Paldino, Larghetti, Proni, Castellari, Gordini, Massari, Costi, Bosi, Arduini, Carletti, Donini, Lori, Sabattini, Fornili, Parma, Quintavalla, Burani, Daffadà, Albasi, Valbonesi, Costa

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Premesso che

la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che l'Italia parteciperà, in qualità di osservatore, alla prima riunione del Board of Peace istituito e presieduto da Donald Trump, che si è tenuto ieri a Washington;

il cosiddetto Board of Peace è stato presentato dal Presidente Trump durante il World economic forum di Davos come struttura incaricata di attrarre investimenti per la ricostruzione della Striscia di Gaza e di dare attuazione alla seconda fase dell'accordo di pace. Tuttavia, l'assetto oggi delineato del Board, si discosta in modo significativo dal progetto iniziale, annunciato come uno dei punti del Piano Trump per Gaza e successivamente recepito nella risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 2803 del 2025;

l'organismo, che si fonda su una Carta costitutiva di 13 punti, ma elaborata unilateralmente e senza un reale processo multilaterale, si pone in evidente contrasto con i principi fondativi delle Nazioni Unite, svuotandone ulteriormente il ruolo e l'autorevolezza, ponendosi di fatto in alternativa e in opposizione al quadro multilaterale esistente;

difatti, il Board prevede meccanismi di nomina e permanenza dei membri a totale discrezione del Presidente Trump, presidente a vita del BoP, e la possibilità di ottenere seggi permanenti attraverso elevatissimi contributi finanziari, evidenzia una tendenza preoccupante alla privatizzazione delle funzioni tipiche delle organizzazioni internazionali, aprendo la strada a un modello di governance internazionale fondato su logiche proprietarie, contributi finanziari e interessi privati marcatamente segnati da logiche speculative assolutamente inaccettabili, in particolare dopo il massacro di civili e le distruzioni sistematiche volute dal Governo Netanyahu;

al contrario, sarebbe necessario ribadire la necessità di riformare le organizzazioni internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, di ampliare il raggio d’azione del diritto internazionale, consolidando il processo di normazione delle relazioni internazionali e di non derogare dalla via del multilateralismo e del dialogo.

il 17 febbraio scorso l'Aula della Camera ha approvato una risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani che impegna, tra l'altro, alla partecipazione come “osservatore”, ruolo non previsto dallo statuto del Board, dell'Italia alla riunione del Board of Peace con 183 voti favorevoli e 122 contrari;

in tale occasione il titolare della Farnesina ha chiarito che l'Italia è stata invitata a partecipare alla riunione del Board of Peace nella veste di “osservatore”, veste scelta “perché l'articolo 9 dello Statuto del Board è in contrasto con la Costituzione”;

il Board of Peace, creato inizialmente per attuare il piano di pace nella Striscia, sancito dalla risoluzione n. 2803 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ha allargato le sue competenze ad altre crisi. Il suo statuto, infatti, non include riferimento a Gaza e contiene critiche alle Nazioni Unite, alle quali sembra aspirare a sostituirsi come "organismo internazionale per la costruzione della pace più agile ed efficace";

ieri 19 febbraio, presso il “Donald J.Trump Institute of Peace” (sic), presenti circa cinquanta tra presidenti, ministri e CEO, con in mano cappellino “MAGA” di ordinanza, si è effettivamente insediato il Board of Peace con l’annuncio della costruzione di una base militare per ospitare l’International Stabilization Force (ISF), a guida USA, in un’area in cui, molto verosimilmente, sono ancora presenti molti corpi di palestinesi uccisi in questi 28 mesi di genocidio e ancora in corso (dalla cosiddetta tregua del 10 ottobre 2025 sono 600 i palestinesi uccisi nei raid israeliani); all’insediamento l’unico grande paese tra i fondatori della UE era l’Italia presente con il vice-premier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani;

all’insediamento del BoP erano presenti anche il Primo ministro ungherese Viktor Orban in qualità di membro, senza alcun mandato del Consiglio Europeo e senza uno status definito e comunque, come precisato dalla UE, non di membro od osservatore, e la Commissaria UE croata per il Mediterraneo Dubravka Suica, mentre altri paesi europei, tra cui la Germania, hanno inviato solo diplomatici di stanza negli USA o sottosegretari.

Premesso inoltre che

la maggior parte dei Paesi dell'Unione europea hanno scelto di non aderire all'iniziativa americana. In particolare, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito non parteciperanno, così come la stessa Unione Europea, segnalando una distanza politica significativa rispetto a un organismo sbilanciato in senso statunitense e alternativo al quadro multilaterale tradizionale, a partire dall'organizzazione delle Nazioni Unite;

anche il Vaticano non ha aderito motivando con le parole del Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin: La Santa Sede "non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura, che non è evidentemente quella degli altri Stati", aggiungendo che “ci sono punti che lasciano un po' perplessi. Ci sono alcuni punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. Una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l'Onu che gestisca queste situazioni di crisi.”;

in questo contesto, l'Italia non può permettersi scelte isolate che la espongano a un disallineamento con i principali partner europei. Mentre resta evidente la volontà del Governo italiano di non incrinare il rapporto con l'Amministrazione Trump, anche alla luce del legame politico tra Giorgia Meloni e Donald Trump, che sembra essere l'unico vero discrimine delle scelte di politica estera;

il progetto si inserisce in un contesto estremamente fragile: a Gaza la tregua, violata ripetutamente dall'esercito israeliano, non coincide in nessun modo con la pace e, come denunciato anche dal Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, si continua a morire. Alla tregua non hanno fatto seguito gli impegni per un cessate il fuoco permanente e un pieno accesso degli aiuti umanitari, il disarmo di Hamas e una prospettiva chiara sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Anche in Cisgiordania la tensione è in crescita. Il Governo israeliano ha approvato nuove misure sulla registrazione delle proprietà fondiarie, segnando un ulteriore passo verso la legittimazione dell'espansione degli insediamenti e una “annessione di fatto” del territorio occupato, accelerando ed intensificando le politiche di pulizia etnica.

Considerato che

l’articolo 10 della Costituzione prescrive che “L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”;

l'articolo 11 della Costituzione italiana prevede che l'Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Tutto ciò premesso e considerato,

impegna il Presidente e la Giunta regionale

a chiedere al Governo di non partecipare in qualunque forma al Board of Peace o ai suoi lavori, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai princìpi fondamentali previsti dall'articolo 11 della Costituzione né a quelli del diritto internazionale, e non delegittimare il ruolo dell'Onu che va rafforzato e sostenuto.

A chiedere al Governo di scongiurare, in ogni caso, qualsiasi forma di contribuzione finanziaria, diretta o indiretta, al Board of Peace.

A chiedere al Governo il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina.

A chiedere al Governo di farsi promotore, insieme all’Unione Europea, perché sia l’Onu a riprendere le redini di un processo di pace e sicurezza, con il coinvolgimento della rappresentanza del popolo palestinese, che porti progressivamente al raggiungimento del risultato dei “due popoli due Stati”.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta antimeridiana del 24 giugno 2026

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