n.196 del 25.07.2025 (Parte Prima)

Oggetto n. 987 – Ordine del giorno n. 8 collegato all'oggetto 799 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Assestamento e prima variazione al Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2025-2027". A firma dei Consiglieri: Costi, Larghetti, Ancarani, Gordini, Casadei, Calvano, Sabattini, Arduini, Petitti, Ferrari, Fornili, Quintavalla, Critelli, Burani, Parma, Albasi, Muzzarelli, Daffadà, Proni, Massari, Carletti, Lori, Donini, Valbonesi, Zappaterra, Costa, Bosi, Trande

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

 

Premesso che

 

in occasione dell'udienza conoscitiva sull'assestamento di bilancio 2025, il dott. Pietro Mambriani, Responsabile Politiche Industriali ed Europa di Confindustria Emilia-Romagna, ha sottolineato come il contesto economico regionale presenti segnali di affaticamento, in particolare negli investimenti in ricerca e innovazione da parte delle piccole e medie imprese, che risentono della mancanza di continuità tra le programmazioni dei fondi europei.

È stato inoltre segnalato che, nonostante l'Emilia-Romagna sia una delle regioni più virtuose nell'utilizzo delle risorse del FESR, l'anticipato esaurimento dei capitoli relativi a ricerca, innovazione ed efficientamento energetico rischia di generare uno "sfalsamento" temporale, che può compromettere la capacità del sistema produttivo e della ricerca di attivare nuovi investimenti in attesa dell'avvio della prossima programmazione.

Tale discontinuità espone in particolare il personale precario della ricerca pubblica, reclutato attraverso fondi a termine come quelli del PNRR, al rischio di esclusione o dispersione professionale, in assenza di misure strutturali e nazionali di reclutamento e valorizzazione delle competenze acquisite.

In questo scenario, l'assenza di un piano organico e pluriennale a sostegno della ricerca e dell'innovazione, coordinato tra programmazione comunitaria, nazionale e regionale, rischia di compromettere non solo la tenuta occupazionale dei ricercatori, ma anche la competitività e la capacità di trasferimento tecnologico del sistema economico regionale.

 

Premesso inoltre che

 

La spesa pubblica italiana in Ricerca e Sviluppo (R&S) è tra le più basse fra le grandi economie OCSE, attestandosi allo 0,5% del PIL, con un divario significativo rispetto a Paesi come Germania, Francia e Danimarca, dove la spesa supera il 2%.

L’Italia registra un'elevata incidenza del lavoro precario nel sistema della ricerca: su circa 125.000 addetti al settore, oltre 74.000 risultano essere in posizione non strutturata, un rapporto superiore di tre volte a quello di altri comparti pubblici.

Questa situazione è in parte conseguenza di politiche di flessibilizzazione avviate a partire dalla riforma Gelmini del 2010 e acuite dall'attuazione del PNRR, che ha generato opportunità di ricerca limitate a contratti a termine, senza prospettive di continuità.

Il sistema universitario e della ricerca rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo culturale, scientifico ed economico del Paese, e deve garantire condizioni di lavoro dignitose a chi contribuisce all'innovazione e al progresso sociale.

La precarizzazione dei ricercatori universitari e degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), con contratti a tempo determinato o forme di collaborazione instabili, è un fenomeno in costante aumento e rappresenta un problema strutturale che limita le prospettive di carriera e la continuità della ricerca accademica.

L'uso di fondi straordinari, come quelli del PNRR e dei progetti PON, per il reclutamento temporaneo di ricercatori ha generato un'illusione di stabilità, senza prevedere meccanismi certi per la loro regolarizzazione.

 

Rilevato che

 

presso l'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) è in corso la protesta di 85 ricercatori precari (cd. RTD-A) che si trovano in una condizione di incertezza occupazionale a seguito della scadenza dei finanziamenti derivanti da fondi PNRR, senza prospettive di stabilizzazione nel breve termine.

Analoga protesta è in corso presso l’Università di Bologna e a livello nazionale, ove la situazione coinvolge circa 30.000 ricercatori, con un'età media di 37 anni, molti dei quali non potranno proseguire la propria carriera accademica a causa della rigidità normativa e della carenza di programmazione nelle politiche di assunzione universitaria.

Il mancato accantonamento di Punti Organico da parte di numerosi Atenei per la stabilizzazione dei ricercatori precari aggrava la condizione di incertezza, determinando una perdita di competenze e conoscenze scientifiche strategiche per il Paese.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il maggiore ente pubblico di ricerca italiano, è costituito per circa un terzo da personale con contratti a termine e si trova oggi in una situazione di grave incertezza gestionale, anche a seguito della mancata nomina del Presidente, con il rischio di compromettere l'accesso e la gestione dei fondi PNRR e la valorizzazione del personale precario impiegato nelle sue strutture, anche attraverso percorsi di stabilizzazione.

 

Considerato che

 

anche in Emilia-Romagna si sono svolte manifestazioni da parte dei ricercatori universitari e del CNR per chiedere percorsi di stabilizzazione e tutele, denunciando un sistema che investe nella formazione avanzata ma non garantisce prospettive occupazionali stabili.

L'assenza di un piano strutturale per il reclutamento stabile di ricercatori universitari e negli enti pubblici di ricerca rischia di compromettere la competitività della ricerca nazionale e internazionale, riducendo l'attrattività dell'Italia come centro d'innovazione.

La Regione Emilia-Romagna ha già avviato iniziative nel quadro della Conferenza Regione-Università, coinvolgendo i Rettori e le Associazioni del Patto per il Lavoro e per il Clima per favorire l'orientamento e il reinserimento dei ricercatori precari nel sistema produttivo e di ricerca territoriale.

 

Valutato positivamente che

 

l'Unione Europea ha promosso iniziative, tra cui la strategia "Choose Europe to Start and Scale", per rendere il continente attrattivo per l'insediamento e la permanenza di ricercatori ad alta qualificazione.

Il rafforzamento del sistema nazionale delia ricerca pubblica costituisce non solo una priorità scientifica, ma anche un investimento strategico per la competitività economica, la coesione territoriale e l'innovazione sociale.

Un piano nazionale di reclutamento stabile e pluriennale, supportato da adeguati finanziamenti ordinari, rappresenterebbe una risposta concreta al fenomeno del precariato cronico e al rischio di dispersione di capitale umano formato con risorse pubbliche.

Tutto ciò premesso e considerato,

 

impegna la Giunta regionale

 

a sollecitare il Governo e i Ministeri competenti affinché, in coerenza con le esigenze espresse dal sistema produttivo regionale, venga garantita la continuità degli investimenti in ricerca e innovazione anche nei periodi di transizione tra cicli di programmazione europea, attraverso misure nazionali ponte e stanziamenti ordinari, evitando vuoti di finanziamento che compromettano sia la stabilizzazione del personale precario sia la capacità competitiva delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese;

a sostenere presso il Governo e la Conferenza delle Regioni l'avvio di un piano straordinario di stabilizzazione dei ricercatori precari, sia negli enti pubblici di ricerca (a partire dal CNR) sia nel sistema universitario, valorizzando le professionalità acquisite con i fondi PNRR e PON.

A sollecitare la nomina urgente del Presidente del CNR, per garantire la piena operatività dell'ente e l'attuazione dei programmi finanziati, anche con riferimento alla valorizzazione del personale precario, anche attraverso percorsi di stabilizzazione.

A chiedere al Governo che venga scongiurato il blocco del turn over nel settore universitario e della ricerca previsto dalla legge 207/2024, favorendo al contrario una programmazione di lungo termine delle assunzioni nei diversi atenei ed enti pubblici di ricerca.

A promuovere, nell'ambito della Conferenza Regione-Università, momenti di confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei movimenti dei ricercatori, al fine di valorizzare le competenze esistenti, sostenere l'inserimento nel sistema produttivo e della ricerca regionale: ed evitare la precarietà.

A rappresentare presso il Governo, attraverso la Conferenza delle Regioni, la necessità che i fondi europei straordinari non generino maggiore instabilità e precarietà, ma siano accompagnati, da strategie nazionali di consolidamento delle posizioni aperte attraverso piani di reclutamento definiti e sostenibili.

 

Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 23 luglio 2025

 

 

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