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n.64 del 04.03.2019 (Parte Prima)

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Oggetto n. 8019 - Ordine del giorno n. 3 collegato all’oggetto 7391 Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Norme per lo sviluppo, l'esercizio e la tutela dell'apicoltura in Emilia-Romagna". A firma dei Consiglieri: Serri, Caliandro, Rontini, Prodi, Rossi, Zappaterra, Taruffi, Paruolo, Rancan, Zoffoli, Liverani, Delmonte, Marchetti Francesca, Ravaioli, Mumolo, Benati, Soncini, Pompignoli, Cardinali, Tagliaferri, Facci, Bagnari, Torri, Montalti, Pruccoli, Poli, Campedelli, Calvano, Tarasconi, Lori, Sabattini

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

il settore dell’apicoltura in Italia è diventato un settore molto rilevante e si certificano 1,2 milioni di alveari distribuiti nelle varie regioni (2,5 milioni sono quelli negli USA) e 45.000 apicoltori censiti dei circa 70.000 stimati, di cui circa 20.000 fanno dell’apicoltura una professione o una fonte di reddito significativa;

l’apicoltura nel 2017 in Italia è stata stimata con un giro di affari di 150-170 milioni di euro per la vendita dei vari prodotti ottenuti, quali: miele, cera, propoli, polline, pappa reale, veleno d’api; il 76% degli apicoltori produce miele di Acacia, che è fra i tipi di miele che rendono di più dal punto di vista dei volumi prodotti, seguito da Castagno (62%), Melata (35%) e Millefiori (31%);

l’Italia è un Paese che ben si presta a sviluppare un’attività di apicoltura grazie all’ampia varietà di fioriture a disposizione (utili a produrre ben 51 tipologie di miele differente);

tale predisposizione può essere utilizzata per sviluppare strategie di valorizzazione economica del miele e dei prodotti dell’alveare del territorio regionale.

Premesso inoltre che

la Regione Emilia-Romagna riconosce l'apicoltura come attività agricola zootecnica di interesse per l'economia agricola e utile per la conservazione dell'ambiente, la salvaguardia della biodiversità e degli ecosistemi naturali e per lo sviluppo dell'agricoltura in generale;

in Emilia-Romagna il patrimonio apistico si assesta attualmente su un valore di oltre 137.000 alveari - il valore medio è di oltre 106.000 alveari con riferimento ai censimenti dell’ultimo triennio (fonti MiPAAFT – Banca Dati Apistica nazionale); la produzione media regionale stimata è pari ordinariamente a circa 2.900 tonnellate/anno di miele - circa il 10% della produzione nazionale, anche se nelle ultime due annualità 2016-2017 è stimata in circa 1.000 tonnellate/anno di miele (circa il 7% della produzione nazionale), di gran lunga inferiore a causa delle avverse condizioni climatiche (fonte: Osservatorio Nazionale Miele);

a questi indicatori economici è da aggiungere il valore dei servizi eco-sistemici che le api recano mediante il servizio di impollinazione che vede peraltro la Regione Emilia-Romagna storicamente all’avanguardia nel rapporto tra apicoltori e agricoltori e nei servizi produttivi che da questa interazione derivano all’intera economia agricola regionale.

Considerato che

la struttura produttiva è molto frammentata, con un numero di alveari per operatore ben inferiore alla media comunitaria, segno della presenza di molte imprese di piccole o piccolissime dimensioni con capacità professionali spesso molto differenziate;

occorre tenere in considerazione le esigenze specifiche delle microimprese e delle piccole e medie imprese, in particolare quelle che svolgono le loro attività nelle aree montane e periferiche;

sono diversi gli apicoltori che hanno intrapreso questa attività inizialmente come hobbisti per poi decidere di farla diventare un vero e proprio lavoro, spesso giovani, che vanno sostenuti, formati e coadiuvati;

per ridurre la possibilità di errori professionali o imprenditoriali è fondamentale avvicinarsi all’apicoltura con prudenza e con progetti che devono prevedere un percorso professionalizzante prima di cimentarsi con l’allevamento in proprio;

sono presenti sul territorio regionale centri di ricerca specializzati (CREA-AA sezione apicoltura, che è l'ente di riferimento tecnico-scientifico per tutte le attività apistiche);

è mutato il quadro normativo nazionale, con la promulgazione della Legge 313/2004 la quale all’articolo 2 (Definizioni) recita: 1. “La conduzione zootecnica delle api, denominata “apicoltura”, è considerata a tutti gli effetti attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile, anche se non correlata necessariamente alla gestione del terreno.”; 2. “Sono considerati prodotti agricoli: il miele, la cera d’api, la pappa reale o gelatina reale, il polline, il propoli, il veleno d’api, le api e le api regine, l’idromele e l’aceto di miele”.

Preso atto che

l’indagine dell’osservatorio Nazionale del Miele evidenzia come il comparto produttivo sia avviato in maniera significativa verso la produzione biologica, anche alla luce di un mercato, non solo nazionale, che identifica nel miele un prodotto naturale, biologico per definizione, indipendentemente dalle certificazioni;

l’Italia è al vertice mondiale sia nel comparto dell’apicoltura – che la vede detentrice di una razza di api (Apis mellifera ligustica) nota e diffusa nel mondo come la più produttiva, mansueta, adattabile ai mutamenti climatici e resistente alle patologie – sia come numero di aziende e superfici coltivate a biologico, e tale mercato ha ormai indicato la via di una rivoluzione dei consumi verso alimenti a maggior contenuto di sostenibilità;

attualmente circa un decimo degli apicoltori è certificato per la produzione biologica, ma un’altra importante percentuale attua le medesime tecniche di allevamento pur rinunciando alla certificazione e si stima che un terzo dei produttori sia a biologico.

Evidenziato che

le api sono un bio-indicatore per l’ambiente e la produzione di miele, con le sue aziende tutte uguali e tutte diverse nella tipologia del prodotto che realizzano, sono un bio-indicatore sociale;

in questo settore, oltre ai benefici economici delle imprese, si producono benefici ambientali e si promuove un armonico equilibrio ambientale;

è importante tutelare e salvaguardare il patrimonio apistico e delle popolazioni locali di Apis mellifera ligustica anche attraverso misure utili a preservare la nostra biodiversità.

Considerato inoltre che

i mutamenti delle condizioni ambientali, e segnatamente i cambiamenti climatici, la riduzione della biodiversità ed in alcuni casi un’applicazione di fitofarmaci poco attenta, stanno mettendo in grande difficoltà l’apicoltura italiana (la stagione dell’anno 2017 ad esempio è stata disastrosa per il comparto, segnando un vero e proprio record negativo, complice la siccità, ma anche a causa delle gelate di aprile, così come degli incendi che hanno devastato il Paese nei mesi estivi, che hanno fatto registrare cali estremamente significativi anche nella produzione di polline e pappa reale);

l’apicoltura può costituire un’opportunità di sviluppo economico, culturale, sociale e ambientale, se condotta con competenza e impegno e senza improvvisazione;

sul territorio dell’Emilia-Romagna si trovano numerose aziende impegnate nella selezione a fini commerciali di api regine che richiedono azioni mirate al mantenimento in purezza della sottospecie di Apis mellifera ligustica.

Ritenuto che

il settore produttivo del miele può seguire l’esperienza del settore vitivinicolo che ha prodotto ottimi risultati, cercando alleanze sul territorio che consentano di creare isole di qualità ambientale dove prodotti di eccellenza lavorino sinergicamente per trovare una via sostenibile allo sviluppo.

Preso altresì atto che

il Parlamento europeo il 1 marzo 2018 ha approvato una Risoluzione (2017/2115 (INI)) sulle prospettive e le sfide per il settore dell’apicoltura dell’Unione Europea, chiedendo alla Commissione UE e agli Stati membri di attuare più azioni per proteggere e sostenere il settore dell’apicoltura unionale in relazione a molteplici aspetti e ha:

- sottolineato l'importanza di una PAC orientata verso lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento della biodiversità, chiedendo maggiore semplificazione, ricerca e innovazione, nonché programmi di educazione all'apicoltura;

- chiesto ulteriori azioni a sostegno dell'apicoltura e a sostegno del miglioramento dell'ambiente e della biodiversità attraverso vari strumenti;

- invitato la Commissione ad adottare raccomandazioni volte a sostenere diversi programmi nazionali di elevata qualità in materia di formazione di base e formazione professionale per apicoltori nell'UE;

- chiesto che i programmi incoraggino i giovani a entrare nel mondo professionale dell'apicoltura, data la pressante necessità di un rinnovo generazionale nel settore;

- ribadito il timore che l'aumento della mortalità e la diminuzione della popolazione delle api mellifere e degli impollinatori selvatici – tra cui le api selvatiche – in Europa abbiano un impatto profondamente negativo sull'agricoltura, sulla produzione alimentare e la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, sulla biodiversità, sulla sostenibilità ambientale e sugli ecosistemi;

- sottolineato l'importanza della biodiversità per la salute e il benessere delle api;

- invitato gli Stati membri e le regioni a proteggere con ogni mezzo le specie locali e regionali di api mellifere;

- sottolineato l’esigenza della lotta contro l'adulterazione del miele e della promozione dei prodotti apistici e dell'uso terapeutico del miele;

sono state affrontate a livello comunitario alcune importanti criticità, rappresentate dal difficile rapporto della chimica con l’agricoltura, partendo dalla scottante questione dei pesticidi molto usati in agricoltura che risultano molto tossici per tanti insetti, tra cui le api, anche nella risoluzione sopraccitata (nella quale si chiedeva la sospensione delle sostanze attive antiparassitarie che pongono a rischio la salute delle api e il divieto di tali sostanze attive antiparassitarie, compresi i neonicotinoidi e gli insetticidi per i quali sia scientificamente dimostrata la pericolosità per la salute delle api);

la Regione Emilia-Romagna è da tempo impegnata nella riduzione dei problemi di convivenza tra i settori agricolo ed apistico, e ne sono la prova il Protocollo siglato a Cesena il 27 gennaio 2017 tra mondo apistico e rappresentanti del mondo sementiero e l’analogo Accordo siglato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) il 24 ottobre 2017 con la partecipazione anche delle rappresentanze del settore dell’ortofrutta.

Ritenuto infine che

la scelta migliore, tra quelle possibili, per iniziare un percorso di apicoltura produttiva è acquisire un’apposita formazione e che sarebbe inoltre opportuno formare figure tecniche addette al controllo della filiera a supporto degli operatori.

Tutto ciò premesso e considerato

l’Assemblea legislativa

esprime soddisfazione

per l’approvazione della Risoluzione che ha abolito l’uso di pesticidi neonicotinoidi in ambito europeo, come chiesto anche dal nostro Paese e che, insieme alle azioni di tutela delle popolazioni autoctone di api italiane presenti, consentirà un rafforzamento dello sviluppo del settore.

invita la Giunta

ad aprire un confronto con le Università Regionali e l’Ufficio Scolastico Regionale affinché, all’interno dei loro Corsi di laurea (quali Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, Medicina Veterinaria, Scienze Naturali, Scienze Biologiche) e della programmazione didattica degli Istituti tecnici e professionali agricoli, si progettino e si realizzino percorsi formativi dedicati all’apicoltura con la finalità di:

1) formare competenze adeguate in particolar modo alla gestione sanitaria degli alveari;

2) formare ed approfondire aspetti di gestione, di razionalizzazione e di diversificazione delle produzioni dell’alveare anche in base alla vocazione dei diversi territori;

3) sensibilizzare le istituzioni e gli apicoltori avviati al percorso di formazione specialistica in materia di tutela e salvaguardia dell’ape italiana, nello specifico la sottospecie Apis mellifera ligustica che in Emilia-Romagna è oggetto di allevamenti specialistici di rilevanza nazionale ed internazionale;

4) sostenere la ricerca al fine di trovare soluzioni capaci di tutelare il patrimonio apistico minacciato dai cambiamenti climatici e dalle moderne tecniche di coltivazione agricola realizzate anche con l’utilizzo di agenti inquinanti; sostenendo in particolare programmi di ricerca di pratiche fitosanitarie che realizzino interventi ecologici e usino prodotti fitosanitari di cui sia comprovata l’assenza di effetti nocivi nei confronti delle api e degli altri insetti pronubi.

Favorire azioni di formazione nei confronti di chi si appresta a svolgere l’attività di apicoltore, inserendo tale attività di formazione nei finanziamenti dei nuovi programmi OCM;

sostenere l’attivazione di progetti e iniziative per l’acquisizione e la divulgazione delle conoscenze sulla razionalizzazione e sull’aumento dell’efficienza del servizio di impollinazione tramite l’uso delle api anche attraverso un miglioramento delle specie coltivate che contemplino una maggiore attrattività nei confronti dei pronubi;

promuovere forme associate e di integrazione della filiera apistica, anche tramite la sottoscrizione di accordi fra le associazioni di apicoltori e agricoltori, allo scopo di migliorare i rapporti interprofessionali ed elaborare vademecum e buone prassi finalizzati alla realizzazione di un’agricoltura sostenibile e alla salvaguardia delle api e degli insetti pronubi;

favorire l'inserimento ed il mantenimento di specie vegetali, anche non autoctone, di particolare interesse apistico, nei piani di rimboschimento e degli interventi per la difesa del suolo, di gestione delle aree protette, nelle azioni di sviluppo delle colture officinali, sementiere e del verde urbano, attraverso azioni concrete nell’ambito degli strumenti adeguati, quali ad esempio il PSR e il piano forestale, anche in un’ottica di riutilizzo di aree incolte;

a sostenere nelle sedi opportune, prima tra tutte in quella europea, un’azione per la tutela del miele comunitario contro le frodi e programmi comunitari che facilitino l’accesso dei giovani al mondo professionale dell'apicoltura.

Approvato all'unanimità dei presenti nella seduta pomeridiana del 26 febbraio 2019 

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