n.329 del 31.12.2025 periodico (Parte Seconda)

RISOLUZIONE - Oggetto n. 1486 - Risoluzione per impegnare la Giunta a utilizzare e aggiornare la mappatura regionale esistente dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, al fine di valutare l'idoneità dei terreni alla realizzazione di interventi di forestazione sostenibile. A firma dei Consiglieri: Burani, Massari, Costi, Lori, Gordini, Quintavalla, Fornili, Albasi, Castellari, Calvano, Bosi, Daffadà, Donini, Sabattini, Carletti, Paldino, Trande, Proni, Casadei

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
premesso che

i beni confiscati alle mafie sono l’espressione di una forma di lotta alla criminalità organizzata tra le più efficaci e ricche di significato. Si tratta delle ricchezze accumulate illecitamente dalle organizzazioni mafiose, ad esempio investendo i soldi del traffico di droga, delle estorsioni, dell'usura, che vengono espropriate per diventare proprietà dello Stato e quindi della collettività;

l’origine di questa forma di lotta al crimine organizzato risiede nella legge Rognoni-La Torre del 1982, che ha introdotto il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e la confisca “delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego”. Nel 1995 l’associazione Libera ha poi lanciato la campagna “Le mafie restituiscono il maltolto” e l’anno successivo è stata approvata la legge 7 marzo 1996, n.109 "Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati" che introduce e regola il riutilizzo dei beni appartenuti alle organizzazioni criminali per scopi sociali;

la confisca definitiva avviene dopo la sentenza definitiva con cui il tribunale conferma un collegamento tra i beni e l'attività criminale. A quel punto i beni passano in gestione all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) o ad altre autorità competenti. I beni possono essere venduti all'asta, in alcune specifiche situazioni, o utilizzati a fini sociali, ad esempio destinati a progetti di sviluppo per la comunità o a organizzazioni non profit;

ad oggi, in Italia, i beni confiscati sono oltre 23mila, di cui 14mila già destinati agli enti locali e pronti per essere riutilizzati dalla cittadinanza. La prima regione in Italia per presenza di beni confiscati destinati è la Sicilia, con oltre 6mila immobili sottratti alla criminalità organizzata;

premesso, inoltre, che

con 819 beni immobili in amministrazione, 253 beni confiscati destinati, 110 aziende in gestione e 49 confiscate e destinate, 17 soggetti della società civile che gestiscono beni confiscati, l’Emilia-Romagna si conferma una terra dove la lotta alle mafie comincia dal recupero dei beni: terreni ed edifici tolti alle organizzazioni mafiose per riconsegnarli alla cittadinanza, grazie alla collaborazione tra istituzioni e associazionismo;

nel 2011 è entrata in vigore la prima legge regionale in materia di prevenzione del crimine organizzato e mafioso voluta dall’allora vicepresidente e assessore alla legalità Simonetta Saliera, poi diventata nel 2016 con l’allora assessore Massimo Mezzetti “Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili”. Da allora, in attuazione dell’art. 19 sull’utilizzo per fini sociali dei beni sequestrati, la Regione è intervenuta su 34 beni immobili destinati agli enti locali con un contributo regionale di oltre 7,2 milioni di euro per favorirne il riutilizzo per finalità sociali;

considerato che

secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in Emilia-Romagna fra terreni agricoli, terreni edificabili e terreni con fabbricati rurali annessi sono circa 200 gli immobili confiscati che potrebbero essere oggetto di progetti di forestazione;

questo dato apre una significativa opportunità per integrare la lotta alla mafia con la tutela ambientale e la rigenerazione ecologica del territorio;

la Regione Emilia-Romagna ha già avviato importanti iniziative per il ripristino e l’estensione del patrimonio boschivo regionale, grazie al progetto “Mettiamo radici per il futuro”, che ha permesso di investire circa 13 milioni di euro nella scorsa legislatura per sviluppare nuove aree boschive e recuperare ecosistemi degradati, soprattutto in ambito pianeggiante;

tale progetto si propone di contrastare il dissesto idrogeologico, aumentare la biodiversità, migliorare la qualità dell’aria e promuovere l’educazione ambientale, favorendo contestualmente percorsi di inclusione sociale e occupazione giovanile;

ritenuto che

l’unione tra il recupero dei beni confiscati e le strategie di forestazione possa rappresentare un modello innovativo di rigenerazione socio-ambientale, capace di restituire dignità ai territori colpiti dalla presenza criminale, promuovendo legalità, sostenibilità e partecipazione democratica;

il progetto “Mettiamo radici per il futuro” può divenire uno strumento strategico per integrare i terreni confiscati nella rete regionale di riforestazione, garantendo una corretta pianificazione territoriale, il recupero ecologico e l’opportunità di creare occasioni formative e lavorative per giovani e categorie fragili;

alla luce delle criticità emerse nell'attuazione dell'azione B del progetto “Mettiamo radici per il futuro”, caratterizzata da oneri amministrativi elevati e da una bassa efficienza nella messa a dimora delle piante, si rende necessario adottare un nuovo modello operativo per la forestazione dei terreni confiscati, basato sulla fornitura diretta di materiale vegetale e sul finanziamento mirato, al fine di snellire le procedure e massimizzare l'impatto ambientale e simbolico;

impegna la Giunta regionale

1. a utilizzare e aggiornare la mappatura regionale esistente dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, al fine di valutare, in sede di conferenza dei servizi con gli Enti locali e l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC), l’eventuale idoneità dei terreni confiscati alla realizzazione di interventi di piantumazione di alberi;

2. a predisporre, entro otto mesi dall’approvazione della presente risoluzione, un piano operativo per la forestazione sostenibile dei terreni confiscati alla criminalità organizzata e ritenuti idonei a tale scopo ai sensi del punto 1, da inserire nell’ambito del progetto regionale “Mettiamo radici per il futuro”, che preveda:

a)  la fornitura gratuita di materiale vegetale certificato agli Enti locali, alle associazioni e alla società civile attiva, attraverso i vivai forestali regionali (Castellaro, Zerina, Ponte Scodogna, Giardino delle erbe officinali di Casola Valsenio), superando la modalità dei bandi per l'azione B che ha dimostrato criticità amministrative ed esecutive;

b)  il finanziamento diretto degli interventi di forestazione da parte della Regione, con risorse derivanti anche dagli oneri compensativi legati agli interventi di esbosco, per coprire i costi di impianto e le cure colturali necessarie per almeno un triennio, al fine di garantire l'attecchimento e la buona riuscita delle nuove formazioni boschive, che potranno assumere la denominazione di “boschi della legalità”;

3. a promuovere la collaborazione con gli Enti locali, le associazioni territoriali, le cooperative sociali e la società civile attiva, affinché siano parte integrante del processo di progettazione, gestione e valorizzazione delle aree boscate;

4. a promuovere, secondo le disposizioni dell’art. 19 della legge regionale 28 ottobre 2016, n. 18 (Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell'economia responsabili), interventi finalizzati alla ristrutturazione e al riutilizzo dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata per finalità sociali, culturali, educative, di accoglienza o di inclusione lavorativa, privilegiando il coinvolgimento di enti locali, cooperative sociali, associazioni del terzo settore e realtà della società civile attiva, nel rispetto dei principi di trasparenza, legalità e partecipazione democratica.

Approvata a maggioranza dalla Commissione V Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 18 dicembre 2025.

 

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