n.313 del 17.12.2025 periodico (Parte Seconda)
RISOLUZIONE - Oggetto n. 1644 - Risoluzione per chiedere il rafforzamento delle campagne regionali di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse e dell'HIV, con particolare attenzione agli adolescenti, potenziando le campagne di educazione alla salute nelle scuole anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni e delle realtà territoriali competenti, al fine di promuovere comportamenti consapevoli e contrastare la diffusione delle infezioni, garantendo il pieno diritto alla salute per tutti i cittadini. A firma dei Consiglieri: Muzzarelli, Casadei, Gordini, Parma, Castellari, Proni, Calvano, Paldino, Costi
- secondo i dati del Centro operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, si registra un incremento significativo delle infezioni sessualmente trasmesse (IST), in particolare tra i più giovani: i casi di gonorrea sono aumentati del 50%, quelli di clamidia del 25% e quelli di sifilide del 20%, un quadro che gli stessi esperti definiscono “in piena emergenza” per le fasce di età 15–24 anni;
- secondo le più recenti rilevazioni del COA, nel 2023, in Italia, sono state registrate 2.349 nuove diagnosi di infezione da HIV con un’incidenza di 4,0 casi per 100mila residenti, mentre i primi dati relativi al 2024 confermano il persistere di un numero elevato di nuove diagnosi e di casi di AIDS, con oltre l’80% dei nuovi casi di AIDS che riguardano persone che hanno scoperto la sieropositività soltanto pochi mesi prima, segno di una forte quota di diagnosi tardive;
- un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rileva che, tra il 2014 e il 2022, la percentuale di adolescenti europei che dichiara di aver utilizzato il preservativo durante l’ultimo rapporto sessuale è scesa dal 70% al 61% tra i ragazzi e dal 63% al 57% tra le ragazze;
- anche in Italia si osserva un preoccupante calo dell’uso del profilattico e una parte significativa di adolescenti dichiara di non aver mai utilizzato il preservativo nel primo rapporto sessuale, in un contesto in cui l’accesso a informazioni corrette e a servizi di prevenzione risulta ancora diseguale sul territorio nazionale, col risultato di una crescente disinformazione e una scarsa percezione del rischio tra gli adolescenti.
- la prevenzione rimane la migliore arma contro la diffusione delle IST e dell’HIV: il preservativo, maschile o femminile, è tuttora il metodo più efficace per ridurre il rischio di trasmissione delle malattie sessuali trasmissibili e, insieme alla PrEP (profilassi pre-esposizione) e alla PEP (profilassi post-esposizione) per la prevenzione dell’HIV, costituisce uno degli strumenti centrali della prevenzione combinata;
- l’Emilia-Romagna garantisce la distribuzione dei farmaci in caso di dimissione da ricovero e a seguito di visita specialistica con carattere d’urgenza anche a persone non residenti nel territorio regionale, con l’eccezione dei trattamenti cronici per i pazienti con infezione da HIV. Tuttavia, è essenziale sottolineare che la prevenzione dell’HIV rappresenta un pilastro fondamentale per la tutela della salute pubblica e per la riduzione delle nuove infezioni, ed è quindi necessario e altrettanto urgente garantire la distribuzione della PrEP e della PEP su tutto il territorio regionale, in particolare nelle situazioni di urgenza e per i soggetti maggiormente esposti al rischio;
- limitare l’accesso alla PrEP e alla PEP ai soli residenti rischia di avere conseguenze su chi vive di fatto in Emilia-Romagna pur mantenendo la residenza altrove, come studenti e studentesse fuorisede, lavoratrici e lavoratori pendolari, persone che si rivolgono alle strutture sanitarie regionali per ragioni logistiche, di riservatezza o perché nei territori di provenienza non esiste ancora un servizio adeguato di prevenzione e presa in carico;
- la PrEP e la PEP non risultano ad oggi ricomprese nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), né inserite tra gli interventi prioritari finanziati dal Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS), pur rappresentando strumenti fondamentali nella lotta all’AIDS e nella prevenzione dell’infezione da HIV. Appare pertanto urgente lavorare, anche attraverso il ruolo della Regione ai tavoli nazionali, affinché tali farmaci siano inseriti tra le priorità da finanziare e da garantire in modo uniforme alle cittadine e ai cittadini su tutto il territorio nazionale;
- l’educazione sessuale e affettiva, se condotta con il coinvolgimento di esperti e formatori qualificati, rappresenta uno strumento fondamentale di educazione alla salute pubblica, capace di promuovere comportamenti responsabili e consapevoli, ridurre l’incidenza di HIV e IST, prevenire gravidanze indesiderate, contrastare la violenza di genere e lo stigma verso le persone LGBTQIA+.
- in Emilia-Romagna, secondo il Settore prevenzione collettiva e sanità pubblica, nel 2023, sono state registrate 220 nuove diagnosi di infezione da HIV tra residenti, con un’incidenza di 4,9 casi ogni 100mila abitanti, in crescita rispetto ai 167 del 2022. Nonostante l’implementazione della PrEP a livello regionale, bisogna quindi aumentare nella popolazione informazioni e consapevolezza sull’esistenza della PrEP e della PEP;
- l’88% dei casi è attribuito a trasmissione sessuale, a conferma della necessità di strategie preventive mirate e continuative;
- oltre una persona su due (56%) scopre l’infezione solo in fase tardiva, quando il sistema immunitario è già compromesso, con conseguenze rilevanti in termini di salute individuale e collettiva;
- il calo di attenzione, la persistenza dello stigma e l’insufficiente educazione sanitaria tra i più giovani rappresentano un fattore di rischio emergente per la diffusione di HIV e IST.
Tenuto conto che
- il recente intervento normativo promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito introduce nuove limitazioni all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, prevedendo l’obbligo del consenso preventivo dei genitori e l’esclusione di tali percorsi nelle scuole primarie e dell’infanzia;
- tali limitazioni rischiano di ridurre l’efficacia delle politiche di prevenzione, in un contesto in cui i dati epidemiologici indicano la necessità di potenziare, non limitare, l’informazione e la consapevolezza sui comportamenti sessuali sicuri;
- la scelta di subordinare interventi di prevenzione basati sull’evidenza scientifica a un regime di consenso informato particolarmente gravoso, e di vietarli per interi cicli scolastici, pone l’Italia ancora più in controtendenza rispetto alle raccomandazioni dell’OMS e dell’UNESCO e alle pratiche consolidate in gran parte dei Paesi europei, dove l’educazione alla sessualità è parte integrante dei curricula scolastici.
- la tutela della salute è un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantito dall’articolo 32 della Costituzione, e rientra tra le competenze fondamentali delle Regioni ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione;
- il decreto legislativo n. 502/1992, e successive modificazioni, affida alle Regioni la responsabilità della prevenzione collettiva e della promozione della salute, anche attraverso attività in contesti scolastici e comunitari;
- le linee guida internazionali dell’OMS e dell’UNESCO riconoscono l’educazione sessuale come intervento di sanità pubblica essenziale per la prevenzione dell’HIV e delle altre IST;
- in tale quadro, le Regioni possono attuare interventi di educazione alla salute e prevenzione anche in deroga a limitazioni nazionali, qualora ciò sia motivato da ragioni di sanità pubblica e coerente con i principi costituzionali.
Tutto ciò premesso e considerato,
- a rafforzare le campagne regionali di sensibilizzazione e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse e dell’HIV, con particolare attenzione all’uso del preservativo e alla promozione di comportamenti sessuali responsabili tra gli adolescenti;
- a potenziare i programmi di educazione alla salute nelle scuole, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, le AUSL e le associazioni esperte in materia di prevenzione e salute pubblica;
- a valutare la possibilità di attuare, in deroga ai nuovi limiti introdotti a livello nazionale, interventi di educazione alla salute e prevenzione nelle scuole, qualificandoli come attività di sanità pubblica di competenza regionale, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, del decreto legislativo n. 502/1992 e dei principi del Piano Nazionale e Piano Regionale della Prevenzione;
- a promuovere, nella programmazione regionale e nella definizione dei protocolli operativi, il coinvolgimento strutturato delle associazioni e dei soggetti del terzo settore che, in raccordo con il Servizio sanitario regionale, già svolgono in maniera continuativa attività di sensibilizzazione, counseling, testing e prevenzione in ambito HIV, HCV e altre IST con professionalità qualificate, valorizzandone l’esperienza e le competenze;
- a sollecitare il Governo e il Ministero della Salute affinché:
- riconoscano formalmente l’educazione alla salute sessuale come intervento di sanità pubblica, non assimilabile all’educazione curriculare;
- destinino fondi specifici alle Regioni per programmi educativi e campagne di comunicazione coordinate;
- a farsi promotrice, in Conferenza Stato-Regioni e presso il Ministero della Salute, dell’inserimento della PrEP e della PEP all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e a chiederne l’inserimento tra gli strumenti previsti e finanziati dal Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS), in coerenza con gli obiettivi di prevenzione perseguiti a livello regionale;
- a valutare di reinserire, nel rispetto del quadro normativo vigente e in attesa della verifica del quadro organizzativo e finanziario, la distribuzione della PrEP e della PEP su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna anche alle persone non residenti, con particolare attenzione alle situazioni di urgenza e ai percorsi di prevenzione e presa in carico tempestiva dei soggetti maggiormente esposti al rischio di infezione da HIV;
- a trasmettere la presente risoluzione al Ministero della Salute, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni.
Approvata a maggioranza dalla Commissione IV Politiche per la Salute e Politiche Sociali nella seduta del 2 dicembre 2025.