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n.362 del 13.11.2019 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 8989 - Risoluzione per impegnare la Giunta a intervenire presso il Governo perché si attivi presso l’Unione Europea e gli organismi internazionali per attivare tutti i canali diplomatici per la risoluzione politica del conflitto in Siria. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Mumolo, Prodi, Campedelli, Montalti, Rontini, Rossi, Marchetti Francesca, Poli, Torri, Zoffoli, Ravaioli, Caliandro, Serri, Lori, Sabattini, Soncini

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

i curdi in Siria hanno avuto e continuano ad avere un ruolo cruciale nella lotta contro l'Isis, Daesh e contro i vari fondamentalismi attivi sul territorio;

nel 2014 lo Stato Islamico (Isis/Daesh) è arrivato ad occupare circa un terzo dell'intero territorio della Siria, tra cui il cosiddetto "kurdistan siriano" ed i governatorati di Raqqa e Deir el-Zor;

nel 2015 la sconfitta nella battaglia della città curda di Kobane ha di fatto segnato l'inizio del "reverse course" e l'arresto dell'avanzata dell'Isis;

le unità di difesa popolare degli YPG e YPJ, inquadrate nell'alleanza curdo-araba delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e parte integrante della coalizione internazionale antiterrorismo, sono state fondamentali nella resistenza al terrore dello Stato Islamico, contribuendo alla liberazione dal Califfato delle città di Aleppo, Raqqa e dell'intero nord della Siria;

a seguito della sconfitta dell'Isis, nella Siria settentrionale ed orientale convivono oggi pacificamente curdi, arabi, cristiani ed altri gruppi etnici e religiosi in un innovativo e moderno sistema di democrazia partecipata, paritaria e di uguaglianza tra i sessi;

da quando è stata istituita l'amministrazione autonoma democratica nel nord est della Siria, il confine tra Turchia e Siria settentrionale e orientale è stato fortemente messo in sicurezza e nessuna azione armata contro la Turchia ha mai avuto origine da questo territorio;

al contrario, già nell'estate 2016 la Turchia aveva lanciato nel nord della Siria l'operazione militare denominata "Scudo sull'Eufrate", con la scusa di combattere Daesh, ma con il preciso obiettivo di dividere in due parti i territori del Rojava curdo;

nel gennaio 2018 la Turchia, con l'offensiva militare denominata "Ramoscello d'Ulivo", ha violato la sovranità territoriale siriana, attaccando e occupando senza alcuna motivazione e giustificazione il cantone curdo di Afrin nel nord ovest della Siria.

Considerato che

nell'agosto scorso Stati Uniti e Turchia avevano firmato un accordo per "stabilizzare" il confine meridionale turco, che prevedeva la creazione di una "safe zone", una "zona cuscinetto", che avrebbe dovuto dividere le forze turche da quelle curde. Tra le altre cose, l'accordo prevedeva che i curdi siriani si ritirassero dagli avamposti di confine, di fatto rinunciando a un'importante linea di difesa in caso di attacco turco. ln cambio, il governo statunitense avrebbe garantito ai curdi protezione e sicurezza. Alla fine di agosto i curdi avevano iniziato a ritirarsi;

mentre le Forze Democratiche Siriane hanno rispettato gli impegni previsti dall'Accordo sul Meccanismo di Sicurezza, smantellando le fortificazioni militari e ritirando le unità di combattimento con le armi pesanti dalle zone lungo il confine con la Turchia, il ritiro dei soldati statunitensi dalle zone curde del nord della Siria, in violazione degli accordi di agosto, ha esposto le popolazioni all'avanzata dell'esercito turco;

l'aggressione militare della Turchia ora in atto rappresenta un vero e proprio crimine contro l'umanità, mettendo a rischio l'incolumità e la sicurezza di decine di migliaia di civili e di rifugiati;

ad oggi sono centinaia i morti ed oltre 200.000 le persone in fuga dalle loro case;

l'esercito turco, come provato da innumerevoli fonti, si avvale del sostegno di combattenti provenienti da organizzazioni terroriste di fondamentalisti islamici come Al Nusra;

tra i civili barbaramente uccisi dalle milizie turche c'è anche Hervin Khalaf, segretaria 35enne del Partito Progressista Futuro, che si batteva per una coesistenza pacifica tra curdi, cristiano siriaci ed arabi;

anche questa ennesima aggressione militare si inserisce in un quadro di feroce repressione delle minoranze e va ad aggiungersi alle distruzioni delle città curde in Turchia, al massacro di centinaia di civili, alla destituzione e all'arresto di numerosi sindaci ed eletti locali in atto a partire dal 2015.

Tenuto conto che

esiste il rischio, come hanno scritto diversi analisti, che l'ISIS sfrutti il caos che si verrebbe a creare nel nord della Siria per riorganizzarsi e rafforzarsi, in maniera più rapida ed efficiente di quanto non succeda già oggi;

i curdi potrebbero subire una rapida sconfitta, soprattutto per la mancanza della copertura aerea statunitense, con il conseguente rischio di una “pulizia etnica” nei territori.

Ricordato che

dal 1952 la Turchia è membro effettivo della NATO;

dal 2005 sono aperti i negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea;

l'Italia è uno dei principali partner commerciali della Turchia, con un interscambio commerciale di 16,2 miliardi di dollari nel 2016 e oltre 1300 società ed aziende con partecipazione italiana presenti in Turchia.

Dà atto

dell’impegno del Governo italiano anche in occasione del Consiglio “Affari esteri” dell’Unione Europea, del 14 ottobre 2019 nelle cui conclusioni finali si stabilisce, fra l’altro, che “gli Stati membri si impegnano in ferme posizioni nazionali in merito alla loro politica di esportazione di armi alla Turchia, sulla scorta delle disposizioni della posizione comune 2008/944/PESC sul controllo delle esportazioni di armi… [e che] il pertinente gruppo di lavoro del Consiglio si riunirà nel corso della settimana per coordinare ed esaminare le posizioni degli Stati membri in materia”.

Tutto ciò premesso e considerato

esprime

totale solidarietà e pieno sostegno alla popolazione del Rojava e al popolo curdo.

Dà atto

della decisione del Governo di procedere, con specifico Decreto del Ministro degli Esteri, al blocco delle esportazioni di armamenti verso la Turchia.

Condanna

il brutale attacco voluto dal Governo turco contro i curdi nella regione.

Impegna la Giunta regionale

ad intervenire presso il Governo perché si attivi, anche in sede di Unione Europea e di organismi internazionali:

- per promuovere in tutte le sedi istituzionali opportune - con particolare riferimento all'Unione Europea, al Consiglio d'Europa e alla Nato - l'attivazione di tutti i canali diplomatici volti alla risoluzione politica del conflitto, valutando l’adozione, in ambito europeo, di sanzioni nei confronti dell’aggressore;

- per spingere il governo turco a cessare l'attacco contro i curdi nel nord della Siria e a cercare invece una soluzione capace di coniugare l'autonomia del popolo curdo e la stabilità geopolitica della regione;

- per attivare le misure umanitarie necessarie ad assistere il popolo curdo, coinvolgendo le organizzazioni non governative presenti in loco;

- per sostenere la forma di autogoverno democratico nel Rojava;

- per bloccare l'esportazione di armi verso la Turchia.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 15 ottobre 2019

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