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n.73 del 12.03.2014 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 5143 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad agire nei confronti del Governo e dell’Unione Europea per favorire la soluzione del conflitto tra il Marocco e la popolazione del Sahara occidentale. A firma dei Consiglieri: Vecchi Luciano, Naldi, Donini, Manfredini, Lombardi, Monari, Noè, Barbati, Pariani, Mazzotti, Garbi, Montanari, Marani, Paruolo, Defranceschi, Barbieri, Villani, Alessandrini, Moriconi, Mori, Casadei, Meo, Sconciaforni, Carini, Piva, Zoffoli, Favia, Pagani

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

dal 1975, il Sahara Occidentale è occupato dal Marocco e il popolo Saharawi vive separato da quasi 40 anni, tra i territori occupati ed i campi profughi di Tindouf, in Algeria. Nel 1991 il Piano di Pace dell'ONU determina il cessate il fuoco tra il Polisario e le forze di occupazione marocchine. Nel 1992 il Fronte Polisario annuncia la scelta di rinunciare alla violenza per la risoluzione della questione del Sahara occidentale ed è in attesa della celebrazione del Referendum di Autodeterminazione del popolo Saharawi;

il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 25 aprile 2013:

- ha prorogato il mandato della MINURSO, alla quale l’Italia partecipa direttamente con alcuni militari, fino al 30 aprile 2014 (S/RES/2099), dopo aver discusso le conclusioni e le raccomandazioni del Segretario generale dell’ONU sulla situazione in Sahara occidentale (S/2013/220 dell’8 aprile 2013) e dell'iniziativa diplomatica svolta dall'inviato personale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale Christopher Ross;

- ha riaffermato la sua volontà di aiutare le parti a pervenire a una soluzione politica giusta, durevole e mutualmente accettata che garantisca l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, secondo i principi enunciati dalla Carta delle Nazioni Unite e ha chiesto alle parti e agli Stati vicini di cooperare con le Nazioni Unite al fine di superare l’impasse in cui si trovano, da tempo, i negoziati e di avanzare verso una soluzione politica capace di rinforzare la cooperazione tra gli Stati del Maghreb arabo e di contribuire a garantire stabilità e sicurezza nella regione del Sahel;

- ha accolto con soddisfazione l’impegno preso dalle parti di proseguire i negoziati diretti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, che considerano inaccettabile il consolidamento dello status quo, ma intendono proseguire i negoziati per garantire una migliore qualità della vita agli abitanti del Sahara occidentale;

- ha chiesto, inoltre, un maggiore impegno nel garantire il rispetto dei diritti umani in Sahara occidentale e ha incoraggiato le parti a collaborare con la comunità internazionale per mettere a punto e applicare misure credibili che garantiscano pienamente il rispetto dei diritti umani;

anche nel corso della Conferenza europea di Solidarietà con il popolo saharawi, EUCOCO 2013, svoltasi a Roma tra il 15 e il 16 novembre, si è ribadita la necessità di estendere il mandato della MINURSO alla protezione contro le diverse forme di violazione dei diritti umani nel Sahara occidentale a danno della popolazione saharawi, a partire dalle donne, come ricordato dal Rapporto sulla violazione dei Diritti Umani nel Sahara occidentale pubblicato dal RFK Center dell’ottobre 2012 e delle osservazioni dell’inviato personale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale Christopher Ross;

la drastica riduzione delle risorse destinate agli aiuti umanitari sta colpendo drammaticamente tutte le popolazioni profughe nel mondo e, in particolar modo, i profughi saharawi che, da oltre 38 anni, vivono esclusivamente grazie a tali aiuti. Si pensi che la Cooperazione spagnola ha tagliato del 90% circa il suo budget dedicato alla cooperazione internazionale e che l’80% degli aiuti ai profughi saharawi provenivano proprio dalla cooperazione spagnola;

tale riduzione, accompagnata dai tagli dell’Agenzia dell’Unione Europea ECHO, ha comportato la chiusura della quasi totalità dei progetti di cooperazione nei campi profughi saharawi di Tindouf con drammatiche conseguenze sulla vita dei gruppi più vulnerabili della popolazione stessa, a partire dai bambini e dalle donne.

Considerato che

diverse risoluzioni dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna chiedono da tempo il rispetto dei diritti umani in Sahara occidentale;

le risoluzioni delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea generale dell'ONU sul conflitto del Sahara Occidentale hanno ribadito più volte il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, da realizzarsi attraverso un referendum, al fine di arrivare ad una "soluzione politica giusta, durevole e mutuamente accettabile", che possa contribuire alla stabilità, allo sviluppo ed all'integrazione nella regione del Maghreb;

la Repubblica Araba Saharawi Democratica è stata riconosciuta come Stato libero e indipendente dall’Unione Africana e da più di 80 Paesi nel mondo anche nell’ottica di assicurare un adeguato sostegno al processo di ammissione della RASD alle Nazioni Unite;

la difficile situazione nel Sahel rischia di accrescere l’instabilità e l’insicurezza nell’area e rende la soluzione del conflitto del Sahara occidentale più urgente che mai;

le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal Regno del Marocco nel Sahara occidentale, così come evidenziato dai rapporti di Amnesty International, di Human Rights Watch, dall'Organizzazione mondiale contro la tortura, dall'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite e dalla Fondazione Robert F. Kennedy suscitano viva preoccupazione per il possibile degenerare della situazione dei diritti umani in quest'area;

il 19 aprile 2013 il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato un dossier sulla situazione dei diritti umani in Sahara occidentale, a sostegno di un progetto di risoluzione che proponeva l’ampliamento del mandato della MINURSO sui diritti umani;

i civili saharawi, a partire dalle donne, nel ‘territorio non autonomo’ del Sahara occidentale, sono privati dei diritti più elementari (diritti di associazione, di espressione, di manifestazione) e la repressione nei loro confronti continua tutt’oggi, come denunciano le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani;

il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, con cui si invitano governi, organizzazioni internazionali e ONG ad organizzare attività ed eventi per accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica su questo drammatico tema;

la riduzione degli aiuti ai profughi saharawi dovuta alla crisi mondiale da parte di tutti i donatori internazionali sta determinando effetti devastanti sulla popolazione saharawi nei campi di rifugiati di Tindouf (Algeria);

il sistema territoriale e associativo dell’Emilia-Romagna ha sviluppato nel corso degli anni un ruolo centrale nell’azione politica ed umanitaria verso il popolo saharawi, e che è stato importante il lavoro di sintesi e coordinamento realizzato con positivi risultati dal Tavolo Paese Saharawi.

Tutto ciò premesso e considerato

impegna la Giunta

ad agire, nelle forme che le sono proprie, nei confronti del Governo italiano, dell’Unione Europea e della comunità internazionale, utilizzando il proprio peso e i buoni rapporti con tutti i protagonisti in questione, per favorire la ricerca di una soluzione del conflitto, che sia rispettosa del diritto all’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, tenendo conto del quadro di sostanziale stallo in cui verte il negoziato internazionale. La stabilizzazione dell’area porterebbe indubbi benefici alle relazioni tra l’Italia e tutto il Nordafrica;

ad adottare ogni iniziativa utile volta a favorire la ripresa dei negoziati diretti, sotto l'egida delle Nazioni Unite, tra Regno del Marocco e Fronte Polisario, al fine di giungere, nel più breve tempo possibile, a una soluzione conforme alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che rispetti il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi;

ad attivarsi nelle opportune sedi nazionale e internazionali, affinché il mandato della missione MINURSO venga aggiornato sulla base dei più recenti analoghi modelli approvati dal Consiglio di Sicurezza, che includono anche specifici compiti in materia di monitoraggio sul rispetto dei diritti umani;

a chiedere alle autorità di Rabat, anche in coerenza con le linee di azione concordate in ambito UE, che ai detenuti saharawi nelle carceri marocchine venga garantito il pieno diritto ad un equo giudizio e ottenere garanzie da parte del Governo del Marocco sul rispetto dei diritti fondamentali, come il diritto di espressione, di associazione e di riunione e la libertà di ingresso e movimento nel proprio territorio, conformemente a quanto stabilito dall'articolo 12, comma 4, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite;

ad esigere dal Regno del Marocco, e in collaborazione con tutte le istituzioni nazionali ed internazionali, il rispetto dei diritti delle donne saharawi nel Sahara occidentale, anche in applicazione della Convenzione di Istanbul del mese di maggio 2011;

ad adottare, in raccordo con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, ogni iniziativa utile sul piano diplomatico, volta a favorire l’effettivo riconoscimento della libertà di accesso e di circolazione in Sahara occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie;

a subordinare ogni ipotesi di Accordo di Pesca tra l’Unione Europea e il Regno del Marocco che comprenda anche il Sahara occidentale, al rispetto dello status legale del Sahara occidentale, territorio in attesa della realizzazione del Piano di Pace dell’ONU e al fine di garantire in futuro, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti del popolo saharawi, sinora non tenuti in considerazione in tale accordo;

ad incrementare lo stanziamento dei fondi regionali destinati agli aiuti umanitari per la popolazione saharawi rifugiata nei campi di rifugiati di Tindouf (Algeria);

a farsi protagonista della promozione di un’iniziativa di coordinamento periodica degli aiuti umanitari, dei progetti di cooperazione e delle attività miglioratrici dell’efficienza/efficacia degli interventi nei campi profughi saharawi, che comprenda tutti i principali donors nazionali, tra cui la DGCS del Ministero degli Esteri e il coinvolgimento delle Autorità saharawi competenti.

Approvata all'unanimità dei presenti nella seduta antimeridiana del 25 febbraio 2014

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