n.252 del 08.10.2025 periodico (Parte Seconda)
RISOLUZIONE - Oggetto n. 1191 - Risoluzione sulla situazione attuale nella Striscia di Gaza e in particolare per garantire il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e l'accesso degli aiuti umanitari. A firma dei Consiglieri: Gordini, Calvano, Larghetti, Paldino, Casadei, Trande, Sabattini, Daffadà, Costa, Castellari, Costi, Proni, Fornili, Bosi, Muzzarelli, Ancarani, Parma, Burani, Lembi
la comunità internazionale, tramite le Nazioni Unite e le principali organizzazioni umanitarie, ha denunciato il grave deterioramento delle condizioni di vita dei civili a Gaza, richiamando al rispetto del diritto internazionale umanitario che impone la protezione delle infrastrutture essenziali e l’accesso agli aiuti durante i conflitti;
il governo israeliano ha recentemente approvato un piano per l'evacuazione forzata di circa un milione di residenti da Gaza City entro ottobre 2025, dichiarando come obiettivo l'indebolimento delle forze avversarie e il controllo militare dell'intera Striscia;
secondo fonti giornalistiche internazionali, le Forze di Difesa israeliane hanno avviato la seconda fase dell'operazione militare denominata "Carri di Gedeone", che prevede l'ingresso progressivo a Gaza City, con il controllo già acquisito delle aree periferiche;
il piano operativo si articola in tre fasi: evacuazione dei civili, attacchi alle infrastrutture militari avversarie e ingresso definitivo delle truppe nella città;
la situazione nella Striscia di Gaza è caratterizzata da una gravissima crisi umanitaria che coinvolge oltre due milioni di persone, con un impatto devastante su bambini, anziani e persone vulnerabili;
le infrastrutture civili fondamentali, compresi ospedali, scuole e impianti per l'approvvigionamento idrico ed energetico, risultano gravemente compromesse, impedendo alla popolazione l'accesso a servizi vitali.
le evacuazioni forzate prospettate possono determinare un ulteriore aggravamento della crisi umanitaria e un drammatico aumento delle vittime civili;
Israele ha mobilitato circa 60.000 riservisti per l'operazione in corso e, secondo fonti giornalistiche, ulteriori 70.000 potrebbero essere richiamati nei prossimi giorni, prefigurando una possibile escalation del conflitto;
diverse organizzazioni per i diritti umani, sia locali che internazionali, hanno denunciato il rischio concreto di una deportazione di massa, richiamando l'imperativo rispetto del principio di proporzionalità e della protezione dei civili nei conflitti armati;
la protezione dei civili nei conflitti armati costituisce un obbligo internazionale vincolante per tutte le parti coinvolte, indipendentemente dalle motivazioni del conflitto;
questa evoluzione della situazione rischia di compromettere irrimediabilmente ogni prospettiva di dialogo costruttivo e di soluzione politica duratura al conflitto;
l'adozione di un simile piano rischia inoltre di compromettere definitivamente ogni possibilità di riavvio di un processo di pace credibile;
accanto alle prese di posizione istituzionali, anche in Italia si sono sviluppate forme innovative di mobilitazione civile caratterizzate da ampia partecipazione popolare e significativo risalto mediatico: tra queste, i digiuni promossi da Papa Francesco, dalle comunità religiose e da reti sociali e professionali - come quello recentemente sostenuto dai sanitari italiani in diverse regioni - rappresentano un esempio di pressione dal basso capace di stimolare le istituzioni ad assumere un ruolo più incisivo per il cessate il fuoco e la difesa dei diritti umani.
l'Italia, in quanto Stato membro dell'Unione Europea e Paese aderente alle Nazioni Unite, ha sottoscritto impegni internazionali vincolanti per la promozione della pace, il rispetto dei diritti umani e la protezione delle popolazioni civili;
le Nazioni Unite hanno espresso profonde preoccupazioni sui rischi di aggravamento della crisi umanitaria, mentre diversi Paesi europei, tra cui il Belgio, hanno formalmente invitato Israele a riconsiderare l'offensiva,
Parallelamente, il governo israeliano ha rilanciato piani di espansione degli insediamenti nella Cisgiordania, compresa l'area E-1, suscitando nuove condanne da parte dell'Unione Europea e di numerosi governi europei, che continuano a considerare tali iniziative una grave minaccia alla possibilità di una soluzione basata sulla coesistenza di due Stati;
è interesse fondamentale del nostro Paese promuovere azioni diplomatiche e umanitarie volte a prevenire nuove tragedie in quell'area e a favorire il dialogo tra le parti in conflitto;
Le istituzioni locali e regionali possono e devono farsi portatrici di un appello inequivocabile, volto a condannare iniziative che violano il diritto internazionale e mettono a rischio la vita di milioni di persone;
il Governo italiano non ha ancora assunto misure concrete nei confronti di Israele e ha evitato di pronunciare condanne esplicite e inequivocabili. Questa linea lo distingue negativamente da altri governi europei, come quello tedesco che ha recentemente sospeso le forniture di armi, o da Paesi che hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina. L'Italia ha preferito limitare la propria azione a un approccio esclusivamente umanitario, circoscritto a ponti aerei e finanziamenti per gli aiuti, senza esercitare alcuna pressione politica effettiva su Israele. Una scelta che appare sempre più isolata e inadeguata di fronte alle gravi violazioni del diritto internazionale, rischiando di relegare il nostro Paese a un ruolo marginale nel dibattito europeo e internazionale;
con la Risoluzione approvata l'11 settembre 2025, il Parlamento Europeo ha denunciato le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali perpetrate nella Striscia di Gaza, compreso l'utilizzo della fame come strumento di guerra, configurando una situazione che ormai assume i caratteri di un conflitto di sterminio con conseguenze di portata catastrofica.
l'evacuazione della popolazione civile prevista da Israele rappresenta un intervento di vastissima scala, con implicazioni umanitarie che richiedono un'azione immediata da parte della Comunità internazionale;
la pressione diplomatica e la mediazione internazionale costituiscono strumenti fondamentali per arrestare operazioni militari che comportino trasferimenti forzati di civili;
la condizione drammatica dei bambini di Gaza, vittime innocenti costrette a privazioni e traumi aggravati dal bombardamento dell’ospedale pediatrico Al-Rantisi, ha spinto organizzazioni internazionali e della società civile a candidarli al Premio Nobel per la Pace, gesto simbolico e universale che richiama la comunità internazionale a tutelare i minori, riconoscere la loro sofferenza e resilienza e promuovere un impegno concreto per la pace;
è necessario sostenere e rafforzare la presenza delle organizzazioni umanitarie sul campo, garantendo corridoi umanitari sicuri e assistenza tempestiva ai civili coinvolti nel conflitto;
un pronunciamento chiaro e fermo delle istituzioni democratiche italiane, incluso il livello regionale, può contribuire a rafforzare la posizione del nostro Paese a favore della pace, del diritto internazionale e della tutela delle popolazioni civili;
il 16 settembre 2025, all’apertura dell’80ª Assemblea Generale ONU, il Segretario generale António Guterres ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità a Gaza e il rispetto del diritto internazionale, mentre nelle ultime 48 ore l’esercito israeliano ha intensificato l’offensiva su Gaza City causando centinaia di vittime, lo sfollamento di circa 400.000 persone e il bombardamento di strutture civili e pediatriche; al tempo stesso, la saturazione dei rifugi ha spinto migliaia di residenti a fare ritorno nella città, ora teatro della seconda fase dell’operazione “Carri di Gedeone”, destinata a protrarsi per mesi;
il governo italiano ha espresso “profonda preoccupazione” tramite il Ministero degli Esteri, ma non ha adottato misure concrete come la sospensione delle forniture militari o una condanna delle deportazioni, suscitando critiche da parte di società civile e opposizioni. In tale quadro, occorre ribadire la condanna di ogni violazione del diritto internazionale umanitario, dallo sfollamento forzato alla distruzione di edifici civili, fino all’uccisione di operatori sanitari e giornalisti.
la mancanza di corridoi umanitari sicuri e il blocco quasi totale degli aiuti hanno generato a Gaza una crisi sanitaria e alimentare senza precedenti, mentre ogni intervento di soccorso espone a gravi rischi personale umanitario e civili, costringendo molte organizzazioni a ridurre o sospendere le proprie attività.
l'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna abbia approvato, il 14 maggio 2025, la Risoluzione n. 593, con la quale ha espresso un impegno ampio e articolato a sostegno della pace e del rispetto del diritto internazionale umanitario nella crisi israelo-palestinese, condannando le violazioni dei diritti umani e dei principi del diritto internazionale, sostenendo la prospettiva del principio "due popoli, due Stati" e promuovendo iniziative diplomatiche, umanitarie e di cooperazione internazionale, anche attraverso il rafforzamento degli interventi regionali nei territori palestinesi, compresa la Striscia di Gaza; tale risoluzione costituisce un riferimento politico e istituzionale coerente con le finalità della presente iniziativa;
nella seduta del 26 maggio 2025, l'Assemblea Legislativa abbia approvato l'Ordine del Giorno n. 846, collegato all'oggetto 692 ("Piano regionale degli interventi e dei servizi per il diritto allo studio universitario e l'alta formazione, triennio 2025-2027"), che impegna la Regione a valutare l'attivazione di misure straordinarie di supporto per studenti e studentesse provenienti dalla Striscia di Gaza presenti sul territorio regionale, in considerazione delle gravi difficoltà economiche derivanti dal conflitto; tale atto integra e rafforza l'azione istituzionale regionale a favore della solidarietà internazionale, estendendo il sostegno anche all'ambito del diritto allo studio;
nella seduta del 23 luglio 2025, l'Assemblea Legislativa abbia approvato l'Ordine del Giorno n. 981, volto a sostenere l'accoglienza e la presa in carico di minori provenienti dalla Striscia di Gaza in gravi condizioni di salute, trasferiti in Emilia-Romagna attraverso corridoi sanitari; tale atto impegna la Regione a garantire, oltre alle cure sanitarie, misure di accoglienza e sostegno economico per i minori e i loro accompagnatori, assicurando continuità assistenziale, tutela della dignità personale e condizioni adeguate per tutta la durata del trattamento sanitario;
in vista dell'80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (9-23 settembre 2025), diversi Paesi europei e occidentali - in particolare Francia, Regno Unito, Canada, Australia e Malta - abbiano annunciato o stiano procedendo verso il riconoscimento dello Stato di Palestina, portando il numero totale dei membri ONU che riconoscono lo Stato palestinese oltre quota 150 su 193, rafforzando significativamente il sostegno diplomatico all'ipotesi dei "due popoli, due Stati";
la Commissione europea, con l’appoggio del Parlamento europeo, ha annunciato la sospensione parziale dell’accordo UE-Israele e l’introduzione di sanzioni economiche e mirate contro ministri estremisti, coloni violenti e membri di Hamas, condannando l’uso della carestia come strumento di guerra e riaffermando la necessità di una soluzione politica fondata sui diritti umani e sul riconoscimento della Palestina, mentre la gravità della crisi umanitaria – resa drammatica dal blocco degli aiuti e dall’assenza di corridoi sicuri – ha spinto la società civile a organizzare la Global Sumud Flotilla, con oltre quaranta imbarcazioni cariche di beni essenziali dirette a Gaza in segno di risposta straordinaria all’insufficienza degli strumenti diplomatici.
a condannare fermamente ogni forma di evacuazione forzata e di trasferimento di massa di popolazioni civili, azioni contrarie al diritto internazionale umanitario;
a sollecitare il Governo italiano ad assumere una posizione chiara e risoluta contro il piano del governo israeliano per lo sfollamento di circa un milione di residenti da Gaza City, richiedendone l'immediata sospensione;
a promuovere, nelle sedi opportune, iniziative di pressione diplomatica e politica affinché siano garantiti il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e l'accesso incondizionato degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza;
a promuovere e sensibilizzare iniziative nel rispetto del principio “due popoli, due stati” condannando fermamente posizioni che inneggino alla violenza;
a sollecitare ulteriormente il Governo, in continuità con la Risoluzione n. 593 del 14 maggio 2025, a sospendere con urgenza ogni autorizzazione alla vendita, cessione, trasferimento e importazione di armamenti con lo Stato di Israele, promuovendo al contempo in sede europea iniziative comuni per il blocco totale dei rapporti commerciali nel settore bellico, al fine di evitare che tali forniture alimentino gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;
a sollecitare inoltre il Governo affinché, anche nell’ambito dell’80ª Assemblea Generale ONU, assuma una posizione inequivocabile per il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari sotto supervisione internazionale, aderendo e rafforzando le iniziative della Croce Rossa e delle agenzie ONU per la fornitura di beni e servizi essenziali e promuovendo il monitoraggio indipendente dell’impatto umanitario e del rispetto delle Convenzioni di Ginevra;
a sostenere le organizzazioni impegnate sul campo attraverso partenariati e cooperazione decentrata, con particolare attenzione ai bambini e alle famiglie, e ad appoggiare la campagna per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai bambini palestinesi quale gesto simbolico di speranza e dignità.
Approvata a maggioranza dalla Commissione V Giovani, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 18 settembre 2025.