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n.104 del 09.04.2014 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 4695 - Risoluzione proposta dai consiglieri Alessandrini, Pariani, Pagani, Mori, Zoffoli, Bonaccini, Moriconi, Carini, Fiammenghi, Marani, Mazzotti, Montanari, Piva, Paruolo, Luciano Vecchi, Barbieri, Mumolo, Ferrari, Serri, Casadei, Riva e Monari per invitare la Giunta affinché intervenga presso il Governo e il Parlamento al fine di rivedere la disciplina in materia di programmazione commerciale e relativa organizzazione degli orari di apertura

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

a seguito della riforma statale del commercio varata nel 1998, la Regione Emilia-Romagna con L.R. n. 14 del 1999 predispose un procedimento di concertazione con le organizzazioni sindacali del commercio ai fini del riconoscimento dei Comuni ad economia prevalentemente turistica e delle città d’arte, con l’intento di contemperare, in ambito comunale, le esigenze delle imprese della distribuzione commerciale con quelle dei dipendenti del settore;

questo quadro normativo, che per le imprese e per gli addetti rappresentava un soddisfacente punto di equilibrio, è stato di fatto sostituito dalla previsione contenuta nell’articolo 31 del decreto legge 201/2011 (cosiddetto Salva Italia), secondo cui la liberalizzazione degli orari di apertura si applica “ex lege” in tutti i Comuni.

Sottolineato che

a distanza di oltre un anno e mezzo dall’applicazione della nuova normativa i dati del settore confermano che nessuno degli obiettivi che la norma si era prefissata è stato raggiunto, né in termini di riduzione dei prezzi, né di aumento dei consumi o di incremento dell’occupazione;

l’unico effetto vero di questa liberalizzazione degli orari è stato quello di creare un vasto movimento d’opposizione popolare a tutela dei diritti dei lavoratori del commercio, ma anche dei piccoli distributori commerciali, che ha portato alla presentazione di una proposta di legge alle Camere per la modifica dell’attuale normativa.

Evidenziato che

le Regioni stesse, attraverso il presidente della Conferenza Vasco Errani, hanno espresso in più occasioni la loro contrarietà ad un’azione unilaterale da parte del Governo centrale che va ad incidere profondamente su una materia, quella del commercio, attinente alla potestà concorrente, invitando il Ministro dello Sviluppo Economico ad un confronto urgente per una riflessione comune su alcune misure di liberalizzazione introdotte con il d.l. “Salva Italia”, in particolare l’art. 31, in relazione alla liberalizzazione degli orari e alle deroghe alle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali;

la nostra Regione poi, attraverso l’assessore regionale al Turismo e Commercio Maurizio Melucci, ha chiesto di inserire il tema della disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali nell’Agenda degli incontri Stato-Regioni.

Rilevato che

stanti le pronunce della Corte Costituzionale nel merito, al fine di una nuova disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali, risulta necessaria una nuova normativa nazionale che però rispetti le competenze delle Regioni sulla regolazione delle attività economiche;

infatti, se con sentenza 150 del 2011 la Corte ha stabilito che, pur rientrando la disciplina degli orari nella materia del commercio, di competenza regionale, è illegittima una disciplina che produca in concreto ostacoli alla concorrenza, “introducendo nuovi o ulteriori limiti o barriere all’accesso al mercato e alla libera esplicazione della capacità imprenditoriale”, con successiva sentenza 8 del 2013 la stessa Corte chiarisce che “i principi di liberalizzazione presuppongono che le Regioni seguitino ad esercitare le proprie competenze in materia di regolazione delle attività economiche, essendo anzi richiesto che tutti gli enti territoriali diano attuazione ai principi dettati dal legislatore statale. Le Regioni, dunque, non risultano menomate, né tanto meno private, delle competenze legislative e amministrative loro spettanti, ma sono orientate ad esercitarle in base ai principi indicati dal legislatore statale, che ha agito nell’esercizio della sua competenza esclusiva in materia di concorrenza.”.

Invita la Giunta

ad intervenire presso il Governo ed il Parlamento affinché, di concerto con le Regioni, venga rivista la disciplina in materia di programmazione commerciale ed organizzazione degli orari, secondo criteri che garantiscano:

- la titolarità delle Regioni a definire i criteri generali di determinazione e coordinamento degli orari di apertura al pubblico dei servizi e degli esercizi commerciali;

- l’omogeneità territoriale della disciplina oraria attraverso accordi fra i Comuni, le organizzazioni locali dei consumatori, delle imprese del commercio e dei lavoratori al fine di garantire il giusto equilibrio fra esigenze della rete distributiva e diritti dei lavoratori coinvolti, prevedendo comunque un numero minimo annuale di chiusure festive;

- la possibilità per i sindaci di definire puntualmente gli orari di apertura dei pubblici esercizi e delle attività commerciali e artigianali nelle zone che abbiano particolari esigenze di sostenibilità ambientale o sociale, di tutela dei beni culturali, di viabilità;

- la compatibilità territoriale ed ambientale della grande distribuzione commerciale;

- il recupero e politiche attive per le piccole e medie imprese già operanti sul territorio interessato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali reali;

- la sinergia fra rete distributiva e le altre funzioni di servizio.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 25 marzo 2014

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