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n.327 del 02.11.2016 periodico (Parte Seconda)

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RISOLUZIONE - Oggetto n. 3322 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni affinché la legislazione in materia di concorrenza, le norme sulla concorrenza sleale, quelle antitrust e quelle sull'organizzazione della fase agricola e delle filiere agroalimentari siano aggiornate e pienamente applicate al fine di rafforzare i produttori proteggendo i consumatori tramite regole certe ed efficaci, adottando inoltre ulteriori iniziative di tutela e valorizzazione del settore. A firma dei Consiglieri: Bessi, Caliandro, Rainieri, Foti, Taruffi, Bignami, Zoffoli, Sabattini

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

le pratiche commerciali sleali sono un grave problema per molti settori dell'economia ed in particolar modo per la filiera agroalimentare.

Oramai quotidianamente si assiste al sequestro, da parte delle autorità, di beni alimentari che riportando impropriamente marchi di tutela del prodotto DOP, IGP etc. ingannano il consumatore e creano una distorsione del mercato a detrimento di quei produttori che operano nel pieno rispetto delle regole.

Oltre tali pratiche illecite, sanzionate nell’ordinamento nazionale, ve ne sono altre quali: i ritardi dei pagamenti, le modifiche unilaterali ai contratti, i trasferimenti dei costi di trasporto e tutto ciò che non garantisce relazioni trasparenti tra agricoltori, fornitori e PMI, che sono difficili da tradurre in violazioni dell'attuale legislazione in materia di concorrenza, e rappresentano un problema serio per le imprese che operano lealmente nel mercato.

Il Parlamento, il Comitato economico e sociale europeo e per ultima la Commissione europea nella seduta del 29 gennaio 2016 hanno affrontato e discusso a più riprese di tali pratiche commerciali tra imprese richiamando l'attenzione su tale problematica.

Osservato che

ulteriore grave problema è quello relativo a messaggi diffusi al grande pubblico da parte di alcuni media generalizzando la problematica delle pratiche illegali come se fossero abituali per la gran parte dei produttori di importanti settori della filiera agroalimentare o proponendo teorie non riconosciute o riconosciute solo in parte dalla scienza sulla non salubrità di alcuni alimenti da sempre invece riconosciuti come importanti per la dieta umana e la cui produzione è pertanto fondamentale per l’economia di tutta la filiera.

Esempio di questa informazione non equilibrata che può creare un grande disincentivo al consumo di alimenti comunque prodotti nel rispetto delle normative vigenti con gravi conseguenze per tutta la filiera agroalimentare e l’intera economia nazionale è quello andato in onda lunedì 10 ottobre 2016 nella trasmissione “Indovina chi viene a cena” trasmessa da Rai 3.

Considerato che

la filiera alimentare ha dimensioni ed una importanza strategica poiché dà lavoro ad oltre 47 milioni di persone nell'Unione europea e in questa Regione è fondamentale per il suo tessuto economico e sociale oltre che per il suo sviluppo.

Il rapporto agroalimentare dell’Emilia-Romagna del 2015, lascia registrare segno positivo con una Plv in crescita del 2% a 4,2 miliardi di euro e un export a quota 5,7 miliardi di euro (+6,2% sul 2014). Aumenta anche l’occupazione in campagna, che cresce per il secondo anno consecutivo (+1,5% per oltre 66mila occupati, +3,6% per l’occupazione dipendente).

Una concorrenza libera e leale, caratterizzata da relazioni equilibrate tra tutti i soggetti, dalla libertà di contrattazione e da una solida ed efficace applicazione della legislazione pertinente è di fondamentale importanza al fine di assicurare il corretto funzionamento della filiera alimentare e garantire la sicurezza degli alimenti.

La riforma della politica agricola comune (PAC) e la nuova organizzazione comune di mercato unica hanno introdotto una serie di provvedimenti volti ad affrontare lo squilibrio di potere contrattuale tra gli agricoltori, il commercio al dettaglio, il commercio all'ingrosso e le PMI nella filiera alimentare, in particolare sostenendo la creazione e lo sviluppo delle organizzazioni di produttori (OP) e di Organizzazioni Interprofessionali (OI) come strumenti privilegiati per rafforzare il potere contrattuale dei produttori agricoli e per strutturare e migliorare le relazioni all’interno della Filiera agroalimentare.

La possibilità di migliorare lo scambio di informazioni tra le fasi della filiera, fissare regole di produzione e contratti tipo per migliorare la qualità e la sostenibilità delle produzioni e recepirle nella valorizzazione economica dei prodotti, costituiscono uno degli obiettivi più importanti che questi organismi possono perseguire per migliorare la programmazione produttiva e un’equa distribuzione del valore all’interno della Catena alimentare.

I prezzi all'interno della filiera alimentare dovrebbero rispecchiare meglio il valore aggiunto dei produttori primari e, di conseguenza, il processo di formazione dei prezzi al dettaglio dev’essere il più trasparente possibile.

Valutato che

i produttori agricoli sono particolarmente vulnerabili alle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare e lavorano a volte in perdita a causa di negoziati sfavorevoli con gli altri soggetti della filiera alimentare, ad esempio in occasione di ribassi e sconti nei supermercati.

Le pratiche commerciali sleali sono messe in atto laddove vi siano disuguaglianze nelle relazioni commerciali tra i partner nella filiera alimentare, squilibrio che deriva da disparità di potere contrattuale, le quali sono frutto della crescente concentrazione del potere di mercato tra un numero ridotto di gruppi multinazionali, e che dette disparità tendono ad arrecare danni ai piccoli e medi produttori.

Le pratiche commerciali sleali possono avere conseguenze negative per le singole entità della filiera alimentare, in particolare per gli agricoltori, le PMI e le microimprese, con conseguenti ripercussioni sull'intera economia nonché sui consumatori.

Dal 2009 ad oggi, il Parlamento europeo ha approvato ben cinque risoluzioni sui problemi nella catena di vendita al dettaglio nell'UE, di cui tre incentrate in particolare sugli squilibri e sugli abusi all'interno della filiera alimentare e nello stesso arco di tempo, la Commissione europea ha elaborato tre comunicazioni e un Libro verde e ha commissionato due relazioni finali su questioni analoghe.

Sottolineato che

la Supply Chain Initiative (SCI) è un'iniziativa congiunta, lanciata da otto associazioni di livello europeo, che rappresentano l'industria alimentare e delle bevande, i fabbricanti di prodotti a marchio, il settore retail, le piccole e medie imprese e gli imprenditori agricoli.

La finalità della SCI è promuovere prassi commerciali eque lungo tutta la filiera alimentare alla base di tutti gli scambi di natura commerciale. La SCI ha inoltre l'obiettivo di far sì che le controversie siano trattate dalle aziende in maniera equa e trasparente, rassicurando il reclamante sul fatto che non sarà soggetto a rappresaglie.

Tutte le aziende coinvolte nella filiera alimentare sono invitate ad aderire alla SCI. Per farlo, dovranno rispettare principi di buona prassi nelle loro relazioni commerciali, conformandosi a una serie di requisiti volti a concretizzarli nella loro pratica lavorativa quotidiana.

L'istituzione e lo sviluppo in ambito comunitario della SCI, è destinata a svolgere un ruolo importante nella promozione del cambiamento culturale e nel miglioramento dell'etica dell'impresa.

La SCI ha portato all'adozione di una serie di principi in materia di buone prassi nei rapporti verticali nella filiera alimentare e ad un quadro volontario per l'attuazione di tali principi, che solo nel secondo anno di attività conta già oltre un migliaio di aziende partecipanti, soprattutto PMI, provenienti da tutta l'UE.

I progressi compiuti finora non possono essere considerati sufficienti per affrontare il problema delle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare e l'efficacia della stessa neopromossa SCI è minata da una vasta gamma di carenze, quali i punti deboli nella governance, limitazioni in termini di trasparenza, mancanza di misure di esecuzione o sanzioni, assenza di deterrenti efficaci contro le pratiche commerciali sleali, che non consentono alle potenziali vittime di pratiche commerciali sleali di sporgere denunce individuali garantite da riservatezza o inchieste di propria iniziativa da parte di un organismo indipendente, il che porta di conseguenza ad una sotto rappresentanza delle PMI e degli agricoltori, in particolare, che possono trovare la SCI inadeguata per tale scopo.

Lo sviluppo della SCI non può prescindere dalla crescita dell’aggregazione e dell’organizzazione della fase agricola, dalla strutturazione delle specifiche filiere agroalimentari attraverso le possibili forme organizzative quali le cooperative che vanno rafforzate, e la costituzione di OP, AOP e OI.

Solo una maggior organizzazione della fase agricola e della filiera nel suo insieme consentono di portare vanti serie politiche di qualità, sostenibilità ambientale, etica e sociale assicurando reddito alle aziende agricole raggiungendo i consumatori in maniera efficace.

Tutto ciò premesso e considerato

impegna la Giunta a

agire in tutte le sedi più opportune perché la legislazione in materia di concorrenza, le norme sulla concorrenza sleale, le norme antitrust, nonché le norme in materia di organizzazione della fase agricola e delle filiere agroalimentari siano aggiornate e trovino piena applicazione, allo scopo di rafforzare il ruolo dei produttori proteggendo i consumatori attraverso regole certe ed efficaci.

Agire in tutte le sedi più opportune perché anche per i ritardi dei pagamenti, le modifiche unilaterali ai contratti, i trasferimenti dei costi di trasporto e tutto ciò che non garantisce relazioni trasparenti tra agricoltori, fornitori e PMI siano introdotte rigorose sanzioni per gli abusi praticati nella filiera alimentare.

Agire in tutte le sedi più opportune perché le norme sulla concorrenza tengano conto delle caratteristiche specifiche dell'agricoltura e siano al servizio del benessere dei produttori e dei consumatori.

Agire in tutte le sedi più opportune perché sia promosso lo sviluppo e il coordinamento di una rete di autorità reciprocamente riconosciute a livello dell'UE che insieme contrastino le pratiche commerciali sleali.

Agire in tutte le sedi più opportune perché i punti deboli della Supply Chain Initiative siano eliminati e l’accesso a questa venga promosso tra le PMI, sia garantita l'imparzialità della struttura di governance e sia possibile effettuare in maniera maggiormente riservata le denunce di pratiche commerciali sleali.

Agire in tutte le sedi più opportune perché il diritto UE della concorrenza crei le condizioni per un mercato maggiormente efficiente che consenta al consumatore di beneficiare di un'ampia gamma di prodotti di qualità a prezzi giusti, assicurando nel contempo che i produttori agricoli, grazie ad un adeguato recupero di valore aggiunto, abbiano idonee prospettive produttive, siano incentivati a investire e a innovare senza essere estromessi dal mercato da pratiche commerciali sleali.

Agire in tutte le sedi più opportune perché la Commissione UE, gli Stati membri e le altre parti interessate, sostengano il rafforzamento delle varie modalità organizzative di aggregazione dei produttori primari favorendo, attraverso adeguate rappresentanze, il loro inserimento nella sfera degli organismi di controllo che disciplinano la filiera alimentare, garantendo soprattutto l'anonimato delle denunce e un sistema sanzionatorio efficace.

Agire in tutte le sedi più opportune perché simili iniziative siano estese all'ambito della filiera di altri settori non alimentari pertinenti.

Attuare un'attenta verifica sui messaggi comunicati al grande pubblico da alcuni media che generalizzano sulla diffusione di pratiche illegali come se fossero abituali per la gran parte dei produttori di determinati alimenti o che propongono teorie sulla non salubrità di determinati alimenti.

Agire in tutte le sedi più opportune perché l’informazione dei media sulle produzioni agroalimentari sia costantemente equilibrata, quindi non esasperata dalla ricerca dello scandalo a tutti i costi e sempre supportata da fatti comprovanti e attestazioni scientifiche. 

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana dell’11 ottobre 2016

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