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n.170 del 23.11.2011 periodico (Parte Seconda)

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Oggetto n. 1170 - Risoluzione proposta dai consiglieri Marani, Monari, Montanari, Mumolo, Mori, Ferrari, Cevenini, Costi, Carini, Bonaccini, Pariani, Vecchi Luciano, Moriconi, Piva, Mazzotti e Alessandrini per impegnare la Giunta a porre in essere azioni, anche presso la Conferenza Stato-Regioni, finalizzate alla predisposizione di un piano industriale di sostegno e sviluppo dell'industria, con particolare attenzione al settore metalmeccanico ed al comparto motociclistico, prevedendo anche forme di incentivazione

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

 Premesso che

la crisi che investe il mondo dell’auto non risparmia il settore delle due ruote che nel mese di gennaio ha fatto registrare a livello nazionale un pesantissimo -38,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso;

in forte sofferenza è anche il settore ciclomotori che in assenza di incentivi non sembra in grado di fronteggiare la situazione e fa segnare un pesante -43,6%. Tra l’altro, proprio in questa categoria, troviamo la maggior parte di mezzi Euro 0 ancora in circolazione, con una stima di circa 2.500.000 veicoli;

questo calo si inserisce in un contesto che già nel 2010 aveva evidenziato dati preoccupanti: il decremento complessivo rispetto al 2009 è stato del -24,2%, con un calo delle moto pari al -14,5%, degli scooter pari al -27,7% e dei ciclomotori 50cc pari al -22,1%, confermando un trend che da alcuni anni caratterizza il settore.

 Considerato che

il distretto delle due ruote della Regione Emilia-Romagna, concentrato soprattutto a Bologna, rappresenta una parte importante dell’industria meccanica regionale essa stessa contrassegnata da pesanti segni negativi.

 Verificato che

il settore delle due ruote, localizzato soprattutto a Bologna, in Emilia-Romagna ha subito in questi due anni un pesante ridimensionamento: aziende fallite (come per esempio Moto Morini), aziende con dipendenti in cassa integrazione, marchi storici, che hanno fatto la storia delle due ruote, che spariscono senza lasciare traccia. Alcune aziende che stanno spostando la produzione in Medio Oriente per contenere i costi, a scapito, in molti casi, della qualità dei prodotti;

solo per citare alcuni nomi: Comex, Masiero (già chiusa), Verlicchi, Paioli (in liquidazione), Galvanotecnia (in liquidazione). E ancora: Rcm, Marzocchi e Malaguti che se non trova entro l’anno un acquirente va verso la chiusura dello stabilimento che oggi occupa 180 lavoratori;

una situazione occupazionale sempre più preoccupante e una pesante ricaduta nell’occupazione: si paventa la possibile fuoriuscita di 6.000 lavoratori, compreso l’indotto.

 Dato atto che

la Regione Emilia-Romagna ha attivato già da alcuni anni politiche e strumenti pubblici per aumentare la competitività del territorio e delle imprese: laboratori di ricerca per le industrie manifatturiere (in primis meccanica), risorse destinate alla ricerca e all’innovazione, alla internazionalizzazione delle imprese, all’infrastrutturazione telematica di Regione, Province e Comuni;

questo impegno è stato rafforzato con il patto per attraversare la crisi che ha introdotto misure volte a salvaguardare i lavoratori delle aziende in crisi, patto riconfermato ed aggiornato anche per il 2011.

Valutato

positivamente l’impegno della Regione e degli Enti locali per far fronte alle crisi aziendali e alla permanenza delle aziende nel nostro territorio; in primo luogo al mantenimento dello stabilimento della Ducati, azienda simbolo del settore, a Bologna con conseguente mantenimento di diversi posti di lavoro e un investimento in termini di ricerca, competitività e altissima qualità dei prodotti, in assoluta assenza di politiche industriali generali e di settore (se si eccettuano gli incentivi, ma non bastevoli) su ricerca, innovazione, internazionalizzazione e rete telematica da parte del Governo nazionale.

 Preso atto

 della mancanza di politiche industriali nazionali volte a sostenere ed aumentare la competitività del manifatturiero italiano e la mancanza di strategie mirate ai singoli settori, come nel caso delle due ruote, se si eccettuano interventi isolati e una tantum, come nel caso degli incentivi di cui hanno potuto beneficiare “solo 9000 clienti per un totale di 4,5 milioni di euro poi i fondi si sono esauriti”, senza frenare il deficit delle vendite che “da gennaio a novembre 2010 arriva a 104.000 veicoli rispetto al 2009” come ha dichiarato Corrado Capelli, Presidente di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).

 Chiedono alla Giunta

di continuare ed intensificare per quanto di competenza il lavoro fin qui svolto tramite l’assessorato alle attività produttive;

 che si adoperi presso la conferenza Stato-Regioni affinché:

  • venga predisposto un piano industriale di sostegno e di sviluppo per l’industria del nostro Paese e per tutto il comparto metalmeccanico, fiore all’occhiello della produzione manifatturiera di questa regione, e in particolare per il comparto delle due ruote, simbolo del made in Italy;
  • nel piano sia prevista l’introduzione di incentivi che contribuiscano ad aumentare il ricambio dei mezzi più obsoleti ed inquinanti poiché è nel settore dei ciclomotori che si trova la maggior parte dei mezzi Euro 0 ancora in circolazione;
  • gli incentivi non rappresentino una “una tantum” ma siano programmati e diversificati (interventi sull’IVA, fondi per la rottamazione, ecc.) al fine di ottenere il massimo di efficacia.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana del 26 ottobre 2011

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