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n.83 del 23.05.2012 periodico (Parte Seconda)

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Oggetto n. 2584 - Risoluzione proposta dai consiglieri Sconciaforni, Donini, Naldi, Meo e Barbati per chiedere al Parlamento e al Governo di non procedere all'acquisto di cacciabombardieri F35, destinando i relativi fondi al rilancio ed allo sviluppo e procedendo inoltre alla revisione e alla riduzione della spesa militare

RISOLUZIONE

Premesso che

il nostro Paese sta attraversando una gravissima crisi finanziaria ed economica che sta provocando un forte aumento della povertà, della disoccupazione, del disagio e dell'insicurezza sociale i cui segni sono già ben visibili sul nostro territorio;

negli ultimi anni è stata realizzata una drastica riduzione della spesa pubblica e in particolare dei fondi a disposizione dei settori di vitale importanza per i cittadini come la sanità e l'istruzione;

i fondi nazionali a carattere sociale (fondo politiche sociali, fondo per la non autosufficienza, fondo per i giovani...) sono passati da 1,594 miliardi del 2007 a 193 milioni di euro del 2012;

i tagli alle Regioni e agli Enti locali nel periodo 2011-2013 superano i 33 miliardi di euro e hanno compromesso la loro capacità di fornire risposte concrete ed efficaci alle necessità dei cittadini e delle famiglie;

considerato che negli ultimi decenni i problemi della sicurezza economica, sociale e ambientale hanno assunto una posizione prioritaria rispetto a quelli della difesa militare e che gli Stati hanno sempre più difficoltà ad assicurare la necessaria coesione sociale ed economica.

Ricordando che

l'ONU e l’Unione Europea sono da tempo impegnati ad ampliare la dimensione umana del concetto di pace e sicurezza includendovi il benessere economico, stabilità politica, democrazia, sviluppo, pace sociale, diritti umani e bisogni primari quali educazione, salute, alimentazione, alloggio.

Considerato che

l'Italia aveva previsto nel 2002 di acquistare 131 cacciabombardieri F35 denominati Joint Strike Fighter per un costo totale di 15 miliardi di euro a cui si deve sommare un costo d'uso e di manutenzione valutato in oltre 40 miliardi di euro;

il Governo e il Ministro Giampaolo Di Paola - anche sulla spinta dell’iniziativa parlamentare e di movimenti della società civile - hanno deciso di ridurre del 30% tale contingente, mantenendo comunque l’opzione per un eventuale acquisto di un massimo di 90 velivoli;

si tratta di un velivolo, in talune versioni, capace di trasportare ordigni nucleari palesemente in contrasto sia con l'art. 11 della Costituzione italiana che con la Carta dell'ONU e che le missioni di pace previste dalle Nazioni Unite escludono l'impiego di simili ordigni distruttivi;

anche secondo il Pentagono, l'aereo deve ancora risolvere numerosi problemi tecnici mentre continuano a lievitare i suoi costi e che le ricadute occupazionali in Italia sono alquanto basse e incerte;

una recente ricerca dell'Università del Massachusetts ha calcolato che se investiamo un miliardo di dollari nella difesa abbiamo 11mila posti di lavoro, 17mila se lo impegniamo nelle energie rinnovabili 29mila nel settore dell'educazione;

diverse nazioni partner del progetto ISF stanno rivedendo i loro programmi di acquisto;

il nostro Paese spenderà nel 2012 oltre 23 miliardi di euro per la difesa, collocandosi, secondo la classifica del SIPRI al decimo posto per spese militari (anno 2010).

Ricordando

l'appello lanciato dalla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli del 25 settembre 2011 che ha visto la partecipazione di oltre 200 mila persone;

le proposte avanzate da numerose organizzazioni della società civile e in particolare dalla Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci e dalla Tavola della Pace che invitano a ridurre le spese militari;

che il Parlamento italiano ha adottato vari documenti di indirizzo che richiedono al Governo il massimo di trasparenza sulla vicenda dell’acquisizione degli F35 e sottolineano la necessità di subordinare l’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al termine del processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano;

che se l'Italia riconsiderasse la partecipazione al progetto non sarebbe tenuta a pagare alcuna penale.

Il Consiglio regionale chiede al Parlamento e al Governo di

rivedere la partecipazione italiana al progetto F35 e la conseguente decisione di acquistare i suddetti velivoli, destinando le risorse così risparmiate al rilancio e allo sviluppo del Paese;

procedere ad una rapida revisione e riduzione complessiva della spesa militare ridefinendo altresì, in modo aperto e democratico, una nuova politica di sicurezza e una rinnovata politica estera italiana ed europea coerenti con il dettato della nostra Costituzione e la Carta delle Nazioni Unite;

a sostenere, con attiva partecipazione, lo sforzo internazionale per il disarmo, in primo luogo quello nucleare, la non proliferazione nucleare e il sostegno a misure di cooperazione e di fiducia anche nei settori convenzionali. 

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta pomeridiana dell’8 maggio 2012.

 

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